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domenica 25 settembre 2022

1997 - BAIA DI FINLANDIA, REGIONE DI SAN PIETROBURGO (RUSSIA)


L'ufficiale di Marina Nikolay M., un subacqueo dilettante, in una limpida giornata estiva, si immerse nelle acque poco profonde della baia individuando uno strano oggetto allungato, a forma di cetriolo. 
Pensando che fosse parte del relitto di una vecchia nave, vi legò una corda attorno e cercò di tirarlo in superficie. L’operazione non ebbe un immediato successo e solo imbracando lo strano "cetriolo" per poi agganciarlo alla sua automobile riuscì a tirare la “cosa” verso la riva. Trascinato l’oggetto nell’acqua bassa, pensò di usare un trapano pneumatico allo scopo di praticarvi dei fori e fissare meglio le imbracature, così da poterlo sollevare. Con questo attrezzo Nikolay scese di nuovo in acqua e iniziò a perforare. Improvvisamente un flusso di liquido scuro simile all’olio per motori sgorgò dall'oggetto colpendolo dritto in faccia e per un riflesso condizionato, Nikolay aumentò la pressione sul trapano. Sentì un forte scricchiolio all'interno del "cetriolo" e notò una sostanza simile al sangue spargersi nell'acqua. L'oggetto si aprì improvvisamente, dividendosi a metà e rivelando un interno cavo, da cui uscì una grande bolla sporca. Fu in quel momento che Nikolay si avvide di una strana entità, un umanoide dalla pelle bianca che aveva una ferita sulla schiena. Probabilmente causata dal trapano, la ferita sembrava sanguinare. Il suo volto era distorto dal dolore e dalla rabbia. Guardò Nikolay con uno sguardo ipnotico, aprendo e chiudendo la bocca, ma senza emettere alcun suono. Il testimone, spaventato, cercò di allontanarsi, ma l'entità riuscì ad afferrargli la mano e a trattenerlo. Aveva dita artigliate, dotate di unghie affilate. Gli strappò la manica e lo tagliò profondamente. Lottando disperatamente per liberarsi, Nikolay usò il trapano che aveva ancora in mano per pugnalarlo al petto. Dopo di che, perse conoscenza.
Sì salvò per la presenza di altre persone che provvidero a tirarlo fuori dall'acqua, ma aveva perso parte della mano sinistra. Non furono rinvenute tracce dell’umanoide e del suo strano “bozzolo” alieno, in cui il testimone era incappato accidentalmente.

venerdì 23 settembre 2022

3 FEBBRAIO 2015 - BELTON (MISSOURI)

Da millenni il genere umano ascolta storie di esseri mitologici, di dei, di demoni, di fate e di folletti: questi esseri, all’apparenza magici, popolano un’infinità di leggende. Tuttavia, queste “storie” oggi vengono rivalutate da coloro che credono che per esse ci sia almeno un fondo di verità. Per questi ultimi, i folletti del medioevo sono riconducibili agli alieni di oggi, poiché oggi come allora, questi esseri mitici continuano a farci visita nelle nostre camere da letto.

Il nostro testimone (anonimo) svegliandosi di buon mattino, vide il puntino rosso di un laser stagliarsi contro il soffitto e spostarsi lungo l'angolo nord-ovest della parete della camera. Denunciò l'accaduto alla polizia, poiché pensò che qualcuno servendosi di un’arma dotata di puntatore laser avesse orchestrato uno scherzo di pessimo gusto.
Due settimane dopo, all’incirca alle ore 06:00, al risveglio notò un essere luminoso nella sua camera da letto. Era un umanoide senza volto. Di statura normale, la sua testa era un po' più grande di quella umana. Stava vicino alla porta e quando si rese conto che l’uomo lo stava guardando, girò la testa verso di lui, poi uscì rapidamente dalla camera da letto. Secondo il testimone, non aveva lineamenti distinguibili: non aveva una faccia. Raccontò l’accaduto alla moglie aggiungendovi che la notte in cui aveva visto il laser, aveva visto anche una forma quadrata di circa tre piedi di lato proiettata sullo specchio del suo armadio. Sembrava una grande cornice – le disse - e c'era una luce molto brillante che la illuminava dall'interno. Vide strani simboli neri che assomigliavano a geroglifici all'interno di quelle che lui descrisse come piccole scatole che pure erano illuminate: non aveva mai visto niente di simile! Lei gli chiese perché non l'avesse mai detto prima. Lui rispose che non riusciva a capacitarsi: come poteva esserci quella immagine riflessa nello specchio se non c’era alcuna finestra sulla parete di fronte? Ma l’apparizione di quell’essere lo aveva convinto a parlare.




