Forse non sapete tutto sulla Pasqua, una festa carica di significati religiosi, che si celebra nella maggioranza dei paesi del mondo. Il sito www.lapasqua.com può soddisfare ogni vostra curiosità: dal modo di fare gli auguri in varie lingue, alle ricette più tradizionali, ai viaggi più consigliati per il periodo, al modo di realizzare decorazioni e addobbi per festeggiare al meglio. Il tutto senza trascurare le informazioni storiche e religiose che riguardano la ricorrenza.
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lunedì 2 aprile 2012
L'ESORCISTA
L’ESORCISTA
Di William Peter Baltty
Fazi Editore
“Questo romanzo fa paura. Quella paura da bambini che ti fa tenere la luce accesa in camera un po’ più a lungo e ti obbliga a tenerne conto. Quella paura strisciante che prima ti consiglia, poi t’invita e alla fine ti obbliga ad alzarti dal letto perché tanto non riuscirai ad addormentarti. Quella paura nerissima che ti costringe ad accendere la televisione e però nessun canale riesce a toglierti dalla testa quello che hai appena letto”. (E. Nesi)
sabato 31 marzo 2012
Senza tempo: mondi alieni ma non troppo III
Del pianeta Uro si sa davvero poco. I fatti narrati avvengono mentre il pianeta sta già morendo: lo dicono i notiziari.
la Cosa, dopo aver devastato l’impero degli alieni, si avvicinava pericolosamente a Uro. Di fronte alla catastrofe questi umanoidi evacuavano i loro mondi e alcuni di loro, si diceva, sarebbero arrivati qui, sulla Luna.
Il comandante Vlambik ha un triste presentimento.
Noi abbiamo già perso i nostri mondi: ho il presentimento che non torneremo più su Uro.
Questo, mentre gli umani offrono accoglienza ai profughi.
Sire, posso assicurarvi che è stato fatto tutto il necessario per accoglierli nel migliore dei modi. Il personale è stato selezionato, tutti i membri della stazione hanno già avuto rapporti con la cultura aliena, alcuni hanno perfino vissuto per qualche tempo su Uro. Abbiamo adeguato gli alloggi e la mensa, nulla è stato trascurato.
La cucina urana lascia molto a desiderare. Ecco una donna urana, Serel, estasiata dalla bontà dei nostri cibi.
- È tutto assolutamente vero!
- Serel, a cosa ti riferisci?
- Al cibo! Ne avevo sentito parlare: si dice che se c’è una cosa che gli Umani sanno far bene, quello è cucinare. Non so cosa ho mangiato e non voglio saperlo ma, era tutto squisito.
- Beh! Anch’io avevo sentito pronunciare quella frase ma, mai con quel fervore. Cosa ne pensi della bevanda?
- É inebriante. Direi che non c’è niente di simile in tutto l’impero di Uro!
- Ne sembri entusiasta.
- Sì, infatti lo sono!
- Non credevo che certe attività umane ti piacessero così tanto.
- Questo perché non le conoscevo. Non c’è un solo locale di questo tipo in tutto l’impero di Uro.
- Già! E temo che nemmeno qui sia possibile trovare un solo ristorante urano.
Questo trafiletto sentenzia la fine di Uro
- L’impero di Uro non esiste più.
- La Cosa?
- Sì, la Cosa. L’osservatorio astronomico della difesa mi ha, da poco, comunicato che la Cosa ha raggiunto l’estremo quadrante dell’impero e come ben sai, dovremo aspettare che abbandoni l’area prima di poterne verificare la metamorfosi. Le comunicazioni erano già cessate da tempo e non conosciamo il numero delle vittime ma, con tutta probabilità, questi che sono tra noi sono gli ultimi rappresentanti della razza urana.
Qui apprendiamo qualcosa sugli enormi scorpioni che vivono su quel pianeta.
- Va bene basta così. Il fenomeno è spiegato: quel gas brilla alla luce ultravioletta.
- E le sembra una cosa normale?
- Perché no. Ricordatevi che anche gli scorpioni hanno questa caratteristica.
