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giovedì 31 agosto 2017

LA LEGGENDA DELLA POLENA MALEDETTA



Nel 1884, il capitano Aristofane Calmi, al comando della fregata "Veloce", stava navigando nelle acque meridionali dell’Atlantico. Uno dei mozzi, un ragazzo francese di diciassette anni di nome Jacques, avvistò una figura umana galleggiare tra le onde. Si pensò al corpo di una persona annegata in seguito a un naufragio ma, una volta avvicinato e recuperato, si rivelò essere solo una polena. Le polene erano quegli ornamenti a forma di statua, scolpiti nel legno, che ornavano le prue dei velieri. Raffiguravano, per lo più, figure di donne o di sirene ed erano considerate un portafortuna. La statua, che peraltro era assai bella, fu issata a bordo. Sul basamento si leggeva ancora "Atalanta", presumibilmente il nome della nave a cui era appartenuta e che, con molta probabilità, aveva fatto naufragio. La presenza dell’oggetto provocò subito del subbuglio a bordo della Veloce: conoscendo la superstizione dei marinai, possiamo immaginare che quel tangibile testimone di una sciagura influì negativamente sull’equipaggio. Inoltre la donna raffigurata era bellissima ed esercitava un fascino misterioso su chi la guardava. Il Comandante decise di nascondere la statua nella stiva per evitare complicazioni che, purtroppo, non tardarono ad arrivare: il giovane mozzo, preso da un improvviso attacco di follia, si gettò in mare e annegò. L’episodio suscitò un notevole fermento tra gli uomini, che ravvisarono nell’evento infausto un segno dei malefici che la polena poteva esercitare. Volevano impadronirsi di essa e ne nacque quasi un ammutinamento. Tuttavia, il Comandante padroneggiò la situazione e si dice che avendo ravvisato nella statua l’immagine di una strega, praticasse un esorcismo nei suoi confronti per neutralizzarne gli influssi.
Quello che è certo è che la Veloce terminò il suo viaggio e una volta rientrata nel porto di Genova, il Comandante si sbarazzò della polena consegnandola al Museo Navale dove rimase per molto tempo, confusa con altri oggetti.
 


Per oltre dieci anni giacque là dimenticata o comunque inosservata, ma nell’ottobre del 1895 il nostromo di una nave da carico norvegese che aveva fatto scalo a Genova, si recò casualmente a visitare il Museo. La statua esercitò su di lui un fascino terribile. Rimase a contemplarla per ore e al momento della chiusura, dovette essere allontanato con la forza. La notte stessa tentò di introdursi furtivamente all’interno del Museo col chiaro intento di impadronirsi della statua, ma fu scoperto. Interrogato sui motivi che l’avevano spinto a perpetrare un così strano furto, in preda ad un vero e proprio stato di esaltazione, dichiarò che la polena riproduceva le sembianze della sua giovane moglie, scomparsa in mare durante il viaggio di nozze. Fu rilasciato e tornò sgomento a bordo della sua nave, ove s’impiccò.
Il fatto fece scalpore, specie tra la gente di mare e la statua fu inviata in dono al nuovissimo Museo Navale di La Spezia. Forse fu un modo per toglierla dagli occhi del pubblico genovese, che conoscendo la sua storia, riportava alla mente cupe superstizioni.
Fu in questa città che un falegname incaricato di restaurarla, un uomo non più giovane, un serio artigiano, s’innamorò pazzamente della fantomatica figura, tanto da divenire lo zimbello dei compagni di lavoro e giungere, in un parossismo del suo impossibile amore, a suicidarsi. Si gettò da uno dei bacini dell’arsenale sfracellandosi al suolo. La polena maledetta aveva colpito ancora!
Per lunghi anni la statua non rivelò più i suoi influssi malefici, ma durante l’ultimo conflitto mondiale un giovane ufficiale tedesco, il Ten. Erich Ludwig Kurz, di Dusseldorf, fu travolto dal misterioso fascino di "Atalanta". Riuscì ad impadronirsi della polena e a portarla nella sua stanza, in albergo. Il 14 ottobre del 1944, dinanzi alla statua, si sparò un colpo alla tempia, dopo aver lasciato un biglietto con su scritto queste parole: "poiché nessuna donna all’infuori di te può darmi la vita che sogno, io sacrifico a te, o Atalanta, la mia vita".
La polena ha ormai trovato il suo posto in un angolo della vasta sala del museo di La Spezia. Tutti possono vederla, a quanto pare, senza subirne il tragico influsso. Tuttavia, ancora oggi pervengono al Museo da ogni parte del mondo, lettere d’amore scritte da marinai e indirizzate ad Atalanta, misteriosa dea di tragici amori.



