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giovedì 27 ottobre 2022

1965 - LONG PRAIRIE (MINNESOTA)



James Townsend, un annunciatore radiofonico, ebbe un incontro ravvicinato con un UFO e tre "creature" non identificate il 23 ottobre 1965, alle or 19:15. Il fatto avvenne su una strada asfaltata a circa quattro miglia a est di Long Prairie. Mentre stava svoltando in una curva, l'annunciatore della stazione radio KEYL vide un manufatto verticale, simile a un razzo, proprio al centro della carreggiata. Era alto circa trenta o quaranta piedi con un diametro di dieci e sembrava poggiare su gambe o forse, sulle sue stesse pinne. Il motore dell’auto si spense, così come pure le luci e la radio, ma l’auto continuò a procedere per inerzia. James fu costretto a frenare per non sbatterci contro. Si fermò a circa venti piedi dall’oggetto. Pensò anche di rovesciarlo con l'auto, ma il motore ormai era fermo. Quindi scese con l'idea di provare a spingerlo giù. Riuscì a fare solo pochi passi: davanti alla macchina apparvero tre creature che sembravano delle lattine con tre piedi. Erano alte sei pollici e arrivarono da dietro il “razzo”. Apparentemente, erano prive di occhi, ma “sapeva” che lo stavano guardando. Non si udì alcun suono, c’era un assoluto silenzio. Fermi, gli uni davanti agli altri, il tempo passava lento mentre continuavano a guardarsi. Ad un certo punto, però, si voltarono e ritornarono verso il razzo, il quale pareva illuminato da una luce che brillava sullo sfondo. Si udì un forte ronzio e il razzo decollò e scomparve nel cielo buio della notte. Decollò come un comune razzo terrestre, "sembrava una torcia accesa, con la fiammata che si sprigionava verso il basso”. Non appena quella luce sul fondo si spense, l’autoradio e le luci dell’auto si riaccesero, così come pure il motore, che si rimise in moto senza neanche azionare il motorino di avviamento. Townsend col cuore in gola e le gambe tremolanti per lo spavento, guidò fino a Long Prairie: voleva riferire ciò che aveva visto. Ma si chiedeva se la gente gli avrebbe creduto.

Cosa aveva visto?
Il razzo che torreggiava sopra gli alberi era sicuramente un'astronave di qualche tipo, ma i tre oggetti che ne uscirono cos’erano? Erano entità o macchine? 
Non era in grado di classificarle. Di certo, non aveva mai visto niente di simile: sicuramente non erano persone!
Quella stessa notte, diversi cacciatori presenti nei dintorni di Long Prairie hanno affermato di aver visto una forte luce nel cielo sopra di loro che ha illuminato la notte. Alcuni allevatori hanno pure riferito di aver visto un oggetto luminoso librarsi nei dintorni della loro fattoria.

venerdì 21 ottobre 2022

IMPLICAZIONI SESSUALI - 1992 SYDNEY (AUSTRALIA)

Nato nel 1964 in Libano, Peter Khoury è poi emigrato in Australia nel 1973. Ha conosciuto sua moglie, Vivian, nel ‘81, sposandosi nel 1990: hanno avuto due figli.
Peter ricorda che nell'estate del 1971 vide per la prima volta un UFO, accadde in Libano, all'età di sette anni. Lui e altri sette bambini erano saliti sul terrazzo della casa del vicino per giocare. Peter fu l'ultimo a varcare una pesante porta che conduceva al tetto. Fu allora che vide tutti i suoi amici "congelati", immobili come statue, mentre una navicella silenziosa a forma di uovo si librava sopra la casa. Tutti e otto i bambini, in seguito, si ritrovarono, dopo un po’, al piano terra, senza alcun ricordo della particolare esperienza vissuta.