Era molto nervoso, poiché questi strani eventi iniziavano ad essere frequenti e ora che ne era al corrente, rappresentavano una fonte di preoccupazione anche per la moglie. Lei ammise di essere preoccupata perché il marito non era il tipo che si inventava delle storie: era una persona molto pratica, con i piedi ben piantati per terra. Lui non avrebbe reso nota questa storia, tuttavia, permise alla moglie di farlo. Lei gli mostrò alcune foto su Internet e gli chiese se fossero simili a quello che aveva visto. Lui scelse questa foto, perché era la più somigliante.

lunedì 19 settembre 2022

QUESTA VOLTA MI TOCCA



All’inizio del mese (siamo a settembre del 2022) ho potuto assistere ad un evento tanto strano quanto inspiegabile. Salito in terrazzo, ho scorto all’orizzonte uno strano fenomeno luminoso. Premetto che dall’alto posso vedere l’intera area collinare che si protende dalla zona Flegrea (tra Marano e Quarto) fino alle propaggini di Città giardino e alla zona ospedaliera di Napoli. Quest’ultima però è molto meno nitida, in quanto la visione non è libera, ma disturbata da vari corpi di fabbrica (vicini e lontani) che si susseguono lungo l’orizzonte. Ed è proprio attraverso uno spazio angusto, un piccolo angolo visuale che, all’improvviso, ho scorto questa cosa strana. Essenzialmente si presentava come una luce verticale, fissa nel cielo della sera, ma dai contorni così netti e ben definiti da avere un che di solido. La forma era proprio quella di un punto esclamativo, in quanto la parte di sotto si staccava leggermente dal corpo principale formando, appunto, il puntino. Il colore era di un tono di rosso o di arancione che viene anche rilevato nei fuochi d’artificio ma, a differenza di questi, tendeva al fuxia (la foto mostra il sito, il punto esclamativo l'ho aggiunto io). Forse è proprio perché lo scambiai per un effetto pirotecnico che, in un primo momento, non ci feci caso. Poi tornando a guardare e aguzzando la vista notai la stranezza: non si dissolveva. Sembrava stazionare, ma era dotato di un lento movimento discendente. Non brillava: l’intensità luminosa è rimasta costante per tutto il tempo dell’osservazione (circa dieci secondi). Le sue dimensioni, calcolate rapportandolo al grattacielo del Policlinico erano quelle di un edificio di venti piani. Continuò lentamente a scendere fino a scomparire dietro la collina. Non ebbi modo di scattare una foto e l’idea di divulgare la notizia sul web per capire se qualcun altro avesse visto la stessa cosa (e sapesse spiegarmi cos’era) svanì, inghiottita da altri pensieri: dovevo sottopormi a un imminente intervento chirurgico.

Fu proprio in ospedale dove, in convalescenza, mentre sfogliavo svogliatamente le pagine di Fb, mi imbattei in un post dell’utente Catia P. corredato di foto (pubblicato su “UFO E MISTERI”) che, se proprio non mostrava lo stesso fenomeno, ne riproduceva uno molto simile. È stato avvistato nei dintorni Roma, verso le 19:40 il nove settembre e secondo quanto mi ha confermato Catia (alla quale ho chiesto) si muoveva lentamente su una traiettoria discendente. È quindi da escludere che si tratti di un fenomeno meteorico o di rientro in atmosfera. 

sabato 3 settembre 2022

20 MARZO 1988 – MISSISSIPPI



John Salter, con suo figlio, lasciò Grand Forks (North Dakota) e guidò il suo camioncino sulla strada che porta a sud, diretto a Mississippi. Circa un'ora dopo, i due si accorsero che viaggiavano in direzione opposta. Ormai era notte: così decisero di fermarsi e riposare. Avrebbero ripreso il viaggio la mattina seguente. Il giorno dopo, i due uomini non riuscivano a capire cosa fosse successo la sera prima: come avevano fatto a sbagliare strada? Ne discutevano mentre proseguivano lungo la via, ma i loro discorsi furono interrotti dall’apparizione di un UFO circondato da un intenso alone d’argento.


