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venerdì 21 luglio 2017

COMBUSTIONE SPONTANEA

Tra tutte le morti che vi potrebbero capitare, forse la più strana e probabilmente, anche la più terribile è quella di "bruciare" inaspettatamente senza alcuna causa apparente. Essere divorati dalle fiamme fino a diventare un cumulo di cenere in pochi minuti non è solo un incubo ma, a quanto pare, è un’eventualità che può capitare a tutti. In passato si sono registrati diversi casi eclatanti che spesso venivano visti con superstizione e per secoli si è pensato che fosse una sorta di punizione divina. Questo fenomeno purtroppo era molto popolare nei secoli XVIII e XIX e fra i tanti personaggi illustri che hanno approfondito l’argomento troviamo anche il famoso romanziere inglese Charles Dickens. Dickens, infatti, aveva esaminato i casi di combustione umana spontanea con nutrito interesse e ne conosceva la maggior parte. Descrisse alcune di queste strane morti nei suoi romanzi causando notevole scalpore fra i lettori.
Uno dei casi più studiati e meglio conosciuto è avvenuto in Italia, nel 1731 a Cesena. La strana morte della contessa Cornelia Zangari, vedova Bandi, fece così tanto scalpore che l’evento divenne in breve tempo molto celebre e fu uno dei primi esempi confutabili di questo bizzarro fenomeno.

Si narra che la contessa, una notte di marzo del 1731, fosse andata a letto tardi, dopo aver cenato abbondantemente ed aver trascorso tanto tempo a parlare con la sua cameriera. Il mattino seguente la stessa cameriera fece un’orribile scoperta: dopo aver aperto la porta scoprì ciò che rimaneva del corpo della contessa. Era morta a causa di una strana combustione, quello che rimaneva di lei si trovava vicino al caminetto, ovvero, due gambe intatte e la sua testa con il cervello e metà del cranio ridotto in cenere. Nelle immediate vicinanze sono state trovate anche tre dita di una mano annerite dal fumo mentre il resto del corpo era ridotto ad un mucchietto di cenere. Le cronache dell’epoca tendono anche a sottolineare che la contessa era una persona a cui piaceva bere e spesso si bagnava con acquavite canforata. Forse la caratteristica più comune dell’SHC è la gran velocità con cui si verifica. Molte delle vittime infatti vengono viste vive e coinvolte in episodi di vita quotidiana anche pochi istanti prima di una morte così inspiegabile. Per esempio, parlando sempre di casi italiani, un chirurgo di nome Giuseppe Battaglia descrisse la morte di Don Giuseppe Maria Bertoli, originario della città di Filetto, nel 1789. Una sera mentre recitava l’uffizio il prete si sentì invadere da una vibrazione che si estese a tutto il corpo. Dopo pochi istanti parte del suo corpo venne avvolto da una fiamma leggera, ma che non riusciva a spegnere in nessun modo. Incredulo ma ancora cosciente, iniziò a urlare in cerca di soccorso. I familiari, che si trovavano in casa quella sera, accorsero immediatamente e riuscirono a spegnere quello strano fuoco. Purtroppo le ustioni erano profonde e avevano danneggiato in modo irrimediabile gli organi interni, così in mezzo alle convulsioni e ai conati di vomito, don Giuseppe Bertoli trascorse i suoi ultimi istanti di vita, mentre i familiari non riuscivano a spiegare la ragione di tale fenomeno.

Gli eventi tramandati tendono a sottolineare che molti dei casi di combustione spontanea hanno alcune caratteristiche comuni. Per esempio, nella maggior parte dei casi, si trattava di donne di una certa età o comunque soggetti che tendevano ad abusare di sostanze alcoliche. Le fiamme hanno consumato in fretta i malcapitati ma, in moltissimi casi, le estremità non vennero logorate dal fuoco e quei resti vennero descritti come fetidi e unti. Stupisce che gli oggetti vicino alle vittime non sembrano particolarmente danneggiati dal processo di combustione.
La scienza al riguardo è sempre stata scettica poiché è molto difficile ridurre in cenere un corpo umano. L’esperienza insegna che durante gli incendi difficilmente le fiamme riescono a consumare totalmente un corpo, fino a ridurlo in cenere, come invece accade con i casi di combustione spontanea. Gli esperti affermano che per ridurre un corpo umano a un mucchio di cenere occorre generare un’altissima temperatura e diverse ore per terminare il processo. Il dottor Wilton M. Krogman, antropologo forense che lavora presso la scuola di medicina dell’Università della Pennsylvania, è uno dei massimi esperti sugli effetti del fuoco sul corpo umano e attraverso diversi esperimenti, servendosi anche dei più moderni crematori, riuscì a dimostrare che per ridurre in cenere un corpo umano occorre sviluppare una temperatura superiore ai 1650 °C. Un forno crematorio, in cui la temperatura raggiunge i 1000 °C, ha difficoltà a ridurre in cenere le ossa anche dopo otto ore ininterrotte di funzionamento.