A Sydney, nel febbraio del 1988, Peter e Vivian videro una strana luce muoversi in modo repentino e proiettare a terra un fascio di luce. Ma, nel luglio dello stesso anno si verificò un'esperienza spaventosa. Khoury era a letto, in uno stato di paralisi, quando un certo numero di esseri si materializzò intorno a lui. Uno di loro, un individuo alto e snello, di colore giallo dorato, con grandi occhi neri, inserì un lungo oggetto simile a un ago al lato della sua testa: Peter non ricorda nient’altro. Riprese conoscenza con un sussulto e si precipitò nella stanza attigua dove trovò gli altri membri della sua famiglia in uno stato di torpore. Riuscì a smuoverli e così scoprirono che erano in quello stato da diverse ore, mentre avevano la netta sensazione che fossero trascorsi solo pochi minuti. Fu anche accertata la ferita alla testa.
A quel tempo Peter Khoury non aveva alcuna esperienza al riguardo di questi strani e inquietanti fenomeni. Ma poi venne a conoscenza delle esperienze di altri rapiti e si appassionò all’ufologia, se non altro per capire cosa gli fosse successo. Nell'aprile del ‘93 finì per formare un gruppo di supporto: l'UFO Experience Support Association (UFOESA). Nonostante cercasse di concentrarsi sul sostegno agli altri, Peter Khoury scoprì che era stato sottoposto continuamente a strane esperienze. In retrospettiva, il più sorprendente si verificò il 23 luglio del 1992. Si stava riprendendo dalle ferite alla testa subite in un'aggressione in cantiere (lavorava nel settore edile come intonacatore). Verso le 7:00, dopo essere rientrato a casa, si sentì male e si mise a letto. Si svegliò di soprassalto qualche tempo dopo, rendendosi conto che qualcosa si stava appoggiando sul letto. Fu scioccato nel vedere due donne inginocchiate ai piedi del letto. Entrambe erano nude, il che la dice lunga sulle loro intenzioni. Avevano un aspetto bizzarro, quasi caricaturale: una appariva di tipo nordico e l'altra asiatica. La donna nordica aveva un viso molto allungato e il mento appuntito. I suoi occhi sembravano essere blu e da due a tre volte più grandi del normale. Aveva capelli biondi, finissimi, che sembravano eccessivamente rigonfi. La sua pelle era piuttosto chiara. La donna dall'aspetto asiatico, invece, aveva una carnagione marrone scuro e sembrava avere occhi quasi completamente neri. I suoi capelli, neri, erano acconciati in uno stile da “paggetto”. Sebbene non parlassero, ebbe l'impressione che la donna nordica, che sembrava essere al comando, stesse impartendo all’altra una sorta di istruzione. Poi, evidentemente, decise di passare dalla teoria alla pratica: quello che ne seguì fu sconcertante. La donna nordica, alta e molto forte, si allungò in avanti, afferrò la testa di Khoury e la tirò al seno. Lui la respinse, ma lei non si arrese e ripeté per ben tre volte quel gesto. Alla fine Khoury, cercando di far fronte alla natura disorientante di quella esperienza ed esasperato dalle circostanze, le morse un capezzolo. Peter ingoiò qualcosa, forse un pezzo del capezzolo e nel tentativo di espellerlo, cominciò a tossire con insistenza. La donna, sebbene confusa, non reagì in alcun modo: non mostrò di provare dolore e non sanguinò. Sembrava dispiaciuta, mentre sembrava comunicare all'altra che non era così che dovevano andare le cose. Khoury, intanto, era ancora in preda all’attacco di tosse. Qualche istante dopo, alzando lo sguardo, scoprì che entrambe le donne erano sparite. La tosse indusse Khoury ad andare in bagno per bere un sorso d'acqua. Quando è andato, tentando di urinare, trovò molto doloroso farlo. Scoprì che la causa erano alcuni capelli biondi, molto fini, avvolti strettamente attorno al prepuzio. Khoury tolse i capelli ed ebbe l'accortezza di riporli in una bustina di plastica. Non erano i capelli di sua moglie: non ci mise molto a collegare quei capelli alla strana donna alta e bionda dall'aspetto nordico.
Anche se Vivian gli era stata di grande sostegno riguardo alla sua precedente esperienza (quella del 1988) Peter non riuscì a confidarsi con lei: lo fece dopo un paio di settimane. Lei accettò il fatto, dicendogli che era qualcosa su cui non aveva avuto alcun controllo e che l'avrebbero affrontato insieme, nel modo migliore.

