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sabato 30 dicembre 2023

UFO IN VOLO SULLO SHIDOU: ABBIAMO LA FOTO



Ultimo post del 2023. Un anno nefasto, almeno per me. Ho scritto poco ma, a differenza degli altri anni, i contenuti sono tutti nuovi: non erano mai stati pubblicati sul blog, né postati altrove. Chiudiamo l’anno con una foto realistica: una vera novità per un blog dove le foto sono, generalmente, solo indicative.



Durante un volo dai Paesi Bassi alla Cina, un passeggero di nome Ming Yang ha improvvisamente sentito qualcosa di strano, ha guardato fuori dal finestrino e ha notato in lontananza un UFO a forma di disco, di colore grigio-argento. Ha tirato fuori il telefono ed ha scattato una foto. Basandosi sul reperto fotografico, il 14 settembre 2018, mp.weixin.qq. ha elaborato un rapporto dettagliato. L'UFO si trovava sopra il bacino idrico di Shidou, nel distretto di Jimei, non lontano dalla città di Xiamen, provincia del Fujian (Cina).
Secondo il Capitano Cheng Hui, le dimensione dell'UFO erano di circa 120 metri di diametro e volava a un’altitudine di 4.000 metri. Quindi, più in alto del Boeing 787 di KLM che era livellato a 3.600 metri nel momento in cui il signor Ming Yang ha scattato la foto. Secondo il rapporto l'UFO presentava notevoli prestazioni stealth e sembrava essere un velivolo antigravitazionale.

sabato 23 dicembre 2023

1988: COSA SUCCESSE QUELLA SERA SULLA M25 APPENA FUORI LONDRA?




Si tratta di un caso poco noto, nel marzo del 1988 avvenne un avvistamento UFO che, non solo ebbe la conferma di tanti testimoni, ma fu avvalorato dai sistemi radar dell'aeroporto di Gatwick. Inoltre, le telecamere di sicurezza autostradali avrebbero ripreso l’anomalia, durata quasi quaranta minuti. Sembrava, ancora una volta che, finalmente, ci fosse la prova definitiva. Invece, il film fu rapidamente segretato e non ne saremmo a conoscenza se non fosse per una fuga di notizie. Infatti, diversi fotogrammi del filmato finirono nelle mani di uno degli investigatori UFO coinvolti nel caso.
Cosa successe quella sera sulla M25 appena fuori Londra?
Sembra che qualunque cosa accadde, quella sera, nel sud dell'Inghilterra, fosse di evidente importanza per coloro che ricoprivano posizioni di alto rango.



La sera del 4 marzo 1988, poco dopo le 21:00, agli operatori del centralino della polizia arrivarono molte chiamate riguardanti strane e misteriose luci che aleggiavano nel cielo sopra l'autostrada M25, vicino a Reigate, Londra. Tre agenti di polizia avrebbero risposto, increduli, a una delle chiamate, quella di Joe Clarke. Tuttavia, poco dopo, sul posto, videro il fenomeno con i propri occhi.
Clarke aveva notato per la prima volta gli oggetti poco dopo le 19:00. Sua moglie e sua figlia erano giardino e gli avevano già segnalato che vedevano “due luci parallele in avvicinamento", ma vi aveva prestato poca attenzione, finché non uscì anche lui. A quel punto, telefonò a parenti ed amici che abitavano in diverse zone di Londra e appurò che anche loro vedevano quelle anomalie.
Clarke stimò che ogni oggetto fosse largo dai 100 ai 200 piedi e si trovassero a un'altitudine di circa 2.000 piedi.
La polizia, intanto, chiedeva informazioni agli aeroporti locali, in particolare a Heathrow e Gatwick. Incredibilmente, i controllori di quest’ultimo affermarono di aver effettivamente qualcosa di strano sullo schermo del radar, qualcosa che non erano in grado di spiegare. Nel frattempo, gli avvistamenti venivano segnalati anche da residenti di Watford e Wimbledon.
La famiglia Clarke avrebbe continuato a osservare gli strani oggetti per circa un'ora. I misteriosi oggetti luminosi se ne andarono con molta calma.
Clarke, in seguito racconterà dell’avvistamento: il resoconto finirà sulle pagine del quotidiano Reigate and Redhill nell'edizione del 10 marzo.

