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sabato 27 novembre 2021

CONTATTO


 



Un famoso scienziato americano, recentemente, ha cercato di spiegare il problema del mancato contatto e lo ha fatto in modo efficace. Se mentre passeggiate in un bosco – ha detto – vedete degli scoiattoli, di solito non cercate di comunicare con loro. In verità, qualcuno potrebbe anche provarci, ma dopo un po’ perde l’interesse poiché gli scoiattoli continuano la loro normale attività (quella di raccogliere noci) e vi ignorano completamente.
Succede lo stesso per gli alieni?
Esattamente quarantaquattro anni fa si è verificato uno strano evento, qualcosa che ci induce a pensare che un contatto ci sia stato. Una trasmissione televisiva in diretta fu “sequestrata” da una presunta intelligenza aliena per ben sei minuti e trasmise un messaggio diretto a tutta l'umanità. Questo misterioso evento è rimasto irrisolto: ancora oggi non trova una spiegazione plausibile.





Il 26 novembre 1977, intorno alle 17:00, il notiziario dell'Independent Broadcasting Authority sulla rete Southern Television, nel sud dell'Inghilterra, fu interrotto da una voce che sembrava generata da un apparato elettronico. Quando il conduttore del telegiornale, Andrew Gardner, stava elencando i titoli delle principali notizie, la sua voce fu distorta e l'immagine televisiva risultò mossa. A quel punto, i telespettatori udirono uno strano ronzio metallico e poi una voce profonda e cupa, echeggiante, che sembrava essere stata mascherata elettronicamente. Chi parlava affermava di essere un alieno e di provenire da un altro mondo.
Disse di chiamarsi Vrillion e che rappresentava un gruppo noto come "The Ashtar Galactic Command". Il messaggio trasmesso non fu per niente enigmatico: anzi, ricalca i soliti messaggi di pace e amore universale. Chiedeva agli umani di abbandonare i modi bellicosi e di votarsi alla pace prima che fosse troppo tardi.
L'intero messaggio recita:

“Questa è la voce di Vrillon, un rappresentante dell'Ashtar Galactic Command, che vi parla. Per molti anni ci avete visto come luci nei cieli. Vi parliamo ora in pace e saggezza come abbiamo già fatto ai vostri fratelli e sorelle sparsi in tutto il mondo. Veniamo ad avvertirvi del destino della vostra razza e del vostro mondo, in modo che possiate comunicarlo ai vostri simili. È il corso che dovete seguire per evitare il disastro che minaccia il mondo e gli esseri sui (nostri) mondi, intorno al vostro.
Tanto, per poter condividere il grande risveglio, mentre il pianeta passa nella Nuova Era dell'Acquario. La New Age può essere un momento di grande pace ed evoluzione per la vostra razza, ma solo se i suoi governanti saranno consapevoli delle forze del male che possono oscurare i loro giudizi.
Ora ascoltate, perché questa occasione potrebbe non ripresentarsi. Tutte le armi del male devono essere rimosse. Il tempo del conflitto è ormai passato e la razza di cui fate parte può procedere agli stadi superiori della sua evoluzione, ma solo se vi mostrerete degni di farlo. Non c’è più tempo: dovete imparare a vivere insieme in pace e buona volontà. Piccoli gruppi in tutto il pianeta lo stanno già facendo ed esistono per trasmettere a tutti voi la luce dell'alba della New Age. Siete liberi di accettare o rifiutare i loro insegnamenti, ma solo coloro che imparano a vivere in pace passeranno ai regni superiori, all’evoluzione spirituale. Ascoltate: questa è la voce di Vrillon, un rappresentante dell'Ashtar Galactic Command, che vi parla. Sappiate anche che ci sono molti falsi profeti e guide che operano nel vostro mondo. Succhieranno la vostra energia, l'energia che chiamate denaro e la useranno per scopi malvagi e vi daranno in cambio inutili scorie.
Il Sé divino e interiore vi proteggerà da questo. Dovrete imparare a essere sensibili alla voce interiore che può dirvi cos'è la verità e cos'è la confusione, il caos e la menzogna. Imparate ad ascoltare la voce della verità che è dentro di voi e questa vi condurrà sulla via dell'evoluzione. Questo è il nostro messaggio per voi, cari amici. Vi abbiamo visto crescere per molti anni come anche voi avete guardato le nostre luci nel cielo.
Ora sapete che siamo qui e che ci sono più esseri sulla Terra e intorno a voi di quanto i vostri scienziati possano ammettere. Siamo profondamente preoccupati per voi, per il vostro percorso verso la luce e faremo tutto il possibile per aiutarvi. Non abbiate paura, cercate solo di conoscere voi stessi e vivete in armonia con le vie del vostro pianeta Terra.
Noi dell'Ashtar Galactic Command vi ringraziamo per l'attenzione. Stiamo ora lasciando il piano della vostra esistenza. Possiate essere benedetti dall'amore supremo e dalla verità del cosmo”.