Il riferimento agli scorpioni fu infelice: su Uro questi invertebrati sono eccezionalmente grandi e temibili. Nominarli, in quella circostanza, non servì di certo a tranquillizzare la mia squadra.
venerdì 30 marzo 2012
IL PIANETA DI DIO
I miei occhi si erano aperti su di un paesaggio costiero dove primeggiava il bianco. Un bianco assoluto, splendente di una luminosità fredda e palesemente artificiale, interrotta da trasparenze simili a quelle delle gemme preziose con tonalità appena accennate, tendenti all’azzurro.
È così che si presenta il pianeta di Delfina ma, in realtà. È una sensazione indotta artificialmente. I sensi di un essere umano non potrebbero percepire nulla su in un mondo in cui la temperatura si avvicina allo zero assoluto.
- É tutto falso vero? Avete costruito questo scenario solo per me!
- Abbiamo dovuto, non avresti potuto vedere niente, non c’è luce qui. Ne sentire, non c’è aria, non ci sono suoni, non ci sono odori. Niente da mangiare o da bere e nemmeno da toccare. Tutto è duro è freddo come il metallo!
Eppure sembra tutto vero!
Era buio ma non come mi aspettavo, c’era una luminosità soffusa e si poteva vedere il mare. Lontano brillavano le luci di una grande città.
Mi diressi verso quelle che sembravano le luci di un’improbabile città. Cominciai a domandarmi se ero veramente là. Se mi trovavo su quello strano veicolo oppure se ero ancora tranquillo e sdraiato nella mia bolla. Ma tutte le sensazioni per quanto improbabili sembravano proprio vere. La luce notturna, la via illuminata, i suoi capelli che si agitavano nel vento relativo, il calore e le forme del suo corpo che si stringeva al mio; tutto perfino la concentrazione e la fatica erano reali o perlomeno sembravano tali al di la d’ogni ragionevole dubbio.
Chi abitava questo mondo? Principalmente una razza millenaria, che si era adattata a quelle condizioni impossibili assumendo una forma gassosa.
- Una volta, miliardi d’anni fa, misurando il tempo con il vostro metodo, questo sistema aveva un sole, come il vostro. Il nostro pianeta, come tanti altri, era pieno di vita: verdeggianti foreste ricche di flora e di fauna. Ci siamo evoluti dai primati ed eravamo molto simili a voi. Ma la nostra evoluzione è andata oltre, man mano che le condizioni ambientali cambiavano, cambiavamo anche noi. Con la nostra conoscenza avanzata della biologia e della genetica accelerammo in modo incredibile questo processo. Così sopravvivemmo alla morte del nostro sole, che si trasformò nel vortex in cui siete incappati. Fu la fine del nostro sistema planetario, ma noi sopravvivemmo. La nostra forma attuale l’avete vista ma, siete troppo arcaici e non l’avete riconosciuta.
- Ma, non abbiamo visto niente! L’astronave era totalmente vuota.
- Vuota dici? Non sei stato forse tu il primo a notare uno strano gas? Un gas che si manteneva nel suo stato di aeriforme anche a temperature che avrebbero dovuto liquefarlo?
- Voi, eravate voi, incredibile! É così che siete?
Sul pianeta vivono anche altre forme di vita intelligente.
Cominciavo a distinguere l’abitato. Una vera città, con piazze, case grattacieli, strade illuminate e traffico veicolare. Incrociammo i primi veicoli, potevo notare, attraverso la cortina di vetro oscurato delle figure che sembravano umane. In lontananza, uno stormo di grossi uccelli scendeva verso la periferia.
Quelli che in lontananza mi erano sembrati uccelli, in realtà erano degli orribili mostri alati. Avevano cosce robuste e piumate, e gambe nude e sottili come quelle dei rapaci. I piedi erano provvisti di tre robuste dita artigliate, il tutto dava un’impressione di grande potenza. Il tronco aveva forma umana, era dotato di braccia e di grandi e potenti ali pennute, che spuntavano dalla schiena. Il torace e le spalle erano larghi e incredibilmente muscolosi. Il corpo sembrava essere nudo, privo di quelle piume, che ricoprivano le cosce; poiché lo riparava un giubbotto di pelle, simile a quello degli aviatori. Il collo era esile, teso in avanti, lo sormontava una testa umana dall’aspetto al tempo stesso fiero e cattivo.