Debbo rivelarvi che questa storia, appassionante come un romanzo e piacevole da leggere, non sembra essere affatto vera. L’ho raccontata al solo scopo di dimostrarvi come può nascere una leggenda.
Nel 1975, stimolati dalla strana vicenda, un gruppo di ricerca si recò a La Spezia per effettuare una vera e propria indagine. Osservò con attenzione la scultura lignea e la ritenne di scarso valore artistico. Ancora oggi, offre uno spettacolo assai deludente: non si può certo dire che esercita un fascino particolare. Le ricerche storiche confermarono la dinamica del ritrovamento e le peregrinazioni della statua, ma non furono rinvenuti documenti che convalidarono la sequenza degli infausti influssi che essa avrebbe esercitato.
È pur vero che un mozzo della fregata Veloce scomparve tra i flutti, ma la vicenda di quel marinaio apparve come quella di una normale vittima del mare. Si accenna anche a dei disordini che avvennero a bordo della nave Veloce, ma non viene assolutamente menzionato che la causa sia stata la polena.
Il falegname spezzino morì, effettivamente, cadendo in un bacino dell’arsenale, ma non si trattò di un suicidio, bensì di una mera disgrazia.
Non trovarono alcuna documentazione che confermasse il furto perpetrato dall’Ufficiale tedesco. Il Tenente Kurz morì suicida ma, probabilmente, per tutta altra causa: non trovarono neppure traccia del famoso biglietto che avrebbe lasciato scritto. Lo stesso dicasi anche per la tragica fine del nostromo norvegese.
Grazie anche alla collaborazione del Direttore del Museo, si poté accertare che tutta la tragica e suggestiva vicenda sarebbe nata dalla fantasia di un giornalista che, molti anni prima, intrecciò il filo conduttore di tutta la storia, innestandovi dei fatti realmente accaduti, arricchiti ed interpretati molto liberamente. Scrisse così un articolo che ebbe un successo strepitoso e diede adito allo straordinario mito della polena Atalanta.

giovedì 24 agosto 2017

ILLUMINATI: IL GIOCO CHE RISPECCHIA LA REALTA'

Da sempre le carte da gioco sono state associate al destino dato che in esse si nasconde un insieme di fattori che possono risultare fortuiti per alcuni e divinatori per altri. Ogni venerdì, esce un post speciale e in questo, per l’appunto, vi parlerò di un gioco di carte incredibile in cui gli eventi, le situazioni e le vicende descritte purtroppo si sono rivelate divinatorie. Questo gioco, poco conosciuto, è: “ILLUMINATI, il gioco della cospirazione”.
È molto semplice, ogni giocatore assume il ruolo di un’organizzazione e deve usare le sue capacità per sfruttare a proprio vantaggio l’azione di gruppi di potere come la CIA, l’FBI, il partito dei repubblicani, il network e così via, per poi prendere il controllo del mondo. Si deve aumentare il potere della propria organizzazione e quello degli alleati per rafforzare il proprio dominio sul mondo. Il gioco è intriso di dettagli che lasciano intendere che si può essere sleali nei confronti degli alleati e degli altri giocatori perché lo scopo unico è quello di vincere!


Visto così, in fondo, si tratta solo di un gioco adatto agli amanti di teorie complottistiche, ma in queste carte si trovano dei riferimenti ad eventi reali. Il gioco fu lanciato nel 1982 e tra le tante carte possiamo trovarne una che rievoca, quasi vent’anni prima che accadesse, l’attentato terroristico delle torri gemelle dell’11 settembre. Non solo, aveva previsto anche l’attacco che avvenne al pentagono!
Ma non è tutto, in quanto, presto, vi rivelerò di altre carte alquanto particolari. Prima però, apriamo una piccola parentesi per parlare del suo ideatore: Steve Jackson. Steve, insieme al direttore artistico Dale Martin, verso la seconda metà degli anni 80 si ispirò alla trilogia di romanzi chiamata “Illuminatus” di Robert Shea e Robert Anton Wilson per creare la trasposizione ludica di quel mondo fatto di misteri, complotti e società segrete. Molti suggerimenti arrivarono proprio da coloro che vengono definiti complottisti e diedero al gioco una visione molto realistica di quello che, in teoria, aleggia sul comportamento scorretto delle banche, dei governi e delle agenzie governative. Insomma su tutto ciò che provoca crisi nel mondo odierno.


