Cerca nel blog

venerdì 13 settembre 2019

ISRAELE


Il cielo era pervaso da una foschia dorata che proveniva dal deserto. Il gigantesco jumbo, in fase di atterraggio, la perforò ed ebbe una rapida visione degli orti di cedri, color verde scuro, immediatamente seguita dal sobbalzo dell'impatto con la pista. Quello di Tel Aviv era uguale a tutti gli altri aeroporti del mondo, ma al di là delle sue porte c'era una terra che simile non aveva mai visto. La folla che con lui si mise in caccia di un posto in uno dei grossi sherut neri, i taxi collettivi coperti di manifesti e pieni di ninnoli penzolanti, era assolutamente frenetica. Una volta a bordo, però, il tutto prese l'aspetto di una gita di famiglia. Di una famiglia di cui anche lui faceva parte. Su un lato c’era un paracadutista, in berretto e blusa, con le mostrine sul petto e un fucile mitragliatore Uzi gettato a tracolla, il quale gli offrì una sigaretta. Sull'altro lato c'era una ragazzona ben piantata, anche lei con addosso un'uniforme color kaki e con scuri occhi da gazzella, tipicamente israeliani, che diventavano ancor più scuri e sentimentali ogni volta che si posavano su di lui. Pretese di dividere con lui un sandwich di pane non lievitato, con ceci fritti - l'onnipresente pita con felafel. Tutti gli occupanti dei posti anteriori si voltavano per unirsi in conversazione e naturalmente con loro si voltava anche l'autista, che comunque non ridusse assolutamente la velocità, sottolineando le proprie frasi con furibondi colpi di clacson e con urla di insulti ai pedoni e agli altri automobilisti. Sulla zona costiera aleggiava, simile a foschia di mare, un pesante profumo di fiori d'arancio, che da quel momento in poi per lui divenne un sinonimo di Israele. Poi si arrampicarono sulle colline della Giudea e percorsero la tortuosa autostrada che correva tra foreste di pini e pendii luccicanti, dove pietre bianche brillavano come ossa nel deserto e gli ulivi si torcevano in graziosa pena, levandosi dalle terrazze che costituivano un monumento a seimila anni di paziente fatica dell'uomo. Un paesaggio che era molto diverso dalle amate colline di casa sua. C'erano fiori che non riconosceva, corolle color cremisi simili a sangue versato ed esplosioni di petali di un giallo simile alla luce del sole. A mano a mano che si avvicinava alla donna per vedere la quale era arrivato fino a lì, sentiva levarsi nel proprio intimo un senso di eccitazione poiché non si trattava solo di una donna, ma di qualcos'altro, di cui ancora non era sicuro.
- Guarda! - gridò la ragazza, toccandogli un braccio e indicando un relitto bellico ancora gettato sul bordo della strada e lì conservato in memoria degli uomini morti sulla via di Gerusalemme - qui si è combattuto.
- Si combatterà ancora? - chiese.
- Si - rispose la ragazza senza esitazioni.
- Perché?
- Perché, se il fine è buono, bisogna combattere per raggiungerlo - rispose la ragazza, con un ampio gesto che parve abbracciare tutta quella terra e il suo popolo - e questa terra – aggiunse - è nostra ed è una buona terra.
Jericho assentì, rivolgendole un tenue sorriso, che venne ricambiato. Così arrivarono a Gerusalemme, con i suoi alti e severi condomini di pietra color senape, eretti come monumenti sulle colline e raggruppati attorno all'imponente cittadella murata che ne costituiva il cuore. Aveva prenotato una camera all'Intercontinental Hotel. Dalla finestra osservò, oltre il giardino di Getsemani, la vecchia città, con le sue torrette, le guglie e la luccicante cupola dorata della Moschea di Omar, centro del cristianesimo e del giudaismo, nonché luogo sacro per i musulmani, bimillenario campo di battaglia, antica terra rinata e provò un senso di timore reverenziale.
Era pomeriggio inoltrato quando pagò il taxi nel parcheggio dell'ambasciata e venne sottoposto a una sbrigativa perquisizione da parte di una guardia dell'ingresso principale. Da quelle parti, le perquisizioni corporali erano talmente abituali che ben presto si arrivava a non farci più caso.
 