Per quanto incredibile, sembra che esseri simili siano stati avvistati qui, sulla nostra Terra, nel corso della seconda guerra mondiale. Ma qualcosa di ancora più sconcertante attende Adam all’interno di un tempio.
Mi resi conto che eravamo entrati in una grande aula circolare al centro della quale sedeva un individuo dall’apparenza vecchio, ma ancora vigoroso. Era circondato da molteplici schiere di candidi Guardiani alati, che cantavano estasiati. Mentre passavo in mezzo a loro ebbi modo di notare che non avevano più quell’aria cattiva, il loro sguardo era dolce e mite come quello delle anatre. Restavano comunque molto brutti.
Non appena ci vide, il vecchio allargò le braccia; con quel gesto caloroso ci invitò ad avvicinarci. Passammo attraverso lo stormo di Guardiani, che proprio come piccioni, si scansavano al nostro passaggio. Il vegliardo abbracciò con affetto Delfina e avrebbe voluto fare lo stesso con me, ma non ero in vena di confidenze; comunque, non se la prese. Delfina, invece, mi lanciò un’occhiataccia di rimprovero.
- Dunque, sei arrivato! – Disse il vecchio.
A guardarlo bene, somigliava molto a Sargon, aveva un aspetto saggio e maestoso. Sembrava molto sicuro di se, troneggiava sui suoi guardiani e tuttavia mancava, nel modo più assoluto, di alterigia. Si mostrava amorevole con tutti, come se fossero tutti suoi figli prediletti. Pensai a quello che mi aveva appena detto: contrastava con quel che mi aveva rivelato Delfina.
- Mi aspettavate? – Dissi guardandola.
Lei gli rivolse lo sguardo come per scusarsi di un errore.
- Da tanto tempo, ragazzo mio.
- Ma io, io sono qui per puro caso; non avevo intenzione arrivarci, non sapevo nemmeno della vostra esistenza.
- Non esiste il caso ragazzo, tutto fu stabilito dal principio.
- State cercando di confondermi? Ci riuscite molto bene!
- Adam – intervenne Delfina – Lui non è come noi, lui è...
- Capisco la interruppi, devo sembrarvi molto primitivo e devo ammettere, certo, ammetto che la vostra tecnologia mi appare come magica. Ma è tutto qui o forse volete convincermi che sono al cospetto dell’Altissimo?
Delfina molto imbarazzata, muoveva le labbra, ma non riusciva a parlare. Con uno sforzo riuscì a liberarsi da quella situazione di estremo disagio e annunciò: - Ma lui è, è il Creatore! –
Non è facile credere di essere al cospetto di Dio, anche perché tutto ciò che fino a quel momento gli hanno mostrato, per loro stessa ammissione, non era reale. Adam venne quindi privato del portentoso scenario tecnologico e immesso nella cruda realtà.
Ricaricato il reattore, accesi gli illuminatori, regolando la loro emissione sulla frequenza dello scan. Solo così riuscii ad avere un’immagine, almeno sintetica, di quel che mi circondava. Le altre lunghezze d’onda non venivano riflesse. Un territorio aspro e brullo. Sarebbe sembrato bianco a causa dell’anidride carbonica solida. Freddo al di la d’ogni immaginazione. Ero rimasto completamente solo. Sparite le luci, le strade, le costruzioni e pure la gente. Niente atmosfera. Alcuni banchi gassosi sembravano essere posizionati in profondità nel sottosuolo; erano gli abitanti? Non fu possibile stabilirlo. Ora che tutto sembrava come doveva essere, cominciavo a chiedermi se era davvero questa la realtà. Li avevo davvero visti? Avevo veramente incontrato Delfina o era stato tutto un sogno? Non ero mai stato così confuso.
