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lunedì 15 gennaio 2024

UN CASO DA TALK SHOW




Poco prima delle 21:00, la sera del 3 ottobre 1978, il 29enne Hideichi Amano sedeva nella sua macchina in cima a una montagna che domina la città di Sayama, nella prefettura di Saitama, in Giappone. Amano era un appassionato radioamatore e la ricezione era molto più chiara da quel punto. Quella sera, alla radio, stava parlando con suo fratello che viveva dall'altra parte del Giappone. Parlarono per diversi minuti, poi Amano intraprese una conversazione con altri operatori HAM della zona. In macchina c’era anche sua figlia Juri, di due anni e per questo motivo interruppe le conversazioni via radio e decise di tornare a casa prima del solito. Tuttavia, proprio mentre cominciava a dirigersi verso casa, una strana luce brillante si diffuse e riempì all'improvviso tutto l’abitacolo. Mosse rapidamente lo sguardo all'interno dell'auto cercando di individuare la fonte dell'intenso bagliore, ma non notò nulla di strano, pertanto rivolse la sua attenzione all'esterno. Si sporse dal finestrino, ma non vide nulla di anomalo: la notte e l'ambiente circostante erano perfettamente scuri e sereni. La luce pareva provenire proprio dall'interno dell'auto. Quando riportò la testa all'interno, però, vide la sua giovane figlia, sdraiata sulla schiena, apparentemente in trance e con la schiuma alla bocca.
Prima che potesse rivolgere tutta la sua attenzione a Juri, tuttavia, uno “strano cerchio di luce arancione” apparve in basso, sul suo ventre. La luce arancione sembrava attraversare il parabrezza dell'auto e provenire da un punto lontano, nel cielo notturno. Amano rimase stordito e svenne. Poi, sentendo qualcosa che premeva contro il lato destro della sua testa, si riprese. Vide, accanto all'auto, una bizzarra creatura che aveva un oggetto simile a un tubo che usciva dalla sua bocca. Il “tubo” premeva contro il volto di Amano e ne uscivano dei “rumori acuti, diversi da una voce”. In seguito li paragonerà a una registrazione su nastro, eseguita ad alta velocità. La testa di questa bizzarra creatura era rotonda e apparentemente, senza collo. Aveva grandi orecchie appuntite e una distinta "depressione" triangolare sulla fronte. Gli occhi brillavano di un colore bianco-blu. Non vedeva alcun naso mentre ricordava chiaramente le labbra che serravano il tubo che usciva dalla sua bocca. Amano, ripresosi dallo spavento, tentò invano di avviare l'auto. I fari si erano spenti e ne dedusse che l’auto era rimasta senza corrente. Intanto, gli strani suoni acuti continuavano: cos’era questo misterioso messaggio alieno? Si sottomise a questa bizzarra fonte sonora ma, circa cinque minuti dopo, la creatura iniziò a svanire nell’oscurità così come svanì il dispositivo che premeva contro la sua testa e cessarono quei suoni acuti. Anche la luce arancione che, apparentemente, lo raggiungeva dal profondo del cosmo, svanì. Per un po’ ci fu un silenzio perfetto. Poi i fari, la radio e il motore della sua macchina ripresero a funzionare contemporaneamente. Quando controllò l'orologio, era fermo alle 21:57.