mercoledì 11 settembre 2019

IL LITIGIO

- Cerca di capire - la voce di Jericho era spezzata dalla sofferenza. Elena lo stava ponendo di fronte a un bivio che non gli dava vie di scampo - è una occasione che non posso perdere: volare è lo scopo della mia vita.
- Sì - disse lei con uno sguardo duro come il cemento - ma non su quello scassone...
- Quello scassone, come dici tu, è ancora uno degli aerei più veloci del mondo - sbuffò Jericho.
- Lo hanno soprannominato bara volante, fabbrica di vedove.
- Ma è successo secoli fa. Ora la sicurezza...
Lei lo interruppe bruscamente - La sicurezza? Ma quale sicurezza. Salite a bordo di quella specie di... Razzo e vi fiondate nella stratosfera!
- Per favore...
Erano seduti a un tavolo di un piccolo ristorante. La settimana successiva lui sarebbe dovuto partire, ma lei non voleva partire con lui e soprattutto, non voleva che lui partisse. Sperava, facendo gioco forza sui sentimenti del suo uomo, di costringerlo a fargli cambiare idea. Ma la discussione aveva preso una brutta piega e all’improvviso si erano trovati nel bel mezzo di un litigio.
- Non puoi chiedermi questo...
Jericho sembrava abbattuto e rassegnato.
- Non posso rinunciare. È il coronamento delle fatiche di tutta una vita!
- Non verrò con te - ringhiò sommessa lei - non mi unirò a un piccolo club di mogli e ragazze di piloti che passano il tempo con il naso all’insù.
Lui scosse la testa, sconfitto.
- Non verrò a vederti morire dentro a quel ferro vecchio.
Lei si alzò rumorosamente. Ormai il locale era vuoto, gli altri commensali erano fuggiti quando la discussione si era tramutata in una lite rumorosa e furibonda.
- Io me ne torno a Napoli - concluse lei allontanandosi dal tavolo - se cambi idea, sai dove trovarmi.
Jericho la guardò uscire dalla stanza, inspirò e chiamò il cameriere.
Questo, intimidito, si avvicinò con il conto in mano. Lo appoggiò al tavolo e disse: - Mi spiace per la signorina...-
Lui fece un gesto per cancellare le parole del cameriere e ordinò un whiskey. Non beveva da sei mesi, ma quella sera fu necessario scaldare uno spirito ormai congelato.
Il cameriere annuì e scomparve silenziosamente.
Si guardò attorno e improvvisamente si sentì veramente solo.
Si chiese come avrebbe fatto senza di lei: erano sempre stati in sintonia. Mai un litigio importante, mai una situazione come quella. Non sapeva proprio come fare.
Vide comparire il bicchiere sul tavolo.
Un leggero sorriso all’uomo che lo aveva portato e poi strinse tra le dita il vetro levigato contenente il liquido ambrato. Trangugiò il whiskey in un solo colpo e si sollevò dal tavolo. Prese il portafogli e lasciò una banconota da cinquantamila lire. Non aveva mangiato niente, aveva solo ordinato e atteso che il cibo si freddasse mentre lei cercava in ogni modo di non farlo partire. Uscì dal locale e si diresse verso la metro: era venuto al ristorante con la macchina di lei.

martedì 10 settembre 2019

FRANCESCO LICCIARDIELLO


Proprio ieri, mente si “inaugurava” la riapertura di una strada, il mio amico e collega Francesco Licciardiello mi chiedeva se credo nell’esistenza degli UFO. E quando gli ho risposto che, in verità, nei miei post non l’ho mai dichiarato, ho visto sul suo volto accendersi la meraviglia. Ma come – ha risposto – proprio tu che scrivi di queste cose?!
Più volte ho chiarito che il mio il mio approccio verso queste vicende è quello del cronista. Come tale mi limito a riportare i fatti, senza farmi coinvolgere emotivamente. Non ho mai raccontato di vicende personali, anche se i lettori più attenti, in certi post, hanno notato che parlo il prima persona, che definisco i particolari, che uso termini come “nostro” che, specie se riferito all’Aeronautica, è indicativo di una presenza che svela una partecipazione esuberante per un semplice narratore.
A chi mi chiede, ho sempre risposto che, per me, UFO è la causa ignota che ha indotto dei testimoni riconosciuti equilibrati e attendibili a seguito di apposita inchiesta, a fare un rapporto che, sottoposto all'esame di esperti nelle varie discipline scientifiche, non è risultato spiegabile con nessun fenomeno conosciuto. Purtroppo, l'ufologia, intesa come studio serio ed obiettivo di determinate testimonianze, non ha finora consentito di arrivare a nessuna conclusione dimostrata o dimostrabile, se si prescinde da due fatti che, praticamente, la giustificano: che esiste un certo fenomeno e che si manifesta in un certo modo. Tutto ciò che può essere detto in più di questo rientra nel campo delle ipotesi.
 