mercoledì 28 marzo 2012
Senza tempo: mondi alieni ma non troppo II
Luna è il pianeta dove sorge La capitale, un’unica grande città di dimensioni planetarie, sede del governo Federale. All’epoca risulta affollata dagli esuli che arrivano a frotte da ogni parte della Galassia. Ecco cosa ci dice, a proposito, Adam.La Cosa dopo aver devastato l’impero degli alieni, si avvicinava pericolosamente a Uro. Di fronte alla catastrofe, questi Umanoidi evacuavano i loro mondi e alcuni di loro, si diceva, sarebbero arrivati qui, sulla Luna. Tra non molto, pensai, questa capitale sarà veramente troppo affollata.
Ma anche Luna è condannata. Questo è quanto afferma il Re: - la Luna è condannata; la Cosa sta arrivando anche qui.
Naturalmente, non si tratta della Luna che ben conosciamo, ce lo rivela Adam alla fine della storia.
Per ore, esplorai il pianeta e anche lo spazio circostante: l’Universo, così come noi lo conoscevamo era scomparso. Attorno al pianeta orbitava un satellite. Era un satellite piuttosto grande, mi venne da pensare che fosse stato trascinato fin qui dall’immane forza degli eventi.
Infine.
Il cielo notturno era illuminato dalla luce del piccolo astro, che chiamammo Luna, in onore del nostro pianeta.
martedì 27 marzo 2012
Senza tempo: mondi alieni ma non troppo.
In questa sessione illustreremo, brevemente, i mondi alieni (ma non troppo) del romanzo Senza tempo. Ricordiamo che alcuni di essi rappresentano la culla dell’umanità, poiché la nostra Terra ancora non esisteva (comparirà alla fine del racconto) e l’umanità, a quel tempo, abitava altri pianeti, simili al nostro: Eden è uno di questi. Viene definito come un pianeta agricolo, è anche il posto dove è nato Adam, lui stesso ce lo dice, già nel primo capitolo.
I pianeti agricoli possono disporre per la propria difesa solo di squadriglie di caccia a corto raggio; l’arsenale non contemplava le grandi navi, che sono dotazioni federali. Il desiderio di solcare lo spazio infinito mi aveva quindi spinto a lasciare Eden, il mio pianeta natio, per recarmi nella capitale. Lì cercavano piloti: per quello ero venuto.
Adam ha nostalgia della sua patria? Continuando a leggere, sembrerebbe di sì.
Il sole era ancora alto e io avevo una gran fame, ma non mi andava di tornare a casa, anzi per meglio dire, a casa di Sapel. Così mi fermai in un vicino posto di ristoro. Il posto era piccolo ma, accogliente, mentre si mangiava era possibile vedere i notiziari su di un piccolo schermo. Evidentemente era molto di moda qui, sulla Luna. A parte questo, mi ricordava molto un posto che si trovava su Eden.Senza tempo inizia con lo sbarco di Adam su Luna, un pianeta di cui parleremo in seguito. In realtà si tratta di un ritorno: lo apprendiamo da un dialogo tra lo scienziato Gik, il saggio Sargon e il sovrano che regna sulla confederazione dei pianeti.
- Adam, certo me lo ricordo, siamo stati insieme in accademia. Indole solitario, parlava poco, ascoltava soprattutto ma, quando interveniva era capace di spiegare con parole semplici argomenti anche molto complessi. Non piaceva alla maggior parte dei suoi insegnanti, ma piacque a Sargon, fin dal loro primo incontro.
- Ricordo – aggiunse Sargon – era come se fosse sempre un passo avanti agli altri, aveva un intuito formidabile. Era solo, ma per scelta. Aveva pochi amici, ma fidati. Mi piacque perché era assetato di sapere, del vero sapere: la “conoscenza”.
- É scritto che: la conoscenza e non la scienza, rappresenta il vero sapere; quello che conduce l’uomo alla saggezza. - Disse Gik parafrasando il libro di Sargon.
- Sei proprio tu la dimostrazione vivente che uno scienziato non può essere un saggio!- Rispose Sargon, risentito.