Come molti altri rapiti, Peter Khoury ebbe una lunga serie di esperienze. Nel novembre del 1996, mentre giaceva a letto con Vivian, accanto a lui addormentata, sentì una presenza intromettersi nella stanza. Aprì gli occhi e vide quelle che sembravano diverse piccole figure incappucciate (un’esperienza simile a quella del 1988) che si manifestavano attraverso lo specchio. Peter, paralizzato, venne spinto orizzontalmente contro lo specchio. Quando i piedi vennero a contatto con la superfice vetrosa, avvertì un cambiamento di densità: era come se toccassero l’acqua. Avvertì pure una sensazione di elettricità statica che gli ronzava attraverso il corpo. Mentre “affondava” nello specchio, osservò il riflesso della sua testa avvicinarsi al viso. Non appena si toccarono, svenne.
Ci furono altri episodi intorno al 1994 o all'inizio del 1995 che si verificarono con uno scoppio: un lampo di luce e il suono di un'esplosione, alcuni furono testimoniati anche da Vivian.

INTERVISTA


Avevo solo sette anni. In una calda notte d'estate di un'estate particolarmente calda, la gente del posto scese in strada organizzando una piccola festa di quartiere. Nel cielo notturno notai una stella che brillava più delle altre e... Si muoveva. Nell'allegria collettiva, tutti cominciarono a parlare di UFO. Il bello fu che anche il TG ne diede notizia (probabilmente di un altro avvistamento) e così, nella fantasia di un bimbo cominciò a farsi avanti l'idea che quella generazione avrebbe assistito ad un evento storico. Passarono i giorni i mesi e gli anni, poi i lustri, i decenni, ma quel fatidico incontro con una civiltà extraterrestre non avvenne mai! Allora non potevo ancora saperlo, ma avrei indagato sui casi e avrei raccolto molti dossier al riguardo del "fenomeno".


sabato 8 ottobre 2022

2 NOVEMBRE 1989 - ARKHANGELSK (RUSSIA)



Nella notte del 2 novembre 1989 la temperatura dell'aria scese improvvisamente sotto lo zero. Due camionisti russi, Oleg Kirzhakov e Nikolai Baranchikov, stavano guidando il loro camion dalla zona di Arkhangelsk dirigendosi verso Mosca. Avevano una certa fretta di rientrare, così da poter finire tutte le formalità legate al loro viaggio per poi andare in vacanza. Nei pressi della stazione ferroviaria di Emtza erano in corso dei lavori, pertanto, la strada era bloccata da cumuli di sabbia e ghiaia: Oleg dovette deviare imboccando una strada sterrata. In una curva, i fari del camion illuminarono un'enorme struttura che si trovava sulla destra.

- Pensavo si trattasse di attrezzatura da cantiere - ha riferito Oleg. - c'erano molte macchine operatrici perché la strada era in rifacimento. Tuttavia, quando mi sono avvicinato, ho visto un grande oggetto che, alla luce dei fari aveva una lucentezza metallica. Quando siamo arrivati ​​a meno di trenta metri da quell'oggetto, il motore si è spento: il camion, per un po’, ha proseguito per inerzia, poi si è fermato. I fari, collegati alla batteria, però sono rimasti accesi. Io e il mio compagno non riuscivamo a capire cosa fosse successo. La strada a questo punto aveva una curva e gli alberi sul lato destro ci impedivano di vedere l'oggetto. Abbiamo capito che eravamo incappati in qualcosa di insolito e temevamo che potesse succedere qualcosa di irreparabile. Quindi, ho chiesto a Nikolai di rimanere nel camion e osservare gli eventi mentre mi avvicinavo a quell'oggetto. Scesi dal camion deciso ad avvicinarmi per esaminarlo più da vicino. Dopo aver oltrepassato il cofano, ho iniziato a sentire, ad ogni passo che facevo, una maggiore resistenza dell'aria: diventò difficile muoversi e sapevo che se mi fossi avvicinato di più, non sarei stato più in grado di muovermi. Mi voltai e cercai di avvicinarmi da un'altra direzione. Mi muovevo con cautela, fermandomi dopo ogni passo. Sentii la stessa resistenza dell’aria, in costante aumento. Riuscii ad arrivare a circa dieci metri dall'oggetto. Mi fermai sul ciglio della strada e cominciai a esaminarlo con molta attenzione. Molto rapidamente giunsi alla conclusione che non era di origine terrestre: era davvero qualcosa di insolito. Davanti a me c'era un enorme disco, di circa quaranta metri di diametro, con la sommità a forma di cupola, su cui non erano visibili altre strutture. Lungo il perimetro del disco erano evidenti alcuni buchi scuri che, in un primo momento, pensai fossero oblò. Nella parte inferiore, erano visibili due strutture, che sembravano sostenere la nave. Il bordo più lontano del disco era leggermente rialzato e poggiava su alcune betulle, due delle quali erano spezzate. L'oggetto sembrava scuro e disabitato e non c'erano tracce visibili di finestre o portelli.

