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lunedì 30 ottobre 2023

TRE EQUIPAGGI DELL’AMERICAN AIRLINES AVVISTANO DEGLI UFO SUL LAGO EIRE


Poco dopo le ore 20:20 del 24 febbraio 1959 nei cieli vicino a Williamsport, Pennsylvania, il capitano Peter Killian e il primo ufficiale James Dee erano in volo su un DC-6B dell’American Airlines. Partiti da Newark, erano in rotta verso Detroit, nel Michigan, a un'altitudine di 8.500 piedi. Il cielo notturno era limpido, senza luna, ma con una spruzzata di stelle scintillanti. Guardando alla sua sinistra, il Capitano Killian notò improvvisamente tre luci, molto brillanti. Inizialmente pensò che si trattasse della Cintura di Orione ma poi vide quella costellazione leggermente più alta nel cielo rispetto alle misteriose anomalie. Anche Dee aveva notato quelle strane luci e quando le luci cambiarono direzione, Killian si mise in contatto con altri due aerei dell'American Airlines che volavano nelle vicinanze. Entrambi gli aerei stavano sorvolando lo stato dell'Ohio. Il primo, che sorvolava le acque del Lago Erie, avrebbe visto le luci dirigersi a sud, su Cleveland. Il secondo, che era sopra Sandusky e si dirigeva verso Pittsburgh, le vide dirigersi a sud-est.

Killian e Dee continuarono ad osservare le luci ancora per quarantacinque minuti prima di configurare l’aereo per la discesa a Detroit. A volte si spostavano leggermente, ma tornavano sempre nella loro posizione originale: appena sotto la cintura di Orione. Anche la luminosità degli oggetti cambiava costantemente, passando da estremamente brillante a quasi spente. Inoltre, anche i colori di questi oggetti cambiavano: fluttuavano da una brillante luce blu a un più caldo bagliore giallo-arancio. Killian pensò che si trattasse di oggetti individuali poiché, almeno una di loro, occasionalmente, si allontanava dalle altre che, invece, rimanevano ferme. L'aereo iniziò la sua discesa verso Detroit alle ore 21:15. A quell’ora. gli oggetti erano ancora visibili ma, poco dopo scomparvero.

Nel frattempo, ad Akron, Ohio, i piloti dell'aereo dell'American Airlines che avevano visto gli oggetti sul lago Eire, avevano riferito dell'avvistamento. Un "contatto" della filiale di Akron del Comitato di ricerca sugli UFO avrebbe rivelato il loro rapporto telefonando a George Popowitch.
Popowitch, che aveva già ricevuto diverse segnalazioni da parte dei cittadini al riguardo di un UFO, si sarebbe accordato, con discrezione, con i due piloti per poterli intervistare.

Il Capitano Yates e l'Ingegnere Baney affermarono di aver rintracciato gli oggetti misteriosi tra le 20:40 e le 21:10 mentre volavano da Lockhaven, in Pennsylvania, a Youngstown, nell’Ohio. Yates vide chiaramente gli oggetti provenire da sud, superare il suo aereo per poi scomparire verso nord-ovest.
Ci furono diverse indagini, effettuate sia dai militari, sia dall’aviazione civile, a cui si aggiunsero quelle di numerosi gruppi di investigazione sugli UFO.
L'Air Force cercò di convincere i piloti di linea: avanzò l’ipotesi che avessero assistito a una missione di rifornimento in volo. Tuttavia, quegli ufficiali, essendo ex piloti militari, smentirono categoricamente questa ipotesi, in quanto ben consapevoli di come si svolge una missione di rifornimento e questa, dichiararono, sicuramente non lo era.

giovedì 26 ottobre 2023

L’INCIDENTE DI SERRANIA - COLORADO (ARGENTINA)


 



