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sabato 14 marzo 2020

FRATELLI PROVENIENTI DALLE STELLE


Gli Indiani d’America, ovvero i nativi del continente americano, sono stati quasi totalmente sterminati a causa di una vera e propria pulizia etnica iniziata con la colonizzazione dell’America. Quelli che sopravvissero, furono “confinati” nelle riserve in condizioni ai limiti della decenza umana.
Un popolo, quello degli indiani d’America, pieno di tradizioni secolari, di cui alcune sono giunte fino ai giorni nostri. Molte sono state tramandate come racconti, altre conosciute grazie alla conservazione di antiche documentazioni scampate alla devastazione perpetrata dai conquistatori spagnoli.
I nativi avevano (e hanno) una conoscenza del nostro pianeta e dei suoi legami con l’Universo, diversa e in un certo qual modo, più ampia di quella che il mondo occidentale comunemente considera. La Terra è considerata un vero e proprio essere vivente: la Madre Terra che ci ospita e ci nutre, fornendoci tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Tutto ciò che esiste, nelle sue varie forme, è vivo: ha una sua “essenza vitale”, un suo spirito. Un’energia pensante sottende tutto ciò che esiste nell’Universo: è “Il Grande Spirito”, da cui deriva ogni cosa che vediamo e che conosciamo secondo i nostri sensi.
Conseguentemente, a questa visione dell’Universo, anche le stelle e i pianeti hanno un ruolo di prim’ordine nella loro cultura (basti pensare al calendario dei Maia). Sui loro spostamenti si basavano i cicli stagionali e decisioni importanti, inerenti i diversi aspetti della vita.
 
 
Nelle loro tradizioni vi sono molti riferimenti a esseri semidivini o a fratelli provenienti dalle Stelle.
Gli indiani Hopi, stanziati nel New Messico, parlano dei Katchinas (Cfr. Katchinas) un popolo conosciuto come “I MAESTRI DELLA STELLA BLU”. Descritti come dei civilizzatori venuti dalle stelle in un tempo remoto (per i Pellerossa: “IL TEMPO DELLA CREAZIONE”), per donare la civiltà, attraverso messaggi. Messaggi ancora oggi narrati in canti e rituali.
Da ricordare, i cerimoniali dedicati alla Donna Bisonte Bianco (Cfr. Ptesan Win) probabilmente un membro dei Katchinas. L’Utilizzo dell’abito bianco nelle cerimonie di diverse tribù indiane, è legato proprio al culto di Donna Bisonte Bianco.
Un altro culto diffuso tra diverse tribù indiane come i Sioux e gli Hopi, è quello della “danza della tartaruga”. Considerata tra le danze più sacre, viene svolta durante ogni solstizio d’Inverno. La tartaruga è considerato un animale sacro, poiché legato a un culto ancestrale, che si rifà al mezzo (l’astronave) attraverso cui i Katchinas arrivarono sulla Terra.
 
 
In California, la “Death Valley” è chiamata dagli indiani Navajo, Tomescha, “Terra Fiammeggiante”. Secondo le loro tradizioni, Tomescha è abitata dagli Hav-Musuvs, celati nel sottosuolo, sin da quando la Terra era giovane. Essi viaggiano a bordo di “canoe volanti” che, mentre si muovono, emettono un lieve suono ronzante e possono buttarsi in picchiata come “solo un’aquila sa fare”.
Suggestivi sono anche i collegamenti e le analogie tra antiche memorie degli Apache, con tradizioni e divinità di altre civiltà antiche situate dall’altro capo del Pianeta, come ha testimoniato l’etnologo Taylor-Hansen. Il ricercatore, dopo aver assistito a una cerimonia degli Apache, in Arizona, mostrò loro delle fotografie di dipinti egizi. A un certo punto alcuni di quegli indiani riconobbero in quei dipinti una loro divinità, “Il Signore della Fiamma”, che avevano celebrato proprio durante la danza rituale.
La sorpresa fu che quella divinità, viveva nei ricordi degli Apache con lo sesso nome del corrispettivo dio egizio. Ovvero, “Amon-Ra” (Cfr. Star Elder)
L’etnologo iniziò a parlare di Tiahuanaco e gli indiani la identificarono come la capitale di un leggendario impero del passato. Descrissero anche, senza averla mai vista, la statua di un Dio bianco, barbuto (Cfr. Schwerta) che stringe in ogni mano una spada. Gli indiani aggiunsero nella loro descrizione, che lì dove si alza la statua, era l luogo della loro origine.
Da questi racconti si può evincere una storia comune collega le tradizioni di differenti popoli in ogni angolo del Globo.
 