Gli esperti si sono chiesti per quale motivo siano veramente poche le vittime che riescono a chiedere aiuto, mentre la maggior parte di loro sembrerebbe paralizzarsi durante il fenomeno. Questa domanda fu rivolta ad alcune delle vittime che, straordinariamente, riuscirono a scampare alla morte per combustione spontanea. Jack Angel, originario di Savannah, Georgia, nel 1974 si trovò alle prese con il fenomeno. Il signor Angel era un venditore porta a porta e data la sua professione spesso doveva spostarsi in camper, ma il 12 novembre 1974 successe qualcosa di terribile, quella notte rimarrà per sempre nella sua memoria. Jack si addormentò nel suo camper nel parcheggio di un motel e per qualche ragione che non fu mai chiarita, dormì per quattro giorni consecutivi. Quando aprì gli occhi, vide che la sua pelle era ricoperta da ustioni, c’erano bruciature che gli ricoprivano le braccia e anche il petto. Guardandosi attorno Jack non trovò traccia dell’incendio, nulla nella casa mobile era bruciato e persino i vestiti che indossava sembravano in ordine. Spaventato a morte e sotto shock cerco aiutò e poi svenne. I medici dell’ospedale in cui era ricoverano gli fecero molte domande riguardanti le sue strane bruciature, domande alle quali egli non seppe rispondere. Non sapeva come era successo né perché non era riuscito a svegliarsi, non provò nemmeno dolore, se non diverse ore dopo aver ripreso conoscenza. Ad ogni modo le bruciature erano così gravi, soprattutto quelle sul braccio sinistro che dovettero amputarglielo. Anni dopo Jack si sottopose volontariamente a una seduta di ipnosi regressiva, ma non riuscì a ricordare nulla riguardo al motivo della sua strana paralisi e sulle sue bruciature.

Per finire, quando si parla di combustione spontanea non si può non parlare di questo caso dato che, probabilmente è, in assoluto, il più famoso. Il primo luglio del 1951 i resti della signora Mary Reeser, vedova, di 57 anni, vennero trovati nel suo appartamento di ST. Petersburg, Florida. Come negli altri casi, non furono trovate fonti che avrebbero potuto innescare un incendio e dar fuoco alla donna. Inoltre, secondo i rapporti della polizia, la donna venne vista per l’ultima volta circa dodici ore prima e indossava una vestaglia di tessuto sintetico, probabilmente si era addormentata sulla sua poltrona quella notte. I vicini il giorno seguente sentirono un forte odore di fumo che fuoriusciva dalla sua abitazione, così chiamarono i vigili del fuoco che abbatterono la porta e furono i primi testimoni di tale orrore. Quando il vice comandante dei pompieri O. Griffith iniziò l’ispezione del locale, non credeva ai suoi occhi. In mezzo al pavimento era chiaramente visibile un’area carbonizzata di circa un metro e mezzo, all’interno della quale trovò i resti di un corpo umano fusi con alcune molle annerite della poltrona. I dettagli del rapporto descritto dai pompieri e dai medici forensi dichiarano che tali resti consistevano in un fegato carbonizzato ancora attaccato a una vertebra, un teschio rattrappito, che per il calore si era ridotto alle dimensioni di una palla da baseball, un piede che calzava ancora una pantofola e un mucchio di cenere. Quando il coroner Edward T. Silk arrivò per esaminare il corpo, sebbene profondamente confuso, descrisse la morte come accidentale e quindi autorizzò la rimozione dei resti, che furono portati all’ospedale locale.

Le successive indagini, che coinvolsero sia la polizia, sia i pompieri, non furono in grado di spiegare i fatti accaduti, soprattutto considerando l’enorme calore necessario per riuscire ad incenerire il corpo della signora Mary. I mobili, escludendo la poltrona sulla quale la signora sedeva e il tavolino accanto a essa, non erano stati danneggiati, ma l’appartamento mostrava alcuni segni particolari e inquietanti, infatti, il soffitto, le tende e le pareti erano, in gran parte, coperte da una sorta di fuliggine oleosa. La polizia capì che si trattava di qualcosa di più complesso di un semplice incendio, così vennero coinvolti anche i federali. Test, fotografie, analisi e più di mille pagine di documentazione, fanno di questo il caso di combustione spontanea più documentato in assoluto, ma malgrado gli sforzi dell’FBI, dei pompieri, degli esperti di incendi e dei patologi, un anno dopo l’incidente il detective Cass Burgess della polizia di St. Petersburg dovette ammettere: "Le nostre indagini non hanno trovato niente che possa provare, al di là di ogni dubbio, cosa è successo alla signora Mary Reeser. Il caso è ancora aperto, ma siamo ancora lontani dallo stabilire qualsiasi causa logica per questa morte".
Per la comunità scientifica la combustione spontanea è inammissibile. Le ipotesi sono tante, ma bizzarre reazioni chimiche o attività paranormali non sono convincenti: vi sono prove sia a sostegno e sia contro. Quello che rimangono, inconfutabili, sono le fotografie, orribili, che testimoniano l’irruenza di questo bizzarro, incredibile quanto misterioso fenomeno.