Durante l'intera trasmissione, il video fu interessato solo da una leggera distorsione. Il messaggio si concluse e la trasmissione riprese con un cartone animato dei Looney Tunes. Andrew Gardner rimase in silenzio: da bravo professionista, si comportò come se nulla fosse successo. Questo contribuì a far credere alla gente che fosse solo uno scherzo.
In seguito, la stazione televisiva si è scusata con i telespettatori per l'inconveniente ed effettivamente ha etichettato l'intera questione come uno scherzo di cattivo gusto. Tutti i media britannici pubblicarono la notizia che subito attirò l'attenzione dei media internazionali. La società ITV, la cui trasmissione è stata interrotta dal messaggio, ha cercato a lungo e con dedizione il colpevole dell'incidente: un probabile burlone, sicuramente un tecnico geniale, visto che è riuscito a violare le loro apparecchiature, ma non sono mai riusciti a rintracciare il colpevole. Sono riusciti solo a scoprire che il segnale fu inviato dall'antenna trasmittente di Hannington situata a Connington Hill, che trasmetteva al Berkshire e al North Hampshire. L'antenna televisiva UHF di Hannington era uno dei pochi trasmettitori che, invece di ricevere direttamente il segnale via cavo, fungeva da ripetitore per il segnale ricevuto da un altro trasmettitore, in questo caso il trasmettitore Rowridge della Southern Television dell'Isola di Wight. Ciò lo rendeva particolarmente vulnerabile a qualsiasi tipo di intrusione, anche di potenza relativamente bassa, generata da una fonte molto vicina al ripetitore, consentendo a una trasmissione non autorizzata di essere amplificata e ritrasmessa in una zona più ampia.
Due giorni dopo la pubblicazione della notizia sul Times, una lettera al direttore pubblicata il 30 novembre 1977 chiedeva come la IBA - o chiunque altro - potesse essere così sicura che si trattasse di una bufala? Un editoriale pubblicato sul quotidiano locale Eugene Register-Guard commentava: "nessuno sembra considerare che 'Ashtar' potrebbe essere reale.”



Questo incidente fu studiato a fondo da vari ricercatori di fenomeni anomali e ufologi. Particolarmente famoso è il lavoro di John Reppion, un collezionista di casi misterici.
Reppion ha affermato che la persona che sta dietro il misterioso messaggio si era preparata a fondo e aveva scelto accuratamente l'ora, attendendo il telegiornale del tardo pomeriggio per iniziare la trasmissione, in modo da ricevere il massimo ascolto. Reppion ha continuato la sua indagine esaminando diversi casi, anche successivi, in ​​cui dei burloni hanno tentato, a volte con successo, di interferire con le trasmissioni televisive americane e ha scoperto che i contenuti erano fondamentalmente diversi dal "messaggio di Ashtar".
Tutti i burloni americani inviavano in TV messaggi volutamente umoristici, mentre il messaggio di Vrillon era serio e non diceva nulla che potesse indicare qualcosa di divertente. Anche il modo in cui risuonava la sua voce era qualcosa di completamente diverso. Non era esattamente una voce umana, ma qualcosa di strano, elettronico (siamo negli anni 70 e la tecnologia per manipolare i suoni non esisteva o perlomeno non era alla portata di tutti) extraterrestre. Alcune (presunte) registrazioni reali di questa trasmissione possono essere trovate in rete, ma potrebbero essere solo tentativi di ricostruzione tardivi.
Molti ufologi oggigiorno credono che il messaggio di Ashtar sia stato un vero tentativo da parte degli alieni di stabilire un contatto con i terrestri e cercare di convincerli a non iniziare la terza guerra mondiale. Si ritiene che alla fine degli anni '70, con la guerra fredda in atto, i rapporti tra l'Occidente e l'URSS fossero particolarmente tesi e molte persone temettero per davvero che potesse iniziare una guerra nucleare.

domenica 14 novembre 2021

LA PRIGIONE


 



Ritorniamo a parlare di Roswell. L’incidente, negli ultimi decenni, è stato fonte di numerosi articoli riguardanti alieni e UFO. Ufficialmente, non è mai stato confermato che un’astronave aliena si sia schiantata nel New Mexico nel lontano 1947, tuttavia, molti testimoniarono che, quel giorno, a terra c’era davvero un'astronave aliena e non un pallone sonda. Dozzine di testimoni raccontarono che c’erano i corpi degli alieni e che alcuni fossero ancora vivi. Comunque sia, il Governo lo ha sempre negato, ma dagli estratti delle note e dei documenti del Sergente Maggiore Capo Matilda O'Donnell McElroy, (Corpo femminile) dell’Air Force Medical Corp, ci risulta che fu possibile intervistare uno di loro.
Matilda aveva solo ventitre anni quando incontrò l'alieno e comunicò con lui mediante l’uso della telepatia. Sembra che fosse l'unica persona in tutta la base che avesse tale capacità o forse, era l’unica con cui l’alieno voleva interloquire. Matilda apprese che l'alieno si chiamava Airl, che non era un essere biologico, che era una femmina della sua specie e che non era rimasto ferito a causa dell'incidente.
Airl aveva le dimensioni di una bambina ed era l'unica sopravvissuta tra i tre membri dell'equipaggio della navetta che si era schiantata nel New Mexico. Il suo corpo era sintetico: era un robot controllato da un entità di ordine superiore.
Secondo il libro "Alien Interview", che si basa sulle note documentate di Matilda O'Donnell McElroy, l'UFO e il corpo dell’alieno erano fatti dello stesso materiale ed era manovrato mentalmente dall’equipaggio. L'autore del libro, Lawrence R. Spencer, ha affermato di aver ricevuto una lettera da Matilda in cui gli rivelava tutta una serie di informazioni frutto delle interviste con Airl. Pertanto, sembra che Airl fosse un membro del Domain Expeditionary Force, una sorta di confederazione galattica che, negli ultimi 10.000 anni aveva condotto operazioni anche nel sistema solare, utilizzando la cintura di asteroidi come base interplanetaria.



Matilda, che aveva il ruolo di infermiera nel 509th Bomb Wing, pose diverse domande ad Airl, riguardanti la sua civiltà, il sistema stellare di provenienza nonché sulla sua storia personale. Dalla loro conversazione, si evince che Airl proveniva da un regione chiamata "Dominio": quel luogo era una concentrazione di pianeti posta al centro della galassia. Il suo pianeta (dov’era nata) era un luogo pieno di energia, conoscenza e saggezza. Aveva due soli e tre lune.
Matilda ammise che Airl non le fornì ulteriori informazioni sulla posizione del suo pianeta. Non conoscendo le intenzioni dei suoi superiori, lei non insistette e non chiese ulteriori informazioni. L'infermiera, aggiunse, in tono serio, che se gli alieni non fossero stati al sicuro sulla Terra, avrebbero rappresentato un grosso problema per gli umani. Airl definì la sua civiltà come molto potente, estremamente antica e soprattutto, governata da un unico obiettivo: il progresso.
Quando l’infermiera le chiese da quanto tempo la sua specie visitava la Terra, la sua risposta fu: “da molto prima dell’avvento degli umani”.
Nelle sue note, Matilda ha scritto:

“Apprendo che la Terra è solo un piccolo pianeta di una stella posta sul bordo esterno della galassia. È isolata dalle altre civiltà planetarie, per lo più concentrate verso il centro della galassia. Questo la rende adatta all'uso di giardino zoologico e botanico o come prigione.
Prima del 30.000 a.C. la Terra venne usata come prigione per gli IS-BE, gli intoccabili, ovvero i criminali o gli anticonformisti. Gli IS-BE venivano catturati, incapsulati in trappole elettroniche e trasportati sulla Terra da varie parti del "Vecchio Impero". Questi soggetti venivano sottoposti ad amnesia in stazioni sotterranee allestite su Marte, ma pure sulla Terra: nelle montagne del Rwenzori in Africa, nei Pirenei, nel Portogallo e nelle steppe della Mongolia."

La storia raccontata da Matilda somiglia a un libro di fantascienza (Senza tempo), in cui si narra di Confederazioni di pianeti e di viaggi intergalattici. Ma ancor di più a un cortometraggio postato su YouTube nel 2009 da ESMA movies "The ex-Esma 2008" nel quale un bambino (alieno) con comportamenti devianti viene trasformato in un umano ed esiliato sulla Terra poiché disturbava l’armonia del suo pianeta. Il video esprime un concetto insolito ma, in qualche modo, riprende la storia raccontata da Matilda: la Terra è una prigione per gli IS-BE.

venerdì 5 novembre 2021

LO STRANO CASO DEL CAPITANO SCHAFFNER


Al tempo della Guerra Fredda, la Royal Air Force (RAF) aveva il compito di sorvegliare il Mare del Nord per rilevare velivoli eventualmente ostili. I militari avevano degli aerei pronti al decollo stanziati sulla costa orientale del Regno Unito per intercettare eventuali intrusi. Infatti, durante quel periodo, gli aerei sovietici sorvolavano spesso il mare del Nord per testare la reazione della NATO. La notte dell'otto settembre 1970, un operatore radar rilevò un contatto sconosciuto a Saxa Vord, diretto a sud-ovest, sul Mare del Nord. L'oggetto continuò a cambiare direzione e altitudine prima di scomparire dallo schermo radar. Fu poi intercettato dalla RAF della base di Binbrook, nel Lincolnshire. Il  ventottenne statunitense William Schaffner, pilota dell'aeronautica di stanza nella base militare britannica, decollò con un jet da combattimento Lightning F6 (XS894). Sorvolando Grimsby, era diretto sul Mare del Nord in rotta verso Flamborough. Verso le 22:30, dopo aver percorso solo poche miglia, il suo aereo precipitò in mare a sud di Flamborough. Fu effettuata un'operazione di ricerca e soccorso, ma solo quattro settimane dopo i sommozzatori della Royal Navy ritrovarono l'aereo sul fondo del mare. Del pilota non c'era traccia. L'aereo fu ripescato solo a dicembre e cosa molto strana, trovarono che il tettuccio della cabina di pilotaggio era chiuso, mentre l’abitacolo era vuoto! Nonostante l’assenza del cadavere, il capitano Schaffner fu dichiarato morto. I suoi figli, Glenn e Mike Schaffner, non sono convinti della morte del padre: lo considerano disperso e da anni, cercano invano risposte che chiariscano la strana vicenda. L'incidente appare alquanto insolito e la scomparsa del corpo del pilota da una cabina chiusa hanno fatto nascere disparate ipotesi; tra queste, anche quella di un rapimento alieno.


Nell'ottobre 1992, la storia finì sui giornali: una serie di articoli dell'assistente editore Pat Otter furono pubblicati sul quotidiano britannico "Grimsby Telegraph". Si sostenne che erano emerse nuove prove, che la ragione dello schianto del caccia britannico e la scomparsa del pilota statunitense erano connesse all'UFO. Otter dichiarò di aver ricevuto tali informazioni da fonti militari, rimaste ignote, operatori che tracciarono il percorso di questo oggetto lungo tutta la costa ed anche oltre. Quella che segue è conosciuta come la trascrizione della conversazione tra il Capitano Schaffner e la base radar di Staxton Wold:


  • Staxton: - Riesci a identificare il tipo di aeromobile?
  • Schaffner: - Negativo, niente di riconoscibile… Contorni chiari. C'è una luce bluastra. Diavolo, è luminoso, molto luminoso.
  • Staxton: - I tuoi strumenti funzionano, 94? Controlla la bussola. Passo.
  • Schaffner: - Affermativo GCl. Ora l’ho affiancato, forse è a 600 piedi dal mio... È una forma conica. Cavolo, è luminoso, mi fa male agli occhi guardarlo per più di qualche secondo.
  • Staxton: - Quanto sei vicino adesso?
  • Schaffner: - Circa 400 piedi, è ancora a ore tre… Ehi! Aspetta, c'è qualcos'altro. È come un grande pallone da calcio, è come se fosse fatto di vetro.
  • Staxton: - Fa parte dell'oggetto o è indipendente? Passo.
  • Schaffner: - È... no, è separato dal corpo principale, la forma conica. È all'estremità posteriore, l'estremità appuntita della forma. Continua a saltare su e giù e ad andare da un lato all'altro, lentamente. Potrebbe essere la fonte di energia. Non sembra percorrere una traiettoria balistica.
  • Staxton: - Ti sembra pericoloso? Passo.
  • Schaffner: - Negativo, niente.
  • Staxton : - Puoi valutare il rateo?
  • Schaffner: - Il contatto è in leggera discesa. Sto scendendo anch’io con lui... 50, no circa 70 piedi. Ora è livellato.
  • Staxton: - La palla è ancora lì? Passo.
  • Schaffner: - Affermativo. In realtà non è collegato, ma dev’essere attratto magneticamente dalla forma conica. C'è una foschia di luce. Sì, è all'interno di quella foschia… Aspetta un secondo, sta girando, sta venendo dritto verso di me. Merda! Sto intraprendendo un'azione evasiva, un po'... Ce la faccio a fatica...
  • Staxton: 94? Rispondi 94. Foxtrot 94, stai ricevendo? Passo. Rispondi 94.
Le comunicazioni si sono interrotte all’improvviso.