Perché questo oggetto si trova qui, in mezzo alla foresta, di notte? Qual è il suo scopo? Forse è in avaria e hanno bisogno di assistenza? Tutte queste domande inondarono la mente di Oleg e proprio in quel momento, di fronte a lui, a distanza di una mano tesa, nell'aria, apparve una scintillante linea rossa tratteggiata. Questa linea formava uno schermo trasparente di forma quadrata, di dimensioni 150 x 150 mm, con angoli arrotondati. Sullo schermo sono apparse diverse parole, scritte in lettere rosse. Oleg non ricorda la frase esatta, ma l'essenza della frase era una richiesta di "fuoco". Così, ritornò al camion, prese una bottiglietta di alcool e dei fiammiferi e si apprestò ad accendere un fuoco servendosi di foglie secche. Ebbe l'impressione che un'ombra si muovesse all'interno di un corridoio: in effetti qualcosa si muoveva nel corridoio che conduceva a un’apertura. Fece un passo indietro e cadde nel fosso lungo il ciglio della strada. Si rialzò e continuò a osservare cosa stava succedendo. Qualcosa si avvicinò all'apertura: era una "massa" oscura dai contorni indefiniti che gli ricordava una borsa o un sacco. Con tutta probabilità quell'essere si defilava dietro una cortina che non gli permetteva di notarne le fattezze. Quando la "massa" si muoveva, ondeggiava e si piegava da un lato all'altro. Un'asta si estese dall'oggetto, si piegò per scendere sulla superficie del terreno. La "massa" scivolò lungo l’asta e si avvicinò al fuoco. Rimase un attimo accanto al fuoco per poi tornare a bordo, portando con sé la scatola di fiammiferi rinvenuta sul posto. Ritornando sui suoi passi, la “massa” scomparve nel corridoio. Solo allora Oleg riuscì finalmente a tirarsi fuori dal fosso. Tornò sulla strada e guardò verso il camion. I fari del camion lo abbagliarono, tuttavia fu comunque in grado di vedere la faccia spaventata di Nikolai, premuta contro il parabrezza.
Oleg, rendendosi conto che stava assistendo a un evento che non avrebbe potuto rivivere mai più, decise di trattenersi e osservare cosa sarebbe successo. Ebbe un improvviso desiderio di osservare la nave più da vicino e immediatamente sullo schermo apparve un invito a entrare nella nave. Dopo una breve pausa, decise di avvicinarsi all'oggetto. Per prima cosa, decise di ispezionare le diverse aperture rotonde, di circa 300 mm di diametro, che in un primo momento aveva creduto fossero degli oblò. All'interno di queste aperture, a una profondità di 300 – 350 mm, era visibile una “griglia” di colore grigio chiaro. L'asse delle aperture era spostato di circa 30 gradi dal piano formato dalla superficie dell'oggetto. Oleg è stato anche in grado di esaminare una delle gambe di supporto su cui poggiava l'oggetto. La gamba era composta da due parti che erano collegate a un'articolazione. La sezione di ciascuna delle due parti della gamba aveva il profilo di una trave a canale con tre lati, con la parte inferiore di diametro inferiore, tale da poter essere ripiegata all'interno della parte superiore. Sul fondo della nave erano chiaramente visibili delle aree incassate in cui le gambe potevano essere ritratte. Il lato opposto dell'oggetto era appoggiato sugli alberi ed era inclinato verso di lui, in modo tale che la parte inferiore dell'apertura fosse appena sopra il livello della sua testa. Per stabilire il materiale di cui era fatto l'oggetto, Oleg volle toccarlo.
