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domenica 22 maggio 2016

OBIEZIONI

Non ho potuto fare a meno di notare come il mio articolo dal titolo "Dio", abbia suscitato, una volta apparso su facebook, un’infinità di polemiche. Da parte mia, devo ammettere che le scritture, anche se definite sacre, si prestano, oggi più che in passato, a particolari rivisitazioni.
 
Le basi strutturali di qualsiasi religione sono, alla luce della logica, tutte improbabili e contraddittorie, a volte finanche assurde. Mi spiace dirlo, ma queste loro peculiarità si riflettono sulla mentalità di chi le assume senza se e senza ma. Queste persone sono, fondamentalmente, individui la cui credulità deve essere continuamente foraggiata e rafforzata tramite il confronto coi ragionamenti, ben più complessi, di chi analizza e dubita del suo credo. Ma, più si nutrono di opposizione, più si convincono delle loro convinzioni. Non importa che si tratti di una casalinga o di un illustre luminare: chi è devoto lascia alla base della propria personalità questa credulità forzosa. Sembrerebbe, che il devoto desideri rimanere tale quando, invece, potrebbe liberarsi da questa incomprensibile ingenuità attingendo alla cultura ed all'informazione, che oggi sono alla portata di tutti. Forse è proprio per questo motivo che le religioni, cui il credente aderisce, si scagliano contro il progresso e l'informazione con più ferocia di quanto non avveniva in passato.
 
 
Normalmente tranquilli e "amichevoli" quando non sono "infastiditi", i devoti alzano le barriere dinnanzi a nuove e diverse interpretazioni, perché questo è stato insegnato loro fin dalla più tenera età. In questi casi parlano di "convinzioni personali"; ovviamente chi rimette tutto in discussione possiede convinzioni che, seppur condivise da altri, sono comunque personali, ma è singolare rimarcare come quelle dell'opposizione rimangono "opinioni", mentre le loro sono tesi assodate e indiscutibili, solo perché condivise da tutti!
Difatti, quando a costoro si chiedono delle prove, non sanno far altro che apportare tre classiche motivazioni, sempre le stesse: la "bellezza del creato", le "scritture" e "il sentimento". Si arrogano il diritto di criticare la tua libertà di pensiero, nella pretesa che credere in qualcosa di diverso sia un errore e un pericolo per tutta la comunità.
Gli elementi più irriducibili sono quelli dotati di una cultura oltremodo rimaneggiata e copiata da fonti più "autorevoli". Onde evitare pensieri scomodi, costoro si accontentano di girare attorno a quei pochi concetti e lo si vede facilmente allorquando, messi alle corde, anziché rispondere alle domande, dirottano il fulcro della discussione su argomenti "a effetto", basati sull'espediente del richiamo alla morale, alla civiltà, al rispetto e all’educazione. Chiaramente, non possono dubitare di quel poco che sanno, poiché credono d'avere le spalle coperte da "esperti di Dio" "ben più accreditati" i quali, malauguratamente, sono accreditati semplicemente dal credito che viene loro tributato e dalla loro stessa convinzione d'essere nel giusto!

domenica 15 maggio 2016

DIO


 
 
Nel libro "Il libro perduto del dio Enki", traduzione letterale di una serie di tavolette sumeriche in alfabeto cuneiforme operata da Zecharia Sitchin, Enki, un Dio venuto dal cielo, racconta che dopo il diluvio ci fu un conflitto (nucleare) che sarebbe stato meglio evitare:


"Mai dai tempi del Grande Diluvio una tale calamità aveva colpito la Terra, gli dèì e i Terrestri. Ma il Grande Diluvio era destino che accadesse, non così la Grande Calamità. Questa, sette anni fa, non si sarebbe dovuta verificare. Sarebbe stato possibile impedirla e io, Enki, feci ogni cosa in mio potere per evitarla; ma, ahimè, fallii. Fu fato o fu destino? In futuro verrà dato un giudizio, perché alla fine dei giorni vi sarà il Giorno del Giudizio. Quel giorno la terra tremerà e i fiumi cambieranno il loro corso, vi sarà oscurità a mezzogiorno e un fuoco nei cieli di notte, sarà il giorno del ritorno del Dio celeste. E quel giorno si scoprirà chi è destinato a sopravvivere e chi a perire, chi sarà ricompensato e chi sarà punito, dèi e uomini senza alcuna distinzione; perché quello che avverrà sarà determinato da quello che è accaduto; quello che era destinato si ripeterà come in un ciclo e quello che era deciso dal Fato ed era avvenuto solo per volere del cuore, nel bene o nel male, verrà sottoposto a giudizio."