La scena sembrò stranamente familiare: John e suo figlio ebbero entrambi dei flashback che ravvivarono la memoria portandoli di colpo a ricordare gli eventi del giorno prima. Si guardarono, consapevoli che si erano dovuti fermare a causa dello stesso oggetto. Erano scesi dal veicolo mentre un gruppo di alieni si era avvicinato al loro camioncino. All'inizio John pensò che si trattasse di un gruppo di bambini, finché non vide un essere più alto, che sembrava metà umano e metà alieno. La strana comitiva condusse i due uomini verso l'oggetto. Sebbene spaventati, sentivano che gli alieni non gli avrebbero fatto del male. John avrebbe poi riferito agli investigatori di aver percepito la sensazione di essere protetto da quelle entità: inciampò mentre si stavano dirigendo verso la navetta, ma non cadde. Un’energia sconosciuta gli impedì di cadere e di farsi male.

Furono entrambi condotti in una stanza dalle pareti curve, dove furono fatti accomodare su delle sedie molto simili a quelle usate dai dentisti. Entrambi gli uomini, in seguito, avrebbero ricordarono che vennero "immobilizzati" mentre venivano esaminati. A John fu inserito un impianto nella narice. Tuttavia, non avvertì alcun dolore. Poi, gli inserirono nel collo e nel petto dei piccoli strumenti. Pensò che le tre aree non fossero state scelte a caso, ma avessero un preciso significato medico in relazione a tre ghiandole: l'ipofisi, la tiroide e il timo. John aveva conoscenze mediche sufficienti per sapere che le tre ghiandole regolavano la crescita, il metabolismo e il sistema immunitario. Dopo il completamento dei test, John avvertì un certo "legame" con gli alieni. Percepì anche un messaggio che affermava che si sarebbero incontrati di nuovo.

Questa vicenda, tra l’altro, ebbe dei risvolti positivi. Col tempo, John notò un graduale miglioramento della sua salute. Le unghie crescevano più velocemente e i capelli erano più folti. Una cicatrice sulla fronte iniziò a svanire e alla fine, sparì quasi completamente: uno dei pochi casi in cui il rapimento alieno si è rivelato essere una cosa buona: la sperimentazione medica ebbe un lieto fine, con un miglioramento della salute per entrambi i rapiti. Per gli ufologi, un ulteriore conferma che questi esseri, se vogliono, sono capaci di compiere improbabili guarigioni.

Salter concesse altre dichiarazioni, anche a distanza di anni dall’incidente. Nel 1990, dichiarò di aver avuto precedenti incontri con gli alieni, era successo nel 1941, nel 1952 e nel 1957.

domenica 28 agosto 2022

1987 - GRAVEL CREEK (CANADA)



All'alba del tre settembre 1987 il testimone (anonimo) caricò l’attrezzatura da campeggio sul rimorchio della bici e si diresse verso il Mac Pass. Pedalava di buon grado a circa 10 Mph immerso nel verde delle colline. Dopo un paio di miglia, ebbe bisogno di fermasi. Era in piedi, proprio davanti alla sua bici e guardava le montagne, verso sud. Quando notò con la coda dell'occhio, a sinistra, quello che all'inizio pensava fosse un aeroplano. Era, più o meno a 400/500 metri di distanza e aveva all'incirca le dimensioni di un Dakota (aereo) o di uno scuolabus. Stava viaggiando, a una quota incredibilmente bassa, da nord a sud, a meno 40 metri da terra e si muoveva lentamente (circa 30 km/h). Come un aereo, aveva quelli che sembravano oblò, lungo tutto il lato della “fusoliera”. Non aveva ali, ma la “carlinga”, a forma di sigaro, aveva una striscia grigia al centro e una verde scuro sopra e sotto. Pensò che qualcosa non quadrava, poi capì: non percepiva alcun suono! Se fosse stato un aereo, il rombo del motore avrebbe inondato tutta la valle. Sembrava smaterializzarsi parzialmente per poi tornare alla forma solida, lo fece un paio di volte. A questo punto il testimone lo identificò senza alcun dubbio come un UFO.
Probabilmente non vogliono essere visti – pensò.
Si accovacciò a terra nascondendosi dietro gli arbusti, sul ciglio della strada. Lo vide scomparire dietro una collina.
Si alzò per recuperare la bicicletta e continuare il cammino. Non era turbato, anzi si sentiva eccitato, persino felice per quello che aveva potuto osservare. A questo punto sentì un tonfo metallico alle sue spalle, proveniva da dietro la curva. Il rumore era simile a quello che fa il bagagliaio di un'auto che viene chiuso. Pensò che non era da solo e decise di raggiungere l’altro viaggiatore per condividere quello che aveva visto. Una volta dietro l’angolo, però, vide a meno di 20 metri di distanza, due creature grigie che indossavano delle tute blu! Erano alte circa 1,5 metri, avevano grandi teste e un aspetto da insetti: facce appuntite, occhi grandi, braccia, corpo e gambe molto sottili. Insomma, più che persone, sembravano cavallette. Immediatamente, quello di sinistra portò la mano sinistra all’altezza della vita, dove afferrò una specie di torcia e gliela puntò contro. Vide un lampo di luce. Rimase paralizzato, non vedeva e non sentiva più nulla. Provò a urlare ma tutto ciò che uscì dalla sua bocca fu un grugnito distorto.



