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lunedì 22 ottobre 2018

BIGFOOT


I Nativi americani tramandano per via orale racconti di grandi creature bipedi che vivono nei boschi. Il termine Sasquatch che, specialmente in Canada, è sinonimo di Bigfoot è stato introdotto dall’insegnante americano John W. Burns intorno al 1920. Burns era anche un agente indiano e lavorata nella la riserva dei Chehalis a Harrison Hot Springs, nella Columbia Britannica. Furono questi nativi a raccontargli fantastiche storie di giganti che abitavano la foresta. Il punto è che queste creature non erano affatto simili al bigfoot a cui oggi siamo abituati: i Sasquatch erano alti, ma erano uomini a tutti gli effetti. Parlavano, si vestivano, usavano strumenti e sebbene venissero descritti come hairy giants, questo si riferiva al fatto che sia gli uomini, sia le donne avevano capelli lunghi fino alla vita; non che fossero ricoperti di pelo.
 
 
La mutazione in chiave scimmiesca del Sasquatch avvenne solo nel 1957. In occasione del centenario della Columbia Britannica, Harrison Hot Springs decise di rilanciare la leggenda locale e propose al comitato per le celebrazioni, di organizzare una caccia allo Sasquatch. La proposta, grazie alla stampa, generò così tanta pubblicità che alla fine il comitato promise cinquemila dollari a chiunque fosse stato in grado di catturare uno Sasquatch vivo. Si fece avanti un tale William Roe, che fece una dichiarazione giurata alla stampa su uno strano incontro avvenuto due anni prima. L’uomo spiegò dettagliatamente la creatura: un grande primate di sesso femminile con le braccia lunghe quasi fino alle ginocchia, completamente ricoperto di peli scuri con la punta argentata, eccetto le piante dei piedi che rivelavano una pelle grigio-marrone.
Sebbene questo Sasquatch non assomigliasse affatto agli indiani giganti, descritti negli anni ’20, fu questa testimonianza a fissare per sempre la fisionomia del Bigfoot.
 
 
Nel 1958 cominciarono a diffondersi in California le prime orme e la creatura, ormai ribattezzata Bigfoot. Il criptide cominciava a manifestare la sua presenza anche negli States. Le orme comparvero nella regione del Bluff Creek e molti le considerano le migliori prove della sua esistenza. A taluni questo potrebbe sembrare un po’ poco, ma dobbiamo considerare che, in America, il Bigfoot è molto di più di una semplice leggenda: è un importante pezzo di cultura popolare. Un recente sondaggio dimostra che oltre il 20% dei cittadini crede nell’esistenza del criptide.
 
 
Il mito ha continuato a crescere, avvistamento dopo avvistamento si arriva al 1967 e il Bigfoot viene immortalato su pellicola. Nel celebre spezzone girato lungo il Bluff Creek da Roger Patterson e Bob Gimlin, vediamo un grande primate che attraversa una radura e per un attimo, si volta in direzione dell’operatore. Scettici e credenti litigano su queste immagini da decenni, ma sulla loro autenticità non esistono prove conclusive, né in un senso né nell’altro. Esistono molti indizi circostanziali che si tratti di un falso: Patterson e Gimlin avevano detto a tutti che andavano in spedizione per filmare il Bigfoot ed è un po’ sospetto che ci siano subito riusciti. Inoltre, Patterson era un avventuriero sempre alla ricerca di nuovi modi per sfondare e grazie al film guadagnò molti soldi. D’altra parte, chi crede che il filmato sia autentico, anche se gode di una reputazione di accademico, ha ancora meno prove a supporto: le sue argomentazioni vertono su movimenti, dimensioni e baricentro dell’animale ripreso in video.
 
 
Ma, si potrebbe dire: “dove c’è fumo, deve esserci fuoco”. Con migliaia di impronte e avvistamenti deve esserci qualcosa nei boschi del Nord America, difficile credere che si tratti solo folklore. Eppure dopo oltre cinquant’anni dal suo primo avvistamento, l’esistenza del criptide rimane ancora un mistero irrisolto.
Negli ultimi anni si è parlato ripetutamente di prove genetiche dell’esistenza del Bigfoot. Il problema è che agli studi che dimostrerebbero l’esistenza di questo primate non è mai seguita una rigorosa pubblicazione scientifica: la veterinaria Melba Ketchum, che a stabilito addirittura il nome scientifico dell’ominide in Homo sapiens cognatus, ha pubblicato il suo “genoma di Bigfoot” solamente su un sito internet il “DeNovo Journal”.

1 commento:

  1. I nativi raccontano storie di giganti che abitano la foresta. Il punto è che queste creature non sono affatto simili al bigfoot a cui oggi siamo abituati: i Sasquatch erano alti, ma erano uomini a tutti gli effetti. Parlavano, si vestivano, usavano strumenti e sebbene venissero descritti come hairy giants, questo si riferiva al fatto che sia gli uomini, sia le donne avevano capelli lunghi fino alla vita; non che fossero ricoperti di pelo.

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