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giovedì 14 gennaio 2021
INCONTRO RAVVICINATO NEI PRESSI DEL FIUME WEAVER
sabato 9 gennaio 2021
ASUM – AGOSTO 1981
venerdì 8 gennaio 2021
1966 – COLUMBUS (NEBRASKA)
Tra i vari casi di avvistamenti di UFO, quelli che riportano cognizioni di vuoto temporale sono particolarmente interessanti. Forse perché il testimone potrebbe essere la vittima inconsapevole di un rapimento alieno. Quello che avvenne nell'autunno del 1966, in Nebraska, potrebbe essere proprio un caso del genere. Un viaggio che non avrebbe dovuto durare più di qualche minuto, parve durare più di mezz'ora. E di quella mezzora, il testimone non aveva alcun ricordo degli eventi. La notizia fu riportata solo a decenni dopo, nel 2004 ed è entrata nel novero dei file di Peter Davenport del National UFO Reporting Center (NUFORC) che la rese pubblica.
giovedì 7 gennaio 2021
COSA È SUCCESSO A TOM PREZIOSE?
"Devo deviare! Devo deviare! Devo deviare! Devo!.."
venerdì 11 dicembre 2020
LA TEORIA DEL DR. VIATIESLAV ZAITSEV
Una teoria, che è anche l’affermazione consapevole, di Viatieslav Zaitsev, nato nel 1918, filologo all’Accademia di Scienze della Russia Bianca, a Minsk e ricercatore appassionato di problemi e di enigmi del passato. Dopo aver raccolto per anni fatti misteriosi, partendo da avvenimenti biblici e riallacciandosi a scritti antichissimi da lui elaborati e tradotti, giunse a delle conclusioni stupefacenti.- Sono certo, ormai – affermò - che al principio della nostra era, una gigantesca nave spaziale proveniente da un altro sistema solare si fermò nell’orbita e osservò a lungo quanto gli uomini facevano. Poi da questa nave si staccarono veicoli più piccoli con a bordo dei missionari.
Lo scienziato russo non aveva alcun dubbio: in America Centrale il primo degli astronauti fu noto sotto il nome di Quetzalcoatl, in Asia Minore ebbe nome Gesù Cristo, e in Cina Djan Dao Riin.
- Queste tre figure leggendarie hanno tali rassomiglianze nel loro aspetto, nel loro comportamento e nel messaggio che portano, che il rapporto fra di loro è stupefacente - concorda anche Semitjov. Ma le prove di questa asserzione, dove sono?
Le prove, secondo Zaitsev, sono migliaia.
- Noi camminiamo in mezzo ad esse - disse durante un’intervista - ma ci siamo cosi abituati e siamo così poco interessati che non le rimarchiamo neppure.
Lo scienziato, insomma, sosteneva che gli “dei” non fossero altro che uomini extraterrestri scesi dai loro pianeti su navi spaziali.
- ... Perché si trovano sempre negli antichi scritti religiosi le descrizioni della discesa dal cielo degli angeli, del Figlio di Dio, circondati da fiamma e fumo? E fiamme sono ancora menzionate quando ritornano in cielo...
Secondo questa teoria, Gesù Cristo arrivò dunque da un altro pianeta per portare nell’Asia Minore la sua parola; la domanda che si è posto Zaitsev è stata quindi: la stella di Betlemme era una nave spaziale? Uno scritto apocrifo russo del XVI secolo, che traduce un testo originale latino del 250 d.C., dice: “La stella di Betlemme fu osservata in numerosi paesi d’Oriente. Si costruivano dei piccoli osservatori sulle montagne dove gli astronomi si installavano per studiare il fenomeno celeste. Una notte la stella illuminò tutto il cielo, come un sole. Discese come un’aquila e si posò su di una montagna. Cristo discese da questa stella...”
I tre magi asserirono di aver visto la stella spostarsi da est a ovest, da nord a sud, ma calcoli recenti hanno accertato anche che nessuna cometa poté esser vista nell’epoca della nascita di Cristo. Un satellite, una nave che splendeva quand’era colpita dai raggi del sole e che scompariva se il cono d’ombra della Terra la inghiottiva?
