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domenica 19 febbraio 2017

I VOLTI DI BELMEZ


Soleggiata, temperata e protesa nel Mar Mediterraneo, l’Andalusia è l’incarnazione del fascino del Sud spagnolo. La provincia di Jaén, lungo il confine nord-orientale, ogni anno attira numerosi visitatori. Tuttavia tra i suggestivi paesaggi che quei luoghi offrono, immerso in alcune cime rocciose, vi è un villaggio con una fama alquanto sinistra.

Bélmez de la Moraleda ha una popolazione di circa 4.000 abitanti. La mattina del 23 agosto 1971 María Gómez Pereira andò, come ogni mattina, in cucina a preparare la colazione quando notò una macchia insolita sul pavimento di cemento. Inizialmente non ci fece molto caso, forse era solo il sole che filtrava dalla finestra o forse un gioco di ombre, inoltre quella era una casa molto vecchia e l’insorgere di muffa non era un evento poi così strano, tuttavia il giorno dopo si oscurò acquisendo lentamente una forma particolare, forma che infine rivelò il volto sofferente di un uomo. María era una fervente cattolica, per questo più fissava quella figura più le sembrava di vedere il volto afflitto di Gesù Cristo. Spaventata, con il terrore di essere vittima di una qualche punizione divina, María tentò invano di lavare, sfregando ripetutamente quel volto inquietante che si era stampato sul pavimento. La faccia rimaneva sempre lì, quasi ad osservare la donna. A quel punto intervenne il marito che decise di agire drasticamente. Con un piccone rimosse quella porzione di pavimento, dopodiché procedette con una nuova gettata di cemento. Finalmente tutto era tornato come prima, ma non durò a lungo: una settimana più tardi, il volto ricomparve.

Questa strana storia si diffuse rapidamente nella piccola cittadina. Non mancarono i curiosi, che si fermarono per ispezionare quel fenomeno in casa Pereira e presto la famiglia divenne il centro dell’attenzione. Desiderosi di porre fine a qualunque forza maligna si fosse insinuata in casa loro, decisero di distruggere il volto per la seconda volta, ma il sindaco della cittadina dichiarò che il sito doveva essere scavato per ulteriori studi. Gli scavi andarono molto in profondità rimuovendo il pavimento di cemento e le antiche fondazioni sottostanti. Dallo scavo iniziarono a emergere ossa sparse. Ossa umane. Vennero ritrovati due scheletri decapitati: delle teste nessuna traccia. Si seppe, così, che quella casa fu edificata su un terreno che, un tempo, aveva ospitato un cimitero: un terreno di sepoltura che addirittura risaliva all’epoca romana. Tuttavia, studi effettuati sui cadaveri, rivelarono che quei corpi risalivano al tredicesimo secolo. Infine, ai resti venne data una sepoltura dignitosa con rito cattolico al cimitero locale. Gli scavi terminarono, la buca riempita e la cucina ricostruita. Ovviamente la presenza di quegli scheletri senza testa non rassicurò per niente la famiglia che credeva di essere vittima di una sorta di maledizione. Non molto tempo dopo nuovi visi riemersero.

Ormai la notizia dei volti di Bélmez si diffuse ben oltre i confini della cittadina di montagna, attirando numerosi ricercatori: sacerdoti, giornalisti e operatori del paranormale accorrevano in quell'ameno villaggio nella speranza di assistere alla comparsa di un volto. Nel 1972 il parapsicologo tedesco Dr. Hans Bender, dopo aver visto di persona il fenomeno dei volti di Bélmez, lo etichettò come l’evento paranormale più importante del secolo. Intanto, i volti persistevano. Alcuni sembravano persino capaci di spostarsi e cambiare posizione anche mentre erano sotto esame di esperti, mutando addirittura espressione. Alcuni si dissolvevano e negli spazi lasciati vuoti apparivano nuovi volti a prendere il loro posto.

Col passare del tempo il fenomeno si ampliò a dismisura e sul pavimento apparvero anche nudi femminili. Le figure aumentavano e di pari passo si moltiplicavano anche i testimoni. Molti associarono i volti di Bélmez ad apparizioni religiose così, soprattutto la domenica, intere folle visitavano quella modesta casa dai pavimenti in cemento. A questo punto partì un’indagine su larga scala capeggiata dal parapsicologo German de Argumosa. I ricercatori fotografarono il pavimento della cucina mappandolo minuziosamente prima di coprirlo con un panno e sigillandolo con la cera al fine di evitare ogni genere di manomissione. Tre mesi dopo riaprirono la cucina e ciò che scoprirono ebbe dell’incredibile! Senza che nessuno potesse inquinare in qualche modo le prove, i volti si erano spostati e trasformati. L’indagine finale non approdò a un bel niente e non poté fornire alcuna spiegazione. Arrivati a questo punto l’ipotesi paranormale sembrava quella più plausibile anche se gli scettici continuarono a credere che vi fosse un qualche tipo di imbroglio. Si parlò di "fotografia del pensiero", teoria che ritiene che i volti siano una manifestazione fisica dei pensieri e delle emozioni di Marìa: la psiche della donna avrebbe generato quelle espressioni contorte sul pavimento. Cambiavano in base ai suoi umori e desideri, sarebbero scomparse solo quando non avrebbe abitato più in quella casa. Nel 2004 María morì all’età di 85 anni e con la sua scomparsa molti accorsero a Bélmez per avere la conferma di quella teoria, ma così non fu, anzi, apparvero nuovi volti.

Successivamente, furono formulate parecchie ipotesi. Quella più accreditabile, tira in ballo il nitrato d’argento, una sostanza in grado di scurirsi in seguito all’esposizione alla luce solare. Questa spiegazione chiarirebbe tra l’altro l’assenza di pigmenti: la pareidolia avrebbe fatto il resto. La pareidolia non è nient’altro che un’illusione ottica che tende a ricondurre oggetti o profili dalla forma casuale a forme note, in particolare a volti. Se queste forme siano la manifestazione di espressioni addolorate di anime perdute, dipinti di un truffatore o un trucco dell’immaginazione, nessuno oggi riesce a dirlo. Solo una cosa è certa: gli occhi vuoti di quei volti continuano a scrutarci dal basso.

Questa storia ci riporta a un caso simile, avvenuto proprio a #Napoli, dove il Volto Santo e quello di Padre Pio appaiono tutt'ora sul marmo, della cappella del Centro Ortopedico Traumatologico dei Colli Aminei. I tratti dei due visi, apparentemente tracciati dalle venature del marmo sono teatro di un fenomeno che suscita ancora devozione tra i credenti e reazioni tra lo scettico e la curiosità. Per molti si tratta di un'apparizione, qualcuno parla di miracolo, in tanti vanno nella cappella per pregare, altri solo per curiosità. Secondo alcuni testimoni, le "facce" sono comparse all'improvviso e diventate sempre più nitide. Le autorità ecclesiastiche non si sono mai espresse sull'accaduto, lo stesso ha fatto il cappellano, don Gaetano. I napoletani sono divisi tra chi crede all'evento soprannaturale e chi pensa sia solo suggestione.