Fu solo dopo diversi minuti, dopo aver percorso un bel tratto di strada, che si riprese dallo spavento e udì la voce di sua figlia che gli chiedeva un sorso d'acqua. Sentendosi al sicuro, se non altro per essersi portato a debita distanza da qualunque cosa fosse penetrata nell'auto sulla cima della montagna, fermò il veicolo per controllare Juri che, però, stava già meglio. Sebbene indeciso sul da farsi, ritenne di dover denunciare l’accaduto alla polizia: lo fece mentre tornava a casa. Si pentì subito di aver preso quella decisione, poiché non lo presero sul serio. Quando tornò a casa, sua figlia dormiva profondamente. La lasciò con la moglie, mentre lui andò subito a letto: un mal di testa improvviso e penetrante si era fatto sentire già all’inizio del viaggio di ritorno. Nei giorni successivi, probabilmente in seguito alla denuncia, giornalisti televisivi e ricercatori vennero a conoscenza del suo caso. Se ne interessò, in particolare, uno show, uno dei più seguiti in Giappone, chiamato “23:00”. Gli chiesero se fosse disposto a sottoporsi a regressione ipnotica, in modo da poter dimostrare che diceva il vero. Lui fu d'accordo e Akio Morihe, un ipnotizzatore professionista, fu incaricato di svelare cosa accadde quella sera. Interrogato sotto ipnosi, davanti alle telecamere, fece delle rivelazioni sconcertanti: rivelò che la creatura gli aveva ordinato di recarsi nello stesso luogo in un giorno e ad un orario prestabilito. Non rese noto né il giorno né l’ora, a suo dire, per evitare che accorressero dei curiosi!

sabato 6 gennaio 2024

UFOLOGIA PERICOLOSA: TRE SOLDATI PARTONO PER INDAGARE, MA SPARISCONO NEL NULLA


A volte sortisco con il detto: “l’ufologia non giova alla salute” con riferimento a quei casi in cui un avvistamento porta a conseguenze nefaste. Questo è uno di quelli.
Tutto ebbe inizio nel 1953 (non si conosce la data esatta), quando un escursionista solitario, Brian Dogherty, mentre era accampato sotto le stelle, vide un grande velivolo scuro “a forma di piatto rovesciato” muoversi sopra le cime degli alberi circostanti. Sentì un forte "scricchiolio" e si alzò. Intanto la navicella atterrò nella foresta, in un punto più elevato del luogo in cui era accampato. Passò molto tempo prima che si riaddormentasse ma, quando si svegliò, andò alla ricerca del luogo dell’atterraggio. Purtroppo, quel velivolo misterioso era già decollato ed era volato via. Tutto ciò che Brian trovò fu un'area in cui gli alberi erano spezzati e gli arbusti appiattiti.

Nello stesso anno un altro campeggiatore, Peter Suttor, penetrò per puro caso in un'area sotto le scogliere del lato sud di quella valle (Burragorang Valley, Nuovo Galles del Sud – Australia) che si era già rivelata come luogo di atterraggio dei dischi, almeno a detta di Brian e di altri campeggiatori. Nascosto tra arbusti, vide, in lontananza, diverse sagome umane vestite con quelle che, in seguito, descrisse come "tute spaziali". Sembrava che quegli esseri stessero frugando il terreno con strani dispositivi, apparentemente, per raccogliere campioni di terreno e rocce.
Peter raccontò del suo strano incontro agli amici. Ne veniamo a conoscenza poiché tra questi c’era anche chi faceva parte di un gruppo ricerca sugli UFO, a Fairfield. A sua volta, qualcuno lo raccontò a un amico: un militare, di stanza Liverpool. Questo soldato, insieme ad altri due militari di Ingleburn, mentre erano in licenza, decisero di indagare. Quindi partirono per andare in campeggio nella zona dove era avvenuto l’avvistamento di Peter Suttor. Da Warragamba Township, seguirono lo stesso itinerario intrapreso da Peter. Penetrarono per diversi chilometri nell'entroterra fino all'area approssimativa in cui erano state viste le strane figure. Qui sparirono nel nulla! Nonostante le ricerche, di questi soldati si perse ogni traccia. Col tempo, ogni ulteriore notizia sulla loro scomparsa si perse in un “muro di gomma”: un silenzio ufficiale, che calò sull'intera vicenda.

L'immagine è solo indicativa.

giovedì 4 gennaio 2024

DOVE SONO MANUEL E JOSÈ?