Molti possono interpretare le traduzioni di Sitchin, riportate poi nei vari libri che ha scritto, come la prova che Dio non esiste. Infatti nell’equivalente sumerico della creazione di Adamo non si nomina un singolo Dio, ma gli Annunaki, gli dèi sumerici. Però considerato questi passi e altri, che non cito qui per brevità, bisogna riconoscere che in fin dei conti la mitologia sumerica nella traduzione di Sitchin non è che una conferma delle religioni abramitiche, quali l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam. Bisogna riconoscere che il testo presentato riassume quel che dice l’Antico Testamento, il Vangelo e il Corano. In sintesi: alla fine dei tempi verrà il giudizio di Dio su tutte le creature (terrestri e non). Il Dio che i cristiani chiamano Dio Padre, gli ebrei Yehowah e i musulmani Allah è lo stesso Dio che gli Annunaki chiamavano Dio Celeste o Creatore di Tutte le Cose! E questi Annunaki ne sapevano più di noi: avevano, 445.000 anni fa (quando sbarcarono sulla Terra), una tecnologia che ancora oggi ci sogniamo! 


Nella Bibbia si dice che l’uomo sia stato creato da Dio modellando dell’argilla, la scienza attuale descrive una lenta evoluzione naturale che, stranamente, ha avuto 300.000 anni fa una brusca e inspiegabile accelerazione. Sitchin ci dice che il figlio primogenito di Anu (re del pianeta Nibiru), Enki, abbia fondato e avviato una colonia aliena sulla Terra volta all’estrazione dell’oro, che il lavoro in miniera era così duro che scoppiò una rivolta e che Enki propose e ottenne, col benestare di Anu, di creare un "lulu amelu" (un lavoratore primitivo), incrociando il DNA alieno con quello di un antico primate. Il risultato fu quindi ottenuto con l’ingegneria genetica, mentre "l’argilla" servì per comporre le provette destinate alla clinica (la Casa della vita) come ben dimostra questo scorcio tradotto dalla sesta tavoletta.





"… Eoni fa, su Nibiru, i nostri antenati avrebbero potuto essere come loro! Così affermò Ninmah. E’ un Essere, non una creatura! Aggiunse ancora Ninmah. Osservarlo deve essere eccitante! Enki li condusse nella Casa della Vita; alcuni di questi esseri erano rinchiusi in solide gabbie. Balzarono in piedi alla vista di Enki e degli altri, sulle sbarre della gabbia battevano i pugni. Grugnivano e soffiavano; non pronunciavano parola. Sono Maschio e Femmina! Così disse Enki; hanno l’organo maschile e quello femminile. Procreano come noi, che veniamo da Nibiru. Ningishzidda, mio figlio, ha testato la loro essenza Essenza della Creazione (ha esaminato il loro DNA). E’ simile alla nostra, è intrecciata come due serpenti. Quando la loro essenza sarà combinata con la nostra, il nostro segno resterà su di loro. Sarà così creato un Lavoratore Primitivo! Comprenderà i nostri ordini. Userà i nostri attrezzi, eseguirà in vece nostra il lavoro faticoso degli scavi…"
 

Concepire un essere nuovo non fu né semplice né facile e solo dopo svariati tentativi, si giunse al successo grazie all’apporto dell’argilla terrestre.