Jackson racconta che verso la fine degli anni 90 il gioco, pur non essendo così famoso, iniziò ad attirare l’attenzione di curiosi di ogni tipo. In particolare, ebbe a che fare con alcuni soggetti vestiti con abiti scuri e poco espressivi che si presentavano nel suo studio e facevano domande sul suo lavoro, sulla sua famiglia, sulle sue conoscenze e cercavano di indagare anche sul suo passato. Queste persone dicevano di lavorare per il Governo degli Stati Uniti e in particolare per il dipartimento di Sicurezza Nazionale. Questi agenti, secondo le parole stesse di Jackson, assunsero atteggiamenti sempre più minacciosi e il primo giorno di marzo del 1990, negli uffici della Steve Jackson Games, avvenne un vero e proprio raid, come quelli che si fanno nei confronti dei criminali pericolosi. Il Governo sostenne che stava conducendo delle indagini riguardanti una rete di hacker e quindi per questioni di sicurezza nazionale, tutti i documenti, i computer e perfino le stampanti detenute dall’azienda furono portate via. La confisca di tutto quel materiale causò un’interruzione delle attività che risultò così catastrofica che per poco la Steve Jackson Games non chiuse i battenti. Insomma, Jackson e la sua società vennero accusati di condotta fraudolenta, acquisizione di informazioni riservate attraverso hacking e propaganda anti-americana.
Dopo più di tre anni di battaglie legali contro niente di meno che il Governo americano, una corte federale sancì che tutte le accuse erano infondate e quindi stabilì un risarcimento per le spese legali di 250 mila dollari e altri 50 mila per ostruzione di attività e danni di immagine.


Ma per quale motivo i servizi segreti di sicurezza nazionale cercarono di impedire a Jackson di continuare la propria attività? Forse alcune delle sue carte possono fornirci una risposta.
Per esempio, c’è una carta che parla di organizzazioni in grado di controllare il meteo e creare catastrofi come i tornado. Inoltre l’aereo che si trova disegnato sembra avere un lazo con il quale trascina delle nuvole o forse si tratta di un disegno stilizzato che accenna a quelle che oggi conosciamo come scie chimiche. Fra i tanti disastri previsti da queste carte possiamo citarne alcuni tra i più rovinosi, come il disastro ambientale dovuto alla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico nel 2010, per il quale la British Petroleum paghò quasi 20 miliardi di dollari.
Altre carte, invece, riguardano la formazione. Secondo il gioco, la conoscenza verrà gradualmente rimpiazzata da altre esperienze che renderanno le persone più ignoranti. Verrà premiata la stupidità e l’incompetenza: le cose futili soppianteranno valori come il rispetto e l’istruzione. I governi ci inonderanno di propaganda, potranno riscrivere a proprio piacimento la storia e controllare una delle poche cose che possono renderci liberi, ossia la cultura.
Una delle carte aveva previsto la crescita di catene di cibo spazzatura come i fast food, ma anche l’aumento di persone che, solo per apparire, dimostrano una vera e propria fissazione per l’alimentazione. Questo gioco aveva previsto anche la dipendenza dalla tecnologia, scenario sempre più evidente oggigiorno con l’avvento degli smartphone.


Un mazzo di carte è composto da oltre 300 figure e possiamo trovare molto, molto altro ancora. Per esempio se pensiamo a uno dei disastri nucleari più recenti, il primo che ci viene in mente è, di certo, quello di Fukushima e se vi state chiedendo se esiste una carta che descrive quell’evento, la risposta è sì. La figura chiamata “Combined disaster” descrive due disastri avvenuti in Giappone nello stesso giorno. Difatti, la torre raffigurata è la Wako Clock Tower di Tokyo. Il disastro di Fukishima fu realmente il risultato di un terremoto di magnitudo 8.9 che causò uno tsunami il quale provocò l’incidente alla centrale nucleare. Tutti eventi descritti nel gioco. Qualcuno trova Inquietante perfino che l’orologio segni le ore 11 e 11: il disastro avvenne il giorno 11 marzo del 2011. Ci sono poi molte altre coincidenze macabre che ci riportano alla crisi odierna, come l’azione di gruppi terroristici e fanatici religiosi pronti alla jihad che attraverso atti vigliacchi cercano non soltanto di colpire l’integrità fisica delle persone ma anche quella culturale. Infatti è stata prevista la distruzione di statue raffiguranti antiche divinità e di luoghi storici, patrimonio dell’umanità.

