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domenica 30 aprile 2017

ATLANTIDE

"Al di là di quello stretto di mare chiamato Le Colonne d'Ercole, si trovava allora un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte (...). In quell'isola chiamata Atlantide v'era un regno che dominava non solo tutta l'isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne d'Ercole; includendo la Libia, l'Egitto e altre regioni dell'Europa fino alla Tirrenia".

A parlare è Crizia, parente del filosofo Platone (Atene 428-27 348-47 a.C.), il quale racconta che un secolo prima, nel 590 a.C., il legislatore Solone si era fermato nella capitale amministrativa dell' Egitto, Sais. Qui aveva cercato di impressionare i Sacerdoti di Iside illustrando le antiche tradizioni greche, ma uno di loro aveva sorriso, affermando che quello greco era un popolo fanciullo nei confronti di un altro su cui gli Egizi possedevano molta documentazione scritta. Secondo il sacerdote egiziano, una civiltà evoluta era esistita per secoli su "un'isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme" l'isola era stata distrutta novemila anni prima da un immane cataclisma insieme a tutti i suoi abitanti.

British Museum, Londra. Qui in una biblioteca sono stati riesumati dei documenti che permettono di costruire un’ipotesi stupefacente. Correlando recenti scoperte scientifiche con vecchi manoscritti e carte dimenticate da tutti, alcuni studiosi sono arrivati ad una conclusione inattesa: ciò che resta di Atlantide sarebbe sepolto sotto i ghiacci dell’Antartico da più di 12.000 anni. Dunque, Atlantide non è da ricercarsi sotto i mari né, come molti pensano, nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo o addirittura sepolta sotto il deserto del Sahara.
Secondo Platone, Atlantide fu effettivamente distrutta da un cataclisma 9.600 anni prima di Cristo. Ma Platone non è il solo a riportare questo fatto. Le leggende degli indiani d’America, la mitologia orientale e anche la Bibbia parlano della scomparsa improvvisa di una terra favolosa e lontana a seguito di un’inondazione.

Nel 1953 il geologo Charles Hapgood espose una teoria tanto controversa quanto affascinante. Egli riteneva che la crosta terrestre fosse repentinamente scivolata sul mantello di lava sottostante. Secondo i suoi calcoli, 12.000 anni fa l’Antartide si sarebbe trovato circa 3.200 km più a nord presentando per buona parte del continente un clima temperato e quindi adatto allo sviluppo di una civiltà.
Tutti conoscono la teoria della "Deriva dei Continenti" ma, secondo i dati attualmente disponibili, la crosta terrestre non si muoverebbe a più di una decina di chilometri ogni un milione di anni. Hapgood, però, suggeriva movimenti di ben altra portata ed in particolare una deriva improvvisa e uniforme della crosta terrestre.
Questa teoria colpì molto l’opinione pubblica dell’epoca, tant’è che addirittura Albert Einstein scrisse ad Hapgood dicendo che le sue argomentazioni avevano molto valore e che pensava che quest’ipotesi fosse corretta.

