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domenica 15 ottobre 2017

DIABILITA'



L’avete visto anche voi: non si trattava di una fake news: quel messaggio pieno di insulti nei confronti di una persona in carrozzina era vero! La foto del cartello affisso, un sabato di agosto, da un automobilista multato per aver parcheggiato in un posto riservato ai disabili ha fatto il giro del web, suscitando indignazione e rabbia, tanto che la procura di Monza ha aperto un'inchiesta contro ignoti per diffamazione aggravata.
Il testo del cartello diceva: "A te handicappato che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handicappato. Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia"
Un episodio che ha colpito tutti. Ma fino a che punto e fino a quando dura la nostra indignazione?
Il mondo di chi vive con una disabilità o con una limitazione nel movimento è costellato da mille difficoltà, non solo fisiche.
Quante volte vi è capitato di trovare un parcheggio riservato ai disabili occupato da un'altra auto? Molte persone non hanno ancora capito le motivazioni che ci sono dietro una norma che riserva alcuni parcheggi ai disabili: viene vissuta come un'imposizione. E anche in altre occasioni, come dare la precedenza nelle code o lasciare il posto su un mezzo di trasporto pubblico, non sempre diamo il meglio di noi stessi. I disabili affermano che solo in rare occasioni le persone del vicinato si sono dimostrate rispettose, anzi si lamentano di aver ricevuto aiuto "solo qualche volta". Anche a scuola o sul lavoro c'è ancora tanto da fare: dichiarano che, a volte, si sono sentiti discriminati da colleghi o compagni di classe, dagli insegnanti o dai responsabili in ufficio. 

 

La disabilità è una percezione diffusa: più di quattro Italiani su dieci (persone tra i 45 e 80 anni) sostiene di avere uno o più problemi fisici o disabilità che comportano difficoltà di movimento (a differenti livelli) nella vita quotidiana: molte delle persone percepiscono anche la limitazione nel movimento dovuta alla vecchiaia alla stregua di una disabilità o di una malattia. Di questo campione rappresentativo, meno della metà (il 40%) è considerata dallo Stato come invalido. L'invalidità è maggiormente concentrata nelle Isole (22%), poi al Centro (18%), nel Sud (16%) e per finire nel Nord Ovest (13%) e nel Nord - Est (11%).
Tutte queste persone, in un modo o nell'altro, devono organizzarsi per sopperire a difficoltà ed impedimenti dovuti alla necessità di spostarsi. Si riscontrano situazioni di ingiustizia in cui le persone disabili a volte si ritrovano per colpa di uno Stato poco generoso e di una società civile non sempre all'altezza del suo nome. 
 
 
I livelli di assistenza sono molto carenti. Così familiari e amici sono chiamati a sopperire alle voragini del sistema. I LEA prevedono vari tipi di servizi in relazione al tipo e al grado di disabilità, ma tutto è vincolato ai budget delle amministrazioni.
La situazione varia parecchio da una regione all'altra. Un esempio: il trasporto del disabile motorio dalla propria abitazione ai luoghi di cura, in alcune regioni è offerto da servizi convenzionati e associazioni, in altre è coperto dall’amministrazione locale. Ma in molti centri urbani il trasporto pubblico è praticamente inesistente e quindi il disabile per spostarsi è costretto a pagare un taxi o ad avvalersi del supporto di familiari, amici o conoscenti.
Per quanto concerne le barriere architettoniche, in Italia è un disastro. Si dovrebbe provvedere (come è stato già fatto a Milano) a censire le barriere architettoniche non solo in strade e piazze, ma anche in luoghi e impianti di pubblico interesse (uffici pubblici, impianti sportivi, mezzi di trasporto, etc.) e programmare il loro abbattimento entro un ragionevole lasso di tempo definendo priorità e obiettivi. Questa è un’esigenza di civiltà rispetto alla quale, anche a livello legislativo, l’Italia si trova all’età della pietra. Pensate che, già dal 1990 gli Stati Uniti hanno introdotto l'Americans with Disabilities Act, un provvedimento che ha imposto la concreta eliminazione di ogni discriminazione nei confronti di chi ha ridotte capacità di movimento, sia negli spazi pubblici sia in quelli privati. Il fatto che in Italia non se ne parli neppure è una vergogna. Si assiste spesso alle banali esibizioni di candidati sindaci che sotto elezioni si fanno ritrarre su una sedia a rotelle, promettendo attenzioni poi sistematicamente disattese.