In realtà, secondo le notizie circolate all'epoca sulla stampa locale, l'avvistamento fu ripreso anche dalle telecamere di sicurezza autostradali. Tuttavia, la polizia dell'Hertfordshire, pur non negandolo, si affrettò a dichiarare che non avrebbe reso pubblico il filmato. L'ispettore capo Chris Partridge dichiarò, nell'edizione del 10 marzo del quotidiano Watford and West Herts Review che: si vedevano diverse luci brillanti nel cielo, la cui natura non erano in grado di spiegare. Due luci si muovevano e due erano stazionarie. Avevano una macchina della polizia nella zona che puntò una telecamera verso il cielo. Ma tutte le registrazioni rimasero negli archivi della polizia.
Tutto ciò indusse negli investigatori UFO che si occuparono del caso, un alone di sospetto in quanto il rifiuto sembrava essere la prova di un insabbiamento. Secondo Gordon Creighton, (all'epoca) direttore della rivista Flying Saucer Review, la politica della polizia, ma anche quella del Governo, prevedeva di minimizzare gli avvistamenti e di nasconderne, per quanto possibile, la natura al grande pubblico.

domenica 17 dicembre 2023

RITORNIAMO SUI FOO FIGHTERS




Dei Foo Fighters ne abbiamo già parlato (Cfr. Foo Fighters) ma ho deciso di ritornare sull’argomento fornendo notizie, per così dire, di ‘prima mano’. Sono i racconti di quei piloti che assistettero al fenomeno e che qui vengono citati con nome, cognome e reparto di appartenenza, per la gioia di quei fanatici che cercano (solo) le fonti. Il fenomeno, misterioso, ha pervaso la II guerra mondiale sia nel teatro europeo sia in quello del Pacifico sotto forma di una miriade di eventi inspiegabili, noti collettivamente come "Foo Fighters". Questi ‘oggetti’ assumevano tipicamente la forma di sfere luminose: luci, bagliori e “palle di fuoco” che sfrecciavano nei cieli devastati dalla guerra, esibendo una manovrabilità tale da spaventare anche i piloti più esperti. I primi resoconti alleati provengono dal maggiore dell'aeronautica militare William D. Leet, che nel dicembre del 1944 era in missione a bordo di un B-17 in volo sul mare Adriatico, quando lui e il suo equipaggio videro qualcosa lassù tra le nuvole. Si trattava di un piccolo disco che sembrava muoversi sfidando ogni legge della fisica e che li seguiva da tempo. Nello stesso mese, un altro pilota del 415 Night Fighter Squadron, sopra Hagenau, in Germania, ebbe il suo incontro con sfere arancioni luminose nel cielo. Disse: - Quando raggiunsero la nostra quota si stabilizzarono. Volavano dietro la coda dell’aereo e dopo esservi rimaste per due minuti, si staccarono e si allontanarono eseguendo delle manovre perfettamente controllate.
Un altro dei primi rapporti è quello di Charles R. Bastien, dell'Ottava Air Force, che durante una missione sul Belgio disse di aver visto "due fendinebbia volare ad alta velocità che cambiavano rapidamente direzione". In un altro rapporto, uno dei membri dell'equipaggio di un B-29 Superfortress statunitense, in missione sull'Oceano Indiano, affermò di aver visto qualcosa di insolito vicino all'aereo: uno strano oggetto li stava seguendo tenendosi a una distanza di circa 500 iarde (475 m). Accostò all’ala destra dell’aereo. Appariva come un oggetto sferico, probabilmente di cinque o sei piedi di diametro, di colore rosso o arancione, molto brillante e intenso. Sembrava essere circondato da un alone luminoso. L’artigliere affermò che proveniva da ore cinque (da dietro, livellato e sulla destra). Sembrava pulsare o vibrare costantemente. Il pilota, supponendo che si trattasse di un oggetto radiocomandato, inviato per seguirli, intraprese un'azione evasiva. L’oggetto seguì ogni manovra per circa otto minuti, mantenendo sempre una posizione a circa 500 iarde (475 m) ma spostandosi a ore due (davanti, livellato e sulla destra) rispetto all’aereo. Quando se ne andò, fece una brusca virata di 90 gradi, accelerò rapidamente e scomparve nel cielo coperto.