Un'asta uscì dalla parte dell'oggetto più vicina a lui. Sembrava essere un tubo rotondo e liscio, con un diametro di circa 50 mm. Il tubo era freddo e sembrava metallico. Aveva il desiderio di guardare dentro e poiché la porta era sopra la sua testa, decise di afferrare il tubo e di issarsi. Non ne ebbe bisogno: nell'istante in cui afferrò il tubo, si ritrovò, in piedi, appena dentro l'apertura. Non sentì alcun tipo di influenza esterna, tutto sembrò accadere naturalmente. Pensò che ciò che stava facendo fosse pericoloso e decise di stare molto attento. In quell'istante ha ricevuto un messaggio sullo schermo, diceva che non aveva nulla da temere e che poteva entrare. Entrando nel corridoio, guardò le pareti e notò l'assenza di porte. Il corridoio era notevolmente più ampio dell'apertura, il pavimento era piatto e le pareti e il soffitto formavano un tunnel ovale. Proseguì lungo il corridoio verso una luce scintillante. Camminava su un pavimento piatto e metallico. In qualche modo, ebbe la sensazione che i muri perimetrali, sebbene sottili, fossero strutturali e rinforzati da qualcosa che si trovava sul lato posteriore. Procedette lungo questo corridoio per circa sei o sette metri. Alla fine del corridoio, si fermò all’ingresso di una grande sala del diametro di circa venti metri. Su una parete della sala c'erano altri cinque ingressi, simili nell'aspetto a quello che aveva appena attraversato. Il soffitto era a cupola ed emetteva una tenue luce azzurra. Tra gli altri ingressi e lungo le pareti c'erano pannelli di luci lampeggianti. Ogni pannello sembrava essere composto da cinque o sei elementi verticali. A sinistra dell'ingresso da cui era entrato, due pareti non avevano pannelli, ma c’erano delle rientranze orizzontali, che erano di colore scuro. Sulla sinistra poté notare due di quelle macchie scure e vaghe che sembravano borse. Dapprima rimasero immobili, poi cominciarono a muoversi verso di lui. Le borse erano identiche alla "massa" che aveva visto vicino al fuoco. Pose alcune domande, le cui risposte apparvero immediatamente sullo schermo. Ma, prima che potesse leggerle, quelle stesse risposte apparvero nella sua mente. A diverse domande seguirono risposte accompagnate da dimostrazioni del funzionamento di quelle strutture. In tal modo, venne a sapere che la rientranza era uno schermo informativo tridimensionale, sul quale gli venne mostrato l'interno di un'altra nave gemella, con le stesse "masse" in movimento (durante la dimostrazione, le due "masse" della nave rimasero pressoché immobili). Poi mi mostrarono una nave nello spazio, tra le stelle e alla fine della dimostrazione vide il presentatore di un programma televisivo sovietico chiamato Vremya.