Ma che cosa ci aspetta per il futuro? Secondo le carte, esiste un modo infallibile per controllare la popolazione attraverso la paura e l’odio: il malcontento generale provocato dall’ennesima crisi ci porterà a lottare gli uni contro gli altri e in questo clima di disordine e di violenza apparirà un salvatore. Un capo che si farà largo con le sue idee e propagherà il suo pensiero nazista.
Sì, la voglia di trovare un capro espiatorio a tutti i mali porterà la maggior parte della popolazione, ormai completamente inebetita, ad aderire a partiti filonazisti o comunque di estrema destra come per altro è già successo in Grecia e sta succedendo in Belgio, Francia e Germania. Tutto questo è soltanto la punta dell’iceberg perché ci sono un’infinità di eventi e vicende narrate in questo gioco che non sono così lontane dall’avverarsi: la crisi energetica, il diffondersi di nuove malattie, una riduzione drastica della popolazione, compagnie e multinazionali sempre più potenti e infine, la terza guerra mondiale. Se siete interessati, potete fare delle ricerche personali e raccontare le vostre considerazioni al riguardo nei commenti, sono certo che scoprirete altri dettagli inquietanti.



In conclusione possiamo dire che questo gioco, che viene descritto come una raccolta di idee complottistiche possiede al suo interno delle rivelazioni che potrebbero essere solo delle fortunate coincidenze. Ma, allora, perché il governo americano cercò di impedirne la diffusione? Come abbiamo visto, le persecuzioni nei confronti di Jackson e della sua società furono reali! Quello che possiamo dire è che Jackson, attraverso le carte Illuminati, ci ha trasmesso un monito: state attenti perché questo mondo può solo peggiorare! Descrive, per gioco, un mondo egocentrico, feroce, crudele ed egoista, ma questo mondo sembra rispecchiare per davvero la nostra società e ci da pure un’idea di quello che toccherà alle generazioni future: un mondo fatto sempre più di interessi e sempre meno di umanità.

giovedì 17 agosto 2017

PIOGGE PRODIGIOSE



Oggi affronteremo un argomento che, da sempre, è stato etichettato come leggende o racconti popolari: le piogge prodigiose. Fino alla metà del XVI secolo, in un arco di circa duemila anni, si trovano disperse in alcune fonti storiche e in varie opere erudite oltre un centinaio di segnalazioni di piogge o precipitazioni di sangue, di pietre, di carne etc. che sono altrettanto inesplicabili di quelle avvenute in epoche più recenti, le cui relazioni si trovano spesso stampate in pubblicazioni di tutto rispetto, in testi di Università e di Accademie scientifiche di ogni continente.
Cosa si vuole indicare con la generica dizione di pioggia prodigiosa? Ovviamente, qualsiasi precipitazione che riveste carattere di peculiare singolarità, cioè che esca chiaramente dai confini assegnati alla parola "pioggia" intesa come condensazione del vapore acqueo contenuto nell’atmosfera.
Questo tipo di evento coinvolge principalmente rane e pesci, ma non mancano storie di animali diversi. Ad esempio, la tempesta che nel 1578 portò su Bergen, una città della Norvegia, una pioggia di animali piccoli e squittenti. Proprio così, quel giorno a Bergen si è verificata una pioggia di topi vivi. Le cronache locali narrano di un evento definito apocalittico, quasi si trattasse di un castigo divino. Una particolarità: si trattava di insoliti ratti di colore giallo.

Un’altra testimonianza di un fatto accaduto nel vecchio continente è datata 11 luglio 1836. Perviene da un professore di Cahors (Francia) il quale inviò una lettera all’Accademia delle Scienze di Parigi. Nero su bianco il professore scrisse le seguenti parole: - Ad un certo punto vidi questa strana nuvola sui cieli, si trovava a circa sessanta tese di distanza da noi. I cavalieri che venivano da Tolosa furono costretti ad usare le loro giacche perché questa strana tormenta li colse di sorpresa e li spaventò soprattutto perché furono vittime di una pioggia di rospi… -
Questa frase descrive in modo chiaro e conciso che si verificò una pioggia di anfibi su quella città medievale. Un altro evento, riportato in tutto il mondo non soltanto per la sua straordinarietà, ma soprattutto perché avvenne in seguito a un terremoto, è la pioggia di pesci gatto avvenuta nel 1861 che durò per ben tre giorni! Gli abitanti della città-stato di Singapore infatti dopo aver subito il terremoto furono testimoni di questo strano evento. Le iscrizioni tramandate fino a noi raccontano che le persone raccoglievano il pesce in secchi lasciati fuori dalla porta, sembrava che il cielo, in qualche modo, volesse scusarsi di aver provocato il disastro.
La maggior parte degli animali muore a causa del violento impatto col terreno, ma una percentuale sopravvive alla caduta. Sono stati riportati anche casi molto particolari dove questi animali erano totalmente congelati o inglobati nel ghiaccio. Una cosa del genere capitò, nel 1997, a un pescatore giapponese, che venne colpito alla testa da un calamaro surgelato. Lo sfortunato nipponico rimase privo di sensi e riportò anche danni cerebrali. Se pensiamo a un calamaro ghiacciato che precipita da chissà quale altezza si potrebbe anche dire che, nella sfortuna, gli è andata anche bene.