A indagini concluse, ulteriori articoli di giornale affermarono che la vera causa dell'incidente aereo fosse stata deliberatamente nascosta. Nel luglio 1994, il Grimsby Telegraph pubblicò un articolo su una gran massa di avvistamenti UFO, veri o presunti che fossero, avvenuti nella regione nel 1970. È stato affermato che un'operazione top secret denominata "Operazione Aeneid" fu lanciata nel tentativo di tracciare, fotografare ed eventualmente, riconoscere la natura del fenomeno.
Nel 2002, i figli del capitano Schaffner, Mike e Glenn, chiesero di esaminare i file ufficiali inerenti la scomparsa del padre. I file erano stati desegretati, ma i documenti non chiarivano affatto la natura dell'incidente. Non c’era nulla che spiegasse come William fosse uscito da una cabina di pilotaggio chiusa ermeticamente, visto che il tettuccio era integro quando l'aereo fu ritrovato sul fondo del Mare. È chiaro che, per ovvie ragioni, il caso di William Schaffner è ancora oggetto di ipotesi da parte degli ufologi che non sono soddisfatti della interpretazione ufficiale dell'incidente.

lunedì 18 ottobre 2021

L’INCONTRO RAVVICINATO CON UN DISCENDENTE DI ANTICHI ASTRONAUTI DI A. COE


Nel giugno 1920 Coe, in vacanza con la sua famiglia, partì da solo per esplorare il territorio montano, lungo le rive del fiume Mattawa, in Ontario. Dopo aver camminato lungo il fiume, si sarebbe riunito alla sua famiglia per proseguire in canoa. Mentre era da solo sulla riva del fiume, sentì una voce che chiedeva aiuto. Si guardò intorno ma non vide nessuno. Tuttavia, attirato dalle grida, camminò per alcuni metri fino a intravedere una fenditura nella roccia. Lì c’era un uomo biondo intrappolato in fondo alla spaccatura. Era gravemente ferito e con un solo braccio libero, non riusciva a venirne fuori.
Coe, con l’uso delle corde, riuscì a tirarlo su dall’anfratto. Notò che si era ferito a una gamba e non poteva camminare. L’uomo gli chiese dell'acqua e Coe usò il suo cappello per raccoglierne dal fiume. Lo straniero bevve, mentre lui gli fasciava la ferita con il suo fazzoletto. Fu così che notò qualcosa di strano: indossava uno strano indumento grigio argento, attillato, tipo maglione, che aveva appena sotto il petto un piccolo pannello degli strumenti. Incuriosito dallo strano abbigliamento chiese, molto educatamente, chi fosse e cosa ci facesse lì. L'uomo rispose che era lì per pescare: ci era arrivato in aereo e che il velivolo era parcheggiato nelle vicinanze. Coe, infatti, notò una canna e degli attrezzi da pesca nelle immediate vicinanze. Lo sconosciuto, alzandosi in piedi, lo ringraziò per l’aiuto e disse che era arrivato il momento di partire. Albert insistette per accompagnarlo al suo aereo, ma lo sconosciuto apparve a disagio e rifiutò la sua offerta. Purtroppo, ben presto si rese conto che non era ancora in grado di camminare senza alcun aiuto. Quindi Coe rinnovò la sua offerta e lo sconosciuto si vide costretto ad accettare, ma lo fece a una condizione: gli fece promettere che non avrebbe mai rivelato nulla, a nessuno, del loro incontro e di ciò che avrebbe in seguito visto.
Coe promise e lo sconosciuto lo condusse al suo aereo. Gli disse che era stato costruito da suo padre. Era un disco rotondo, color argento, di circa sei metri di diametro, che poggiava su tre gambe. Non c’era elica, né ali e neanche una fusoliera. La “navetta” non aveva finestre e Coe si chiese come facesse a vedere all'esterno per poter governare il velivolo e per navigare. Lo sconosciuto gli disse che la navicella era un prototipo in fase sperimentale e il progetto era ancora coperto dal segreto. Gli era permesso di usarla, ma solo occasionalmente.
La parte inferiore della navicella, che si trovava a non più di quattro piedi da terra, era divisa in tre scomparti, che furono notati non appena lo sconosciuto premette un pulsante e fece calare una corta scaletta. Coe lo aiutò a salire sulla scala e quando gli fu chiesto, lo spinse letteralmente dentro.
Lo sconosciuto lo ringraziò per l’aiuto e promise che si sarebbero incontrati ancora, in futuro. Quindi gli chiese di allontanarsi poiché era pronto al decollo.
Il velivolo cominciò a emettere un suono basso che diventava via via più acuto, fino a superare le capacità uditive di un orecchio umano. Da quel momento Coe iniziò a percepirlo come una sensazione pulsante piuttosto che uditiva: avvertiva come una sorta di compressione. La navetta si sollevò di qualche metro, leggera come una piuma. Quindi si fermò a mezz’aria e ripiegato il carrello in appositi alloggiamenti, si alzò rapidamente senza sforzo apparente, quasi fosse il fiore di un cardo selvatico catturato da una corrente ascensionale. Poi, accelerando in modo repentino, scomparve.
Coe rimase confuso: era ormai certo di aver assistito a qualcosa di veramente insolito.