Era sul ciglio della strada, in piedi, spaventato, tremante e confuso. Si ricordò di tutto ciò che era appena successo e visto che ora era libero, pensò bene di svignarsela. Si girò per prendere la bici, ma questa non c’era. Poi la vide, era dall'altra parte della strada: non l’aveva lasciata lì. Ancora in preda al panico, la inforcò e solo allora si accorse che era bloccata. Le chiavi non erano nel blocco, eppure le aveva lasciate lì. Come d’incanto, le trovò nella sua mano. Liberò la bici e andò via di corsa. Mentre pedalava, notò che le ombre degli alberi puntavano nella direzione sbagliata, come se il sole invece dell’alba fosse al tramonto. Infatti, mezz'ora dopo era già buio. Com’era possibile? Era uscito di buon mattino solo un'ora prima: cosa stava succedendo? Era davvero confuso.
Si accampò e mise a fare il caffè. Sentì un leggero ronzio sopra la tenda. Avvertiva una leggera vibrazione propagarsi nell'aria, tutt’intorno. Prese la pistola e si preparò ad affrontarli, ma tutto durò solo dieci minuti. Permase la sensazione che lo stessero osservando, ma non ebbe il coraggio di guardare fuori.
Non riusciva a prendere sonno. Mentre beveva il suo caffè, cominciò ad avere dei flashback. Ricordò di essere rimasto, in uno stato di torpore, a guardare dall’alto la scena che sfrecciava sotto di lui, come se stesse volando. Vide montagne, fiumi e foreste passare molto velocemente. Aprì gli occhi, ma non poté vedere nient’altro che l’oscurità. Un nero molto profondo e scuro come l'inchiostro. Poi, l’oscurità si ritirò, rivelando un volto: una creatura di tipo Grigio. Nella mente sentiva una voce che ripeteva: - non c'è niente di cui preoccuparsi.
C'erano tre o quattro di questi individui, ma solo uno di loro parlava. Non c’erano i due insettoidi che aveva visto in strada: quelli, non li ha più rivisti. A questo punto, chiese: - avete intenzione di fare esperimenti?
La risposta fu: - sono già stati fatti.
Rifletté sul fatto che stava bene, solo le mani avevano qualcosa. Continuava a sfregarsi le mani ma non le guardava, perché era più curioso di vedere cosa c’era intorno. Non provò alcun disagio. L'essere più vicino gli chiese se gli sarebbe piaciuto vedere il suo pianeta natio e lui accettò. Si avvicinò, quindi, a un’apertura, dove c'era una macchina che sembrava una grande fotocopiatrice. L’alieno gli raccomandò di non toccarla. Gli indicò una stella bianca e luminosa e disse: - è la tua casa. Non sapeva nulla di astronomia, ma ritenendo che la Terra apparisse blu, pensò che l’alieno stesse mentendo. Continuò a impartirgli nozioni di astronomia, ma erano troppo complicate e il testimone non le capì. Gli chiese se voleva visitarlo, ma lui declinò l’invito dicendo che non era ancora pronto per questo. Desiderava fare quel viaggio, ma sentiva che non era il momento giusto. Gli comunicarono che avrebbe dimenticato tutto, la qual cosa gli provocò una certa delusione. La prima parte dell'esperienza fu spaventosa, ma una volta a bordo, si dimostrarono amichevoli e disponibili. Il loro aspetto non lo infastidiva: in realtà, fu come rivedere dei vecchi amici.
Gli diedero un bicchiere trasparente, pieno per tre quarti di un liquido giallo e lo invitarono a bere. Gli dissero che gli avrebbe fatto dimenticare tutto. Rispose che non voleva dimenticare: un'esperienza del genere andava ricordata! La risposta fu: - è per il tuo bene.
Quindi, bevve tre sorsi e mise giù il bicchiere.
Si ritrovò sulla bicicletta, spaventato a morte: voleva solo andar via da lì.

