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lunedì 23 luglio 2018

IL CRONOVISORE


Pellegrino Alfredo Maria Ernetti conosciuto ai più semplicemente come padre Ernetti (Rocca Santo Stefano, 1925 – Isola di San Giorgio Maggiore, 1994) è stato un musicologo, monaco, inventore ed esorcista italiano. È noto soprattutto per avere svolto ricerche in campi ritenuti non convenzionali dalla comunità scientifica.
È stato anche collaboratore di Padre Agostino Gemelli presso il Laboratorio di Fisica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. 

 

Sul finire degli anni quaranta padre Pellegrino Ernetti, infatti, intrattenne una collaborazione scientifica con padre Agostino Gemelli, religioso francescano, medico e fondatore dell'Università Cattolica di Milano.
Secondo quanto riportato dallo stesso Ernetti, stavano entrambi lavorando nei locali del Laboratorio di Fisica dell'università quando in un momento di sconforto il padre Gemelli esclamò come era solito fare in certi momenti: "Papà aiutami!". Non immaginava che proprio questa frase avrebbe suscitato la risposta inequivocabile del padre, morto molti anni prima, che sarebbe rimasta impressa su un registratore lasciato inavvertitamente attivo nel laboratorio. Riproducendo il nastro si sarebbe sentita una voce che diceva: "Certo che ti aiuto zuccone." Solo suo padre era solito chiamare il Gemelli "zuccone" e nessun altro.
I due ricercatori decisero di informare il Vaticano in merito a questi presunti fenomeni di comunicazioni, cui entrambi avrebbero assistito.
In tempi relativamente recenti ha fatto scalpore la notizia pubblicata sui mass media secondo la quale, a partire dagli anni settanta, padre Ernetti, insieme a un gruppo di famosi scienziati tra i quali l'italiano Enrico Fermi e il tedesco Wernher von Braun, avrebbe progettato e infine costruito il crono visore.
Era stata inventata una macchina, che – secondo quanto affermava Padre Ernetti, durante il Congresso di Riva del Garda nel 1987 - riusciva a captare una particolare scia energetica, visiva e sonora, lasciata dagli uomini nel corso dei secoli. Tali tracce, visive e sonore, rimarrebbero "impresse" nell'ambiente nel quale si manifestarono.
Dunque il “Cronovisore”riusciva a percepire tale energia, e a convertirla in immagini tramite un apposito monitor. Forniva la possibilità agli spettatori di “vedere dal vivo” eventi di epoche lontane. Immagini in bianco e nero, provenienti dal passato, simili ad ologrammi tridimensionali. Una vera e propria trasmissione in diretta. Ernetti raccontò, in una delle sue prime e uniche esternazioni sull'incredibile invenzione, di aver assistito, attraverso il cronovisore, alla rappresentazione del Tieste nel 169 a.C., una tragedia perduta del poeta latino Ennio che, addirittura, avrebbe trascritto. Ma ancor più clamorosamente, Ernetti affermò di aver assistito nientemeno che alla passione e crocifissione di Gesù Cristo.
 
 

Dopo i primi attimi di comprensibile panico e stupore, tutto il filmato, in un’udienza privata, fu mostrato al Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, al Papa Pio XII e ai membri dell’Accademia Pontificia. Da questo momento, ha inizio una serie di vicende talmente misteriose da scaturire quasi nella fantascienza.
Come era ovvio, la scoperta suscitò un vero e proprio putiferio. Da una parte i sostenitori, entusiasti della possibilità di rivedere il passato, un fatto che avrebbe sciolto finalmente, molti dubbi esistenti su tanti eventi fondamentali della storia del Mondo; dall’altra, persone spaventate, che consideravano questa “macchina del tempo”, uno strumento pericoloso, capace di  carpire segreti e mettere a rischio la sicurezza dell’Umanità. Visto il panorama dell’epoca, è possibile supporre che una scoperta come quella del Cronovisore potesse rivestire un interesse strategico, ma, altresì, mettere in gioco la Credibilità di quanto, per secoli, era stato venduto al mondo come “verità assoluta”.
Per darvi un’idea di quanto appena detto, riporto le testuali parole di Padre Ernetti:
 

“Abbiamo cercato di captare la Passione, ma ci siamo subito scontrati con una difficoltà: per quanto mostruoso possa essere questo supplizio, la crocifissione a quell’epoca era frequente. Crocifissi ce ne erano molti, qual’era Gesù? Anche la corona di spine come riconoscimento non poteva aiutarci, poiché contrariamente a quel che generalmente si crede, nemmeno la corona di spine era un fatto eccezionale”.

 
Il Cronovisore, avrebbe dunque mostrato le immagini della morte del Cristo e rivelato alcune verità non presenti nei Vangeli.
La stupefacente narrazione di Padre Ernetti, non può che suscitare stupore e perplessità, al punto da chiederci se l’ipotesi di uno strumento capace di navigare nel tempo, possa essere semplicemente considerata una “idea pazzesca”, oppure possa rappresentare un’ipotesi reale. L'esistenza della macchina tuttavia non è mai stata dimostrata pubblicamente e padre Ernetti, per il resto della propria vita, si chiuse in un riserbo assoluto su questo argomento. Il Vaticano intervenne, costringendo Ernetti al silenzio assoluto su questa vicenda, in quanto poteva rappresentare un pericolo per il cattolicesimo? Quello che è certo è che il Padre, obbediente a quanto gli venne imposto, si portò nella la tomba tutti i segreti legati al fantastico strumento.

 

Tuttavia, più di recente, il teologo ed esperto di "Transcomunicazione strumentale" padre François Brune ha riportato alle cronache, dopo molti anni, l'avveniristico ed ipotetico cronovisore, con un suo libro pubblicato del 2002. Lo scrittore francese sostiene infatti che dell'invenzione fu immediatamente messo al corrente il Vaticano nella persona stessa del Papa di allora e pare anzi che la macchina venisse trasportata proprio nella cittadella sacra dove i suoi segreti sarebbero ancora oggi custoditi.
Il racconto di Brune della vicenda che vede padre Ernetti come principale protagonista è scritto come una sorta di giallo, nel quale l'autore corre in lungo e in largo per l'Europa interrogando testimoni alla ricerca di nuovi indizi su questa misteriosa macchina del tempo, a partire proprio dai lunghi colloqui avuti dallo stesso autore con Padre Ernetti, che aveva conosciuto in tempi trascorsi a Venezia, quando l'autore dell'inchiesta non era stato ancora ordinato prete.