Sei mesi dopo, ebbe modo di nuovo modo di incontrare l'uomo misterioso. Ricevette una missiva con la quale un certo Zretsim chiedeva incontrarlo al McAlpine Hotel di Ottawa. Si chiese se non fosse lo stesso uomo che aveva incontrato sulla riva del fiume: e infatti, era lui. Quando si strinsero la mano, Coe provò una strana sensazione che gli fu trasmessa da un piccolo dispositivo che lo sconosciuto portava con se. In seguito spiegò al Dr. Berthold Schwarz che il dispositivo registrava la frequenza con cui vibrava il suo corpo, i cui dati venivano mostrati, altrove, su uno schermo simile a un televisore. Era convinto che lo monitorassero per controllare ogni sua mossa e assicurarsi che mantenesse la promessa.
Durante questo secondo incontro, gli fu rivelato che l'uomo si chiamava Zret. Albert era ansioso: desiderava porgli numerose domande, ma Zret rimandò tutto a un incontro successivo che sarebbe potuto avvenire solo dopo diversi mesi. Si incontrarono di nuovo a maggio dell’anno successivo e poi s’incontrarono ancora, per i successivi cinque decenni. Nel corso quegli incontri, Zret fece consistenti rivelazioni. Disse di appartenere a un piccolo gruppo di extraterrestri venuti per osservare i progressi scientifici degli umani. Sulla Terra, lavorava come ingegnere elettronico. La storia del suo popolo è antica, risale a migliaia di anni or sono. Ma questa particolare “missione” iniziò nel 1904 quando un centinaio di persone come lui si infiltrarono in tutte le principali nazioni del pianeta, in piccoli gruppi, per osservare e valutare i progressi dell'umanità.
“Nello standard del tempo terrestre – disse - ho esattamente trecentoquattro anni più di te, ma non li dimostro. È un requisito fondamentale: per stabilire la nostra identità come terrestri, è necessario essere accettati e sembrare come voi.
Zret gli raccontò che quando cadde nel crepaccio, il pannello sul suo petto si guastò e non fu più in grado di inviare un segnale di soccorso. In ulteriori incontri, Coe apprese altri dettagli sulla civiltà di Zret. Gli fu detto che provenivano da un pianeta chiamato Norca che orbitava intorno a Tau Ceti, situato a una distanza di 12 anni luce dal sistema solare. Il pianeta divenne inabitabile circa 14.000 anni fa, quindi iniziarono a esplorare lo Spazio alla ricerca di altri pianeti abitabili e fortunatamente, li trovarono nel sistema solare. Durante la loro visita, si incontrarono con gli umani Cro-Magnon (i primi esseri umani), ma stabilirono anche delle basi su Venere (?) e Marte.
Evacuarono dal loro pianeta usando sessantadue enormi astronavi da trasporto che potevano trasferire migliaia di Norcan nella loro nuova dimora. Il viaggio fu un disastro: persero diverse navi, morirono in migliaia e alla fine, furono costretti a un atterraggio di fortuna su Marte. Nonostante le dure condizioni imposte dall’ambiente marziano, riuscirono a sopravvivere per migliaia di anni. Intanto, inviarono due navi alla ricerca di un posto migliore. Una era diretta su Venere e l'altra puntò sulla Terra dove, effettivamente, sbarcarono la maggior parte di loro. Sulla Terra - ci racconta – tutti gli umani avevano tutti i capelli scuri e gli occhi scuri. La mutazione si verificò quando i Norcan iniziarono a incrociarli e così apparvero individui dagli occhi blu o verdi, biondi e di carnagione chiara. (Tutto questo non ci ricorda i racconti sumeri che definivano se stessi come “gli uomini dai capelli scuri” in netta contrapposizione con gli Dei biondi venuti dal cielo? N.d.r.)
Zret affermò che avevano anche una base su Venere e che continuavano a condurre regolarmente esperimenti su Marte che, a causa della sua atmosfera sottile, era un laboratorio ideale.





Coe non rivelò i suoi incontri con Zret fino alla fine degli anni '50, quando lo disse a sua moglie. Lei, all'inizio, stentava a crederci.
In effetti, non c'è alcuna prova che possa avvalorare la storia di Albert Coe. Di certo, da quei resoconti non ha mai ottenuto alcun tornaconto. Il suo libro, auto pubblicato (nessun editore volle mai pubblicarlo) racconta le sue esperienze. Il suo contenuto è ancora fonte di studio per i ricercatori UFO.
Tra l’altro, Il suo caso fu menzionato anche dal ricercatore Timothy Good che lo pubblicò nel suo libro intitolato "Alien Base – The Evidence For Extra-Terrestrial Colonization Of Earth", pubblicato nel 1998. La sua storia supporta la teoria degli antichi astronauti.

domenica 10 ottobre 2021

LE STRABILIANTI RIVELAZIONI DI PADRE CORONERO



Durante i lavori di restauro della chiesetta del Comune di S. Giorgio (BN), fu rimosso l’altare maggiore, ormai in evidente stato di degrado. Venne così alla luce una piccola nicchia nascosta contenente un cofanetto di legno. All’interno vi trovarono un diario un po’ ammuffito, ma ancora perfettamente leggibile. Il parroco, Don Raffaele, che insieme a due operai fu testimone del ritrovamento, riconobbe, nel manoscritto, la stesura del suo predecessore. Dopo aver letto il diario, si è deciso a consegnarlo a un nipote di Don Pietro Coronero, ritenendo che il manoscritto fosse di proprietà del suo parente più prossimo. Sia chiaro che il suo contenuto non è stato ancora divulgato a mezzo stampa (forse per non contrariare Don Raffaele) ho ottenuto il permesso di diffonderlo, solo per motivi di studio, sui gruppi ufologici e quindi rappresenta una sorta di anteprima in senso assoluto. Per tale motivo, in corsivo virgolettato, vengono riportate le impressioni di padre Coronero esattamente come sono riportate nel diario.


