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domenica 22 novembre 2015

Gesù morì in Giappone?

Fin dagli anni settanta raccolgo notizie, forse leggende, su quella che è stata la reale vita di Gesù Cristo, su quelle che erano le sue vere origini e su quanto la storia venne cambiata dopo la sua esistenza. In Giappone però c’è qualcuno che ha fatto di più, rivendicando con forza i propri studi e i conseguenti risultati.
Secondo alcuni antichi documenti Giapponesi, la vita di Cristo non finì in croce a Gerusalemme, ma in Giappone, dove tuttora è stata a lui dedicata un’umile tomba.
Le scritture orientali raccontano che quando Cristo visitò per la prima volta il Giappone aveva tra i ventuno e i trentatré anni, questo viaggio spiegherebbe i lunghi periodi della sua vita completamente ignorati dal Vangelo. In questo periodo si presume che l’uomo abbia studiato la cultura e la lingua locale, prima di tornare a Gerusalemme.
Una volta tornato al suo paese natale Cristo non sarebbe morto in croce, al suo posto, infatti, sarebbe stato crocefisso il fratello minore Isukiri, ma si sarebbe trasferito in Siberia, proseguendo pochi anni più tardi verso l’Alaska, fino ad arrivare a Hachinohe, 40 km circa da Shingo. Si narra che abbia vissuto lì gli ultimi anni della sua vita, in un villaggio dove trovò moglie, ebbe tre figli e morì all’età presunta di 106 anni.
I documenti che riportano l’intera storia sono chiamati “Takenouchi Documents” e gli esperti affermano che la loro età risale ad almeno 1500 anni fa, tramandato di generazione in generazione dalle famiglie del villaggio di Takenouchi.
Coloro i quali si recassero nel villaggio di Shingo, potranno ammirare la “Vera tomba di Gesù Cristo”, così come riporta la targa al suo ingresso. Il piccolo monumento funerario comprende due tombe, in quella a sinistra sarebbe contenuto l’orecchio di Isukiri con una ciocca di capelli di Maria Vergine, mentre sulla destra sarebbero conservati i resti di Cristo sepolto.
Tale teoria è stata descritta da molti come una bufala inventata dai locali per attirare un po’ di turismo al loro villaggio. Non è un caso, infatti, che nel villaggio la fede di tutti gli abitanti sia quella Buddhista. Qualcuno però non manca di sottolineare come alcune prove non confutabili siano state ritrovate nel villaggio di Shingo. Si tratta di alcune tradizioni non comuni al resto del paese, come ad esempio l’abitudine di battezzare i neonati con una croce in testa o l’uso di alcune parole bizzarre per la lingua Giapponese e ancora l’aspetto poco orientale di alcuni abitanti.

1 commento:

  1. Sinceramente, non so dire chi fosse: proveniva dalla Palestina e portava i segni di una crociffissione. Ma doveva essere un uomo buono: l'hanno amato così tanto da accudire e conservare la sua tomba per ben 2000 anni!

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