venerdì 26 agosto 2022

2014 - KELOWNA (BRITISH COLUMBIA)



Erano le 20:45 del ventisei maggio 2014. Il nostro testimone (anonimo) decide di fare quattro passi: una passeggiata intorno all'isolato che lo avrebbe impegnato per mezz'ora. Stava attraversando un vicolo buio tra due edifici residenziali che finiva nei pressi di una vecchia scuola posta di fronte al liceo il quale era dotato di vaste zone destinate a campi sportivi. Mentre era nel vicolo, sulla via del ritorno, ebbe modo di parlare con un gruppo di ragazzi che sostenevano di aver visto un UFO e che, se si fosse affrettato, avrebbe potuto vederlo anche lui. Gli indicarono il luogo dell’avvistamento, ma non lo accompagnarono poiché dovevano andarsene. Si recò sul posto, ma non notando nulla di strano pensò che le indicazioni fossero errate o forse, aveva sbagliato strada e ora si trovava su un altro campo. Tuttavia, dopo qualche minuto, osservò nel cielo delle luci che comparvero dal nulla. Vide cinque luci che componevano una formazione a V, delineando la sagoma di un oggetto a forma di boomerang. l'UFO divenne perfettamente visibile in quanto, non solo si trovava a una quota inferiore, ma anche perché le nubi che lo circondavano si dissolsero rapidamente lasciando uno spazio tutt'intorno all’oggetto. Ebbe paura, ma provò altrettanto stupore e curiosità alla vista di quell’oggetto strutturato che si spostava verso est e in seguito verso sud, salendo di quota. Osservò le luci ridursi mentre si allontanavano. Infine, l'UFO scomparve in una striscia di luce che sembrava una stella cadente, solo che continuava a volare invece di cadere. Poi, all’improvviso, un’evoluzione: la luce scattò all’indietro e mentre si muoveva a super velocità verso di lui, diventava un po' più luminosa. Si fermò di colpo. L'avvistamento durò una decina di minuti e tutto avvenne poco dopo le 21:00. Quando lasciò il campo, l’UFO era ancora lì.

Tornò a casa eccitato per quello che aveva appena osservato e decise di riferire al suo coinquilino che, se voleva, anche lui avrebbe potuto vedere un UFO. Salì al piano di sopra, bussò alla sua porta ed entrò nella stanza. Fu subito investito da una raffica di vento che fece alzare le tende fino al soffitto. Si sentì male, stava per svenire, gli sembrò di essere sotto l’effetto di una droga o sopraffatto da una presenza tenebrosa. Vide una creatura, un’ombra oscura avvicinarsi e rimase paralizzato dalla paura.
Trovando la camera vuota ebbe il timore che avessero preso il suo coinquilino. Scese giù in soggiorno e in quel preciso istante ebbe una percezione di tempo mancate: era certo che fossero trascorsi solo venti secondi ma, in realtà, erano passati quaranta minuti. Trovò il suo coinquilino: era fuori. Quando gli raccontò ciò che aveva visto e ciò che gli era successo, lui non mostrò alcun interesse: era stranamente apatico e indifferente.