La prima pagina è datata il 15 marzo del 1960. È tarda sera, Don Pietro Coronero è rinchiuso in camera intento alla lettura di un libro. Siamo negli anni ’60 in un piccolo centro agricolo. A quell’ora tutti sono già rientrati in casa: il prete rimane l’unico testimone di questa vicenda. Dalla sua finestra, notò un oggetto discoidale discendere “leggero come un palloncino”, senza produrre alcun rumore, per poi posarsi proprio sul tetto della chiesa. Stimò che avesse le “dimensioni di un automobile”: era grande, lucido, compatto: “somigliava a una grande lenticchia metallica.”
L’oggetto, per alcuni secondi, emise un lieve ronzio e fu proprio quel rumore ad attirare l’attenzione del prete. All’udire quel suono si affacciò sul davanzale ove poté scorgere l’oggetto circondato da una debole luce azzurrina. Poi si spense anche quella. L’apertura di uno sportello provocò, in lui, un senso di apprensione, mitigato dal fatto che, appesa al muro, a portata di mano, c’era la sua doppietta.
Dal disco uscirono due “esserini esili”, alti poco più di 1,10 m. A una testa e un torace molto ampi corrispondevano membra estremamente piccole, addirittura striminzite. I “capelli” erano come paglia tanto erano spessi e irti sulla testa. Parlottarono, tra loro a bassa voce: il loro dialogo somigliava a un cigolio. Si arrampicarono sul tetto, che ha una modesta pendenza e raggiunsero la croce in cima alla facciata. Ci girarono intorno, la toccarono: sembrava facessero dei rilievi. Fu a questo punto che Don Pietro richiamò la loro attenzione gridando: “Ehi! Giù di lì. Chi siete?” I due si avvicinarono con un’andatura saltellante che al prete ricordava quella dei passeri. Poi il più alto dei due cominciò a parlargli. Si espresse nella loro lingua ma, ora, stranamente, il parroco comprendeva ogni parola (telepatia?).


“Ce ne andremo subito. È da molto tempo che vi osserviamo: di voi sappiamo quasi tutto. Se parli, io ti capirò. Solo una cosa non abbiamo mai decifrato ed è proprio per questo che siamo scesi: a cosa servono quelle antenne? – Indicò la croce – Ne avete dappertutto: in cima alla torri dei campanili, in vetta alle montagne, chiuse dentro le case e alcuni le portano persino appese al collo. A cosa servono?”
Don Pietro spiegò ai “marziani” (a quel tempo si pensava che provenissero da Marte n.d.r.) che erano croci e aggiunse: “servono alle nostre anime. Sono il simbolo di nostro Signore Gesù, il Cristo, il figlio di Dio che è morto in croce per noi.”
Queste parole sembrarono suscitare nei marziani un certo interesse, tanto che ne vollero sapere di più.
Sono convinto che nel cuore di Don Pietro balenò l’idea o forse la speranza di poter convertire gli abitanti di un altro pianeta. Sarebbe stato un evento di portata storica e lui ne avrebbe avuto gloria eterna. Fatto sta, che, con la promessa di raccontargli tutto, invitò i due a entrare. Gli disse di accomodarsi pure sul letto, ma quelli parvero non capire. Alle sue insistenze, saltarono sul materasso e vi rimasero in piedi, saltellando leggermente sulle molle, dando così l’impressione che fossero incapaci di stare seduti. Il prete presa una Bibbia cominciò a raccontare. Arrivati al punto in cui Dio, avendo posto l’uomo nel giardino dell’Eden, gli proibì di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, fu interrotto.
“L’avete mangiato, vero? Non avete saputo resistere. È andata veramente così?”
Il prete ammise che ne mangiarono, ma aggiunse: “avrei voluto vedere voi! Se fosse cresciuto sul vostro pianeta un albero simile.”
“Certo - ammise l’alieno – è cresciuto. Fu piantato milioni e milioni di anni fa e adesso è ancora verde.
“E voi i frutti non li avete mai, dico mai, assaggiati?”
“Mai! – rispose il marziano – una legge divina lo proibisce!”
Il diario riporta le conclusioni di Don Pietro: “quei due esseri erano puri come angeli, non conoscevano il peccato, non sapevano cos’era la cattiveria, l’odio, la menzogna.”
“Sì, per quel frutto ci siamo rovinati – rispose – ma il Figlio di Dio si fece uomo e scese qui, tra noi…”
“ E voi che gli avete fatto? Se ho ben capito è morto sulla croce: lo avete ucciso?!
“Da allora sono passati quasi duemila anni. Proprio per noi è morto, per la nostra vita eterna.”
Da alcuni passi del diario, a questo punto, si evince il turbamento e la profonda costernazione che affligge Don Pietro, costretto a confessare le colpe di un’intera umanità.
“E tutto questo – domandò il marziano – è poi servito?”
Don Pietro ci racconta che cadde in ginocchio, si coprì il volto con le mani e così rimase per un lasso di tempo che non riuscì a definire. Quando li riaprì scorse i marziani che erano già sul davanzale, in procinto di andarsene.
“Uomo – chiese uno dei due – cosa stavi facendo?
“Pregavo – si giustificò il parroco – voi non pregate mai?
“Pregare noi? E perché dovremmo?
Il diario, a questo punto, racconta la compassione di Don Pietro per quelle creature pure, incontaminate dal peccato originale e da tutte le sue implicazioni. Dalle sue parole si capisce che sente un certo sollievo.
Saliti a bordo della navicella, questa cominciò a riemettere quel lieve ronzio e a illuminarsi della luce azzurrina. Infine si staccò dal tetto con la “leggerezza di una farfalla” per poi schizzare via verso il cielo, in direzione della costellazione dei Gemelli.
Il caso ufologico finisce qui, il diario, invece, raccoglie le ultime considerazioni del parroco che esprime la sua volontà di non rendere nota la vicenda, almeno finché è vivo (Don Pietro è morto il 15/12/2019) il suo timore di non essere creduto e la possibilità di essere addirittura deriso.


