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giovedì 2 novembre 2017

GLOBSTER


Il termine Globster fu coniato da Ivan T. Sanderson nel 1962 per descrivere la grande carcassa arenatasi in Tasmania nel 1960. Queste colossali masse organiche, dette anche Blob, si distinguono dalle normali carcasse marine per la difficoltà di essere identificate come resti di animali conosciuti. Fino ad oggi si sono verificati parecchi ritrovamenti di queste fibrose masse organiche, il più delle volte arenate sulle spiagge. Molte sono le ipotesi avanzate dagli esperti di biologia e criptozoologia: c’è chi afferma si tratti di gigantesche piovre (octopus o Kraken), calamari giganti o giganteschi invertebrati sconosciuti. Esiste anche la possibilità, meno sensazionalistica, che si tratti di carcasse di balene, capodogli o grandi squali in avanzato stato di decomposizione. Alcuni globster sono effettivamente stati identificati in tal senso, ma non è questo il caso.

 

Il Tasmanian Globster, una enorme massa organica mai identificata ritrovata su una spiaggia nei pressi dell'Interview River, nella Tasmania Occidentale, fu rinvenuta da due mandriani locali, Jack Boote e Ray Anthony, mentre radunavano il bestiame assieme a Ben Fenton, il loro principale. La sua lunghezza fu misurata in 7 metri e la larghezza in 6 metri; il suo peso fu stimato dalle cinque alle dieci tonnellate. La carcassa non aveva occhi e al posto della bocca presentava due protuberanze morbide simili a zanne. La carcassa aveva una colonna vertebrale, sei 'braccia' morbide e carnose e delle setole bianche che ne ricoprivano il corpo. Non emanava nessun odore e non sembrava in stato di decomposizione. Fenton scattò una fotografia della carcassa e riferì la sua scoperta a molte persone, tuttavia non riuscì a suscitare alcun interesse. Soltanto un anno e mezzo dopo, riuscì a convincere G. C. Cramp (membro del consiglio di amministrazione del Tasmanian Museum) ad organizzare una spedizione per esaminare il reperto dal punto di vista scientifico. Facevano parte della spedizione Bruce Mollison e Max Bennett, del CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization) e due funzionari del Tasmanian Field Naturalist Club: L. E. Wall e J. A. Lewis.

 

Affrontati gli ostici terreni della Tasmania occidentale, il gruppo giunse sul posto il 7 Marzo 1962, constatando che la carcassa, dopo un anno e mezzo, era rimasta pressoché immutata. La notizia venne riportata sulla prima pagina del quotidiano della città di Hobart, The Mercury, con un articolo ricco di particolari: “Duro, gommoso e in ottimo stato di conservazione. Gabbiani, corvi e diavoli della Tasmania hanno per mesi tentato di strapparne brandelli di carne, ma invano. Inizialmente era ricoperto di peli, descritti dagli allevatori come simili a lana di pecora, ma untuosi al tatto. La creatura aveva una gobba di circa un metro e mezzo, che nella parte posteriore andava degradando fino a circa 13 centimetri. Sulla parte anteriore si osservano cinque o sei fessure prive di peluria, simili a branchie, oltre a quattro grandi lobi penduli al cui centro vi era un orifizio simile ad una gola. Non sembra avere una struttura ossea”

 

Il 16 marzo di quello stesso anno, il governo australiano organizzò una seconda spedizione, alla quale presero parte numerosi scienziati: vennero prelevati dei campioni di tessuto dalla carcassa che vennero poi portati ad Hobart per essere esaminati. I pareri degli scienziati non furono unanimi; il professor Clark, della University of Tasmania, affermò che si trattava di una enorme razza e che non poteva assolutamente essere un cetaceo. Nonostante i pareri discordanti, il governo australiano intervenne per chiudere frettolosamente la faccenda, affermando che si trattava di una grossa massa di grasso di balena. Bruce Mollison, che guidò la prima spedizione, non concorda con questo parere, affermando che la mancanza di ossa, la mancata decomposizione e la presenza di branchie escludevano che potesse trattarsi di un cetaceo.