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venerdì 12 maggio 2017

INCONTRI RAVVICINATI DEL SECONDO TIPO


Illusioni ottiche, palloni sonda, riflessi sull’obbiettivo, fulmini globulari: degli avvistamenti di UFO il 95% può essere spiegato e magari anche screditato, ma il restante 5% richiede di essere preso sul serio. Quando poi un avvistamento avviene nei pressi di una base militare, viene osservato da 60 militari dell’aeronautica per 45 minuti, richiede di certo un esame più approfondito. Sto per raccontarvi il caso dell’incidente della foresta di Rendlesham, uno degli avvistamenti UFO più sorprendenti mai registrati nella storia.


Suffolk, Inghilterra. 26 dicembre 1980. Un soldato della base aerea di Woodbrige, in servizio di ronda, vede una luce rossa particolarmente forte che sembrava provenire dalla vicina foresta di Rendlesham. Temendo che si fosse verificato un incidente aereo, il soldato si mise immediatamente in contatto con la torre di controllo della base che però rispose che non c’erano aerei in volo in quel preciso momento. La tensione salì poco dopo, poiché i radar della vicina base di Bentwaters segnalarono l’effettiva presenza di un velivolo. Si decise così di effettuare una missione di ricognizione nella foresta di Rendlesham, in particolare vennero inviati il sergente James Penniston con gli avieri John Burroughs e Edward Cabansag.

Quando i tre uomini si addentrano nella foresta cominciarono a udire inquietanti versi di animali: era come se le bestie fossero in preda al panico. Mano a mano che si fanno strada tra gli alberi, quella che all’inizio sembrava una luce fioca divenne un’intensa luce di colore giallo, che in basso proiettava una forte luce blu, mentre in alto si poteva notare una luce rossa intermittente, proprio come quella avvistata dal soldato che stava effettuando la ronda. I tre uomini erano confusi. Ricordiamo che si trattava di soldati perfettamente addestrati a riconoscere qualsiasi tipo di velivolo, ma in quel momento i dubbi affollavano la loro mente, tanto che il sergente Penniston si avvicinò ulteriormente e si rese conto che si trovavano di fronte a un oggetto metallico a forma piramidale che sembrava poggiare su una specie di treppiede. All’improvviso l’oggetto si alzò di circa un metro, rimase fermo per un istante, poi partì muovendosi a zig-zag tra gli alberi della foresta. I militari increduli tentarono di inseguirlo, ma prima che potessero raggiungerlo questo decollò con un’accelerazione repentina e sparì nel cielo notturno quasi istantaneamente.

La mattina seguente il tenente colonnello Charles Halt, che in quel mometo dirigeva la base di Bentwaters, venne a sapere che quella notte c’era stato uno strano avvistamento nella vicina foresta di Rendlesham, ma nel rapporto ufficiale scrisse solo che erano state avvisate delle luci. Halt sperava di risolvere così la storia dell’UFO ma, due giorni dopo, dovette ricredersi poiché gli comunicarono che l’UFO era tornato! Halt, sicuro di poter mettere tutto a tacere, prese con se il suo registratore tascabile, un rilevatore di radiazioni e si recò nella foresta insieme ad altri quattro ufficiali; uno di loro era un esperto in disastri aerei. Insieme andarono sul luogo dove l’oggetto era stato avvistato due notti prima e localizzarono tre solchi nel terreno che formavano un triangolo. Annotarono, anche, che gli strumenti rilevavano radiazioni 10 volte superiore alla norma. Halt affermò che c’erano segni di rottura sugli alberi e alcuni rami per terra. Guardando in alto notò chiaramente un’apertura nelle fronde, come se qualcosa vi fosse passato attraverso. All’improvviso uno degli ufficiali notò un oggetto rosso, luminoso, ai margini della foresta e man mano che Halt e la sua squadra si avvicinavano i dettagli dell’oggetto si fecero sempre più nitidi. Si trattava di un oggetto ovale di un colore arancione, come il ferro incandescente, con dei frammenti che all’apparenza sembravano di metallo fuso che gocciolava per terra. Aveva un centro nero: assomigliava a un occhio. Lo strano oggetto si muoveva in modo frenetico, come se stesse cercando qualcosa. Ad un tratto si divise in cinque oggetti bianchi che scomparirono all’improvviso nel cielo. La squadra, sulla via del ritorno, guardando verso nord, notò cinque oggetti ellittici con luci multicolore a circa 1 km di altezza che si muovevano a grande velocità con movimenti bruschi e angolati. Le radio erano disturbate ed avevano difficoltà a comunicare. La tensione salì poiché si temette che quegli oggetti misteriosi avessero preso di mira il deposito di armi nucleari della loro base. Improvvisamente uno degli UFO si fermò sulla verticale di Halt puntando a  terra un raggio. Tutti erano scioccati e increduli per quello che stava accadendo, ma prima che potessero accennare una reazione, l’UFO scomparve.

Più di 60 uomini dell’aeronautica riportarono di aver visto un UFO durante le due notti dell’incidente di Rendlesham, tant’è che questo fatto diventò un problema di sicurezza nazionale sia per gli inglesi che per gli americani di stanza nella base. Ricordiamo che si era in piena Guerra Fredda e che quello era un avamposto dotato di armi nucleari.
Quale ufficiale comandante, Halt dovette riportare l’evento ai suoi superiori. Il suo rapporto venne inviato al ministero della difesa britannico il quale emise un laconico comunicato: affermò che l’evento non era di alcun interesse per la Difesa, chiudendo in modo improbabile uno dei casi più sorprendenti di avvistamenti UFO.

Ma di tutta questa storia esiste un aneddoto ancora più sorprendente. Quando, la prima notte dell’avvistamento, Penniston si avvicinò all’oggetto, ne toccò la superficie rimanendo all’improvviso paralizzato mentre un messaggio in codice si imprimeva letteralmente nella sua mente, come una sorta di comunicazione telepatica. Queste le sue parole: "rimasi accecato da un lampo di luce bianca, poi cominciai a vedere una serie di uno e di zero intermittenti."
Tornato alla base, Penniston sentì l’impulso irrefrenabile di trascrivere su un taccuino la strana sequenza che per lui rimase un enigma indecifrabile per molti anni, fino a quando, andato in pensione, consegnò il quaderno con la successione numerica ad un informatico affinché provasse a decodificarla. L’esperto, dopo vari tentativi, concluse che si trattava di un messaggio in codice binario. La serie era traducibile nel seguente modo: "Esplorazione dell’umanità per l’avanzamento del pianeta". Non solo, un’altra parte della comunicazione conteneva le seguenti coordinate geografiche: 52°05’39.3″N 13°07’52.6″W e se provate a inserire queste coordinate su una mappa, verrete portati proprio nello stesso luogo in cui gli antichi cartografi posizionarono l’isola di Hy-Brasil.
Hy-Brazil: l’isola misteriosa, scoperta e annotata sulle carte nautiche a partire dal 1325, perduta, ritrovata, esplorata e poi definitivamente scomparsa. Forse è solo una coincidenza, un’incredibile e assurda coincidenza oppure è un indizio che rivela la presenza di una base aliena proprio qui, sulla Terra?