La mia policy è che al centro di tutto ci siano gli utenti. Purtroppo, qualche volta riscontro delle difficoltà con quegli utenti che arrivano a me prevenuti e agitati e quindi diventa complicato fargli capire che la mia disponibilità al dialogo dipende solo dalla loro apertura mentale.  
Oggi, i social network hanno completamente trasformato il tessuto sociale, permettendo a ognuno di avere l'illusione di essere in grado di rapportarsi alla pari con chi, invece, ha una certa esperienza, dando magari loro dei bugiardi su argomenti dei quali non si ha alcuna conoscenza se non brevi letture di frasi scritte da altre persone altrettanto incompetenti. Nessuno infatti parla quasi mai per esperienza diretta ma sulla base di qualcosa detta dal "cugino dell'amico" e su queste basi si ritengono esperti di qualsiasi argomento. Politica in tempo di elezioni, calcio ogni lunedì, economia quando arriva una multa a casa. Da questo punto di vista, Internet, seppure sia uno strumento meraviglioso, ha il demerito di aver aumentato a dismisura questa convinzione. Infatti, se un tempo si era quasi costretti a frequentare persone dello stesso ceto culturale e sociale e le massime autorità che si incontravano erano il sindaco del paese, il medico e l'allenatore della squadra della parrocchia, oggi non è più così. Ora, se lo si desidera, si può entrare nella pagina di un immunologo di fama mondiale credendo di poter discutere con lui alla pari di vaccini e prevenzione; sul profilo di un leader politico per spiegargli come far uscire l'Italia dalla crisi e sul social di un commissario tecnico per dargli imperdibili suggerimenti su come schierare la nazionale. Il tutto in 5 minuti.
Provate ad andare sul blog di Bigliglino: è il caos! Il relatore è continuamente contestato da saccenti senza scrupoli, appoggiati da devoti (un po’ idioti) che, nel caso peggiore, su certi post, scatenano addirittura una reazione violenta, molto simile, in quanto a ottusità, alla frenesia alimentare dei piranha.
Capirete che, in questo contesto, ho dovuto operare una scelta e, pare, sia stata una scelta vincente.  

lunedì 9 settembre 2019

L’AVVISTAMENTO DI ST. CLAIR


Uno dei più recenti e meglio documentati avvistamenti, con molteplici testimoni, avvenne durante le prime ore del mattino del 5 gennaio 2000 nella contea di St. Clair (Illinois) appena a est di St. Louis (Montana).
Quel giorno, l’agente Tomas Barton, impiegato presso il Dipartimento di Polizia di Lebanon (Illinois) chiamò il National UFO Reporting Center (NUFORC). Il contenuto del messaggio riguardava l’avvistamento di un UFO avvenuto nella Contea di St. Clair (Illinois) e nelle aree circostanti, nelle prime ore del mattino. Più tardi, quella stessa mattina, gli investigatori del NUFORC riuscirono a parlare con l’agente Barton che raccontò quanto segue: 


