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mercoledì 23 novembre 2016

IL VANGELO DI GIUDA


Varie testimonianze del passato, tra le quali quella autorevole di Ireneo di Lione, citavano anche un "Vangelo di Giuda" tra gli innumerevoli Vangeli scritti dopo la morte di Cristo, ma del manoscritto si perse ogni traccia. Circolavano però voci insistenti che una copia del manoscritto fosse conservata negli archivi segreti vaticani. Solo per un caso fortuito, nel 1978, in una grotta in Egitto, ne fu trovata una versione in lingua Copta risalente al quarto secolo dopo Cristo. Dalle testimonianze dei secoli precedenti e da una rigorosa analisi del contenuto si è stabilito che il Vangelo di Giuda fosse stato scritto in lingua greca tra il 130 ed il 170 dopo Cristo. Insomma, non si tratta di un Vangelo scritto da Giuda, ma del Vangelo che parla di Giuda. Dall’anno della sua scoperta, il manoscritto Copto subì diverse peripezie e passaggi di mano e la sua pubblicazione fu sempre ostacolata per motivi religiosi, anche con metodi legali. Finalmente nel 2006 le motivazioni scientifiche prevalsero su quelle religiose ed il manoscritto fu tradotto e pubblicato dalla Natonal Geographic Society. Due sono le caratteristiche fondamentali di questo Vangelo: La prima, comune a tutti i Vangeli Gnostici, anche se con qualche variante, è che il Mondo è stato creato da un dio inferiore insieme ai suoi angeli, mentre Cristo è venuto a farci conoscere il vero Dio: l'Altissimo, il Padre Nascosto. La seconda è invece peculiare di questo Vangelo: Giuda è il discepolo prediletto del Signore, l’unico a conoscenza della Dottrina segreta di Cristo. Egli tradì Gesù su suo esplicito comando affinchè gli eventi si compissero secondo quanto egli aveva progettato.




Il testo si apre con le seguenti parole: "Il racconto segreto della rivelazione che Gesù fece, conversando con Giuda Iscariota durante una settimana, tre giorni prima che egli celebrasse la Pasqua".
Siamo, quindi, di fronte ad un "racconto segreto", cioè a qualcosa di non adatto a tutti, ma a quei pochi che hanno la conoscenza. Gesù rivela queste parole ad un’unica persona che nel corso delle successive pagine si rivelerà essere il solo discepolo in grado di comprendere a fondo i suoi discorsi: Giuda Iscariota.
Il testo prosegue introducendo il ministero terreno di Gesù: "Quando Gesù apparì sulla terra, egli fece miracoli e grandi meraviglie per la salvezza dell’umanità. E dal momento che alcuni camminavano nel sentiero di giustizia mentre altri camminavano nelle loro trasgressioni, i dodici discepoli furono chiamati. Egli cominciò a parlare con loro circa i misteri che giacciono dietro al mondo e di quello che sarebbe accaduto alla fine. Spesso non appariva ai suoi discepoli come sé stesso, ma era trovato fra di loro come un bambino".
Si può notare che Gesù "apparì" sulla terra: Gesù, essendo un puro essere spirituale, non avrebbe potuto avere un corpo in tutto simile al nostro. Egli appariva come un uomo, ma in realtà era un modo di rivelarsi e non una realtà tangibile. L’affermazione è ribadita in modo diverso quando si afferma che spesse volte non appariva come sé stesso ma piuttosto era in mezzo ai Suoi discepoli come un bambino.
Fin dall’inizio del Vangelo di Giuda si comprende quale sia il vero compito di Gesù: Egli era un emissario del mondo spirituale che soggiace alla realtà materiale. Il Maestro non appartiene a questo mondo e nemmeno proviene dal Dio di questo mondo, identificato con il Dio dell’Antico Testamento, al contrario, Gesù è venuto per rivelare l’inferiorità di questo essere divino rispetto al vero Dio, il cui regno è chiamato il "regno di Barbelo".

La "narrazione" prosegue e giungiamo ad una prima scena chiave, in cui Giuda "scala la vetta", ascendendo al primato tra tutti i discepoli. Avverto i lettori che il Gesù citato in queste scritture è molto diverso da quello che siamo abituati a conoscere. In questa prima scena troviamo un Gesù sarcastico, che ride della situazione in cui versano i suoi discepoli.
Questi stanno celebrando un rituale "eucaristico", ovvero stanno dicendo una preghiera di ringraziamento sul pane, prima di mangiarne. Gesù fa la sua apparizione, ed ecco quanto riporta il Vangelo: "Un giorno egli era con i suoi discepoli in Giudea e li trovò radunati e seduti in pia osservanza. Quando [si avvicinò] ai suoi discepoli, riuniti insieme e seduti e mentre offrivano una preghiera di ringraziamento sul pane, [egli] rise. I discepoli [gli] dissero: - Maestro, perché stai ridendo della [nostra] preghiera di ringraziamento? Abbiamo fatto ciò che è giusto. - Egli rispose e disse loro: - Non sto ridendo di voi. [Voi] non state facendo ciò di vostra intenzione ma è perché è attraverso ciò che il vostro dio [sarà] lodato.- Essi dissero: - Maestro, tu sei [...] il figlio del nostro dio.- Gesù disse loro: - Come mi conoscete? In verità [io] vi dico, nessuna generazione delle persone che sono tra di voi mi conoscerà.-