"… E se il difetto non fosse nella mistura? Così le chiese Enki. E se l’impedimento non fosse né nella femmina, né nelle essenze? Forse manca proprio ciò di cui la Terra stessa è fatta? Non usare contenitori fatti con i cristalli di Nibiru, plasmali con l’argilla della Terra! Queste parole rivolse Enki a Ninmah, illuminato da grande saggezza. Forse è necessaria la mistura stessa della Terra, la mistura di oro e rame! Così Enki, Colui Che Conosce le Cose, la incitò a utilizzare l’argilla dell’Abzu. Nella Casa della Vita Ninmah creò un contenitore, con l’argilla dell’Abzu lo forgiò. Gli dette la forma di un bagno purificatore, così da creare al suo interno la mistura. Dolcemente introdusse nel contenitore di argilla l’ovulo di una femmina terrestre, di una femmina bipede. Introdusse nel contenitore l’essenza della vita estratta dal sangue di un Annunaki. L’essenza fu creata in base alle formule del ME (oggetti a forma di piccoli dischi, contenenti informazioni scientifiche); frammento dopo frammento venne aggiunta nel contenitore. Poi depose l’ovulo così fecondato nel grembo di una femmina terrestre. Ecco il concepimento! Ninmah annunciò con gioia. Attesero il momento previsto per la nascita. Al momento previsto la femmina terrestre entrò in travaglio. Stava nascendo una creatura, un neonato!"

domenica 8 maggio 2016

ROMA: LE ORIGINI DEL MITO


Regine, sacerdotesse, membre anziane del clan: nella preistoria la società era di carattere egualitario. Si evidenziava un particolare rispetto verso la Madre Terra come simbolo della Grande Madre. Il potere della donna era inteso non come dominio ma come capacità di illuminare e trasformare la coscienza umana. Un potere, quindi, non terreno ma spirituale che si estrinseca non solo nella conoscenza e nella saggezza, ma soprattutto nella verità, nell’amore, nella giustizia. Queste qualità verranno in seguito attribuite alla Vergine Maria. La dispensatrice della nascita e la Madre Terra si fusero nella Madonna. Alla fine di questo periodo la spiritualità antica della Grande Madre, gradualmente, si attenuò fino a scomparire come risultato dello scontro tra culture diverse e del successivo affermarsi delle religioni patriarcali.

Per interpretare il significato di una leggenda, per cercare di datarla ed inquadrarla in un suo contesto storico, ammesso che ne esista uno, l'unica base di partenza possibile è ovviamente l'analisi puntuale della o delle versioni che sono giunte fino a noi. È ovvio che tutte le valutazioni e i fatti qui contenuti devono essere presi soltanto come ipotesi di lavoro. Solo con un faticoso lavoro di comparazione del testo con la massa dei dati scientifici provenienti da tutte le fonti pertinenti, sarà possibile azzardare qualche cauta affermazione a proposito della veridicità degli eventi narrati.

La fondazione di Roma si perde nel mito delle origini. Possiamo subito osservare tre aspetti della leggenda:
  • Romolo è figlio di una sacerdotessa (vestale).
  • Viene allattato dall’animale totemico (lupa) come se fosse un lupacchiotto egli stesso.
  • Il fratello maggiore (e non il gemello, si noti che Romulus, in latino, si può leggere come Romus/Remus: il minore) deve morire affinché lui possa regnare.
Ritroviamo la presenza di un "mito dei gemelli" nella saga dei Fanes, con la quale il mito presenta delle peculiari affinità.
Ma, mentre il mito dei Fanes ci rappresenta una struttura sociale ancora matriarcale ed animistica, Romolo è raffigurato come il fondatore di una società patriarcale e praticante una religione politeistica; di conseguenza non può restare figlio di padre ignoto, bensì come genitore gli viene attribuito un dio. Quanto a Remo, il suo ruolo è quello di scomparire nel rito del gemellaggio totemico. Ruolo mistico ampiamente frainteso (o volontariamente trasformato in un ben diverso ruolo politico) dai successivi estensori del mito.
Il mito di Romolo, per la datazione storica, non sembra aver influenzato quello dei Fanes e, naturalmente, non è possibile neanche il contrario. Pertanto, credo che si possa tranquillamente sostenere che entrambi i miti traggano origine da un comune corpo di ancestrali credenze a sfondo animistico-matriarcale, che nella tarda età del Bronzo o del primo Ferro, dovevano essere ancora abbastanza diffuse.
È tuttavia interessante notare alcune ulteriori particolarità nel mito della Roma delle origini:
  • Romolo è uno straniero (viene da Albalonga);
  • la sua abitazione (in base ai recenti scavi del prof. Carandini) si trova all'interno del santuario di Vesta.