- Alla mia destra c'era un pannello di controllo ovale, forse una scrivania, situato a circa un metro e mezzo dal muro, su cui c'erano molti interruttori e luci. Tutti i pulsanti illuminati avevano una forma quadrata e piatta. Alcuni di essi erano rialzati sopra il pannello di controllo e altri, invece, erano a filo. Avevano impressi alcuni simboli sotto forma di figure geometriche: cerchi, triangoli, figure quadrilatere, linee, ecc. e combinazioni di quanto sopra. Gli interruttori neri sul pannello erano simili nell'aspetto agli interruttori a levetta. Non c'erano strumenti di misura. Vidi un divano lungo e dritto, che si trovava accanto al pannello di controllo e una fenditura circolare nel pavimento che circondava la parte centrale della sala. Ritenni che fenditura permettesse alla parte centrale del pavimento di ruotare, consentendo di posizionare il pannello di controllo davanti a uno qualsiasi dei pannelli verticali posti lungo le pareti. Sui pannelli verticali notai gli stessi tipi di luci che c’erano sul pannello di controllo. Molte di queste luci lampeggiavano.

L'interno della sala era di colore bianco, compreso il pavimento e solo dal soffitto brillava una luce soffusa e blu. Guardando verso l'alto, cercò di individuare la fonte della luce, chiedendo contemporaneamente della natura di quella luce. Non ci fu alcuna risposta a questa domanda. Invece, in risposta alla domanda: Chi sei? E da dove vieni?" La cupola iniziò lentamente ad affievolirsi e come in un planetario, sul soffitto apparve una mappa stellare. Mentre stava cercando di trovare una costellazione che gli fosse familiare, una delle stelle iniziò improvvisamente a pulsare e discendere lentamente. Il cielo scuro, quasi nero illuminato dalle stelle, combinato con la stella pulsante sospesa sopra la sua testa, così come le luci lampeggianti dei pannelli di controllo e verticali, emettevano luce sufficiente per permettergli di vedere tutti gli elementi all’interno della navicella. In un minuto, la stella pulsante si alzò lentamente e la cupola si illuminò con la diffusa luce blu. Non fu in grado di studiare attentamente e ricordare la mappa stellare mostratagli. Chiese dove si trovava quella stella pulsante. Risposero: "è nella tua galassia".
Fece una domanda dopo l'altra. Le risposte che ricevette furono ascoltate nella mente prima di vederle sullo schermo. Chiese: - su che tipo di nave sono adesso? Che tipo di sistema di propulsione usi per farla volare?
In risposta Gli fu detto che questa navicella era una nave da ricognizione propulsa da campi elettromagnetici. Gli comunicarono che stavano studiando il nostro pianeta, di cui hanno bisogno come base di lancio per il futuro. In risposta alla domanda: - c’è qualche collegamento tra te e il Bigfoot?
Risposero di sì, aggiungendo che vedono il Bigfoot continuamente. Mentre continuava a fare domande, una terza "massa" apparve nell'atrio e poi una quarta. Assistendo a una conversazione che si svolgeva tra loro, giunse alla conclusione che era arrivato il momento di andarsene. Avrebbe voluto lasciar loro qualcosa, quindi si tolse l'orologio e voleva lasciarlo lì, a terra, ma gli dissero che avevano una completa conoscenza della Terra e non avevano bisogno di nulla. Infatti, gli chiesero perché usasse un orologio prodotto in un altro paese?
Oleg domandò: - Sarà possibile vederti ancora?
Dissero: - Se sarai in pericolo, ti troveremo entro quindici secondi.
Indietreggiando di qualche passo dall'ingresso, si voltò e percorse il corridoio verso l'uscita. Giunto sulla soglia, afferrò il tubo con la mano destra e si ritrovò subito a terra. Senza voltarsi indietro, superò il fosso e si diresse verso la strada. Guardando indietro, vide che il tubo e l'apertura erano scomparsi. Dopo alcuni secondi, il bordo esterno della navicella iniziò a ruotare in senso orario e circa trenta secondi dopo, la cupola iniziò a ruotare nel verso opposto. Una luminescenza circondò il veicolo spaziale. Man mano che le rotazioni diventavano più veloci, la luminescenza avvolse il veicolo spaziale che divenne una sfera di luce. La rotazione e la luminescenza avvenivano in assoluto silenzio. In quel momento sopraggiunsero altre due auto con i fari accesi. Per alcuni secondi attirarono la sua attenzione, ma il suono degli alberi che scricchiolavano lo fece voltare per guardare la navicella. La sfera di luce si spostò leggermente e iniziò lentamente a sollevarsi. Accelerando bruscamente, il velivolo schizzò verso nord-est sparendo alla vista dei testimoni. Il suo amico Nikolai scese dal camion e insieme agli occupanti degli altri veicoli gli si avvicinarono. Gli fecero molte domande, ma Oleg era così colpito da quell'esperienza e allo stesso tempo, troppo emozionato per parlare: cercava di realizzare appieno tutto ciò che era appena accaduto. Le mani e le gambe gli tremavano, non fu in grado di guidare, pertanto, fu il suo compagno a portarli via. Oleg si appoggiò allo schienale e guardò l'orologio, che aveva ancora in mano. Dal momento in cui il camion si era fermato, erano trascorsi solo venti minuti: avevano un giorno e mezzo per arrivare a Mosca, la loro destinazione.