Pare di sì, almeno se vogliamo seguire nelle sue indagini storiche e nelle sue conclusioni lo studioso russo. Questi puntualizza il vuoto dei primi trent’anni di vita di Gesù, il silenzio, incolmabile anche dal mito e dalla leggenda, che circonda la sua infanzia, la sua adolescenza, la sua giovinezza.
- Non possiamo fare a meno di meravigliarci dell’ignoranza di quest’uomo – affermava - sulle condizioni di vita quotidiana delle regioni in cui si trovava, dove si suppone che egli abbia vissuto tutta la sua vita. Gesù mostra di non conoscere gli usi e i costumi giudaici, non rispetta il ‘sabato’, trascura la regola di non mangiare prima dell’apparizione della prima stella nel cielo della sera, non rispetta il digiuno. Cristo stupisce continuamente il suo ambiente con degli atti che nessuno di quegli uomini avrebbe commesso (Cfr. l’episodio del fico) come si comporterebbe uno straniero disorientato, mentre pretende di essere nato e cresciuto nello stesso ambiente.
- Questi fatti - ci dice Zaitsev - erano ben conosciuti in diverse sette religiose nei primi secoli della religione cristiana: i loro seguaci erano fermamente convinti che le condizioni terrestri disorientavano Cristo.
Ma c’è una cosa ancora più degna di riflessione e che lo studioso russo fece notare: Cristo, benché figlio di un semplice falegname, quindi di gente del popolo, parlava esclusivamente una specie di ebraico antico, come se avesse imparato la lingua su testi scolastici in disuso.
Gesù rimase sul nostro Pianeta per soli tre anni, ma la sua presenza è viva nelle leggi ch’egli ha dato al popolo, a tutte le genti che le vollero accettare e le compresero. Alto, bruno, ma con la pelle chiara, la leggenda dice che suscitò subito, al suo primo apparire, un’ammirazione e una adorazione profonda. Egli compiva miracoli, aveva una sapienza superiore a qualsiasi altro dotto.
- Io vedo in Gesù non solo un uomo cresciuto in una civiltà assai evoluta, ma anche una personalità estremamente dotata - afferma Zaitsev - che rivela anche di aver appreso da antichi scritti monastici come Egli avesse l’abitudine di portare un piccolo astuccio nero legato a una striscia di cuoio appeso al collo.
- Quando saliva sulla montagna per parlare col padre celeste - dicono queste testimonianze - Cristo teneva lo scrigno sulle sue ginocchia e raccomandava ai discepoli di stare in silenzio.
Zaitsev allora si chiese: non poteva essere l’astuccio un dispositivo di comunicazione?
E i miracoli non potevano essere classificati come manifestazioni di una scienza superiore?
A dar ragione a questa tesi ci sarebbero anche degli antichi testi bulgari che narrano come gli angeli comunicassero con Dio attraverso degli “specchi” sui quali Dio scriveva come sull’acqua (non ho mai capito cosa fossero questi “specchi” finché non misero in commercio gli smartphone. N.d.R).
Non ci sembra giusto, dopo aver accennato alla tesi di Zaitsev, lasciare l’argomento a metà e passare oltre, ignorando che della stessa idea dello scienziato russo vi sono moltissimi altri uomini di pensiero, astronomi, filologi, studiosi di tutto il mondo. Essi sostengono che la missione extraterrestre venne preparata a lungo per ridare al mondo un ideale nuovo. La resurrezione di Gesù fu la pietra più importante, la base per l’espansione del cristianesimo. E Zaitsev aggiunge: - Cristo non è morto sulla croce, svenne. Gli angeli, ossia gli antichi astronauti, vennero a prenderlo e lo salvarono perché la loro conoscenza medica era straordinaria.
A sostegno di ciò, egli ricorda che la resurrezione è stata descritta in diversi modi e che San Luca riferì che alle donne giunte sulla tomba la mattina del terzo giorno, due giovani in ‘abiti abbaglianti’ dissero: “perché cercate fra i morti colui che è vivo?”
In due illustrazioni del XVI secolo, inoltre, Cristo si innalza in una aureola dalla forma di aereo a reazione, circondato da una capsula ovale, abbandonando tre apostoli che paiono piegati da un soffio potente: uno è caduto e giace con i piedi rivolti verso il velivolo e gli altri due si riparano gli occhi con le braccia alzate, mentre gli abiti si sollevano come per una ventata.