Queste occorrenze richiamano evidentemente la matrilocalità e pongono Romolo in parallelo al "principe dei Landrines, che sposa Moltina, la vera sorgente del sacro potere regio, va a vivere con lei, e fonda la rocca delle Cunturines: la "città" dei Fanes. Ne ricavo la sensazione che Romolo abbia fondato la città dopo essersi accasato con una sacerdotessa di Vesta (moglie quindi, e non madre? Si noti che l'assonanza tra il nome di Ersilia, la moglie di Romolo, e Rea Silvia, la madre: potrebbe non essere una coincidenza!) e che, di conseguenza, dovesse obbligatoriamente essere mitizzato secondo lo schema tradizionale italico dei fondatori di città. In origine non doveva affatto chiamarsi Romolo né avere necessariamente un fratello, tanto meno gemello. Tutti questi attributi gli sono stati assegnati all'atto della sua mitizzazione in forma canonica (che deve essere avvenuta molto presto): nato altrove, figlio di un dio ed una sacerdotessa, allevato dall'animale totemico, dotato di un fratello maggiore che doveva essere sacrificato in un atto di "gemellaggio" col totem, affinché nel minore potesse incarnarsi lo spirito del medesimo, ed egli potesse legittimamente salire al trono.
Lo schema sopra tratteggiato, se confermato, ci porterebbe ad una conclusione del tutto inaspettata: ai tempi di Romolo, Roma era retta da un matriarcato teocratico. Naturalmente, questo contrasta con tutto ciò che ci è stato tramandato. Tuttavia, vi sono anche altri indizi che puntano in questa direzione:
  • vi sono testimonianze archeologiche (cfr. Carandini 2002) riferibili a donne che occupavano una posizione sociale definibile come regina, nell'Italia centrale dell'epoca (matriarcato?);
  • il ratto delle Sabine: un atto di patrilocalità forzosa difficilmente credibile così come ci è stato raccontato, può essere interpretato come la copertura mitica del fatto che Romolo abbia avuto dei grossi problemi con le donne romane;
  • l'assenza di una dinastia: nessuno dei re di Roma è figlio del suo predecessore. Gli storici antichi affermano che il Re veniva eletto dal Senato, ma potrebbe ancora essere una copertura del fatto che almeno i primi quattro Re furono eletti in realtà dalle sacerdotesse, in base ad antichi rituali;
  • il successore di Romolo, Numa Pompilio, uomo mite, prende esplicitamente ordini dalla presunta consorte, la ninfa Egeria e muore quietamente in età avanzata.