“Approssimativamente verso le 04:10 (ora locale) di quel mattino avevo intercettato la chiamata dall’operatore di emergenza di St. Clair, in quale riferiva di un cittadino che era entrato nella stazione di polizia di Highland (Illinois) e aveva chiesto che un agente uscisse per guardare un oggetto piuttosto peculiare che galleggiava in cielo, nelle vicinanze. L’uomo aveva avvistato il bizzarro oggetto mentre si recava al lavoro e insisteva, rifiutandosi di lasciare la stazione di polizia, fin quando un poliziotto non avesse visto l’oggetto insieme a lui. Avendo sentito l’annuncio alla radio, guardai verso sud est, in direzione di Lebanon e notai due luci estremamente brillanti nel cielo, basse sull’orizzonte. Le due luci erano così luminose che lo spettacolo mi ricordò il simbolo del “Sol Levante”, usato sulla bandiera da combattimento giapponese. Poco dopo le luci sembrarono fondersi in una sola. Iniziai a dirigermi verso sud est nel tentativo di avvicinarmi all’oggetto. Guidai a 75-80 miglia orarie verso quell’oggetto che, nel frattempo, manteneva inalterata la sua posizione. Dopo un po’ mi accorsi che sembrava dirigersi verso di me. Arrestai il veicolo, spensi i lampeggianti e abbassai il finestrino dal lato passeggeri. L’oggetto si avvicinò e mi passò quasi sopra a un’altitudine che stimai in 1000/1500 piedi. Era di forma triangolare, con tre luci bianche alle estremità di ogni vertice e mostrava una “galassia” di luci multicolori nella parte inferiore. Dopo essermi passato sopra girò improvvisamente a sinistra, senza rollare o inclinarsi e immediatamente accelerò in modo repentino: sembrò schizzare verso est coprendo più di otto miglia in tre secondi. La sua velocità era inimmaginabile.”
 


Barton chiamò per radio il centro di emergenza della Contea di St. Clair, informandolo di avere l’oggetto in vista e riferendo che viaggiava in direzione sud est. Raccomandò al Centro di contattare le unità a sud e a ovest della sua posizione, quali Shiloh, Millstadt e Dupo, in modo che anche i poliziotti locali potessero di avvistare l’oggetto.  Sembra che almeno un ufficiale di Shiloh avvistò l’oggetto: altri due agenti, che però rimasero anonimi, videro l’oggetto mentre erano nel cimitero della città. Un agente del Dipartimento di Polizia di Millstadt, Craig Stevens, riferì al NUFORC, che vide l’oggetto stagliarsi contro il cielo notturno. Lo  descrisse di dimensioni “enormi”. Su di esso brillavano molte luci.
Il Centro di emergenza di St. Clair ordinò che qualcuno, se fosse in grado di farlo, scattasse una fotografia. In risposta a questa richiesta l’agente Stevens prese, in fretta e furia, dal bagagliaio della sua auto la fotocamera tipo Polaroid e velocemente fotografò l’oggetto. Ma la bassa temperatura esterna compromise il funzionamento della sua apparecchiatura fotografica e la foto venne impressa con una risoluzione scadente. In seguito, dopo che l’agente Stevens ebbe scattato quella fotografia, l’oggetto sembrò accelerare dirigendosi verso ovest e passando sopra Dupo e Cahokia (Illinois), infine dirigendosi verso St. Louis (Montana). Pare che anche un poliziotto di Dupo abbia vito l’oggetto.
A un certo punto si pensò che fosse arrivato nel perimetro della Base Aerea di Scott. Tuttavia, un portavoce della Base dichiarò che la torre di controllo non era operativa già un’ora prima dell’avvistamento e tale rimase per tutto il periodo, mentre il radar della base era stato spento (per ragioni non specificate). Infine dichiarò che il personale della base non era a conoscenza dell’avvistamento e che nessuno di loro aveva visto quell’oggetto…

venerdì 6 settembre 2019

L’INCIDENTE DI VARGINHA


La notizia fu riportata da Vitorio Pagaccini: a Belo Horizonte (Brasile) il 20 gennaio del 1996, i militari catturarono, vive, due creature apparentemente extraterrestri. La cattura avvenne nelle vicinanze della città di Varginha, situata nello stato di Minas Gerais. L’evento è ancora considerato uno dei più significativi mai registrati in Brasile e forse nel mondo intero. Le autorità militari tengono segreti i dettagli dell’operazione e l’informazione ha raggiunto il pubblico grazie al lavoro investigativo del Prof. Vitorio Pacaccini e di Ubirajara Rodriguez. Entrambi vivono nelle vicinanze e sono considerati ricercatori seri e assidui.
Nel pomeriggio del 20 gennaio, verso le 15:30, ora locale, tre giovani ragazze: Liliane e Valquira Silva e la loro amica Katia de Andrade Xavier, tornavano a casa.  Mentre attraversavano un prato, a poca distanza da dove vivevano, s’imbatterono in una strana piccola creatura. Era sabato e le ragazze tornavano dal lavoro. Nell’attraversare quest’area, la loro attenzione fu attratta da questa creatura che era in ginocchio e sembrava ferita e sofferente. Le ragazze la osservarono per qualche minuto, poi scapparono via spaventate perché, nella loro ingenuità, credettero di aver incontrato il Diavolo.
Le tre ragazze furono interrogate dai sopraccitati ricercatori. Descrissero la creatura come di colore scuro con un piccolo corpo di quattro o cinque piedi di altezza. Non aveva capelli, ma una grande testa marrone e un piccolo collo. Il viso fu descritto come avente due occhi grandi e rossi senza pupille. C’era un taglio al posto della bocca, un naso molto piccolo e cosa interessante, tre protuberanze proprio sulla fronte. Le ragazze descrissero le protuberanze come simili a corna: cosa che causò la loro paura di aver incontrato il demonio.
 