Mentre pranzava, intorno alle 13:45 del pomeriggio soleggiato del 17 agosto 1995, Tony Galvano fu testimone di uno strano evento. Vide un disco volante che brillava sotto il cielo azzurro che sovrastava la regione di Serrania. Quando l’oggetto passò sopra la piccola comunità di Joaquin V. Gonzalez, molti altri testimoni lo notarono. Fu seguito da altri due oggetti (missili?) che si schiantarono contro di esso. La navicella, colpita, precipitò poco dopo. Dopo qualche secondo, si udì una potente esplosione a cui seguì un movimento sismico. Secondo il testimone, la scossa fu avvertita fino a duecento miglia di distanza. In effetti i rapporti suggerirebbero che i residenti di città lontane, come Gaona, El Quebrachal ed El Galpon l’avrebbero avvertita. Nelle piccole comunità si diffuse panico. I residenti affermarono di aver visto una colonna di fumo denso e nero che si alzava, alta, nel cielo senza nuvole.
Galvano, in seguito dichiarerà di “non aver mai visto niente di simile” e che si trattava sicuramente di un oggetto strutturato. Mentre molti residenti correvano verso la zona dell’impatto, Galvano raggiunse la vicina pista di atterraggio, dove c’era il suo aereo, un Flystar e decollò immediatamente. Ma, a causa del fumo nero e denso, non riuscì a localizzare la navicella abbattuta. Dopo diversi giri, volando in mezzo al fumo decise che era meglio desistere e tornò al campo di atterraggio.

Intanto, le radio cominciarono a trasmettere le interviste di persone che avevano assistito al fenomeno. Tutti concordavano sul fatto che l’oggetto, qualunque cosa fosse, era stato abbattuto intenzionalmente.
Galvano, preoccupato, organizzò, insieme ad altri residenti una ricognizione del territorio. Tuttavia, trattandosi di una zona molto vasta, non riuscirono a individuare il luogo dello schianto.
Due giorni dopo, però, Galvano riprese il volo. Questa volta individuò una spianata sulla quale si vedevano segni di impatto. Il sito dello schianto si estendeva per circa tre miglia con una larghezza di seicento metri e presentava un solco centrare ricoperto da una polvere bianca. Era ovvio che su quell’area bruciacchiata era impattato un oggetto grande e pesante. Scendendo di quota, poté chiaramente vedere gli alberi spezzati o sradicati, scaraventati sui lati. Stranamente, questi alberi apparivano corrosi, “come se fossero stati spruzzati con l’acido”. Della navicella, però, non c’era più traccia.
Ora che sapevano dove andare, raggiunsero, via terra, il sito dello schianto, Su posto Galvano raccolse un campione di quella "strana polvere" sulla quale gli specialisti dell’Università di La Plata condurranno delle analisi. Risultò composta da potassio puro al 98%, contaminato per il restante 2% da un materiale sconosciuto. Ulteriori ricerche nell'area non avrebbero prodotto ulteriori reperti.

Quindici giorni dopo l’evento Galvano segnalò dei fatti strani, degli individui che lui non aveva mai visto prima, in abito nero, a bordo di un 4×4 sembrarono interessarsi al caso e lo esortarono a lasciare perdere. Le minacce continuarono sotto forma di telefonate notturne, fino a quando Galvano decise di desistere.
I fatti accaduti ventotto anni or sono rimangono avvolti nel mistero. Lasciano più domande che risposte: si parla di tanti testimoni, ma chi erano?
Cosa cadde al suolo?
Si parla di due missili, chi li lanciò?
Dove sono le foto dell’oggetto volante che qualcuno afferma di aver scattato?
Chi rimosse l’oggetto dal sito dello schianto?
E infine, erano davvero dei man in black quelli che minacciarono il nostro testimone?

sabato 21 ottobre 2023

L’INCIDENTE DI LA ROCHELLE



Poco dopo le 18:00 del 15 agosto 1981, sotto il cielo grigio e coperto di La Rochelle (vicino a Mutare, nello Zimbabwe) venti braccianti agricoli, guidati dal loro caposquadra, Clifford Muchena, stavano tornando alla tenuta per passarvi la notte. All’improvviso, videro una “palla di fuoco” di circa un metro di diametro che si muoveva velocemente rimbalzando sugli immensi prati verdi. I testimoni assistettero singolarmente a una parte dell'incidente in quanto, dislocati in varie posizioni, poterono vederlo da diverse angolazioni. In effetti, molti di loro lo trovarono così spaventoso che con le loro famiglie abbandonarono la casa e cercarono rifugio nella foresta. Erano convinti che si trattasse di fantasmi: degli spiriti dei loro antenati o forse, di uno spirito perduto che aveva smarrito la sua strada.
Alcuni di loro affermarono di aver visto tale palla arrampicarsi sulle mura della torre di osservazione per poi entrare nella stanza in alto. Muovendosi al suo interno, dava l'impressione che l'edificio fosse in fiamme. Altri affermarono, addirittura, di aver visto delle vere fiamme uscire dalla finestra. Dopo pochi secondi le fiamme parvero ricomporsi in una palla che lasciò la torre rotolando giù e attraversando il prato, si diresse verso le sale da tè della tenuta. I testimoni notarono che non lasciava segni di bruciature dietro di se.
Pure la torre, esaminata successivamente, non riportò alcun danno.