Tali avvistamenti divennero piuttosto comuni e avvennero ovunque, spesso furono avvistati da interi equipaggi che non riuscivano a spiegare cosa avevano visto. Gli oggetti venivano rilevati abbastanza frequentemente anche dai radar e dalle basi di controllo a terra.
Molti piloti provarono, invano, ad effettuare manovre evasive e alcuni equipaggi fecero fuoco con le armi di bordo, ma questi tentativi di abbattere i Foo Fighters risultarono inefficaci. Gli avvistamenti dei Foo Fighters furono ben riportati dalla stampa dell'epoca e divennero così numerosi da scartare l’ipotesi che fossero solo il frutto di chissà quali allucinazioni. Su cosa potessero essere si speculava pesantemente. La spiegazione più comune era che si trattasse di un aereo tedesco sperimentale, ma questi oggetti, per quanto inspiegabili non rappresentarono mai una minaccia e non intrapresero mai alcuna azione aggressiva. Inoltre, alla fine del conflitto, si venne a sapere che anche le forze nemiche avevano visto lo stesso identico tipo di cose e che avevano pensato fossero aerei sperimentali degli Alleati.
Altre spiegazioni inclusero spiegazioni naturali come: fuochi di Sant'Elmo, fulmini globulari o un qualche altro disturbo elettromagnetico, che fossero semplicemente immagini residue di lampi di esplosioni e naturalmente, che fossero degli UFO: intesi proprio come navicelle aliene.



sabato 9 dicembre 2023

L’INCIDENTE DI FORT MONMOUTH - L'ERA OSCURA DELL’INVESTIGAZIONE UFOLOGICA




L'incidente UFO monitorato da Fort Monmouth è uno di quelli più dettagliati. Fu uno degli ultimi ad essere investigato nell'ambito del famigerato Project Grudge, un progetto dell'aeronautica americana nato proprio per indagare sugli UFO. Sebbene il progetto fosse ufficialmente terminato nel dicembre 1949, sappiamo che rimase operativo fino alla fine del 1951 proprio perché emise un rapporto sull'incidente di Fort Monmouth.
Nel suo libro pubblicato nel 1956, il capitano Edward J. Ruppelt dell'U.S. Air Force parlò anche del progetto Grudge. Secondo Ruppelt, nel Grudge non sono mai state eseguite procedure standard di intelligence. Ogni cosa era stata valutata con la premessa o meglio con il pregiudizio che "tanto gli UFO non esistono". In questo contesto, è ovvio, non importava cosa vedevi o cosa raccontavi, semplicemente "nessuno ti credeva". Il Grudge operava con un fine di screditamento, che non era esplicitamente scritto, ma "traspariva da ogni nota, rapporto e direttiva". Anche la scelta della parola 'Grudge' (Rancore), che ufficialmente non aveva alcun significato, secondo Ruppelt denunciava un atteggiamento ostile verso il fenomeno. Ruppelt descrisse il Grudge come "L'era Oscura" dell’investigazione ufologica da parte dell’USAF”. Il suo personale, infatti, conduceva poche investigazioni ma, contemporaneamente, affermava che tutti i rapporti UFO erano stati perfettamente esaminati. Come nel progetto Sign, il personale del Grudge riteneva che l'enorme volume di rapporti UFO avrebbe potuto essere spiegato semplicemente come una errata identificazione di oggetti astronomici (stelle, pianeti, meteore), nubi, cani solari, palloni sonda, aerei convenzionali o altro. Tuttavia, a differenza del Sign, dove l'ipotesi prevalente era che per alcuni casi si doveva cercare una risposta straordinaria, il personale del Grudge pensava che anche tale minoranza di rapporti poteva e doveva essere spiegata con fenomeni consueti. A riprova di ciò, Ruppelt cita un'appendice del rapporto finale, dove a proposito dei casi non spiegati si afferma che "dobbiamo spiegarli perché non crediamo ai dischi volanti"! In pratica, tutti i rapporti UFO erano ritenuti avere sempre e comunque una spiegazione prosaica, tuttavia alcune 'spiegazioni' apparivano artificiose e logicamente insostenibili. Come quella relativa al nostro caso: dove, nonostante che l'equipaggio dell’aereo affermasse che avevano eseguito una virata stretta per inseguirlo, quell’oggetto aveva effettuato una manovra così stringente da sottrarsi all’intercettazione del caccia. Si trattava, con ogni evidenza, di un velivolo ben manovrabile e manovrato, ma il Grudge spiegò l'avvistamento con un pallone sonda!
Nonostante tutto, rimaneva una percentuale di casi non spiegati (il 23%) per i quali si postularono tutta una serie di difetti di percezione da parte dei testimoni e addirittura cause psicologiche!