- E forse la partenza di un razzo che gli antichi artisti hanno cercato di riprodurre? - osserva Zaitsev - ciò pare fantastico, ma in fondo è forse più fantastico di altre descrizioni dell’Ascensione?
Sempre dalla Russia, Eugen Semitjov a sua volta interviene: - Si ritrovano su molte icone e in diversi scritti apocrifi, immagini simili di un velivolo che innalza Gesù al cielo. Un vangelo antico di seicento anni, scritto da due patriarchi russi, racconta che il Salvatore è stato innalzato al cielo da una nuvola e da una vettura di fuoco e che questa vettura si innalzava, saliva più veloce, fino a quando nessun occhio umano poté più seguirla.
La ragione umana, intrisa dal dogma e dalla fede assoluta, non accetta e non si entusiasma di fronte a queste deduzioni. Non ci resta che aspettare che venga una conferma da quella volta celeste senza fine che ci osserva da millenni e che, forse, ascolta i nostri pensieri e le nostre preghiere.
Troppe domande, sono rimaste senza risposta; Gesù, aveva realmente trent’anni quando venne sul nostro pianeta?
- Molte cose fanno credere che Gesù ebbe un’esistenza anteriore, ch’egli visse e fu allevato in un altro mondo, assai evoluto - sostiene Zaitsev - quando si fissò la sua età a trent’anni si trattò di una valutazione terrestre. Avrebbe potuto avere anche qualche centinaio di anni: la vita sulla terra non è una scala universale. Il viaggio per venire da un altro sistema solare ha potuto durare molto a lungo, ma se effettuato a una velocità pari a quella della luce, bisogna tener conto del paradosso del tempo di Einstein.
Gli effetti della relatività avrebbero dunque prolungato la vita di Cristo e dei suoi compagni.
Tornerà per davvero, come ha promesso?
venerdì 20 novembre 2020
LE MISTERIOSE MUMMIE DI NAZCA
Si è scomodato persino un membro del Congresso di Cuzco, Armando Villanueva Mercado e il suo movimento politico “Acción Popular”, che ha presentato una proposta di legge per considerare formalmente l’importanza storica e culturale dell’indagine archeologica e tecnica delle Mummie umanoidi di Nazca. La proposta di legge raccomandava al Ministero della Cultura e al Consiglio Nazionale della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione Tecnologica, di continuare la ricerca per determinare con assoluta certezza la peculiarità delle mummie umanoidi presenti nella piana di Nazca.
Anche il giornalista peruviano Jois Mantilla, uno dei pochi reporter che bada al sodo, presentò fatti concreti chiedendo agli scienziati locali di intervenire, soprattutto per scoprire se questi reperti fossero dei falsi oppure delle autentiche mummie aliene.
L’Archeologo Cesar Soriano incontrò allora Leandro Benedicto (alias “Mario Peruano”) la guida turistica che trovò in una grotta chiamata La Citadella, nell’agosto 2018, i corpi umanoidi mummificati (che rimasero sotto la sua custodia) per chiedergli di poterli portare in laboratorio. La custodia, secondo alcuni spetterebbe alle comunità di Nazca e Palpa che potrebbero trarne vantaggio se ne assumessero il Patrocinio culturale. In tal modo si potrebbe promuovere il turismo locale e creare un sito in cui gli scienziati potrebbero lavorare. Si auspicava anche il sostegno dello Stato che avrebbe potuto così liberare il signor Leandro Benedicto dalle implicazioni legali.
Una conferenza stampa dell’equipe di ricercatori che aveva già studiato le mummie (supportati da GaiaTV e Jaime Maussan) si tenne a Lima, in Perù, nel 2018. Furono esposti i risultati, incerti, sul DNA, l’aspetto medico legale e le prime conclusioni degli antropologi.
Intanto, l’archeologo Cesar Soriano affermava di aver trovato un sito in cui si trovavano altri piccoli corpi umanoidi. La zona è conosciuta come “La Millonaria”. Affermò di aver scattato fotografie di una piccola creatura umanoide rinsecchita, ma non poté procedere allo scavo perché non ne aveva il permesso e temeva di danneggiare il sito archeologico. Rivelò che giacevano in alcune gallerie artificiali dove, sembra, siano stati rinvenuti anche dei manufatti. Tuttavia, la scoperta non sembrò attirare l’attenzione del Ministero e dell’Instituto Nacional de Cultura.