Questa è una fake news.

domenica 3 ottobre 2021

IL PREDATORE





Il 25 ottobre 1974, il 41enne Carl Higdon, che lavorava nell'industria petrolifera, andò a caccia per passare un week end nella Medicine Bow National Forest, nella contea di Carbon, Wyoming (USA). Higdon era un cacciatore esperto, ma non era mai stato in una foresta del genere: una zona remota e completamente disabitata. Finché poté, percorse gli impervi sentieri della foresta in auto, quindi s’incamminò su una piccola collina boscosa. Quando fu dall'altra parte della collina, avvistò subito un branco di Alci, uno dei quali era un grosso maschio con corna ramificate. Prese la mira, sparò, ma non udì alcun suono né il contraccolpo del fucile. Higdon osservò con stupore il proiettile del fucile che volava al rallentatore. Era così lento, che percorse solo per pochi metri per poi cadere improvvisamente a terra, come se avesse colpito qualcosa di invisibile. Il cacciatore, sbalordito per questi avvenimenti, entrò in apprensione: i suoi sensi, acuiti, ora percepivano un silenzio irreale e l’aria carica di elettricità statica, come dopo un violento temporale.
Raccolse il proiettile e notò che era appiattito. Era come se avesse colpito qualcosa e vi si fosse spiaccicato contro: non poteva essere l’Alce, poiché era fuggita. Fu in quel momento che si rese conto di non essere solo. Sentì scricchiolare dei rami e quando si voltò, alla sua destra, all'ombra degli alberi scorse una figura umana. 
Abbassò subito l’arma, poiché all’apparenza si trattava di un uomo, seppur molto alto. Indossava una tuta nera, attillata, simile a una muta da sub, corredata da un paio di cinture di sicurezza e una cintura di metallo con una fibbia a forma di stella gialla, in vita. La testa della creatura non era affatto umana: non aveva orecchie, i suoi occhi erano piccoli e infossati, la sua bocca era una fessura aperta in cui erano visibili tre grandi denti, dalla fronte gli spuntavano due corte antenne. I suoi capelli erano come paglia e stavano dritti. Non aveva un mento: la faccia, priva di mascella, sembrava proseguire con la gola. Le braccia erano molto lunghe. A un braccio aveva qualcosa di simile a uno scalpello attaccato al polso, mentre l'altro era monco: finiva nettamente al polso.
Questa strana entità fissò Higdon per alcuni istanti, poi si avvicinò di qualche passo e gli chiese, in inglese: "Come stai?" Higdon, sbalordito, rispose: "Okay", ma ci mise un paio di secondi per farlo. La creatura annuì e si avvicinò ancora di più. Non sembrava minaccioso, tant’è che chiese a Higdon se avesse fame. Senza aspettare la sua risposta, tirò fuori un sacchetto di plastica da qualche anfratto e glielo inviò facendolo levitare nellìaria come se fosse in grado di usare la telecinesi. Higdon afferrò il pacchetto, lo aprì e vi trovò dentro quattro pillole. La creatura affermò che le pillole lo avrebbero nutrito e si sarebbe sentito sazio per l’intera giornata. Il cacciatore ne estrasse una e la inghiottì, mettendo il sacchetto in tasca. A questo punto, la creatura si presentò: il suo nome era "Ausso One". Poi gli indicò qualcosa che si trovava alle sue spalle. Higdon vide un oggetto trasparente a forma di cubo: una navicella a forma di scatola con i lati di 1,5 m. Non vide alcun ingresso, nessuna finestra, nessun carrello di atterraggio. L'astronave poggiava direttamente a terra.
Ausso chiese a Higdon se voleva fare un giro e prima che il cacciatore potesse rispondere, in qualche modo, si ritrovò all'interno dell'astronave, come se fosse stato teletrasportato. Fu subito preso dal panico in quanto si avvide di essere legato, braccia e gambe, con una sorta di nastri. Quando si è calmato un po', ha realizzato che era immerso in un di campo di forza; insieme a lui, in quello spazio ristretto, che ora appariva grande quanto una stanza, “galleggiavano” cinque Alci. Erano congelati ed era sicuro che fossero le stesse Alci che aveva visto nella radura. Poi vide un'altra creatura, della razza di Ausso, nell'astronave. Questa si avvicinò al cacciatore e gli mise un elmo in testa. A questo punto, la nave decollò e Higdon poté vedere attraverso le pareti trasparenti la sua ascesa. Notò anche la sua macchina in fondo alla collina. In pochissimo tempo furono in orbita, quindi si avviarono nello spazio profondo fino a raggiungere un pianeta che, dalla forma, gli ricordava un pallone da basket. Scendendo, la nave si avvicinò a un'enorme torre. Intorno alla torre, molte luci colorate ruotavano come potenti riflettori, erano così luminose che Higdon dovette chiudere gli occhi. Quello che è successo dopo, Higdon lo ricorda appena. Ad un certo punto vide un gruppo di persone, ma non capì cosa facessero lì e chi fossero. Ausso gli riferì che la sua gente veniva regolarmente sulla Terra, distante 163.000 anni luce, per cacciare. Quindi l’uomo fu portato in una stanza, dove fu sottoposto a una scansione: una sorta di esame effettuato con uno strano dispositivo a forma di scudo. A questo punto, Ausso gli rivelò che non era adatto al loro scopo e che lo avrebbero riportato a casa.