I discepoli mancano della vera conoscenza e il gesto di ringraziamento sopra il pane, un gesto per altro fatto più volte da Gesù come ci raccontano i Vangeli canonici, è la causa scatenante le risate di Gesù. Egli sottolinea come essi siano in realtà accecati: non stanno facendo qualcosa di giusto, bensì stanno manifestando il fatto che adorano il dio di questo mondo e lo stanno servendo.
I discepoli stupiti e attoniti dicono a Gesù: - Ma tu sei figlio del nostro dio.- In realtà, rivela loro il Maestro: - voi non mi conoscete.- Nessuno della generazione degli uomini comuni potrà conoscere la vera natura di Gesù, fatta eccezione, come si rivelerà successivamente nel corso del testo, per la generazione discendente da Seth, la stirpe eletta, in cui risiede la conoscenza del vero.
I discepoli a queste parole si arrabbiano ed è scritto che: "cominciarono a essere blasfemi contro lui nei loro cuori".
Gesù risponde con una sfida: - Che ognuno di voi, [forte a sufficienza] tra gli uomini, porti fuori l’uomo perfetto, si erga in fronte alla mia faccia.-
I discepoli rispondono di aver forza a sufficienza, ma "i loro spiriti non osarono stare di fronte [a lui], eccezion fatta per Giuda Iscariota".
Giuda Iscariota comincia a differenziarsi rispetto agli altri e a questo suo atto segue una confessione, che sembra da un lato essere una parodia dell’episodio della confessione di Pietro nel Vangelo canonico di Matteo: "Io so chi sei e da dove sei venuto. Tu provieni dal regno immortale di Barbelo. E non sono degno di pronunciare il nome di colui che ti ha inviato".

Dopo poche righe, siamo giunti al cuore di questo testo: d’ora in poi Giuda sarà l’unico discepolo che comprenderà per davvero la missione di Gesù e la sua persona. Gli altri discepoli rimarranno schiavi della loro mancanza di conoscenza e rimarranno schiavi del loro dio inferiore.
Gesù promette allora a Giuda una rivelazione speciale: "Allontanati dagli altri e ti rivelerò i misteri del regno. È possibile per te raggiungerlo, ma ti costerà sofferenza. Infatti qualcun altro prenderà il tuo posto affinché i dodici [discepoli] possano tornare alla completezza con il loro dio".
Giuda è il prescelto. Egli potrà in qualche modo raggiungere il regno immortale e la vera conoscenza, ma questo gli costerà sofferenza. Qualcun altro prenderà il suo posto (un riferimento al Nuovo Testamento e in particolare ad Atti 1:15-26) affinché i dodici tornino al loro numero e rimangano intrappolati irrimediabilmente nel servire e adorare il loro dio.
Il racconto prosegue e ci troviamo di fronte ad una seconda scena.
Questa volta i discepoli hanno una visione e la raccontano a Gesù.
Essi videro il tempio e descrissero cosa accadeva al suo interno: essi vedono un altare, dei sacerdoti, una gran folla, l’esecuzione di alcuni sacrifici e rimangono stupiti da ciò che si presenta sotto i loro occhi; per questo motivo vogliono sapere cosa significhi tutto ciò.
Gesù risponde che tutte le cose che hanno visto sono un falso culto, un’adorazione fatta nella più completa ignoranza: - Quelli che avete visto compiere i loro doveri religiosi all’altare, quelli siete voi. Quello è il dio che servite e voi siete quei dodici uomini che avete visto. Il bestiame che avete visto essere portato per i sacrifici sono le molte persone che sviate [...].-
Ulteriori "ritornelli" gnostici emergono da queste parole, in modo speciale la totale insofferenza nei confronti del Giudaismo. Ciò suona davvero molto interessante perché conferma che anche lo gnosticismo voleva sbarazzarsi della chiara matrice giudaica riguardante tutti gli avvenimenti concernenti Cristo, il Suo ministero, i Suoi discepoli, ecc.
I discepoli hanno spiegato la loro visione e hanno ricevuto una spiegazione.
È il turno di Giuda, ora.
Anche lui ha avuto una visione dove aveva visto sé stesso perseguitato dai dodici, lui che è "il tredicesimo spirito".
Egli vide anche una casa enorme, le cui dimensioni erano ampie al tal punto da uscire dal suo campo visivo; ivi c’era una grande folla.
Gesù spiega a Giuda la visione e dopo ciò afferma: - Ecco, io ti ho spiegato i misteri del regno e ti ho insegnato a proposito dell’errore delle stelle.-
Giuda però non si accontenta e prosegue con alcune domande; in particolare chiede: - Quale bene ho nell’averlo ricevuto [si intende il regno]? Poiché tu mi hai messo da parte per quella generazione.-
Gesù risponde con la seguente affermazione: - Tu diventerai il tredicesimo e sarai maledetto dagli altri e accadrà che tu dominerai su di loro. Negli ultimi giorni essi malediranno la tua ascensione alla santa [generazione].-
Giuda sarebbe stato maledetto da tutti ma, in ultima analisi, Gesù gli predisse un destino glorioso: egli [cioè Giuda] sarebbe asceso alla santa generazione, la generazione dei santi, coloro che avrebbe partecipato alla vera vita nel regno immortale degli spiriti.

