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sabato 4 marzo 2017

PHILADELPHIA EXPERIMENT


Durante la seconda guerra mondiale, sembra che la Marina degli USA tentò un esperimento atto a rendere una nave invisibile ai radar. Nel corso di tale esperimento la nave è effettivamente sparita, non solo dai radar ma anche dal posto, riapparendo in un altro porto a centinaia di chilometri di distanza. Stiamo parlando del famoso Esperimento Philadelphia.

Nel Gennaio 1956 un ex insegnate universitario di matematica, Morris K. Jessup, particolarmente interessato alla teoria del campo unificato di Einstein, ricevette una lettera proveniente da un uomo che si firmava Carlos Miguel Allende o Carl Allen. In questa lettera Allen confermava a Jessup la validità della teoria del campo unificato e anzi, affermava che la marina americana aveva già sperimentato alcuni dei suoi effetti su un cacciatorpediniere, il 28 ottobre 1943, facendolo scomparire insieme a tutto il suo equipaggio.
Carlos Miguel Allende si autodefinì testimone oculare del test, condotto in mare, nel quale si fece uso di un potente campo elettromagnetico e fornì dettagli sulle gravissime conseguenze subite dall'equipaggio. Alcuni marinai presero fuoco "spontaneamente", mentre altri furono ritrovati con il corpo pressoché "fuso" a metà con la struttura della nave. Dichiarò che la nave scomparve dal molo di Filadelfia e solo qualche minuto dopo ricomparve nel molo di Norfolk in Virginia, per poi scomparire di nuovo tornando al molo di Filadelfia in pochissimi minuti, benché i due porti distino tra loro più di 600 chilometri. Il tono delle missive, contenenti una lunga serie di oscuri riferimenti, era tale che Allende fu considerato inizialmente uno "squilibrato". L'opinione di Jessup cambiò quando fu contattato dal Capitano Sidney Sherby e dal Comandante George Hoover (ufficiali dell'Ufficio di Ricerca Navale) i quali avevano ricevuto il libro di Jessup che riportava, fra l'altro, alcune annotazioni su strani fenomeni di sparizioni, di alieni e di anomalie varie. I due ufficiali chiesero a Jessup di recarsi a Washington D.C. per incontrarli e discutere di quelle note. Jessup si stupì del fatto che gli ufficiali fossero tanto interessati agli scritti di Allende, in particolare, della parte che riguardava una nave resa invisibile e delle pesanti conseguenze sulla sorte dei suoi uomini. Da quel momento in poi, la vita di Jessup non fu più la stessa, fino al 1959, quando fu trovato morto nella sua auto, apparentemente suicida, avvelenato da monossido di carbonio. Questa diagnosi fu avanzata senza l'aiuto di alcun referto autoptico. Sono in molti invece a credere che Jessup sia stato eliminato. Parere condiviso dallo stesso Allende, costretto a vagare per il Paese per sfuggire alla stessa sorte.