Ma dal cielo non sono caduti solo anfibi e pesci, sono precipitati a terra, in diverse parti del mondo, anche altri animali più strani e pericolosi. Testimonianze recenti dimostrano che dal cielo possono arrivare anche ragni e serpenti velenosi.
Nella città Australiana di Goulburn, ad esempio, sia nel 2012 sia nel 2015 si è verificato un fenomeno sgradevole, legato a certi ragni migratori. Gli scienziati affermano che questi ragni, per riprodursi e diffondersi in nuovi territori, adottano la tecnica del "ballooning" o "floating", ovvero si riuniscono in punti particolarmente elevati e lanciano letteralmente in aria fiotti di setta affidandosi poi alla forza del vento che li trascina anche per chilometri fino a giungere in un nuovo territorio. Questo fenomeno non è per niente raro, alcuni l’avranno osservato nelle campagne, ma sicuramente fa più scalpore quando questi aracnidi cadono nelle zone abitate. Tempeste di questo genere si sono verificate in Brasile e in Argentina nel 2007 e nel Texas nel 2013.
Ma se invece di minuscoli ragnetti piovessero enormi serpenti neri? A questo terribile scenario assistettero i cittadini di Memphis (USA) verso la fine di gennaio del 1877. I giornali dell’epoca narrano di un diluvio di serpenti neri, lunghi fino a 45 centimetri. Questi rettili avevano letteralmente invaso le strade di questa città del Tennessee. C’e n’erano così tanti che la maggior parte di essi era intrecciata, formando un miscuglio di squame e viscidume che si trascinava per le strade come se fosse un fiume nero, in piena, durante una pioggia torrenziale.

Un fenomeno davvero inquietante e per fortuna anche meno frequente è accaduto proprio in Italia, a Messignadi, un piccolo centro della Calabria. Stiamo parlando di una pioggia di sangue e carne. Proprio così: nel 1890 si verificò la caduta di piccoli pezzi di carne e sangue che inzupparono gli increduli abitanti di un color scarlatto. Si è accertato che si trattò effettivamente di sangue e carne di uccelli provocata, secondo gli studiosi, dalla macellazione di uno stormo di pennuti avvenuta a causa di forti venti in quota. Questo però non spiega dove siano finiti ossa e piumaggio. Un fenomeno di questa categoria più recente si è verificato in Colombia, nel villaggio chiamato La Sierra Bagadó, nel 2008. Gli scienziati si sforzano di spiegare il fenomeno adducendo che, nelle zone interessate o nelle immediate vicinanze, sono presenti violenti fenomeni temporaleschi accompagnati da trombe d’aria. I mulinelli creati dal vento, passando sulla superficie di mari, laghi o stagni, oltre a risucchiare l’acqua come abitualmente accade, portano con sé anche alcune delle forme di vita presenti nel luogo specifico. In base alla forza e alla velocità del vento si possono verificare poi situazioni diverse. Se il vento è così impetuoso da trascinare gli animali nelle zone più alte dell’atmosfera, si assiste a piogge di animali morti, congelati o inglobati in blocchi di ghiaccio o, addirittura, a brandelli di pelle e carne come nel caso di precipitazioni di sangue. Se invece le raffiche sono un po’ meno intense e non toccano altezze così elevate, spesso accade che gli animali cadano dal cielo ancora vivi. Ma perché queste precipitazioni riguardino sempre e soltanto un’unica specie di animali alla volta rimane ancora un mistero.

A coloro che sono interessati a vedere dal vivo uno di questi fenomeni, consigliamo di andare nell’Honduras, nella città di Yoro. Qui tra maggio e luglio si verifica la famigerata "lluvia de peces" ossia la pioggia dei pesci, un fenomeno che si ripete ogni anno, da più di un secolo, tanto che ora fa parte del folklore locale.

martedì 8 agosto 2017

100.000 visualizzazioni!


Abbiamo (il merito è tutto vostro) appena superato le 100.000 visualizzazioni! 
Si tratta di un importante traguardo e pertanto, voglio ringraziarvi tutti per l'appoggio e la simpatia che avete dimostrato poiché, nonostante le difficoltà degli ultimi tempi (qualcuno, bontà sua, non mi ha più voluto sulla sua pagina) avete continuato a seguirmi. Un ringraziamento particolare va a quei gruppi, che hanno accettato di buon grado, di condividere i miei post.






