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venerdì 11 dicembre 2020

LA TEORIA DEL DR. VIATIESLAV ZAITSEV


 

Una teoria, che è anche l’affermazione consapevole, di Viatieslav Zaitsev, nato nel 1918, filologo all’Accademia di Scienze della Russia Bianca, a Minsk e ricercatore appassionato di problemi e di enigmi del passato. Dopo aver raccolto per anni fatti misteriosi, partendo da avvenimenti biblici e riallacciandosi a scritti antichissimi da lui elaborati e tradotti, giunse a delle conclusioni stupefacenti.- Sono certo, ormai – affermò - che al principio della nostra era, una gigantesca nave spaziale proveniente da un altro sistema solare si fermò nell’orbita e osservò a lungo quanto gli uomini facevano. Poi da questa nave si staccarono veicoli più piccoli con a bordo dei missionari.

Lo scienziato russo non aveva alcun dubbio: in America Centrale il primo degli astronauti fu noto sotto il nome di Quetzalcoatl, in Asia Minore ebbe nome Gesù Cristo, e in Cina Djan Dao Riin.

- Queste tre figure leggendarie hanno tali rassomiglianze nel loro aspetto, nel loro comportamento e nel messaggio che portano, che il rapporto fra di loro è stupefacente - concorda anche Semitjov. Ma le prove di questa asserzione, dove sono?

Le prove, secondo Zaitsev, sono migliaia.

- Noi camminiamo in mezzo ad esse - disse durante un’intervista - ma ci siamo cosi abituati e siamo così poco interessati che non le rimarchiamo neppure.

Lo scienziato, insomma, sosteneva che gli “dei” non fossero altro che uomini extraterrestri scesi dai loro pianeti su navi spaziali.

- ... Perché si trovano sempre negli antichi scritti religiosi le descrizioni della discesa dal cielo degli angeli, del Figlio di Dio, circondati da fiamma e fumo? E fiamme sono ancora menzionate quando ritornano in cielo...

Secondo questa teoria, Gesù Cristo arrivò dunque da un altro pianeta per portare nell’Asia Minore la sua parola; la domanda che si è posto Zaitsev è stata quindi: la stella di Betlemme era una nave spaziale? Uno scritto apocrifo russo del XVI secolo, che traduce un testo originale latino del 250 d.C., dice: “La stella di Betlemme fu osservata in numerosi paesi d’Oriente. Si costruivano dei piccoli osservatori sulle montagne dove gli astronomi si installavano per studiare il fenomeno celeste. Una notte la stella illuminò tutto il cielo, come un sole. Discese come un’aquila e si posò su di una montagna. Cristo discese da questa stella...”

I tre magi asserirono di aver visto la stella spostarsi da est a ovest, da nord a sud, ma calcoli recenti hanno accertato anche che nessuna cometa poté esser vista nell’epoca della nascita di Cristo. Un satellite, una nave che splendeva quand’era colpita dai raggi del sole e che scompariva se il cono d’ombra della Terra la inghiottiva?

Pare di sì, almeno se vogliamo seguire nelle sue indagini storiche e nelle sue conclusioni lo studioso russo. Questi puntualizza il vuoto dei primi trent’anni di vita di Gesù, il silenzio, incolmabile anche dal mito e dalla leggenda, che circonda la sua infanzia, la sua adolescenza, la sua giovinezza.

- Non possiamo fare a meno di meravigliarci dell’ignoranza di quest’uomo – affermava - sulle condizioni di vita quotidiana delle regioni in cui si trovava, dove si suppone che egli abbia vissuto tutta la sua vita. Gesù mostra di non conoscere gli usi e i costumi giudaici, non rispetta il ‘sabato’, trascura la regola di non mangiare prima dell’apparizione della prima stella nel cielo della sera, non rispetta il digiuno. Cristo stupisce continuamente il suo ambiente con degli atti che nessuno di quegli uomini avrebbe commesso (Cfr. l’episodio del fico) come si comporterebbe uno straniero disorientato, mentre pretende di essere nato e cresciuto nello stesso ambiente.

- Questi fatti - ci dice Zaitsev - erano ben conosciuti in diverse sette religiose nei primi secoli della religione cristiana: i loro seguaci erano fermamente convinti che le condizioni terrestri disorientavano Cristo.

Ma c’è una cosa ancora più degna di riflessione e che lo studioso russo fece notare: Cristo, benché figlio di un semplice falegname, quindi di gente del popolo, parlava esclusivamente una specie di ebraico antico, come se avesse imparato la lingua su testi scolastici in disuso.