Ma che cos’era esattamente l’Esperimento Filadelfia e perché la Marina americana aveva deciso di portare avanti quella ricerca? Lo scopo dichiarato era quello di rendere una nave invisibile ai radar, si tenga presente che questo tipo di ricerca continua ancora oggi anche se una certa invisibilità ai radar è stata ottenuta semplicemente modificando la geometria di una nave. Nel 1943 l’interazione ipotizzata da Einstein tra elettricità, gravità e magnetismo sembrava adattarsi al concetto di mimetizzazione elettronica, ma l’attuazione pratica di questa teoria richiedeva il contributo di un altro grande scienziato dell’epoca: Nikola Tesla. Egli si interessò al progetto e ne divenne direttore lavorando insieme ad Einstein (ma altre fonti dichiarano che Einstein, all'epoca, pur essendo consulente presso il "Bureau of Ordinance" della Marina non aveva alcun interesse a sviluppare progetti inerenti l'invisibilità) abbandonò però il tutto nel 1942 e venne sostituito da un’altra leggenda: il dottor John Von Neumann.
L’esperimento, dapprima nominato progetto Rainbow, ebbe un terribile effetto sui marinai che erano a bordo. Alcuni si ammalarono, altri rimasero totalmente disorientati. Tutto quello che sappiamo lo dobbiamo a una sola persona: Alfred Bielek, il cui vero nome è Edward Cameron. Lui era a bordo insieme a suo fratello. La sua vita, oggi, è oggetto di accesi dibattiti.
Cameron nacque il 4 agosto 1915 a Bayshore, nel Long Island. Nel 1932 andò a Princeton dove, tra l’altro, conobbe Von Neumann. Si laureò in fisica ad Harvard e successivamente venne reclutato dalla marina americana insieme a suo fratello, anch’egli laureato in fisica. Proprio in questo periodo conobbe Einstein e Tesla. Durante la fase operativa del progetto, che ebbe luogo in mare aperto, Ed e suo fratello salirono a bordo della USS Eldridge (secondo alcuni si trattava, invece, del dragamine IX97) in veste di scienziati, ben sapendo che si trattava di un esperimento per l’invisibilità ai radar; questo il suo racconto: "Io e Duncan vedemmo i tubi catodici scintillare in modo strano, poi si verificarono delle scariche, la radio era fuori uso e cercammo invano di intervenire sul quadro di controllo, dopodiché decidemmo di uscire ma sul ponte le cose andavano anche peggio, c’era una nebbia verde ovunque, i marinai vagavano totalmente disorientati, urlavano, sembravano quasi sul punto di impazzire. Non potevamo contattare nessuno a terra. Decidemmo quindi di gettarci in mare ma non arrivammo mai in acqua, la sensazione fu quella di cadere in un tunnel e dopo un paio di minuti ci ritrovammo in una base militare, improvvisamente un elicottero ci puntò addosso un fascio di luce, noi non sapevamo che cosa fosse un elicottero in quanto questi velivoli erano ancora in fase sperimentale durante gli anni 40. Subito dopo arrivò la polizia militare portandoci via e scaraventandoci in un ascensore, scendemmo di parecchio e all’apertura delle porte una persona anziana si presentò a noi come il dottor Von Neumann."
Quello non era il 1943, bensì il 1983! Dunque ci troviamo di fronte ad un vero e proprio viaggio nel tempo. Non è chiaro come ma, alla fine, si ritrovarono a bordo della USS Eldridge, con l’esperimento ancora in corso. Molti membri dell’equipaggio vagavano disorientati, altri bruciavano, ma la visione più orripilante per Cameron fu quella di vedere alcuni marinai fusi e inglobati nell’acciaio della nave, tra di loro c’era anche suo fratello.
Comunque siano andate le cose, i testimoni sono soltanto due: Carl Allen, le cui lettere a Jessup hanno dato il via a tutta la vicenda, e Al Bielek che al momento dell’Esperimento Phildelphia si chiamava Ed Cameron. Sicuramente i racconti di quest’ultimo hanno generato non poca perplessità e scetticismo.
In un documento, recuperato presso il Naval Historical Center, la Marina smentisce, in maniera piuttosto categorica, che l'esperimento sia mai avvenuto. Conferma che la Eldridge non poteva in alcun modo prendere parte all'evento poiché la nave non si recò mai a Philadelphia, com’è riportato nel suo diario di bordo.
Dov'è la verità?
Fino a che punto è credibile questo documento ufficiale della Marina militare statunitense?
In un'ottica di cover-up, potremmo essere autorizzati a pensare che in realtà le informazioni contenute nel documento siano frutto di un depistaggio.

Una curiosità: Allen, nella sua lettera, fece riferimento a un giornale di Philadelphia in cui si parla di uno strano fatto avvenuto in un bar del porto. Secondo l’articolo tre marinai erano apparsi nel bar dal nulla e poi se n’erano andati com’erano comparsi. Una notizia che se fosse confermata, darebbe credibilità a questa incredibile vicenda.