Non conosco bene l’argomento, almeno non quanto servirebbe per trasformare questi indizi in una vera teoria, ma posso proporre delle congetture:
  1. una città sui sette colli deve essere esistita molto prima di Romolo; questo è asserito abbastanza esplicitamente dal mito ed è provato dai moderni scavi archeologici.
  2. Questa città doveva essere una teocrazia in cui il potere supremo era esercitato da sacerdotesse (come suggerito dagli indizi di cui sopra).
  3. Parallelamente ad altri esempi classici (per lo più greci) il "re" poteva essere il marito della prima sacerdotessa; i dettagli della sua nomina restano oscuri, ma probabilmente doveva essere uno straniero e le sue prerogative avere un carattere prevalentemente militare.
  4. È molto probabile che nel lontano passato l’intera società fosse strutturata a matriarcato (clan governati dalla madre di famiglia, trasmissione della proprietà in linea femminile, marito che si trasferiva dalla casa della madre a quella della moglie). Ma al tempo di Romolo si doveva già essere pian piano trasformata in un patriarcato. Tuttavia, il governo della città doveva essere ancora in mano alle sacerdotesse, in un tipico arcaismo delle istituzioni rispetto all’evoluzione sociale.
  5. E’ quasi certo che nella Roma pre-romulea coesistessero più gruppi etnici (latini, sabini, etruschi ed altri ancora). Questi apporti multietnici devono aver giocato un loro ruolo nella definizione istituzionale e nell’evoluzione della struttura sociale discussa al punto precedente.
  6. Romolo può (ma non necessariamente) essere stato effettivamente uno straniero; divenne "re" nel senso visto sopra, presumibilmente sposando la prima sacerdotessa e abitando entro il suo tempio (di Vesta?) secondo le tradizioni;
  7. Egli dovette fondare una rocca sul colle Palatino (una città murata o in ogni caso, una struttura che permise a Roma di essere chiamata città) che costituì la prima base di una futura espansione.
  8. Egli, inoltre, istituzionalizzò l’organizzazione della società così come in pratica doveva essere strutturata già da tempo, ossia in clan patriarcali (curie, da co-viri: uomini insieme). Da qui l’altro suo nome: Quirino (co-virinus). Probabilmente, sull’onda di questo successo, egli tentò di impadronirsi del pieno potere regio, sottraendolo alle sacerdotesse. Ne seguì una guerra civile che terminò con un fragile e poco amichevole armistizio (sembra che per un breve periodo ci fossero simultaneamente due re, Romolo e Tito Tazio). Le parti coinvolte sono state descritte come entità etniche diverse (Romani e Sabini) e potrebbe anche essere vero; ma potrebbe anche essere solo la "spiegazione", postuma e politica, di una guerra civile fra due fazioni trasversali alle etnie.
  9. Tito Tazio fu assassinato per primo; infine, anche Romolo venne ucciso. Il mito dice che "sparì" durante una tempesta e divenne un dio, ma nemmeno i grandi storici romani ci credevano più. Altri affermano che fu fatto a pezzi dai senatori. Certamente fu ucciso, non sappiamo se per vendetta, per ragioni politiche, su istigazione delle sacerdotesse, o chissà che altro.
  10. Quel che appare chiaro, tuttavia, è che il suo successore, Numa Pompilio, che apparteneva alla fazione anti-romulea (i Sabini), si uniformò devotamente alle leggi del matriarcato. In ogni caso il suo status ufficiale era già quello di un re a tutti gli effetti; regnò da solo e raggiunse la tarda età.
  11. Non è facile definire in che momento le sacerdotesse abbiano effettivamente perso il loro potere politico. Probabilmente ciò avvenne non più tardi della nomina a re di Tarquinio Prisco. Ma il punto importante è che le sacerdotesse non lasciarono i loro poteri al re: secondo tutte le apparenze, li trasmisero ai senatori (i patres), che in effetti all’inizio dovettero esercitarli in continuità. Il Re continuò dunque ad essere nominato: ma dagli uomini, non più dalle donne.
  12. Pertanto il Senato uscì da vero vincitore del secolare conflitto. Subito, volutamente o meno, deve essere iniziata la cancellazione persino del ricordo di un governo delle donne nell’antica Roma, e di esaltazione al suo posto del ruolo politico del senato. I primi annalisti che scrissero del regno di Roma (nel primo periodo della Repubblica) non devono aver rintracciato nella tradizione orale più che vaghi cenni all’esistenza di un matriarcato, e non avevano alcuno stimolo a scavare più a fondo.
  13. Le sacerdotesse, che forse sapevano, si limitarono a mitizzare la nascita della città, in modo da adattarla al suo archetipo ancestrale. Così Romolo ricevette un dio per padre, una sacerdotessa per madre, un re per nonno ed un fratello gemello destinato a morire; fu associato ad una lunga lista di sacri patroni, di cui la lupa è soltanto la più nota, e fu rinominato come si conveniva ad un uomo destinato a fondare una città chiamata Roma.
  14. Più tardi, i senatori devono a loro volta aver modificato il mito, per favorirne la correttezza politica, quanto meno sotto diversi aspetti: il ruolo della moglie di Romolo, le ragioni per cui suo fratello doveva morire, l’ambigua storia dei suoi ultimi anni di regno e della sua morte, e chissà cos'altro.