Da questo punto in poi, fino alle ultime battute, il Vangelo presenta una complicata visione cosmica della creazione, secondo alcuni degli stereotipi dello gnosticismo. Sono presenti tutti gli esseri divini, semi-divini e spirituali propri della cosmologia gnostica.
Da una nuvola luminosa che appare sulla scena, una voce parla, chiamando un angelo.
Egli appare: è Autogene, la manifestazione del "Grande Unico", il "grande spirito Invisibile", una estensione del divino.
Gesù prosegue spiegando come da "colui che si auto-genera" sono stati chiamati all’esistenza quattro angeli, servi dell’Autogene.
Poi nuovi angeli furono creati, in numero di miriadi di miriadi.
Gesù continua in questa lezione di cosmologia mostrando come Adamas (cioè Adamo) era anch’egli nella nuvola luminosa e generò la discendenza incorruttibile di Seth. Egli generò i settantadue luminari, i quali, a loro volta, generarono trecentosessanta luminari: gli spiriti continuano a moltiplicarsi (potremmo dire esponenzialmente).
A Giuda viene successivamente rivelato cosa accade nel mondo del sottosuolo, dove sussiste il Caos.
Coloro che dominano quel mondo, sono cinque sovrani chiamati Seth (detto Cristo), Harmathoth, Galila, Yobel e Adonaios. Gli angeli infine, crearono l’umanità e... a questo punto il testo si interrompe per un lungo tratto.
Quando la narrazione riprende, apprendiamo che le stelle guidano il destino di un'umanità che sarà destinata alla distruzione. Gesù ride nuovamente: egli sa che i sei dominatori delle stelle con i cinque signori del Caos sottoterra vagheranno e "saranno tutti distrutti insieme alle loro creature".
Giuda pone un altro quesito, ma il testo si interrompe nuovamente.
In seguito Gesù annuncia a Giuda: - Tu li supererai tutti, perché sacrificherai l’uomo che mi riveste.-
Giuda sarà colui, che illuminato da questa conoscenza e da queste rivelazioni, farà ciò che è giusto, ovvero tradendo l’uomo Gesù, permetterà al suo spirito di vivere la vera dimensione spirituale. In definitiva l’atto di Giuda è buono e giusto.
Al termine di questa lunga sezione giungiamo al culmine di tutto: Giuda entra nella nuvola luminosa, in una specie di trasfigurazione.
Infine, dopo un ulteriore salto di circa cinque linee mancanti, arriviamo alla conclusione del testo del Vangelo di Giuda: "Essi si avvicinarono [cioè i sacerdoti e alcuni della folla che volevano la morte di Gesù] e gli dissero: - Cosa fai qui? Tu sei un discepolo di Gesù.- Giuda gli rispose come essi volevano. E ricevette qualche denaro e lo consegnò a loro. [...] i loro sommi sacerdoti mormoravano perché egli era andato nella stanza degli ospiti per la sua preghiera. Ma alcuni scribi erano lì sorvegliando attentamente affinché potessero arrestarlo durante la preghiera, perché erano timorosi del popolo, dal momento che egli era considerato da tutti un profeta.

Così termina lo scritto: nessuna scena della passione, nessun accenno alla risurrezione e alle apparizioni di Gesù risorto. L’obiettivo del testo è con tutta probabilità raggiunto: non hanno importanza la crocifissione e la morte di Gesù sulla croce, nemmeno il fatto che Egli sia risuscitato corporalmente, ciò che importa sono la conoscenza, la dimensione spirituale, l’appartenenza alla generazione di Seth.