domenica 6 agosto 2017

LA CREATURA

Questa storia è costellata da numerose testimonianze e versioni tutte differenti. L’unico elemento che mette tutti d’accordo è dove e quando questo caso sia iniziato: in una delle regioni più povere della Russia.
Come tante storie del genere, tutto inizia in un’estate molto calda. Correva l’anno 1996 e il piccolo villaggio di Kaolinory, nei pressi di Kyštym, non viene risparmiato dall’ondata rovente. Tamara Vasilieuna Prosvirina è un’anziana signora con lievi disturbi psichiatrici che ha la strana abitudine di decorare la sua casa con i fiori colti dal cimitero di notte. La sera del 13 agosto Tamara sta andando, come sua solita abitudine, al cimitero quando sentì degli strani lamenti provenire da dietro un albero, inizialmente pensò al verso di un qualche animale, ma mano a mano che si avvicinava alla fonte sonora si rese conto che quel verso era più simile a un grido infantile misto a un fischio. Girò intorno all’albero e scorse ai suoi piedi quello che, apparentemente, sembrava un bambino ancora vivo. Tamara immediatamente avvolse la creatura nel suo scialle e la portò a casa, gli diede anche un nome: Aleshenka e cominciò a trattarlo come se fosse suo figlio.

Il giorno dopo la nuora di Tamara, che si chiama come l’anziana, preoccupata, andò a far visita alla suocera dopo aver ricevuto una strana telefonata in cui la stessa le comunicava che aveva avuto un bambino. Quando Tamara Jr. arrivò a casa della suocera non riusciva a credere ai suoi occhi: sul letto, avvolta in uno scialle, c’era una strana creatura che ella stessa descriverà più tardi come qualcosa “non di questo pianeta!”. L’aspetto di Aleshenka era terribilmente inquietante: la pelle era grigiastra, la testa molto grande rispetto al resto del corpo e nella forma ricordava quella di una cipolla. Gli occhi erano molto grandi e a mandorla e sotto di essi c’era una piccola fessura da cui la creatura sembrava respirare. Tuttavia ciò che faceva più impressione era il suo modo di mangiare: nessuno vide mai la sua bocca muoversi, era come se succhiasse il cibo. Secondo Tamara Jr. la creatura si nutriva consumando letteralmente il cibo!

A partire da questo punto la storia si complica, poiché le versioni sono diverse. Qualche giorno dopo il ritrovamento di Aleshenka, Tamara venne ricoverata in un ospedale psichiatrico. Altri testimoniarono che, in realtà, fu un vicino a chiamare l’ospedale locale dopo aver sentito l’anziana donna affermare di aver avuto un bambino: ovviamente nessuno le credeva a causa dei suoi disturbi mentali ben noti al vicinato. Insomma, non è chiaro come Tamara sia finita in ospedale, quel che è certo però è che Aleshenka fu lasciato solo nella casa della donna senza che nessuno si prendesse più cura di lui. Durante tutto quel tempo, Tamara cercò disperatamente di avvisare il personale medico che il suo bambino era rimasto a casa da solo, ma nessuno le credette. I più curiosi cercarono di sbirciare dalla finestra della casa affermando di aver visto solamente “un gatto avvolto in alcuni stracci”. In effetti, le uniche persone che videro vivo Aleshenka furono sua nuora e un suo conoscente: Vladimir Nurdinov, noto alla polizia per aver commesso dei crimini di poco conto. Non si conosce il motivo per cui Nurdinov era solito visitare Tamara, fatto sta che quando l’uomo e Tamara Jr. vennero informati che era stata ricoverata, si recarono subito nella casa dell’anziana, ma era troppo tardi. Purtroppo trovarono la creatura ormai priva di vita, morta, probabilmente di stenti.

Non sapendo cosa fare Nurdinov prese con sé il corpicino rinsecchito di Aleshenka e lo portò a casa sua, li chiamò Vladimir Bendlin, un poliziotto locale. Bendlin ipotizzò subito che quelli erano i resti mummificati di un bambino e li portò dalla dottoressa Irina Yermolaeva per delle analisi. Fu subito chiaro che non si trattava di uno scherzo: quello era un vero corpo mummificato. La dottoressa, infatti, ammise che si trattava di un bambino prematuro deformato probabilmente dalle radiazioni causate dall’incidente di Kyštym, uno dei più gravi disastri nucleari della storia, secondo solo agli incidenti di Černobyl e Fukushima. Tuttavia Lyubov Romanowa, una sua assistente, che aveva visitato moltissimi bambini affetti da deformazione da radiazioni, riferì di non aver mai visto nulla di simile e che, secondo lei, quella creatura non poteva essere di origine umana! C’erano troppe differenze con l’anatomia di un normale bambino, almeno venti di queste riguardavano la testa che consisteva in quattro ossa che si chiudevano tra di loro con spigoli molto accentuati, senza contare che non aveva nessun apparato sessuale e gli mancava anche l’ombelico che tutti i mammiferi hanno.