 

I ricercatori Pacaccini e Rodriguez continuarono a investigare allargando il loro campo d’azione ai dintorni della città di Varginha, per scoprire se qualcun altro avesse visto la stessa creatura. Nel condurre l’investigazione, entrambi scoprirono che diversi testimoni, proprio quella mattina, avevano visto dei camion dell’Esercito e altri veicoli militari a poca distanza da dove le ragazze ebbero il loro incontro. Mentre cercavano di scoprire cosa stessero facendo i militari, Pacaccini e Rodriguez riuscirono a parlare con alcuni soldati e sottufficiali. Uno dei soldati decise di parlare della missione e di rilasciare, in modo confidenziale, una intervista, che fu registrata. Il militare confermò che verso le 09:00 del 20 gennaio i pompieri di Varginha furono chiamati dai militari per catturare uno strano “animale” nel distretto di Jardim Andere. Tra i pompieri che risposero all’appello c’erano Nivaldo e Santos, il Caporale Rubens, il Sergente Palhares, comandati dal Maggiore Maciel. Al loro arrivo, però, non trovando alcun animale, si misero in comunicazione con il Comando della Scuola Sottufficiali dell’Esercito - Escola de Sargentos das armas (ESA) – Ma, prima che arrivasse una riposta, un camion dell’Esercito era già sul posto. La creatura fu individuata e catturata mediante l’uso di reti e di altro equipaggiamento normalmente usato per catturare animali selvaggi. Come un animale, fu rinchiusa in una cassa di legno di un metro quadrato, coperta con un telone e caricata sul camion dell’Esercito. I testimoni affermarono che emetteva un suono ronzante simile a quello prodotto dalle api. Il veicolo si diresse all’ESA. Il T. Col. Wanderley ordinò a tutto il personale coinvolto nella cattura di astenersi dal parlare dell’incidente con chiunque, dicendo loro che si trattava di un’operazione segreta. Il T. Col. Wanderley, era un esperto in guerra atomica, biologica e chimica, forse è per queste sue attitudini che fu messo al comando dell’operazione anche se all’epoca l’ESA era agli ordini di un generale.
Il poliziotto Marco Chereze toccò la forma di vita senza alcuna protezione. Morì due settimane dopo di una infezione generale. La famiglia mostrò a Pacaccini gli ultimi esami del sangue, che mostravano come fosse contaminato da una sostanza tossica sconosciuta. Tuttavia, secondo Pacaccini, la polizia di Varginha cercò di confutare tale testimonianza affermando che Chereze non era neanche in servizio il 20 gennaio del 1996. A tal proposito, la famiglia di Chereze ribadì che non solo era in servizio quella notte, ma che era venuto a casa per cambiarsi, informandoli che non sarebbe tornato per cena poiché avrebbe dovuto lavorare fino a tardi, impegnato in una missione.

 

 