Il nostro testimone, ora, temeva che sarebbe stato rapito e pensò bene di allontanarsi, poiché non voleva che qualcun altro venisse coinvolto. Usci di casa e camminò per circa un'ora raggiungendo un luogo isolato in prossimità di un piccolo ruscello dove era solito organizzare dei picnic. Nel silenzio più assoluto, iniziò a calmarsi e a riflettere su ciò che gli era successo. Non del tutto poiché sobbalzava ad ogni minimo fruscio dell’erba alta. In effetti, qualcosa venne fuori dai cespugli: un cane era venuto ad abbeverarsi al ruscello per poi continuare per la sua strada.
Verso l'una di notte, convinto che il percolo fosse passato, recuperò lo zaino e stava per dirigersi verso la strada, quando sentì di nuovo qualcosa muoversi tra i cespugli. Pensò che il cane fosse tornato e che stava bevendo al torrente. Si diresse verso l’acqua nel tentativo di accarezzarlo: sentiva il bisogno di un approccio amichevole. Ma si sbagliava: non era il cane!
Vide due piccole creature umanoidi, alte circa quattro piedi e di corporatura molto snella. Erano di colore scuro ma non proprio nere. Avevano grandi occhi neri ed erano completamente glabri. Vide gli “ET” scappare e dirigersi verso un autolavaggio. Uno dei due saltò su un'auto con estrema facilità, continuò la sua corsa sul tetto per poi saltare giù, continuando a seguire l'altro e scomparire, entrambi, nel buio della notte. Pensò di scappare anche lui, ma in direzione opposta. Perciò si diresse verso l'autostrada che, tra l’altro, era illuminata: tutto ciò che voleva, in quel momento, era sentirsi al sicuro e quelle luci infondevano una certa sicurezza.

In seguito, dirà agli investigatori del MUFON:

“Sinceramente non ho idea di cosa avrebbero potuto farmi o del perché siano scappati. Ho persino pensato che, forse, venivano per bere l'acqua dal torrente o ancora, che stavano cercando quel cane randagio che era venuto a bere prima di loro. Ad ogni modo, oggi mi è più facile accettare l’idea che non siamo soli e non mi stupisco più del fatto che ci siano così tante testimonianze di strane luci nel cielo né dell’esistenza delle creature note come alieni Grigi: li ho visti con i miei occhi!”