La bizzarra storia di Aleshenka cominciò a diffondersi a macchia d’olio e i media iniziarono ad interessarsi alla vicenda facendo visita al piccolo villaggio russo. Dopo i media, arrivarono molti esperti e appassionati di UFO e alieni. Nonostante fossero trascorsi diversi giorni, non era stato ancora eseguito, sulla strana creatura, l’esame del DNA. A questo punto, entra in scena Boris Zolotov, sedicente ufologo, ma noto per essere un ciarlatano, che si disse pronto ad effettuare il test del DNA. Bendlin, in buona fede, consegnò la creatura agli assistenti di Zolotov. Il poliziotto pensava di ricevere il risultato entro poche settimane, ma passarono i mesi e Boris Zolotov non si fece sentire. Venne rintracciato dai giornalisti della TV russa, ai quali diede una spiegazione a dir poco assurda: affermò che uno dei suoi assistenti, mentre stava guidando verso il laboratorio con il corpo, per le analisi, vide scendere dal cielo un disco volante che gli bloccò la strada. Zolotov proseguì dicendo che gli occupanti del mezzo vollero la creatura, poi se ne andarono sparendo all’orizzonte. Una storia assurda, talmente assurda che molti teorizzano che l’ufologo sarebbe stato costretto a consegnare i resti di Aleshenka non agli alieni, bensì ai servizi segreti russi, come affermano delle fonti anonime. Qualsiasi cosa accadde, i resti di Aleshenka non furono mai più ritrovati.

Tuttavia, qualche giorno dopo, una donna sconosciuta affermò di essere venuta in possesso della coperta che avvolgeva Aleshenka. La donna cedette la coperta a Bendlin chiedendo di sottoporla a un esame per la ricerca del DNA, non prima di essere stata rassicurata che le analisi sarebbero state effettuate da persone competenti. Tamara Jr. confermò che quella era effettivamente la coperta usata per avvolgere Aleshenka e i risultati del DNA mostrarono tracce di DNA umano, presumibilmente quelle di Tamara e tracce di un ceppo sconosciuto. Nonostante questo risultato, la relazione finale fu piuttosto contraddittoria: affermò che Aleshenka non era altro che un bambino prematuro (di una ventina di settimane) con gravi malformazioni. Ma i bambini nati così prematuramente non riescono a sopravvivere naturalmente per più di un paio d’ore dopo la nascita; Tamara, invece, l’aveva accudito per svariati giorni.

Si trattò, ancora una volta, di un tentativo di insabbiamento? Forse, ma ad avvalorare la teoria del complotto vi sono due insolite morti. Tamara fu vista l’ultima volta mentre, nuda, di notte, vagava per strada. Le persone che la notarono cercarono di metterla in salvo, ma sopraggiunse un veicolo a tutta velocità che la investì, uccidendola sul colpo! Il veicolo non si fermò per prestare soccorso e non si trovò mai il colpevole. Pensate che Tamara aveva appena deciso di sottoporsi a ipnosi regressiva e Mark Milkhimer, un esperto in questo campo, era partito per raggiungerla. Ma Mark, che godeva di ottima salute, morì anche lui, subito dopo essere giunto a Kyštym, di un improvviso attacco di cuore…

venerdì 4 agosto 2017

IL MISTERO DELLE LUCI DI MIN MIN

Ci sono tutta una serie di fenomeni alquanto bizzarri che si producono in tutto il mondo, alcuni di essi sono meravigliosi e addirittura, spettacolari; sono oggetto di dibattito: terra di confine tra scienza e leggende. Dall’alba dei tempi, enigmatici globi luminosi appaiono nei cieli australiani e la loro origine rimane ancora oggi un mistero. Il fenomeno di cui parleremo è chiamato Min Min Light, in effetti, queste luci prendono il nome da un vecchio paese abbandonato che sorgeva tra Boulia e Winton, nelle aride e remote terre del Queensland.

Le luci Min Min sono state avvistate da migliaia di persone, ci sono diverse fotografie e video a riguardo e rappresentano uno dei misteri luminosi più documentati della storia. Diverse storie su queste ci vengono tramandate oralmente dagli aborigeni e risalgono agli anni prima della colonizzazione da parte degli europei: oggigiorno queste storie fanno parte del folklore australiano. Attraverso questi racconti siamo venuti a conoscenza che si tratta di luci di luminosità variabile, di varie forme e colori che spesso appaiono all’orizzonte e sembrerebbero seguire i viaggiatori. Le leggende, inoltre, raccontano che queste luci esercitano un potere ipnotico e le persone indotte a seguirle non tornerebbero mai più indietro. Secondo i nativi australiani questi fenomeni, un tempo rari, sono diventati sempre più frequenti con l’arrivo degli europei. La prima testimonianza scritta delle Min Min light risale al 1838. La ritroviamo nel libro "Six Months in South Australia" di Thomas Horton James. L’autore racconta nel suo libro: "Un gruppo di esploratori si era accampato nella regione del fiume Ovens, quando gli uomini si accorsero di un fuoco in lontananza. Alcuni di loro si allontanarono per indagare, camminarono per più di tre ore in direzione di quel bagliore per cercare di scoprirne l’origine, ma nonostante i loro sforzi non riuscirono a coprire quella distanza: il fuoco sembrava allontanarsi. Così tornarono indietro, piuttosto mortificati".