Ciò che sconcerta, nella teoria di Hapgood, è questa deriva improvvisa della crosta terrestre che, a suo dire, sarebbe mossa solo dal peso dei ghiacciai cresciuti in modo abnorme durante tutta l’era glaciale. Credo di aver trovato una spiegazione più convincente in un altro libro nel quale l’autore, chiamando in causa forze ben più potenti, attribuisce questo immane spostamento ad un evento cosmico. Egli sostiene che un corpo celeste di notevoli dimensioni abbia impattato contro la Terra. Come avrebbe fatto il nostro pianeta a non rimanerne completamente distrutto? La Terra è sopravvissuta poiché avrebbe preso il colpo di striscio. Possiamo immaginare che le conseguenze siano state catastrofiche, ma il pianeta si è salvato. Le conseguenze sarebbero ancora sotto i nostri occhi visto che l’astro che ci ha colpito avrebbe poi perso gran parte della sua energia cinetica, rallentando e rimanendo intrappolato nell’orbita terrestre. Una teoria assurda? No, è una delle tante ipotesi sulla nascita della Luna (in quanto forti indizi fanno oggi pensare che, un tempo, la Luna non c’era). Non sappiamo se questo evento sia veramente accaduto,non vi sono prove, ma tutta una serie di indizi tenderebbe a dimostrarlo. Una parte della superficie lunare si sarebbe fusa al contatto con la Terra e raffreddandosi avrebbe formato una vasta piattaforma liscia e uniforme. Noi vediamo una Luna tutta butterata, ma la sua faccia nascosta presenta le caratteristiche che ho appena citato. Non solo, ma sarebbe stata raschiata via una gran quantità di crosta terrestre e, guarda caso, le analisi della superficie lunare hanno dimostrato che è composta dagli stessi elementi leggeri presenti nella crosta terrestre. E sulla Terra? Sulla Terra l’enorme ferita sarebbe stata subito riempita dal mare, formando un oceano di 180.000 Kmq, più vasto di tutte le terre emerse, con una profondità tale che in un punto (abisso Challenger) raggiunge gli 11.000 metri! Un oceano che noi chiamiamo Pacifico.

Se una civilizzazione avanzata come quella di Atlantide è esistita 10.000 anni prima di Cristo, è possibile che gli Atlantidei abbiano previsto il cataclisma e che si sia ricorso allo sgombero della popolazione? E possibile che alcuni superstiti abbiano cercato rifugio in altre località? - È proprio l’argomento di cui tratta "IL SIGNORE DELLE AQUILE" - Forse non è un caso se le prime civiltà e soprattutto l’agricoltura siano apparse contemporaneamente in luoghi diversi e molto distanti tra loro. E’ possibile, invece, che i superstiti di Atlantide abbiano contribuito, con le loro conoscenze, alla nascita di queste nuove civiltà.
È molto probabile, inoltre, che i superstiti abbiano, nella loro fuga, portato con se alcuni oggetti. Nel 1956, Hapgood ebbe tra le mani una vecchia carta marittima, disegnata nel 1513 e appartenuta all’ammiraglio turco Piri Reis (Cfr. i post "Flying saucers from outer space" e "I FIGLI DI DIO: GLI ANGELI") Hapgood fu sorpreso della precisione con cui era raffigurata la costa orientale del Sudamerica, completata in un’epoca in cui questa parte del mondo era ancora semi sconosciuta. Ma il vero shock arrivò quando si accorse che sulla carta erano disegnate le coste dell’Antartide (prive di ghiaccio) poiché questo continente fu scoperto soltanto nel 1820, tre secoli più tardi! Quando l’aviazione statunitense comparò la carta di Reis ai rilevamenti geologici dell’Antartico del 1949, constatarono incredibilmente che i confini, mappati servendosi di un sofisticato geo-radar, erano pressoché identici! La precisione dei dati che appaiono su questa carta resta tutt’oggi un mistero se teniamo conto delle conoscenze geografiche del 1513. In un secondo momento, Hapgood scovò una seconda carta geografica sorprendente, quella di Oronzio Fineo datata 1531. Tutto l’Antartico vi appariva con numerosi dettagli, come la posizione delle montagne, pianure e fiumi. Queste mappe erano forse copie di un’eredità lasciata dal popolo di Atlantide?

L’esistenza di un’antica civiltà tecnologica permetterebbe di spiegare l’origine di monumenti diffusi nel mondo intero e costruiti per mezzo di tecniche così avanzate per quei tempi che sfidano ogni spiegazione razionale. 
A titolo di esempio, citeremo le piramidi d’Egitto, che sembrerebbero più antiche. Infatti, secondo recenti studi geologici, pare che la Sfinge sia molto più antica di quanto si pensasse. Ne testimoniano le tracce di un’erosione legata necessariamente a diluvi che si potevano verificare in quel luogo oltre 10.000 anni fa. La disposizione delle piramidi, inoltre, traccia uno schema che corrisponde esattamente a quello celeste della cintura Orione, così come appariva nel 10.450 avanti Cristo.
Dobbiamo credere che siano solo coincidenze?