L’università S. Luigi Gonzaga, di Ica, che ottenne in custodia le mummie tridattile (erano visibili in apposite teche) verso la fine del 2019 ha accettato di collaborare con i ricercatori per rivendicare (o smentire) l’autenticità e la straordinarietà di questi resti biologici, mummificati naturalmente, scoperti dai tombaroli locali vicino a Nazca, famosa in tutto il mondo per le sue enigmatiche linee visibili solo dall’alto. Thierry Jamin, direttore dell’Istituto Inkarri-Cusco e promotore del cosiddetto “Alien Project”, patrocinato dal giornalista messicano Jaime Maussan e dal gruppo di Gaia.com insieme a un numeroso team di medici e biologi, hanno effettuato svariati test dai risultati sconcertanti, le cui credenziali sono però state più volte contestate da chi crede che si tratti solo di una truffa ben congeniata. La consegna dei reperti all’Università di Ica è coincisa con una conferenza (“Le mummie di Nazca: frode o evento storico?”) nella quale sono stati sintetizzati i punti centrali della ricerca scientifica condotta finora in centri e laboratori privati, visto l’ostracismo e la chiusura dimostrati dagli enti di ricerca nazionali e dal Ministero della Cultura di Lima che, senza neanche esaminarle, ha subito definito le mummie dei falsi creati solo a fini di marketing. Eppure, per i tre relatori principali - lo stesso Jamin, il medico russo Galetsky Dmitri Vladislavovich (professore di odontoiatria e chirurgia maxillo-facciale dell’Università di San Pietroburgo) e il biologo messicano José de la Cruz Ríos Lópe - non c’è invece alcun dubbio che si tratti di autentiche creature viventi con caratteristiche molto diverse da quelle umane.
Mostrando foto e riproduzioni in 3D, i tre hanno presentato i loro studi basati sul Carbonio 14, oltre che su esami istologici, antropologici e anatomici effettuati su quei corpi dotati ancora di organi interni, conservati grazie alla polvere di diatomee, un’alga fossile molto ricca di silicio che ne ha impedito decomposizione. Ma è il test del DNA a dare l’idea della peculiarità di questi resti: a detta dei ricercatori, le mummie (alcune sono di piccole dimensioni, ma quella denominata “Maria” è grande come un essere umano adulto) condividerebbero con l’uomo solo il 15-25% del patrimonio genetico. Un’affermazione che lascia a bocca aperta!
Per quanto riguarda la fisiologia e l’anatomia, poi, i corpi mostrano crani più larghi, assenza di padiglioni auricolari, cavità oculari più ampie e vertebre cilindriche che avrebbero permesso loro di ruotare il collo quasi di 180 gradi. Anche la particolare conformazione dei piedi (dotati di tre lunghe dita, esattamente come le mani), del tallone e della pianta comportava una deambulazione diversa dalla nostra, ma comunque eretta. Non solo: di diverso rispetto agli umani, le bizzarre creature alte poche decine di centimetri avevano anche la clavicola, il bacino, la bocca, le articolazioni e le impronte digitali. Le narici sembravano in grado di respirare “aria satura”.
D’altronde, affermano sempre i ricercatori di Alien Project, quegli esseri non erano neppure mammiferi, ma ovipari, visto che in uno dei corpi di dimensioni minori, soprannominata “Josefina”, è stato trovato un uovo fecondato con all’interno un embrione. Al di là dell’aspetto umanoide, quelle creature avevano piuttosto le caratteristiche dei rettili e una pelle a squame che le rendeva adatte a vivere nell’ambiente desertico. Sorprendentemente, nell’intestino di uno degli esseri sarebbe stato trovato anche un seme d’uva, a riprova che nel continente sudamericano questo frutto esisteva prima dell’arrivo degli Spagnoli. Anzi, molto prima: gli esami avrebbero permesso di datare alcuni reperti addirittura a 1800 anni fa.