Da allora le testimonianze su questo fenomeno si sono moltiplicate in tutto il paese, la maggior parte di questi avvistamenti sembrerebbe essere concentrata in Channel Country vicino a Boulia. La luce si manifesta sotto forma di disco d’argento, o come dei flash lampeggianti nelle volta celeste. Particolarmente vari e discordanti, invece, sarebbero i diversi livelli di luminosità descritte dai testimoni. Alcuni suggeriscono che queste luci siano molto deboli, mentre altri raccontano che sono particolarmente luminose. Ci sono alcune testimonianze che, addirittura, parlano di luci molto forti, tanto da rendere impossibile fissarle direttamente. Anche le dimensioni delle luci sono diverse, perché alcune volte vengono descritte come simili a torce portatili e altre volte come dei fari di auto. Shelley Norton, direttrice dell’ufficio di turismo di Boulia, racconta che negli ultimi anni sempre più visitatori indicano queste luci nei cieli, in particolare coloro che fanno la strada da Boulia a Winton. Una famiglia si trovava in campeggio e il marito raccontò che si era alzato nel mezzo della notte per osservare una luna particolarmente luminosa, però quando uscì scoprì che in realtà c’erano due lune, una delle quali, dopo un po’ scomparve.
Shelly prosegue dicendo: "A volte è un oggetto luminoso che rimane costantemente alla stessa distanza, altre volte sembra seguire le persone, poi si divide in due o tre sfere infuocate" .

I contadini del posto parlano costantemente di strane e inquietanti luci che terrorizzerebbero gli animali, provocando improvvise reazioni di panico ed effetti fisiologici, come l’interruzione della produzione di latte nelle mucche. Oltre ai racconti e alle leggende si aggiungono anche testimonianze più accademiche come quella dello scrittore Henry Lamond, il quale nel Walkabout Magazine del 1937 narra di un’esperienza avvenuta durante la sua giovinezza, per l’esattezza nell’inverno del 1912, quando avvistò una palla di luce fluttuante, di colore spettrale. Henry racconta che si trattava di una luce che viaggiava a una velocità costante di circa 15 km/h e si trovava a una distanza dal suolo di 2 o 3 metri. L’autore è molto sicuro di questi dati perché viaggiava a cavallo e la luce lo inseguì fino a raggiungerlo, a quel punto si spense, come una lampadina bruciata.
Henry per 25 anni non raccontò mai a nessuno di questa sua esperienza perché non sapeva come spiegarlo, poi leggendo di altri racconti prese coraggio e decise di parlare anche lui.

La scienza ha tentato di dare una spiegazione a questi insoliti fenomeni luminosi, le teorie più accreditate sembrano riguardare i fenomeni di luce riflessa, i fulmini globulari e i fuochi fatui, fino ad arrivare ai più classici fenomeni UFO e di natura spirituale.
Una delle ipotesi più accreditate sostiene che le luci siano il risultato di noti fenomeni geofisici, detti piezoelettrici, ovvero di una proprietà particolare che possiedono materiali come il quarzo di generare una corrente elettrica se sottoposti a pressione o ad altre condizioni fisiche. Questo fenomeno sembra realmente dare origini alle famose luci di Hessadalen, il problema è che qui non sempre il territorio presenta le caratteristiche adeguate per generare un evento del genere.
Ma c’è un raro fenomeno denominato "Fata Morgana" che è causato dall’inversione termica e si verifica quando la luce proveniente da un oggetto viene rifratta e giunge così a un osservatore molto distante creando un miraggio particolarmente vivido che confonde e incanta per le sue strabilianti proprietà ottiche. Ad esempio, le scogliere irlandesi sono state osservate, in alto mare, come se fossero realmente vicine, a degli osservatori che, in realtà, si trovavano su navi distanti più di mille chilometri. Jack Pettigrew, uno scienziato all’Università del Queensland, che è stato anche testimone diretto delle luci Min Min, ha sempre sostenuto quest’ultima ipotesi.