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mercoledì 30 dicembre 2015

I LOVE SHOPPING


“Un uomo non ti amerà né ti tratterà mai così bene come un negozio. Se un uomo ti sta stretto non puoi cambiarlo entro sette giorni con uno splendido golf di cachemire. Un negozio può risvegliarti la libidine per cose di cui neanche immaginavi di avere bisogno”
È la filosofia di Rebecca, la protagonista di “I love shopping”, il best seller di Sophie Kinsella, da cui hanno tratto un film omonimo. Rebecca passeggia per le strade di New York incapace di resistere al richiamo delle sue vetrine: lo shopping è sexy nella Grande mela, il cliente è monarca assoluto, il negozio è il suo regno, tutto ruota attorno a lui per sedurlo e indurlo a comprare e a ripetere l’esperienza. Deve sentirsi così a suo agio che può comprare un vestito, portarlo a casa, decidere che non gli piace e riportarlo al negozio che, badate bene, gli restituisce i soldi. Non gli da un buono che lo vincola a trovare qualcosa nel negozio stesso entro un determinata scadenza, ma gli restituisce il contante, se ha pagati cash oppure gli versa la stessa cifra sulla carta di credito. Una tranquillità che spinge a fare molto più shopping, poiché l’acquisto non è vissuto come definitivo.

Da noi le cose vanno diversamente. Intanto, se non ci sono difetti, la legge non obbliga i commercianti a cambiare il prodotto né tantomeno a restituire al cliente quanto ha pagato. A volte, durante i saldi, i negozi non sostituiscono la merce scontata o riducono il tempo disponibile per il cambio: possono farlo. Poi, magari, succede che si lamentano se è il cliente a cambiare negozio.

1 commento:

  1. Da noi le cose vanno diversamente. Intanto, se non ci sono difetti, la legge non obbliga i commercianti a cambiare il prodotto né tantomeno a restituire al cliente quanto ha pagato. A volte, durante i saldi, i negozi non sostituiscono la merce scontata o riducono il tempo disponibile per il cambio: possono farlo. Poi, magari, succede che si lamentano se è il cliente a cambiare negozio.

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