Jaime Maussan sostiene altresì che c’è un nesso tra le pietre di Aztlàn e il ritrovamento delle Mummie Aliene di Nazca. I volti delle Mummie Aliene somigliano tanto ai disegni che si trovano nelle ceramiche di Ojuelos e mostrano creature aliene con occhi e testa molto grandi, che interagiscono con le popolazioni locali. Insomma, nel II-III secolo d.C., a Nazca e Palpa, in mezzo alle comunità precolombiane, sarebbero vissute anche queste strane creature dalle caratteristiche assurde.
Da dove provenivano?
Jamin, Vladislavovich e Ríos López non si sono avventurati in ipotesi: hanno piuttosto spiegato che servono indagini più approfondite, per cercare di stabilire quali rapporti potessero intercorrere tra quegli individui tridattili e gli esseri umani dell’epoca e se questi esseri abbiano avuto un ruolo nella realizzazione delle celebri Linee. A rendere ancora più intricata la matassa, l’annuncio del ritrovamento di un nuovo geoglifo, ovvero un grande disegno tracciato nel terreno, scoperto nella regione cilena di Tarapacá, che raffigura un essere umano con tre dita.
Maussan, sicuro di se, afferma l’origine extraterrestre dei reperti. Le analisi, specialmente quelle del DNA sui corpi più piccoli, dimostrano che si tratta di reali esseri viventi che non somigliano a nessun altro essere vivente sulla Terra - ha detto il giornalista, citato dalla televisione Eco Peru. Maussan ha a sua volta esortato le autorità competenti in ambito archeologico a fare nuovi scavi e a intensificare le ricerche, perché a suo avviso, nascosti in altre tombe ancora da scoprire, potrebbero esserci molti altri esemplari di questi umanoidi. Un invito che il vicerettore dell’Università San Luigi Gonzaga, Martín Alarcón, ha fatto suo: le mummie rimarranno nell’ateneo per essere sottoposte a minuziosi esami, allo scopo di verificarne l’autenticità. E forse alla fine di questo nuovo ciclo di studi sapremo se abbiamo a che fare con la frode meglio orchestrata degli ultimi decenni oppure con la scoperta più incredibile del XXI secolo.
domenica 15 novembre 2020
L'AEREO CHE ATTERRO' DOPO 35 ANNI
Il 4 settembre 1954 il volo 513, della compagnia aerea Santiago, partì dalla Germania Est, diretto a Porto Alegre, in Brasile. Il decollo avvenne in modo del tutto normale ma, una volta sull’Oceano Atlantico si perse il contatto radio con l’aereo. Allora, come oggi, la scomparsa di un aereo causa una gigantesca mobilitazione tesa alla ricerca degli eventuali sopravvissuti o almeno dei resti dell'aereo. Tuttavia, nonostante le intense ricerche, l'aereo non fu più trovato. Ma il 12 ottobre 1989, un vecchio aeroplano apparve sopra l'aeroporto di Porto Alegre.Seguendo la procedura, ma senza attendere l’autorizzazione della Torre di controllo, con la quale non vi fu alcun contatto radio, l’aereo inizio le fasi di atterraggio, provocando scompiglio tra i controllori del traffico aereo che dovettero liberargli la pista (in qualche versione alternativa si palesa addirittura una quasi collisione in volo con un altro aereo). Quando l’aereo si fermò, fu inviata una squadra per investigare sull’accaduto. L'aereo era un vecchio modello (in molte versioni un lockheed costellation L-049/149) ma appariva in buone condizioni. Ciò che catturò l'attenzione della squadra, furono le insegne della compagnia, che aveva chiuso le attività nel lontano 1956. Le guardie aeroportuali fecero irruzione a bordo, ma ciò che videro li lasciò esterrefatti. In cabina c’erano novantadue scheletri, tutti seduti correttamente nelle loro poltrone. Come se ciò non bastasse, anche i membri del'equipaggio erano al loro posto, i motori erano accesi e il pilota aveva ancora le mani scheletriche sui comandi. Sebbene il caso fosse qualcosa di clamoroso non ebbe alcuna ripercussione. La storia venne alla luce solo grazie a un giornale americano il “Weekly World News”, noto per le sue pubblicazione che riguardano spesso argomenti soprannaturali o paranormali. Ciò ha fatto sì che in pochi fossero propensi a credere a questa storia. Tuttavia, c’è chi è propenso a credere che sia stata messa in atto una copertura.