Nel tentativo di ricostruzione sopra tentato, che vuole avere, ripetiamo, esclusivamente un valore di ipotesi, vi sono vastissime zone d’ombra sulle quali sarà difficilissimo far luce. Molte delle congetture sono basate sui parallelismi tra il mito dei Fanes e quello di Romolo e Remo. L’esame di tali parallelismi lascia supporre l’esistenza di un archetipo comune di "mito di fondazione". Ritrovare altrove le tracce di questo mito potrebbe aumentare di molto le probabilità che alla base delle ipotesi sopra proposte possa esserci qualcosa di vero.

domenica 24 aprile 2016

PRODIGI


La crocifissione e la resurrezione di Gesù sono accompagnate da fatti prodigiosi. Matteo, come sappiamo, ci tramanda che durante la crocifissione: “dall’ora sesta (± le 12:00) furon tenebre per tutta la terra sino all’ora nona (± le 15:00)  e che “il velo del tempio si squarciò in due parti da capo a fondo, la terra tremò e le pietre si spezzarono”. Così racconta la Bibbia canonica, ma ci sono altre testimonianze, apocrife, che non vanno trascurate.
Come, per esempio, questa, citata dallo pseudo-Dionigi Aeropagita nella sua lettera VII: “… vedemmo uno strano fenomeno: la luna nascondeva il sole, pur non essendo tempo di eclisse; indi dall’ora nona a sera, la luna tornò miracolosamente in opposizione al sole.”
Va ricordato che la luna cominciò a nascondere il sole poi, stranamente, tornò indietro, in modo tale che l’eclisse e il ritorno della luce avvennero dalla stessa parte!
Jean Doresse in una sua dotta appendice al “Vangelo secondo Tommaso” accenna ad alcuni annali pagani dovuti a Tertulliano e a Rufino che avrebbero registrato il fenomeno di inversione del moto solare. Di tale fenomeno cosmico troviamo conferma anche nelle “Cronache” di Flegetonte di Tralle.
Citiamo, infine, Plinio il Vecchio che nella sua “Storia naturale” descrivendo l’obelisco Scafè eretto da Augusto nel Campo di Marte, scrisse: “Da circa trent’anni a questa parte (l’avvenimento sarebbe anteriore al 39 D.C.) le osservazioni non risultano più esatte, o perché il sole ha mutato il suo corso per un sopraggiunto movimento celeste o per lo spostamento della terra stessa”.
 
Tutto ciò  appare strettamente legato alla morte e alla resurrezione di Gesù e non fu di certo un caso. Lui, che non era di questo mondo, si mosse dall’Empireo per portare pace a tutte le sue creature. Infatti pronunciò: “Io ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche quelle bisogna che io raduni ed esse ascolteranno la mia voce e si avrà un solo ovile e un solo pastore” (Giovanni X 16).
Di la dall’interpretare questa frase come rivolta ai popoli ancora pagani di allora, è oggi possibile rivalutarla in maniera più ampia, diciamo pure universale, proprio come si addice a un Cristo la cui divina missione non debba ritenersi limitata alle sole creature di questa terra.  

giovedì 14 aprile 2016

TETHERED: IL SATELLITE APPESO




Un satellite tethered è un satellite connesso ad un altro attraverso un sottile cavo detto tether. Dopo studi da parte della NASA, fu istituito un progetto a breve termine per lo sviluppo di un satellite con un cavo di 100 km. I satelliti tethered sono composti da tre parti: il satellite di base, il cavo (o tether) e il satellite ausiliario.
il satellite di base può non essere un satellite vero e proprio, ma anche uno Shuttle, una Stazione spaziale o la Luna. Il cavo collega i due satelliti ed è costituito da un complesso materiale formato da rame e kevlar.
Durante la fase di elongazione, il satellite ausiliario viene rilasciato verso un corpo attrattivo, come la Terra. Successivamente le fasi di messa in stazione e la fase di ritrazione richiedono una difficoltà molto maggiore, poiché la dinamica è governata da un insieme di equazioni differenziali ordinarie e parziali, non lineari.
La missione TSS-1 del febbraio 1996, fu la seconda del suo genere. Il satellite venne “calato” dallo Shuttle (ColumbiaSTS-75.
Si è ipotizzato fosse stata una scarica elettrica a danneggiare e distruggere il cavo (prodotto dalla Lockheed Martin) che lo manteneva ancorato alla navicella Shuttle, perché le sollecitazioni meccaniche subite erano 10 volte minori di quelle per cui il cavo era stato progettato. La rottura avvenne vicino al rocchetto, quando la lunghezza era già di 19,7 km, cioè a 1 km dalla conclusione dello srotolamento.
Una volta tranciato il cavo, il TSS-1R vagò nello spazio e se ne persero le tracce.
Tuttavia, la NASA non fu l’unica a raccogliere i dati di questa missione. Il filmato in questione è sorprendente: mostra diversi oggetti, di grandi dimensioni, che si avvicinano, come incuriositi, per ispezionare il cavo tranciato.