L'inchiesta fu condotta dal dottor Valery Mikhailovich Uvarov, Capo del Dipartimento di ricerca sugli UFO, paleoscienze e paleotecnologia dell'Accademia di sicurezza nazionale della Russia.

giovedì 6 ottobre 2022

1948 - NEVSEHIR CAPPADOCIA (TURCHIA)



Behcet Ocal viveva in un piccolo villaggio vicino a Nevsehir, in Cappadocia, nella Turchia centrale. Questa zona è famosa per i siti sotterranei. Nel 1948 era un pastorello di 15 anni che viveva con la sua famiglia, il suo stile di vita era, pertanto, molto semplice, non avendo ricevuto alcuna istruzione. Nel suo villaggio non c'era ancora l’elettricità, quindi, né radio, né cinematografo, non c’era niente. Quel giorno mentre, in aperta campagna, si prendeva cura degli armenti, sentì uno strano suono provenire dal cielo. Alzò gli occhi e vide una luce abbagliante. Era più forte della luce del sole. Si rese conto che quella luce scaturiva da un oggetto a forma di razzo che scendeva dal cielo con moto verticale. L'oggetto aveva un aspetto metallico ed era lungo quasi nove metri. Behcet Ocal era spaventato e allo stesso tempo, incuriosito. Sull’oggetto si aprì un portello e ne uscirono tre individui: due uomini e una donna. Behcet li descrisse d’aspetto umanoide: avevano occhi molto grandi. Entrambi gli uomini erano calvi, ma la donna aveva i capelli lunghi. I tre avevano la stessa corporatura e altezza quasi fossero stati realizzati con uno stampo. I loro vestiti parvero a dir poco pittoreschi agli occhi di un ragazzo del 1948: indossavano una tuta attillata. Behcet notò che tutti e tre portavano uno “strumento luminoso” appeso al collo.
La paura prese il sopravvento: non aveva idea dello spazio, delle astronavi o degli extraterrestri. Tutto lo portava a pensare che quelle persone dall'aspetto strano provenissero dagli Stati Uniti o dall’Unione Sovietica. In quel momento, fu raggiunto da una comunicazione telepatica. Gli dissero di non aver paura e che non gli avrebbero fatto del male. Dopo queste prime “frasi” si sentì più rilassato e – ammise - che in vita sua, non si è mai più sentito così sereno. I visitatori non nominarono il loro pianeta, gli dissero, semplicemente, che provenivano da "un altro mondo". Tutte le comunicazioni furono telepatiche.
Uno di quegli individui gli tese la mano. Il suo palmo era rotondo e profondo come una piccola ciotola. Quando lo toccò, il pastorello ebbe una sorta di shock e cadde a terra svenuto.
Quando lo ritrovarono, più tardi, i visitatori se ne erano già andati e lui era ancora privo di sensi. Fu portato in ospedale dove gli riscontrarono irritazioni cutanee e ustioni.