In seguito, altri militari si fecero avanti per parlare dell’incidente, a condizione che le loro identità fossero mantenute segrete. Tutti coloro che si fecero avanti rilasciarono interviste confidenziali e permisero di registrarle. Tutti confermarono che una seconda creatura, probabilmente quella vista dalle tre ragazze nel pomeriggio, era stata catturata la stessa notte con l’ausilio di personale dell’Esercito, dei pompieri, del servizio segreto e della polizia. Grazie agli sforzi investigativi di Pacaccini e Rodriguez, molti dei dettagli dell’operazione di recupero sono ora conosciuti. La seconda creatura, identica alla prima, era anch’essa viva quando fu condotta presso l’ospedale di Varginha. Dopo avervi passato alcune ore fu trasferita al più attrezzato Humanitas Hospital. Due giorni dopo, nel pomeriggio del 22 gennaio, la creatura, ormai morta, fu oggetto di una gigantesca operazione di copertura. Quanti ebbero a che fare con la creatura furono ammoniti a non discuterne con nessuno, neanche con i loro parenti e ad evitare, in modo specifico, la stampa e i ricercatori UFO. Le interviste confidenziali con i militari coinvolti nelle operazioni di rimozione, riportarono che furono utilizzati tre camion dell’Esercito per rimuovere il corpo dell’extraterrestre, cosicché nessuno avrebbe potuto sapere quale camion stava effettivamente trasportando la creatura.
Gli investigatori brasiliani sono riusciti a determinare questi fatti: personale militare dell’S-2 brasiliano (l’intelligence dell’Esercito) fu incaricato di prelevare il cadavere dall’interno dell’ospedale, di riporlo in un cassa di legno per poi caricarlo in uno dei camion. Tutti e tre i mezzi tornarono all’ESA. La mattina successiva, alle 04:00, i camion si diressero verso un’altra installazione militare situata a Campinas, nello stato di Sao Paulo: un viaggio di 200 miglia. Lì il cadavere fu trasferito all’Università di Campinas, una delle migliori istituzioni brasiliane. Il corpo fu oggetto di autopsia da parte del Dott. Fortunato Badan Palhares, che era universalmente considerato come uno dei migliori medici forensi. Tuttavia il Dott. Palhares ha pubblicamente negato di aver preso parte all’autopsia.
Un anno dopo l’incidente di Varginha, un altro testimone si fece avanti: Joao Bosco Manoel. Egli chiamò Pacaccini il quale lo incontrò insieme a Rodriguez e ascoltò la sua storia: aveva assistito, non visto, alla cattura della prima creatura. Verso le 10:45 del 20 gennaio, il Sig. Bosco era in zona per vendere del pesce, quando la sua attenzione fu attratta dalla presenza di un camion dei pompieri, senza che vi fosse traccia di un incendio. Incuriosito, si nascose per vedere cosa accadeva. Vide sei pompieri emergere concitatamente dai cespugli seguiti da altri quattro che indossavano grossi guanti e che trasportavano una creatura avvolta in una rete. La forma di vita fu adagiata nel camion che mise in moto e partì. Il Sig. Bosco avvertì un odore estremamente acre come di ammoniaca permeare l’aria aperta. Tenne anche una conferenza stampa e rese pubblica la sua storia affermando che avrebbe potuto identificare almeno due dei pompieri. Inutile dire che tutto ciò scatenò un pandemonio, poiché la sua storia veniva ufficialmente smentita. Il Sig. Bosco subì delle intimidazioni e fu trattenuto dopo la sua conferenza stampa. Bosco, successivamente, lasciò lo stato di Minas Gerais.
I ricercatori Pacaccini e Rodriguez scoprirono che i poliziotti coinvolti nella cattura furono, in seguito, promossi e trasferiti altrove. Per un certo periodo di tempo, dopo l’incidente, l’area dove è situata Varginha, nella parte sud dello stato di Minas Gerais, fu oggetto di uno delle più grandi ondate di avvistamenti UFO mai registrate, che includevano testimonianze su enormi UFO e contatti ravvicinati con gli abitanti. Tale evento comparve sulla prima pagina del Wall Street Journal, sebbene il tono dell’articolo fosse piuttosto ridicolizzante.