- Adam – intervenne il Re – ora ricordo, molto tempo fa qualcuno, non tu - disse rivolgendosi a Sargon – lo stimava come futuro membro del consiglio, poi non ne seppi più nulla.
- Se ben ricordo, Adam abbandonò la capitale e si ritirò sul pianeta Eden. - Disse Gik.
Già! Ma perché un giovane dalla carriera così promettente abbandona tutto e tutti e se ne va? La vicenda ha a che fare con uno strano viaggio.
- Il pilota era Adam! – Lo interruppe il Re – ora ricordo, lui doveva essere il comandante di quella spedizione. Se il viaggio avesse avuto successo, ne avrebbe ricevuto fama e onori.
- E gli avrebbe assicurato un posto nel Consiglio – aggiunse Gik – ma il tentativo fallì e lui per la delusione se ne ritornò su Eden.
- Cosa cerchi Adam, perché sei tornato qui?
- Io non cerco niente, sono tornato perché mi sembrava inutile restare su Eden. Lì non ho più nessuno.
Sì ma, com’è un pianeta agricolo? Questa è una cosa che ho lasciato alla vostra immaginazione. Si sa, però, che l’agricoltura è solo l’attività prevalente, poiché esistono anche industrie.
Come se fosse un animale domestico, un piccolo mobile meccanizzato avanzò lentamente verso di me. Conoscevo bene questi aggeggi, i migliori erano prodotti su Eden ed esportati dappertutto. Erano caratterizzati dalla possibilità di eseguire programmi personalizzati, così da rendersi utili in diverse occasioni. Questo era programmato per servire delle bevande. Noi le avremmo chiamate liquori.
domenica 25 marzo 2012
SI E' SUICIDATA FAKHRA YOUNAS PAKISTANA SFIGURATA DAL MARITO CON L'ACIDO
Si era sottoposta a ben 39 interventi chirurgici per tentare di riavere il suo volto. Autrice del libro "Il volto cancellato"
Si è lanciata da una finestra del sesto piano a Roma. Fakhra Younas, l’ex danzatrice pakistana sfregiata dal marito con l'acido, autrice del libro “Il volto cancellato”, è morta sabato scorso intorno alle 11.30 in via Segre, nel quartiere di Tor Pagnotta. Diventata un simbolo per molte donne islamiche, Fahkra viveva in Italia dal 2001 insieme al figlio Nauman, oggi di 17 anni. Era fuggita da Karachi, in Pakistan, dopo che il marito l'aveva sfigurata con l'acido nel sonno perché lei gli aveva chiesto il divorzio. Si era sottoposta a ben 39 interventi chirurgici per tentare di riavere il suo volto, ma non si era mai ripresa e aveva già tentato tre volte il suicidio. Negli ultimi tempi, come riporta La Repubblica, non si presentava più alle visite con il suo psichiatra. E le operatrici che l'avevano seguita nella casa di accoglienza madre-bambino dell'Infernetto erano preoccupate da quando si era trasferita: “Senza una continua assistenza, si sentiva abbandonata”.
Si è lanciata da una finestra del sesto piano a Roma. Fakhra Younas, l’ex danzatrice pakistana sfregiata dal marito con l'acido, autrice del libro “Il volto cancellato”, è morta sabato scorso intorno alle 11.30 in via Segre, nel quartiere di Tor Pagnotta. Diventata un simbolo per molte donne islamiche, Fahkra viveva in Italia dal 2001 insieme al figlio Nauman, oggi di 17 anni. Era fuggita da Karachi, in Pakistan, dopo che il marito l'aveva sfigurata con l'acido nel sonno perché lei gli aveva chiesto il divorzio. Si era sottoposta a ben 39 interventi chirurgici per tentare di riavere il suo volto, ma non si era mai ripresa e aveva già tentato tre volte il suicidio. Negli ultimi tempi, come riporta La Repubblica, non si presentava più alle visite con il suo psichiatra. E le operatrici che l'avevano seguita nella casa di accoglienza madre-bambino dell'Infernetto erano preoccupate da quando si era trasferita: “Senza una continua assistenza, si sentiva abbandonata”.
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