sabato 9 aprile 2016

LA GUERRA DIMENTICATA


 
“Operazione locusta” è un racconto che prende spunto da una lettera dal fonte. Il pilota italiano scrive a sua moglie. Le racconta degli uomini, degli equipaggi, di come scherzano tra loro: in volo si  cerca di ricreare quell'atmosfera goliardica che tanto serve a stemperare la tensione.
Molti anni dopo, mentre rovista nei cassetti, trova per caso quella lettera e sul filo dei ricordi, ritorna con la mente in Africa, al tempo in cui, poco più che trentenne, era un brillante pilota militare.
Alla fine, rimette la lettera dove l’aveva scovata, pensando che, un giorno, qualcun altro la troverà. Forse suo figlio, che a volte gli chiede: - papà, com’era la guerra? Hai mai avuto paura? Hai mai visto morire qualcuno? –
Suo figlio non è un pilota come lui, non è neanche un militare. Questo gli fa sperare, che non dovrà mai ritrovarsi in Africa, come suo padre e suo nonno prima di lui, per combattere in un’altra guerra.
Ma, era giusta o sbagliata quella guerra? Lui, si era arruolato perché voleva volare sui jet ma, fin dall’inizio, era consapevole di ciò che poteva capitargli e non si sarebbe tirato indietro.

domenica 3 aprile 2016

IL MITICO EDEN



Verso la fine del XIX secolo (1888-1900) il sito di Nippur, nell'Iraq meridionale, fu oggetto di studi e scavi archeologici da parte di ricercatori americani dell'Università della Pennsylvania tra cui i professori John Peters e John H. Haynes.
Nel corso degli anni furono rinvenute migliaia di tavolette d'argilla scritte in cuneiforme, fra queste furono trovate le versioni più antiche, fra quelle note, della storia del Diluvio, dell'Epopea dell'eroe sumero Gilgamesh e di altre opere importanti.
Oltre alle tavolette fu ritrovato, tra l’altro, anche il famoso tempio dedicato a Enlil, chiamato E-kur, la "Casa della Montagna". Tra i reperti rinvenuti, Haynes esaminò dei frammenti di un cilindro che ritenne di scarso interesse, essendo la scrittura in parte cancellata, datato alla seconda metà del terzo millennio a.C.
In seguito il cilindro e le tavolette, oltre a vari reperti archeologici rinvenuti a Nippur e in altre località mesopotamiche, vennero trasportati all'"University Museum" di Filadelfia dove furono depositati nei sotterranei del museo all'interno di casse che vennero aperte solo negli anni '20 del secolo scorso dal professor George Aaron Barton del "Bryn Mawr College" di Filadelfia.
 
Barton, che divenne docente di Lingue semite presso l'"University of Pennsylvania", essendo al corrente degli studi fatti da Haynes decise di tradurre le iscrizioni contenute sui frammenti del cilindro di di E-kur. Dopo un meticoloso e lungo lavoro si dichiarò convinto di trovarsi davanti al più antico testo conosciuto della Sumeria "forse il più antico al mondo". Al suo interno erano nominati diversi degli antichi dèi come Enlil, Enki e la poco nota dea Serpente Sir; quest'ultima, stando al testo di Barton, sembrava corrispondere alla sposa di Enlil, Ninlil o Ninkharsag.
Inoltre alcune tavolette, per Barton non del tutto comprensibili, sembravano fornire una versione del mito sumero della creazione nonché inni su divinità e re divinizzati.
A ogni modo, una volta terminati i suoi studi, i quali furono poi pubblicati dalla "Yale University Press", Barton abbandonò le tavolette di Nippur di cui per diversi anni nessuno sembrò interessarsi.
 