L’immagine a corredo del post è evocativa

martedì 23 agosto 2022

L'ALIENO BLU


   Joseph Stillwell fu svegliato da uno strano rumore, un "pop" a bassa frequenza: aprì immediatamente gli occhi. Era sdraiato sul letto, in posizione supina. Notò subito la biancheria da letto tirata verso l'alto a formare una sorta di piramide che non gli permetteva di vedere la parete ai suoi piedi. Nulla sosteneva questa struttura che sembrava essere rigida. Fissò con meraviglia un riverbero di luce azzurro cielo che si stagliava sul soffitto. Questo, infatti, era illuminato da un debole bagliore blu pulsante e la sorgente di questa luce era ai piedi del letto, oscurata alla sua vista dal bizzarro cumulo di coperte. Sollevò entrambe le braccia, afferrò il cumulo e lo tirò giù mentre alzava la testa: non oppose alcuna resistenza. Il soffitto sembrava la superficie dell’acqua di una piscina, caratterizzata da quei motivi luminosi intrecciati che sembrano rispecchiarsi sul fondo della vasca. Era tridimensionale e sporgeva dal piano del soffitto. Era come se ci fosse un fluido, ben visibile al di sopra del punto in cui avrebbe dovuto esserci la volta. Sembrava che la parte interessata del soffitto fosse sparita, sostituito da questo “fluido” che copriva tutta l'ampiezza della stanza con una nitida terminazione sulle tre pareti dove Il bordo appariva sfocato. Non emetteva alcun suono anche se sembrava vibrare. Joseph rimase ipnotizzato da questo strano fenomeno.
C'era qualcuno ai piedi del letto.
La luce blu sul soffitto svanì e la testa dell’individuo, che stava in piedi, iniziò a brillare di blu. Era grande circa il doppio di quella di un uomo e aveva enormi occhi neri. L’essere era alto, più di un metro e ottanta e indossava un mantello scuro con un colletto che aveva una scollatura a "V" sul davanti che si alzava fino alla mascella su entrambi i lati. Il mantello copriva l'intero corpo, era ampio e aveva numerose pieghe verticali. Insomma, sembrava proprio che fosse fatto di stoffa. Stava guardando alla sua destra, ma quando il testimone si alzò, si voltò per guardarlo. Quella fu l'unica volta che lo vide muoversi.
Ad un certo punto la fascia blu sul soffitto riapparve ed era molto più grande di prima. Dal bordo del soffitto pendeva una cortina verticale, trasparente, che sembrava fatta di luce. Appariva come una gigantesca lastra di vetro che si estendeva per tutta l'ampiezza della stanza, da parete a parete e dal soffitto al pavimento. Raggi di luce blu e bianca ondulavano, riflettendosi su questo piano, tanto da farlo sembrare in movimento (come in una bandiera mossa dal vento). Il soffitto si muoveva in modo molto diverso rispetto a prima e non riproduceva l’increspatura delle onde, bensì una fila di tubi blu di circa un pollice e mezzo di diametro. I bordi di ciascun tubo erano ombreggiati e l'intera area era leggermente sfocata. C'erano decine di file di questi tubi, apparentemente ondeggianti. Nascevano dalla parete sinistra e scomparivano nella parete destra. Appariva come un display, ma era tridimensionale, con i tubi che si curvavano sotto il piano del soffitto e anche oltre, poiché superavano il punto in cui il soffitto doveva trovarsi. In effetti, il soffitto era scomparso di nuovo.
Il nostro testimone era in apprensione e continuava a pensare: "devo ricordare tutto".
Dato che la stanza era così intensamente illuminata, ora, era facile vedere i dettagli della creatura che stava davanti a lui. Si trovava proprio dietro la "cortina di luce" e non l'attraversò mai. La sua faccia aveva una forma umanoide: la bocca era stretta, senza labbra: una fessura dritta. Il naso era piccolo, dotato di due narici. Le orecchie erano piccole e appiattite contro i lati della testa. I suoi occhi erano enormi, nerissimi e sebbene apparissero umidi e lucidi non vide mai battere le palpebre, né notò delle palpebre. Quando si girò, l’occhio destro catturò la luce in modo diverso da quello sinistro: si poté vedere attraverso la membrana esterna la parte interna dell'occhio. C'era una striscia verticale, una striatura d'argento che sembrava essere parte del suo occhio interno. Quando alzò la testa e per la prima volta, lo vide di profilo, poté notare che la parte posteriore del cranio, era prominente: sporgeva a sbalzo sulla parte posteriore del collo. Non aveva capelli ma, sulla fronte, là dove doveva esserci l'attaccatura dei capelli c'era, invece, una grinza che correva tutta intorno alla testa. Infatti, la sommità della testa era appiattita e dove quella superficie piatta incontrava i lati curvi del cranio formava una cresta, un bordo che raccordava le superfici. Non cambiò mai espressione, non emise alcun verso.
Joseph si sdraiò sul cuscino, senza mai distogliere lo sguardo. Non aveva particolari sensazioni: non provava neanche paura. La creatura non si mostrò mai aggressiva.
Ad un certo punto la "cortina di luce" e il soffitto aumentarono notevolmente di luminosità. Quest’ultimo divenne così luminoso che Joseph dovette socchiudere gli occhi per continuare a guardare. Stava cercando di vedere il vero colore della creatura attraverso la luce blu e bianca che, a questo punto, vorticava intorno all'essere. Un "ciclone" di luce circondava la creatura. Una miriade di lampi di luce bianca e blu creavano una cascata di scintille mentre si incrociavano casualmente, circondando questo essere in un bozzolo di luce scintillante. La luce lampeggiante e vorticosa, gli permetteva di scorgere nuovi dettagli. La pelle della creatura non era blu, ma di un grigio molto chiaro, screziato di porpora. Il colore gli ricordava l'aspetto di un individuo cianotico. Notò dei vasi sanguigni sulla sua faccia e sulla testa, alcuni eccezionalmente grandi, specie sulla fronte. Erano blu, con molte biforcazioni. Ce n’era uno particolarmente grande sopra il suo occhio destro che correva verticalmente, diviso dalla piega del cranio, con la sezione più grande che correva sulla sommità della testa e un ramo più piccolo, ma molto prominente, che deviava a sinistra appena sotto la piega. Sembrava che la luce scaturisse da quell’essere e l'effetto "scintillio" divenne quasi accecante mentre i vortici ciclonici che circondavano questa creatura aumentavano di velocità. Non c'era alcun suono.
La creatura, avvolta nella luce, si alzò da terra. Ora, mostrava il suo lato sinistro. Non lo vide alzarsi e non notò quando si girò ma, in qualche modo, lo fece. La creatura era ai piedi del letto, dietro la “cortina” (non avendola mai attraversata) quando il testimone ebbe un'improvvisa consapevolezza che i suoi piedi stavano quasi toccando la superficie verticale trasparente, cercò di ritrarsi, ma non fu in grado di farlo. Fino a quel momento non aveva avuto paura, solo un senso di stupore e di meraviglia. Ma, ora che si sentiva paralizzato, era letteralmente in preda al terrore: ebbe la strana sensazione di andare incontro a una morte imminente. Era disperato: percepiva che gli sarebbe successo qualcosa di terribile. Con uno sforzo immane, riuscì a muovere le braccia e rotolò sul fianco sinistro. I suoi occhi si chiusero: non capì il perché.
Rimase sdraiato lì per circa un minuto. Poi riaprì gli occhi e guardò oltre la spalla, dove si trovava la creatura. Non c'era più. Era sparita così come pure la “tenda” trasparente e la luce azzurra.
Era disorientato, confuso. Non sembrava essere nella sua stanza: quella non era la sua stanza, non era buia come doveva essere. I muri non erano dove dovevano essere: erano troppo lontani. Si alzò a sedere: non riconosceva quella la stanza, era troppo grande. Soffriva di vertigini e non sapeva dove fosse. Si appoggiò all'indietro sul braccio sinistro e si sentì cadere. La ragione gli suggeriva che non si era mosso e continuava a guardarsi intorno. Il muro alla sua sinistra e quello ai piedi del letto sembravano allontanarsi da lui. Non riusciva a spiegarsi come un istante prima fosse cosciente e lucido e subito dopo, intontito, disorientato e debole. Cadde sulla schiena e si sentì leggerissimo. Tutto sembrava diverso, estraneo.
Si svegliò ed era mattina.


