Nel 1950 il Sig. Buta, di quarant'anni, lavorava per uno studio di ingegneria e architettura a Caracas. La società per cui lavorava lo inviò in Argentina per supervisionare un ambizioso progetto di costruzione nella zona di Buenos Aires.
Buta decise di raggiungere quella destinazione in auto. Era un viaggio piuttosto ordinario che lo portò ad attraversare una zona spopolata: non si vedeva altro che distese brulle e desertiche. Ma, all’improvviso scorse un enorme oggetto metallico posato direttamente a terra. Per lo stupore, fermò immediatamente la macchina, scese e si avvicinò all’oggetto. All'inizio pensò che si trattasse di un aereo che, per un’avaria, aveva avuto la sfortuna di dover effettuare un atterraggio di emergenza, ma poi si rese conto che quello non assomigliava in alcun modo a un aereo.
Alla vista, l’oggetto rotondo appariva metallico, ma toccandolo dava la sensazione di essere fatto di gommapiuma poiché era morbido come una spugna. Girando intorno a quel disco, Buta notò un buco scuro. Spinto dalla curiosità, vinse la paura e decise di ispezionare quella cosa dall’interno.
Il disco era sormontato da una cabina, sulla quale brillava una luce rossa lampeggiante. La cabina, trasparente, era piena di luci, pulsanti e di altri dispositivi sconosciuti e nel mezzo, c'era un divano semicircolare. Sedute su quel divano, c’erano tre creature umanoidi, basse, come dei bambini piccoli. Se ne stavano lì, immobili, sedute sul divano. Indossavano abiti grigi, molto aderenti.
Siccome non rispondevano alle sue domande, Buta fu spinto a toccarne uno. Lo toccò sulla spalla e senti che la consistenza della pelle, nella zona esposta intorno al collo, era "come carbonizzata”.
Sembrava ovvio che queste persone o qualunque cosa fossero, erano come morte. La scoperta bastò per farlo saltare fuori dal veicolo in preda al panico, recuperare l’auto e fuggire a tutta velocità.
Quando Buta arrivò all'hotel in cui alloggiava, disse a due suoi colleghi in cosa si era imbattuto. I tre decisero che sarebbero tornati sul posto la mattina dopo per constatare il racconto di Buta. Arrivati sul posto, a terra, non trovarono alcun che. Se non un enorme mucchio di qualcosa che sembrava cenere.
Uno dei suoi colleghi toccò quella cenere e inorridito, vide la sua mano diventare improvvisamente rossa. Nel cielo notarono tre oggetti non identificati: due più piccoli e uno grande, a forma di sigaro. Questi oggetti continuarono a stazionare sopra di loro per diversi minuti, poi si fusero improvvisamente in un sol corpo che, lampeggiando come un semaforo, si allontanò con una velocità tale da lasciare i testimoni esterrefatti.
Buta riferì che la mano del suo amico che volle toccare la cenere, rimase rossa per diversi giorni. L’uomo soffrì di febbre forte e gli spuntarono dei “brufoli” sulle mani, simili a scottature della pelle. I medici, consultati, non furono in grado di spiegare la natura di questi sintomi.
Questo caso rimase in segreto per molti anni, prima che Buta lo condividesse rivelando la storia ad un certo Horacio Gonzalez, che a sua volta l’ha riportò al ricercatore americano Leon Stringfield, che lo incluse nel suo libro "Situazione rossa: l'assedio degli UFO"

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