Muchena racconterà dell'incontro a Cynthia Hurd, del MUFON UFO Journal, nel maggio 1983. Ammise di non aver assistito all’ingresso della palla luminosa nella torre, ma affermerà di aver visto una palla di luce vicino alla sala da tè. Corse subito verso il campanello per dare l'allarme, ritenendo imminente un incendio e mentre suonava con forza il campanello, la strana palla gli rotolò accanto e si arrampicò sul muro dell'edificio. Ancora una volta entrò all’interno e si ebbe l'impressione che la stanza prendesse fuoco.
Mentre osservava le "fiamme" in cima all'edificio, notò tre figure che gli davano le spalle. Sembravano guardare anche loro. Inizialmente pensò che uno di loro fosse il signor Andrew Connolly, il suo supervisore, che era venuto a vedere quale fosse il problema. Era così sicuro che lo chiamò per nome, ad alta voce: le tre figure si girarono lentamente. Indossavano tute biancastre così lucenti che non riusciva a vedere i loro volti. Splendeva così tanta luce che dovette proteggersi gli occhi con le mani. Improvvisamente, cadde in ginocchio. Si sentì paralizzato e oltremodo spaventato: era in loro potere.
A causa dell’estrema luminosità teneva gli occhi coperti e chiusi e quando finalmente trovò il coraggio di riaprirli, i tre individui e la sfera di luce erano già spariti.

Quando gli fu chiesto se pensava si trattasse di persone provenienti da un altro mondo, Clifford rispose che credeva fossero degli spettri. Disse a Hurd: - Penso che potrebbe trattarsi degli spiriti dei miei antenati.
Antenati che indossavano abiti lucenti? Fu il commentò della giornalista. A cui rispose: - i tempi cambiano, si saranno adattati.
Si tratta certamente di una percezione particolare e soggettiva dell’incontro. Il personaggio, africano, aveva una concezione della vita (della morte) e dell’ambiente, diversa da quella di un europeo. Tuttavia se, per assurdo, accettiamo la teoria che, in un remoto passato, sia esistita una civiltà avanzata, allora quegli abiti “futuristici” parrebbero adatti alla teoria ancestrale di Clifford.

giovedì 5 ottobre 2023

L’UFO DI POLONIA (MAINE)


Erano le ore 03:00 del 27 ottobre 1975. Il ventiduenne David Stevens e il suo amico Glen Gray stavano guidando lungo una tranquilla strada di campagna, appena fuori Oxford, nel Maine. Il loro, era l'unico veicolo sulla strada, i suoi fari fendevano solitari la fitta oscurità della notte fino a quando non comparve un oggetto luminoso “grande quanto un campo da calcio”. Lo strano oggetto si diresse direttamente verso l’auto posizionandosi, per qualche istante, direttamente sopra il veicolo in movimento. Fu a questo punto che vennero colpiti da un raggio di luce. Il veicolo sbandò lateralmente, fermandosi una quindicina di metri più avanti. Gli automobilisti, probabilmente, rimasero privi di sensi, poiché si risvegliarono nel veicolo fermo, rendendosi conto che erano passate diverse ore.
Tornarono a casa, entrambi confusi e consapevoli che era successo qualcosa fuori dall'ordinario. Ma, non sapevano cosa. Dovettero passare diverse settimane prima che Stephens si decidesse a vedesse un medico e si sottoponesse a una regressione ipnotica: ne venne fuori una storia inquietante in parte avvalorata da un agente di polizia che avrebbe segnalato un UFO simile, nello stesso momento e nella stessa area.