La mattina del 10 settembre 1951, alle 11:18 a Fort Monmouth, nel New Jersey, un operatore radar dell'Esercito (Signal Corps) Eugene Clark, notò qualcosa di strano sul suo monitor. Un oggetto non identificato che si muoveva così velocemente che la modalità di impostazione automatica non riusciva a stargli dietro. L’anomalia sarebbe passata inosservata se, per pura coincidenza, alcuni ufficiali di alto rango, in visita alla base, non si fossero trovati proprio dietro la sua postazione: tutti guardarono il monitor con lo stesso stupore del giovane operatore. L'oggetto impiegò solo pochi secondi per risalire la costa nord-orientale degli Stati Uniti. Si stimò che viaggiasse ad almeno 700 miglia all'ora e scomparve dallo schermo radar nelle vicinanze di Sandy Hook, non molto distante dalla città di New York.

Diciassette minuti dopo, alle 11:35, avvenne un avvistamento visivo appena a sud di Sandy Hook. I testimoni erano due piloti dell'aeronautica militare in volo su un jet T-33. L’equipaggio del T-33 era composto dal pilota, il tenente Wilbert Rogers e dal navigatore, il maggiore Edward Ballard Jr. I due aviatori stavano volando verso nord a un'altitudine di 20.000 piedi sorvolando Point Pleasant, nel New Jersey. Si stavano dirigendo verso Sandy Hook quando incontrarono il velivolo misterioso. Avrebbero inseguito per oltre trenta miglia l’oggetto che, secondo le loro stime, viaggiava a oltre 900 miglia all'ora: decisamente più veloce del loro jet (il velivolo più veloce, all'epoca, era l’F-86 Sabre e non superava le 735 mph). Rogers avrebbe poi affermato che "sicuramente era qualcosa che non aveva mai visto prima". Sia lui che Ballard erano certi di aver assistito a qualcosa di davvero straordinario.
Rogers descrisse l’oggetto come "opaco e argentato, perfettamente rotondo e piatto, a parte una sezione centrale rialzata". Passò sotto di loro e si muoveva nella direzione opposta. Secondo lui volava a circa 12.000 piedi più in basso, quindi a un'altitudine di circa 8.000 piedi. Mentre Rogers parlava con il suo navigatore, inclinò l'aereo a sinistra in modo da mantenere l'oggetto in vista. La loro conversazione fu udita e registrata dalla Torre di controllo. Gli aviatori descrissero l'oggetto come "simile a un disco del diametro compreso tra i trenta e i cinquanta piedi". Entrambi, per inciso, non accettarono il suggerimento offerto dalla Torre di controllo, secondo cui l’oggetto fosse, semplicemente, un “pallone aerostatico”, poiché si muoveva troppo velocemente. Inoltre aveva effettuato una stretta virata a sinistra, cosa che un pallone non era in grado di fare, certamente non con quel rateo di virata. Quando l'oggetto ebbe completato la virata di 90 gradi, fu ovvio che si stava dirigendo verso il mare. Rogers tentò invano di inseguirlo: lanciò l’aereo in picchiata ma, anche spingendolo al massimo, rimase indietro. Alla fine, scomparve alla vista.

In effetti, l’oggetto si muoveva così velocemente che, come abbiamo detto, gli operatori radar (un secondo operatore iniziò a seguirlo poco dopo la sua apparizione) dovettero passare al tracciamento manuale per mantenere il bersaglio. L’oggetto si muoveva ad una velocità di diverse centinaia di miglia all’ora superiore alla massima capacità di tracciamento automatico del radar. All’epoca, non esisteva nulla di così veloce.