Ha un ricordo vivido e dettagliato di quanto è successo. Della strana creatura dei tubi che si muovevano e della cortina, ma il susseguirsi degli eventi come gran parte di quello che è successo quella notte, non è coerente. Vi sono dei vuoti, la memoria risulta scomposta e non sa spiegarsi perché. Eppure è certo di non aver mai distolto lo sguardo.
Non ha spiegazioni per quei vuoti.



Ero nel dubbio. Dovevo pubblicare questa storia? Una storia che inizia e finisce in un letto, con il testimone che si sveglia riscontrando che ormai è mattina, di dubbi ne lascia, eccome! Non potrebbe essere stato tutto un sogno?
Alcune persone soffrono di un disturbo chiamato “paralisi del sonno” e corrisponde all’incapacità di muoversi quando ci si risveglia durante una fase di sonno REM, ossia quella fase dove avvengono i sogni vividi. In questa fase delicata, il cervello normalmente attiva un meccanismo che paralizza il corpo: quindi si è incapaci di muoversi. In teoria è un meccanismo di sicurezza che dovrebbe impedire di farci del male. Tuttavia, per qualche ragione, a volte questo meccanismo non è del tutto efficiente e il soggetto ancora immerso nell’attività onirica si sveglia. Una volta aperti gli occhi inizia un incubo vero e proprio: secondo il nostro cervello siamo ancora nella fase REM per cui i nostri muscoli sono del tutto bloccati ma contemporaneamente osservando attorno a noi vediamo la nostra stanza, i nostri oggetti e non capiamo perché siamo incapaci di muoverci. In poco tempo l’ansia e la paura invadono i nostri pensieri, così dal subconscio più profondo richiamiamo i nostri peggiori incubi. A volte nell’ambiente si manifestano luci brillanti e si avverte la presenza di altri esseri. Il soggetto si sente osservato. Spesso vive sogni lucidi particolarmente intensi: cieli dal colore innaturale o l’interno di sale dalle pareti metalliche dotate di apparecchiature futuristiche. Spesso si sognano esseri le cui fattezze variano dallo stereotipo del classico grigio, a spettrali figure alte e incappucciate.




Joseph Stillwell Joellstone