Le stranezze parvero iniziare ben prima dell’avvistamento dell'enorme oggetto luminoso. Intorno alle 2:30, mentre si dirigevano verso il lago Thompson, la loro macchina fu “afferrata” da una forza esterna che ne prese il controllo. L’auto deviò, da sola, verso una strada secondaria che portava a Oxford. Ebbero l’impressione che le ruote non toccassero più l’asfalto. Stephens ricorda che dopo una curva, improvvisamente, vide delle luci colorate. Rimasero visibili solo per pochi attimi, poi due grandi bagliori li accecarono.

Stephens si ritrovò a guardare la macchina dalla finestra di un ambiente dove, subito dopo, entrò una strana creatura. Descrisse questo essere come basso (circa quattro piedi e mezzo) e con la pelle estremamente pallida. La sua testa aveva una forma a fungo, due occhi senza sopracciglia e al posto del naso c'erano "due puntini". Era coperto da una sorta di tunica. Nella sua testa risuonò un messaggio che gli diceva di non aver paura, suggerendo agli investigatori una sorta di comunicazione telepatica. La creatura lo guidò verso un altro vano, nel quale c'erano altri individui alieni. La stanza aveva una chiara impostazione medicale: c’era persino quello che sembrava un tavolo operatorio sul quale gli fu detto di stendersi. Quindi, furono prelevati campioni di sangue. Poi gli fu chiesto di spogliarsi, ma invece di obbedire, Stephens, nel tentativo di sottrarsi a quello che sembrava il preludio di una visita medica, si scagliò contro uno di loro. Non ottenne l’effetto sperato: le creature si limitarono ad allontanarsi dal tavolo. Infine, rassicurandolo, hanno insistito, convincendolo a spogliarsi: la natura surreale di quell'esperienza stava già indebolendo la sua volontà.
C'era un grosso dispositivo con un braccio, simile a una macchina a raggi X, che si muoveva sopra di lui. Quando il dispositivo veniva spostato, si sentiva un chiaro "clic". Prelevarono campioni di capelli e dei ritagli di unghie. Questi campioni finirono in una sorta di tubi.

Non sa come, ma si ritrovò improvvisamente in un'altra stanza a guardare di nuovo fuori da una finestra. Successivamente, allo stesso modo, si ritrovò in macchina, al posto di guida, con Glen seduto accanto a lui. Entrambi si stavano riprendendo e il veicolo era ancora fermo, accostato al lato della strada. Ma la cosa più inquietante era che la nave spaziale rimaneva sopra di loro. Stephens accese il motore e si allontanò rapidamente.
L’oggetto li seguì fin sopra la città di Polonia, poi scomparve dalla vista. Così, invertirono il senso di marcia per tornare verso Oxford. Ma l’avventura non era finita: dopo un po’, l’auto ritornò sotto il controllo di una forza esterna e i due amici si ritrovarono in una strada buia, affacciata sul Tripp Pond. Fu allora che il motore si spense e davanti a loro apparve una nave ancora più grande!
L'enorme scafo si trovava a non più di 300 piedi dal tetto dell'auto. Mentre osservavano con ammirazione l'incredibile spettacolo, notarono due scafi più piccoli emergere dall'acqua. Si alzavano in alto poi si tuffavano di nuovo in l'acqua. Lo fecero più volte poi, insieme alla grande nave rimasta in bilico sopra l'auto, schizzarono in aria e scomparvero. L'incontro durò una ventina di minuti. Quando riavviarono l'auto e si avviarono verso la casa di Stephens, il cielo sopra di loro cominciava a schiarirsi. Uno sguardo all'orologio rivelò che erano appena passate le ore 07:00. I due giovani andarono subito a letto: non parlarono con nessuno dell'incontro poiché temevano di essere presi per pazzi.

Ma, poco dopo, entrambi iniziarono a sentirsi male. Stephens, in seguito, affermò che si sentivano storditi, tanto da non riuscire a camminare, a vedere bene e a malapena a parlare. La madre di Stephens testimoniò che i due giovani avevano mani e piedi gonfi ed entrambi sudavano copiosamente ma lamentavano un freddo intenso. Nonostante, li coprisse, non riuscì a tenerli al caldo. Alla fine della giornata, circa dodici ore dopo l’incidente, cominciarono a sentirsi meglio, ma tornarono in piena forma solo dopo diversi giorni.