Era il 3 settembre del 1966. Vicino a Latacunga (Equador) al tramonto, Manuel Pereira di 15 anni e Jose Sotuyo che di anni ne aveva 14 stavano rincasando percorrendo un sentiero di montagna, quando videro delle strane luci manovrare nel cielo. Manuel freneticamente puntò verso l'alto la sua torcia e usando il codice Morse, inviò il seguente messaggio: "Amico, per favore atterra." Ripeté più volte questo messaggio.
Pochi secondi dopo sentirono un debole ronzio e l'UFO scese a pochi metri da loro. Quando la navicella si trovò vicina al suolo, si poggiò su tre lunghi supporti telescopici. Il bagliore dell'UFO si attenuò fino a diventare una luce bianca e opaca, quindi un portello si aprì e una rampa si estese fino a terra. Tre minuscole figure umane emersero dallo scafo e iniziarono a scendere, rigidamente, lungo la rampa. I ragazzi, spaventati, furono tentati di scappare e invece, rimasero lì. Proprio in quel momento sentirono una voce forte, che suonava stranamente metallica dire: - Non temeteci. Restate e rispondete.
Manuel e Jose, si limitarono ad annuire, guardando con stupore i tre omini nei loro abiti lucidi di color ottone, che si avvicinavano. Una voce che sembrava provenire contemporaneamente da ogni direzione, chiese loro: - Cosa siete?”
I ragazzi chiesero agli ometti da dove venissero, ma la domanda fu ignorata.
Per quasi un'ora l'interrogatorio continuò in questo modo: I ragazzi rispondevano a qualunque cosa chiedesse la voce ma, se erano loro a porre una domanda, non ricevevano alcuna risposta.
Alla fine la voce chiese: - vorreste salire a bordo della nostra astronave?
Entrambi i ragazzi accettarono.
Gli ometti con le loro scintillanti uniformi e gli elmetti a forma di pera fecero strada lungo la rampa. Continuavano a girarsi, come per vedere se i ragazzi li stavano seguendo. I loro lineamenti erano oscurati da un vapore torbido contenuto all’interno degli elmetti e che gli alieni sembravano respirare. Quando entrarono nella navicella, i ragazzi rimasero sorpresi dalla spaziosità degli interni (non è l’unico caso in cui una piccola navicella sembra, invece, racchiudere uno spazio più grande. N.d.R). Le pareti erano fatte di sezioni a forma esagonale, come dei piccoli cubicoli: ricordavano un alveare. Piccole luci e pulsanti furono notate su un pannello della consolle centrale. Non videro altri piccoli esseri, anche se percepirono di essere osservati.
Gli omini chiesero ai ragazzi se volevano andare con loro e aggiunsero che, per questo, non avrebbero subito alcun danno. Ma loro declinarono l’offerta dicendo che la l’assenza prolungata sarebbe stato motivo di preoccupazione per i genitori. Seguirono altre domande. Poi la navicella cominciò a ronzare e la voce annunciò che era ora di partire, aggiungendo che, forse, sarebbero ritornati.
Manuel chiese loro un “souvenir” per dimostrare che l’incontro fosse avvenuto. Si udì uno strano ronzio acuto e uno degli omini si fece avanti tenendo in mano un piccolo cilindro. Disse loro di prenderlo. Aggiunse che si trattava di una sorta di torcia e che, per accendere la luce, dovevano semplicemente stringerla. Seguì una dimostrazione: l’oggetto fu stretto ed emise una luce brillante. Manuel diede la sua torcia all’alieno, in cambio dell’oggetto.
Diversi minuti dopo, da terra, i ragazzi osservarono l'oggetto a forma di piattino capovolto sollevarsi silenziosamente e svanire in un batter d'occhio.
Proprio mentre i ragazzi cominciavano ad affrettarsi verso casa, diversi elicotteri comparvero nel cielo notturno esplorando coi riflettori tutta la zona. Nello stesso momento tre jeep dell'esercito scendevano a rotta di collo lungo il sentiero. I ragazzi furono fermati e interrogati dal personale militare: la piccola torcia fu esaminata e subito sequestrata.

Questa storia sembra avere un esito infausto, in quanto Manuel Pereira e Jose Sotuyo scomparvero circa una settimana prima di Natale, nel 1966 e non furono mai più rivisti. Decisero di andar via con gli alieni?
L'immagine è solo indicativa.