 

 

Gesù rimase sul nostro Pianeta per soli tre anni, ma la sua presenza è viva nelle leggi ch’egli ha dato al popolo, a tutte le genti che le vollero accettare e le compresero. Alto, bruno, ma con la pelle chiara, la leggenda dice che suscitò subito, al suo primo apparire, un’ammirazione e una adorazione profonda. Egli compiva miracoli, aveva una sapienza superiore a qualsiasi altro dotto.

- Io vedo in Gesù non solo un uomo cresciuto in una civiltà assai evoluta, ma anche una personalità estremamente dotata - afferma Zaitsev - che rivela anche di aver appreso da antichi scritti monastici come Egli avesse l’abitudine di portare un piccolo astuccio nero legato a una striscia di cuoio appeso al collo.

- Quando saliva sulla montagna per parlare col padre celeste - dicono queste testimonianze - Cristo teneva lo scrigno sulle sue ginocchia e raccomandava ai discepoli di stare in silenzio.

Zaitsev allora si chiese: non poteva essere l’astuccio un dispositivo di comunicazione?

E i miracoli non potevano essere classificati come manifestazioni di una scienza superiore?

A dar ragione a questa tesi ci sarebbero anche degli antichi testi bulgari che narrano come gli angeli comunicassero con Dio attraverso degli “specchi” sui quali Dio scriveva come sull’acqua (non ho mai capito cosa fossero questi “specchi” finché non misero in commercio gli smartphone. N.d.R).

 


 

Non ci sembra giusto, dopo aver accennato alla tesi di Zaitsev, lasciare l’argomento a metà e passare oltre, ignorando che della stessa idea dello scienziato russo vi sono moltissimi altri uomini di pensiero, astronomi, filologi, studiosi di tutto il mondo. Essi sostengono che la missione extraterrestre venne preparata a lungo per ridare al mondo un ideale nuovo. La resurrezione di Gesù fu la pietra più importante, la base per l’espansione del cristianesimo. E Zaitsev aggiunge: - Cristo non è morto sulla croce, svenne. Gli angeli, ossia gli antichi astronauti, vennero a prenderlo e lo salvarono perché la loro conoscenza medica era straordinaria.

A sostegno di ciò, egli ricorda che la resurrezione è stata descritta in diversi modi e che San Luca riferì che alle donne giunte sulla tomba la mattina del terzo giorno, due giovani in ‘abiti abbaglianti’ dissero: “perché cercate fra i morti colui che è vivo?”

In due illustrazioni del XVI secolo, inoltre, Cristo si innalza in una aureola dalla forma di aereo a reazione, circondato da una capsula ovale, abbandonando tre apostoli che paiono piegati da un soffio potente: uno è caduto e giace con i piedi rivolti verso il velivolo e gli altri due si riparano gli occhi con le braccia alzate, mentre gli abiti si sollevano come per una ventata.

- E forse la partenza di un razzo che gli antichi artisti hanno cercato di riprodurre? - osserva Zaitsev - ciò pare fantastico, ma in fondo è forse più fantastico di altre descrizioni dell’Ascensione?

Sempre dalla Russia, Eugen Semitjov a sua volta interviene: - Si ritrovano su molte icone e in diversi scritti apocrifi, immagini simili di un velivolo che innalza Gesù al cielo. Un vangelo antico di seicento anni, scritto da due patriarchi russi, racconta che il Salvatore è stato innalzato al cielo da una nuvola e da una vettura di fuoco e che questa vettura si innalzava, saliva più veloce, fino a quando nessun occhio umano poté più seguirla.

La ragione umana, intrisa dal dogma e dalla fede assoluta, non accetta e non si entusiasma di fronte a queste deduzioni. Non ci resta che aspettare che venga una conferma da quella volta celeste senza fine che ci osserva da millenni e che, forse, ascolta i nostri pensieri e le nostre preghiere.

Troppe domande, sono rimaste senza risposta; Gesù, aveva realmente trent’anni quando venne sul nostro pianeta?

 - Molte cose fanno credere che Gesù ebbe un’esistenza anteriore, ch’egli visse e fu allevato in un altro mondo, assai evoluto - sostiene Zaitsev - quando si fissò la sua età a trent’anni si trattò di una valutazione terrestre. Avrebbe potuto avere anche qualche centinaio di anni: la vita sulla terra non è una scala universale. Il viaggio per venire da un altro sistema solare ha potuto durare molto a lungo, ma se effettuato a una velocità pari a quella della luce, bisogna tener conto del paradosso del tempo di Einstein.

Gli effetti della relatività avrebbero dunque prolungato la vita di Cristo e dei suoi compagni.

Tornerà per davvero, come ha promesso?