Tuttavia, negli anni '70 Christian O'Brien un ex geologo inglese, che aveva lavorato con una compagnia petrolifera in Iran, si appassionò al lavoro di Barton dopo aver letto una copia del suo libro.
O'Brien, che conosceva l'alfabeto cuneiforme, si rese conto che lo studioso americano aveva frainteso gran parte del contenuto delle tavolette e del cilindro di E-kur, per cui decise di ritradurre tutto facendo delle sorprendenti scoperte. Queste ultime vennero inserite nel libro, scritto insieme alla moglie Barbara Joy O'Brien, intitolato "The Genius of the Few - The Story of Those Founded the Garden in Eden", pubblicato in Gran Bretagna nel 1985.
Gran parte del testo sembra raccontare la storia di una razza di esseri divini noti come Anunnaki (Anun-na-ki tradotto generalmente "il cielo che giunge in terra" che secondo Z. Sitchin inidicherebbe "Coloro che dal Cielo sono venuti sulla Terra") che arrivano in una regione montuosa e si installano in una fertile valle. Chiamano l'insediamento "edin", parola che suscita in noi occidentali sensazioni antiche, che in lingua accadica sta per "altopiano" o "gradone", o anche "gar-sag", o "Kharsag", che significa, secondo O'Brien, "zona recintata principale" o "zona recintata e levata". Gli Anunnaki, gradatamente, sviluppano una comunità agricola. I fondatori principali della comunità erano cinquanta e i capi erano Enlil e sua moglie Ninkharsag, la Signora di Kharsag, nota anche con l’epiteto di Ninlil; ripetutamente viene detta "la Signora Splendente". Del gruppo faceva parte anche Enki, Signore della Terra, e Utu, un dio solare. Gli Anunnaki possedevano un'organizzazione democratica, ma per le decisioni più importanti sul futuro di Kharsag si riuniva un consiglio di sette eletti. Nelle Occasioni più importanti, veniva consultato Anu, il dio del cielo, il suo parere sulle deliberazioni era vincolante.
 
In base alle traduzioni di particolari tavolette fatte da Q'Brien sarebbero emersi forti parallelismi tra alcune narrazioni epiche e il resoconto ebraico del giardino dell'Eden poiché, si racconta, che in quella terra felice furono ammessi anche degli uomini. Si citano gli eventi che interessarono la vita della comunità: una grave epidemia, un inverno di gelo, una grande alluvione e un altro rigido inverno. Sciagure che misero a dura prova quel popolo e lo spinsero a disperdersi nella terra Mesopotamica, a fondare città stato amministrate dai loro diretti discendenti, definiti i "serpenti dagli occhi splendenti".
Secondo O’Brian si trattava dei Vigilanti del libro di Enoch e i sette Consiglieri si riallacciano ai sei Amesha Spenta del dio dell’Iran Ahura Mazda e ai sette arcangeli dei giudei e dei cristiani.


«Le giare di pietra traboccavano di grano. La Signora Serpente si affrettò al Grande Santuario. Nella casa del suo uomo, il signore Enlil, era colpito dal male. La splendente costruzione, la casa della Signora Serpente, era colpita dal male. Malattia... malattia - correva dappertutto... La nostra splendida Madre - che sia protetta - che non soccomba... Dalle la vita - proteggila dalla disgrazia della malattia... non c'è riposo per questo Serpente; dalla malattia alla febbre [...] In Eden il cibo dev'essere cotto meglio. In Eden il cibo lavato dev'essere lavato molto meglio...»

Come giustamente osservò Q'Brien, non solo il termine "Eden" è menzionato due volte in questo brano, ma il riferimento alla "Signora Serpente", epiteto per Ninkharsag, potrebbe rappresentare, secondo il geologo inglese, un collegamento col serpente mitico del racconto ebraico.