giovedì 5 settembre 2019

È UNA QUESTIONE DI PROSPETTIVA


Desidero approfittare di questo spazio per ringraziare, ancora una volta, coloro che mi seguono. Voglio premettere che l’idea di buttarmi a capofitto in un così gravoso compito scaturì dalla convinzione che la gente ha il diritto di conoscere ”la verità” su questi intricati misteri. È il mio personale punto di vista: la gente deve sapere perché, a mio avviso, ha finalmente raggiunto quella “consapevolezza” e quella “maturità” che serve per affrontare “l’argomento”. Quindi mi chiesi: se bisogna cominciare a parlare di questi insoliti argomenti, occorrerà una “base” da cui partire, un punto di partenza che ponga anche il più disinformato degli uomini nella condizione di poter avere una visione d’insieme del problema. Quella base, io l’ho identificata nel mio blog che rappresenta, a mio avviso, un intelligente e coraggioso tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica ad un confronto “consapevole e maturo”. Da quel momento, un  progetto ha cominciato a prendere forma, anche grazie all’apporto di persone meravigliose che hanno accettato le mie idee e mi hanno accompagnato in questo faticoso percorso.
Il blog contiene una selezione di informazioni concernenti i fenomeni UFO, informazioni di carattere generale, dei documenti interessanti e testimonianze riguardanti strani eventi, anche da parte di appartenenti a enti governativi o militari. Scopo del blog è di fornire una panoramica d’insieme in merito a questioni molto complesse e fornire ai soggetti, se interessati, riferimenti per avviare una propria attività di ricerca.
Ho evitato di inserire raccomandazioni e suggerimenti. Sebbene queste raccomandazioni potrebbero contribuire a facilitare il processo di comunicazione, rendendo questo problema oggetto di dibattito aperto e consapevole, ho preferito raccontare i fatti e lasciare al lettore la libertà di trarne le proprie conclusioni. Ci si auspica che attraverso l’utilizzo di tale documentazione, il lettore attento e mentalmente aperto possa rendersi conto di quanto certi fenomeni siano “reali”.
Carl Sagan, una volta, ha asserito: 


"affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie". 
 
Nel mio caso ciò può essere chiarito con altre due affermazioni: "lo studio di una prova richiede una straordinaria attenzione", e "la straordinaria attenzione è non solo giustificata, ma virtualmente richiesta se c’è una crescente mole di osservazioni straordinarie”.
Per questo, suggerisco al lettore di utilizzare il blog non come una lettura ordinaria, ma come una fonte di informazioni, allo scopo di acquisire un punto di vista globale in merito.
Per esperienza, so che quando le persone vengono a conoscenza di certe informazioni, queste mettono a dura prova la loro capacità di credere: subentra l’incredulità. Tuttavia, una volta che hanno svolto, per conto proprio, attività di ricerca, iniziano a cogliere veramente la realtà e la complessità di questi problemi. Per facilitarne l’approccio ho fornito molteplici testimonianze. Queste, tra l’altro, forniscono l'idea che ci siano tante persone coinvolte, interessate alla copertura di certi fatti, ma che un certo numero di esse è disposta a farsi avanti per testimoniare le proprie esperienze.
 
 

Inoltre, vengono esaminati un certo numero di ben noti e documentati casi UFO. Sono fornite testimonianze sulla questione UFO presentate da militari a conoscenza dei fatti fin dal 1940.
A questo proposito comprendo che, per la maggior parte delle persone, se siamo o no soli nell’universo è un mero esercizio filosofico, un argomento di interesse accademico, ma di nessuna importanza pratica. Anche la prova che siamo attualmente visitati da avanzate forme di vita aliene sembra essere, per molti, un argomento irrilevante, in confronto a questioni come il riscaldamento globale, la povertà crescente e le minacce di guerra. Di fronte alle vere sfide a lungo termine per il futuro dell’umanità, la questione degli UFO, degli extraterrestri e dei progetti segreti del governo è una mera questione secondaria. 
Niente di più sbagliato.
Da una attenta lettura delle pagine del blog scaturisce che siamo davvero visitati da civiltà extraterrestri avanzate, da molto tempo; che questo è il più segreto e compartimentato programma all'interno degli Stati Uniti e in molti altri paesi; che tali progetti possono essere sfuggiti alla supervisione e al controllo da parte degli Stati; che alcuni veicoli di probabile origine extraterrestre siano stati recuperati e studiati almeno dal 1940 e, forse, già nel 1930; che significativi progressi tecnologici nella produzione di energia (e nella propulsione) sono derivati dallo studio di questi oggetti  e che queste tecnologie utilizzano una nuova fisica che non richiede l’utilizzo di combustibili fossili o radiazioni ionizzanti per generare grandi quantità di energia; che progetti classificati e ultra segreti, prevedono l’utilizzo di nuovi sistemi di produzione di energia che, se declassificati e utilizzati per scopi pacifici, porterebbero a una nuova civiltà umana: una nuova era di benessere dove non ci sarebbe più penuria di nulla. Tutto ciò senza recare danni all’ambiente e risolvere, una volta per tutte, il problema della povertà e della guerra.