Arrivarono sulla Terra con la stessa rapidità con cui ne erano volati via. Prima di rilasciarlo, Ausso si riprese il pacchetto con le pillole e avrebbe voluto prendere anche la sua pistola, che aveva osservato con molto interesse durante il breve viaggio ma, a quanto pare, qualche legge del suo pianeta gli proibiva di farlo o almeno così disse. Aggiunse che nelle acque del suo pianeta non c’erano pesci ed era un vero peccato perché gli abitanti li avrebbero graditi. Dopodiché, gli alieni scomparvero e Higdon si ritrovò nella foresta, completamente disorientato e spaventato.
Vagò in giro finché non trovò un mezzo di trasporto: solo dopo un po', si rese conto che era la sua macchina. Usò la radio per inviare un segnale di soccorso, poi si sedette in attesa dei soccorritori.
Quando la squadra di ricerca lo raggiunse, si scoprì che la sua auto era parcheggiata in fondo a un profondo canyon, a cinque miglia da dove l'aveva lasciata. Non capivano come fosse giunto fin lì: non c'erano strade nei paraggi e non c'erano tracce di pneumatici nella gola. Higdon, era così confuso che farfugliava: continuava a ripetere la storia del proiettile, che si era appiattito quando aveva colpito qualcosa di invisibile. A causa del forte stress, non fu in grado di riconoscere subito sua moglie. La maggior parte dei suoi ricordi vennero ottenuti solo in seguito, tramite sedute di ipnosi regressiva a cui lo sottopose lo psicologo Ronald Leo Sprinkle. Emersero altri particolari: su altri pianeti non ci sono animali, quindi gli alieni verrebbero sulla Terra per approvvigionarsene e allevarli. Higdon era convinto di “non essere adatto” poiché era stato sottoposto a vasectomia diversi anni prima. Si sottopose al test del poligrafo e lo superò senza problemi. Nel tempo, si presentarono diversi testimoni i quali affermarono che in quella zona, alla vigilia del suo rapimento, avevano visto strane luci nel cielo.
Fu effettuata una visita medica e si scoprì che le cicatrici lasciate dalla tubercolosi erano scomparse dai polmoni del cacciatore, così come i calcoli che affliggevano i suoi reni. L’analisi del sangue rivelò che era ricco di sostanze nutritive, vitamine e oligoelementi.
Il proiettile appiattito fu rinvenuto nella tasca della sua giacca e le analisi del materiale dimostrarono che avrebbe potuto subire un tale danno solo se avesse colpito una superficie dura, più dura del legno o della pietra.

sabato 11 settembre 2021

IL MUTUAL UFO NETWORK




Il MUFON, Mutual UFO Network, è la più grande organizzazione mondiale di ricerca e studio del fenomeno ufologico. 
Con migliaia di iscritti in tutto il mondo e centinaia di investigatori certificati, indaga e analizza le migliaia di segnalazioni pervenute annualmente, ricorrendo rigorosamente al metodo scientifico.
Sbarca ufficialmente in Italia nel 2012 e diventa operativo con la costituzione della filiale italiana MUFON ITALIA nel novembre del 2014.



Il MUFON nasce ufficialmente il 31 maggio 1969. A quel tempo era conosciuto come UFO Network Midwest.
Diventato troppo grande per il solo confine degli stati del Midwest il nome fu cambiato in Mutual UFO Network, ora la più grande organizzazione di studio, investigazione e ricerca del fenomeno ufologico al mondo.
Allen Utke, Professore Associato di Chimica presso l'Università del Wisconsin fu il primo direttore del MUFON. L’associazione è gestita da un Consiglio Direttivo, il cui Direttore Esecutivo è attualmente David MacDonald



GLI SCOPI DEL MUFON SONO:
  1. INDAGARE sugli avvistamenti UFO e raccogliere i dati in un database mondiale che sia di utilità per gli studiosi;
  2. PROMUOVERE la ricerca sugli UFO per scoprire la vera natura del fenomeno, con un’ottica scientifica;
  3. EDUCARE l’opinione pubblica sul fenomeno UFO e sul suo potenziale impatto sociale.
L’organizzazione conta oltre 3.000 membri in 40 diverse nazioni, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti d’America e la sua spina dorsale è costituita attualmente da oltre 600 investigatori accreditati (Field Investigator) che hanno seguito un corso di formazione e superato un esame, sulla base dell’apposito Field Investigator’s Manual (arrivato oggi alla quinta edizione).



Il Mutual UFO Network ha una propria rivista mensile (il MUFON UFO Journal), inviata a tutti gli iscritti, che ha superato i 600 numeri e pubblica indagini, ricerche e articoli, accessibile agli associati in forma elettronica o cartacea (quest’ultima con un modesto costo supplementare).
Dal 1970 il MUFON organizza un convegno annuale che fa il punto sulla ricerca ufologica con relatori da tutto il mondo.



IL METODO SCIENTIFICO
"Gli altri parlano, noi investighiamo..."

Questo il motto del MUFON, inderogabile impegno a favore della ricerca scientifica che rifugge ogni desiderio di popolarità o di protagonismo.
Il metodo scientifico richiede una spiccata apertura mentale nella raccolta e nell’analisi dei dati.
Tutto ciò viene infatti acquisito senza pregiudizi e senza alcun tentativo di indirizzare le informazioni raccolte verso una conclusione arbitraria, mantenendo le opportune distanze da ciò che l’investigatore può personalmente credere relativamente alla questione ufologica.
I dati e le osservazioni devono essere esaminati oggettivamente e scientificamente per assicurare che siano stati raccolti in modo appropriato e non pregiudizievole.
Una volta acquisite una quantità significativa di informazioni può essere formulata una ipotesi per tentare di spiegare il fenomeno.
Tutto ciò nel pieno rispetto delle leggi, della privacy e della protezione dei dati personali dei testimoni che a noi si affidano.




ISCRIZIONI

L'iscrizione al MUFON avviene sul sito americano, in tal modo è possibile ricevere tutte le informazioni e il periodico di informazione realizzato dall'Organizzazione. 
È tuttavia possibile iscriversi alla filiale italiana, gratuitamente o con una libera donazione e ricevere una newsletter periodica riassuntiva dei principali fatti e argomenti accaduti nel nostro paese. 
Attualmente la filiale italiana conta oltre 400 iscritti frequentatori. 
Le eventuali donazioni sono destinate a sopperire ai costi di trasferta e relativi alla strumentazione necessaria per lo svolgimento delle indagini, costi ad oggi affrontati direttamente in proprio dagli investigatori. 
Per quanti vogliano diventare "Field Investigator" è necessaria l'iscrizione sul sito americano.