Behcet era un uomo tranquillo, persino timido: tenne per sé questa storia fino al 1977. Ma in tutti quegli anni rimase in contatto con quelli che, ormai, considerava i suoi amici extraterrestri. Non ebbe mai più incontri ravvicinati, ma li vedeva – ci dice - in una sorta di grande schermo che si apriva davanti ai suoi occhi, spesso succedeva di notte.

mercoledì 5 ottobre 2022

1950 - FLORIDABLANCA BUCAMARANGA (COLOMBIA)


William Ortiz, un ragazzo sordomuto di 13 anni, stava cavalcando su una strada sterrata nella proprietà della sua famiglia quando, scrutando attraverso la vegetazione, su un lato della strada notò un piccolo individuo. Credendo si trattasse di un bambino, continuò imperterrito a cavalcare. Poi in cima a una grande roccia, vide un oggetto a forma di disco con piccole figure intorno. Dopo averlo visto, si fermò, confuso, si guardò alle spalle e notò che una di quelle figure infantili era accanto a lui. Indossava un qualche tipo di uniforme: una tuta molto attillata che copriva tutto, dal collo alle gambe, dove si infilava negli stivali. Il colletto finiva come un dolcevita e si poteva vedere qualcosa come una cucitura a forma di V sulle spalle. Le mani avevano solo quattro dita. L'essere aveva una grande testa glabra. Gli occhi erano grandi, di forma ovale e molto neri. Non aveva orecchie, solo un piccolo foro su ciascun lato della testa. Il naso era piccolo così come le labbra, che non si muovevano mai. Il colore della pelle era marrone, tendente al grigio. L'entità sembrava essere un maschio ma - a suo dire - sembravano tutti maschi. L'entità lo guardò dritto negli occhi e iniziò a inviargli messaggi servendosi anche dei gesti e del linguaggio. Lui comprese otto parole: "cielo", "amore" e "segreto". Subito dopo, l'entità si voltò verso la roccia e Ortiz, sordomuto, non poté recepire il resto del messaggio. L'entità tornò all'oggetto un po’ camminando, un po’ fluttuando nell’aria molto velocemente. Quindi l'oggetto si alzò dritto, fece una rapida virata a sud-ovest e scomparve all'orizzonte.

Curiosamente, la roccia su cui poggiava l'oggetto è particolare: ha, scolpiti, molti simboli peculiari che includono linee, cerchi, forme a disco, serpenti e altri simboli atavici.

 

Fonte: Virgilio Sanchez Ocejo, Cufos Associate Newsletter Vol. 3 

domenica 2 ottobre 2022

AstroSamantha


Domenica 02 Ottobre 2022 la nostra straordinaria astronauta Samantha Cristoforetti è stata nominata comandante della stazione spaziale internazionale (la prima donna ad esserne al comando della ISS). Subito è stata oggetto di pesanti insulti da parte di quel mondo che io e voi, combattiamo da anni, terrapiattisti, complottisti e ufologi (per modo di dire). Spesso mi trovo a dover contrastare questi personaggi che definisco borderline per via della loro indole nel speculare e fare del sensazionalismo, propagando teorie strampalate inventate da loro stessi. Alcuni, addirittura, affermano essere in contatto con Gesù e di essere discepoli reincarnati! Queste personaggi che affollano il tessuto complottistico e ufologico Italiano, non solo non conoscono realmente il fenomeno UAP ma si spingono addirittura ad insultare la nostra astronauta rea a loro dire di mentire sugli alieni, di non sapersi pettinare o di mangiare polvere di grilli ecc. Io sono un cronista dell’insolito, mi definisco tale perché appunto verifico e cerco documentazione sui casi ritenuti ufologici per comprenderne la loro veridicità. Lo faccio insieme ad esponenti dell'aeronautica militare, con ingegneri aerospaziali, ex intelligence, esponenti delle forze dell'ordine ecc. con lo scopo preciso di mantenere equilibrio e serietà nella divulgazione e analisi/indagine ufologica, ma soprattutto con onestà intellettuale! Da sempre, mi dissocio da queste aggressioni vigliacche, spesso messe in atto da “leoni” di tastiera (che quando incontri poi dal vivo invece di ruggire si mettono a frignare) e porgo le mie congratulazioni al Comandante Cristoforetti. Rinnovo il mio invito ad isolare, una volta per tutte, questi personaggi, disertando sedi divulgative e pubblicazioni che sfociano in esilaranti racconti, che di veritiero non hanno assolutamente nulla!