 
 
Un ragazzo Cherokee raccontò allo scrittore Enzo Braschi della radice linguistica proveniente da un linguaggio antico chiamato Elati, detto anche linguaggio degli “Antenati” o “linguaggio delle stelle”. Consiste in suoni crescenti e decrescenti, che vengono pronunciati senza quasi mai muovere la bocca. È un suono gutturale, ma dotato di una musicalità e una bellezza particolari. Il ragazzo aggiunse che, più che di parole, si trattava di “suoni di potere” che racchiudono una forte energia spirituale. Un linguaggio che i loro vecchi consideravano provenire da “lassù”: indicò il cielo. Oggi è parlato solo da alcuni ottantenni. Secondo le loro tradizioni i Cherokee arrivarono sulla Terra 250.000 anni fa dalle Pleiadi, che nella loro lingua vuole dire, appunto, “Antenati”. L’uomo non discende dalla scimmia, concluse, ma dal “popolo delle stelle”.
Questo antico linguaggio, “Elati”, dei Cherokee, che si esprime con dei suoni gutturali, a detta del ricercatore Carlo Litta, trova corrispondenze, ai giorni nostri, nelle testimonianze di persone che hanno avuto dei contatti ravvicinati con Esseri di altri mondi. Il modo in cui questi visitatori si sono espressi, era caratterizzato da suoni “gutturali” e da un movimento minimo della bocca. I testimoni hanno parlato di esseri alti che indossavano una tuta molto aderente di colore blu. Avevano capelli biondi che terminavano con una frangetta sulla fronte.
 
 
Ancora oggi, le aree degli Stati Uniti dove sono presenti riserve indiane sono tra le più calde per quanto riguarda gli avvistamenti UFO. Come, per esempio,  nei pressi della riserva degli “Indiani Yakima” situata nella zona meridionale dello stato di Whashinton. Anche la zona conosciuta come “Four Corners” è considerata una sorta di “Stargate” per via degli UFO, famosa, perché il centro di questa zona è l’unico punto del territorio statunitense dove quattro Stati si toccano: Arizona, Colorado, New Mexico, e Utah (precisamente l’intersezione tra le frontiere di questi Stati avviene tra il 37° parallelo nord e il 109° meridiano ovest).
A quanto pare gli Indiani d’America, come tante altre civiltà del passato, ne sanno più di noi riguardo agli incontri ravvicinati con Esseri Extraterrestri.

venerdì 13 marzo 2020

CAINO


Non ho mai capito perché Dio, dopo aver “scoperto” il colpevole di un omicidio non si faccia prendere dall’ira, come tante volte faceva e non punisca, in modo esemplare, il colpevole: stiamo parlando di Caino. 
Il Libro della Genesi, dopo aver raccontato in che modo Adamo poté ottenere la capacità di procreare, abbandona il resoconto degli avvenimenti generali per dedicarsi alla saga di un ramo specifico dell’umanità: quello di Adamo e dei suoi discendenti.
“Questo è il Libro delle Generazioni di Adamo”, ci dice l’Antico Testamento: e questo libro è esistito davvero. Colui che la Bibbia chiama Adamo era, senza alcun dubbio, quello che i Sumeri chiamavano Adapa, un terrestre “creato” per volontà di Enki, che doveva avere alcune delle caratteristiche tipiche della sua specie. 


“Ampia capacità di comprensione Enki gli diede, perché potesse svelare i disegni della Terra. la Conoscenza gli diede, ma non gli diede l’immortalità”. 
 
Sono state rinvenute alcune parti del “Racconto di Adapa”: è probabile che il testo completo costituisse quel “Libro delle Generazioni di Adamo” del quale parla l’Antico Testamento.
I re assiri dovevano avere accesso a tale fonte, poiché molti di loro affermavano di aver ereditato le doti di Adapa. Assurbanipal, per esempio, affermava di aver appreso, come Adapa, il segreto della scrittura e di avere accesso a delle tavolette risalenti a prima del Diluvio (magari erano solo copie di quelle originali).
Secondo fonti sumeriche, erano esistite culture rurali fondate su agricoltura e pastorizia e forme primordiali di insediamento urbano prima che il Diluvio spazzasse via tutto.
Il Libro della Genesi racconta che il primo  figlio di Adamo ed Eva, Caino, coltivava la terra e suo fratello Abele era un pastore di pecore. Poi, quando Caino fu esiliato e allontanato dalla presenza del Signore per aver ucciso Abele, cominciarono a sorgere insediamenti urbani, cioè le città degli uomini. Nella terra di Nud, a est dell’Eden, Caino ebbe un  figlio che chiamò Enoch e costruì una città alla quale diede lo stesso nome, (fondazione). L’Antico Testamento, che non nutre particolare interesse per la linea di Caino, non spiega come e dove trovò moglie e tanti altri esseri umani, tanti da fondare addirittura una città! Salta in modo alquanto sbrigativo alla quarta generazione dopo Enoch, quando nacque Lamech:
 
E Lamech prese due mogli:
il nome di una era Adah
e il nome dell’altra era Zillah.
E Adah partorì Jabal: ed egli fu il padre
di coloro che vivono nelle tende e hanno il bestiame.
Ed egli ebbe un fratello di nome Jubal;
costui fu il padre di coloro che suonano la lira e lo zufolo.
Anche Zillah partorì e diede alla luce Tubal-Caino,
che lavorava oro, rame e ferro.
 
Lamech, tra l’altro, è il padre di Noè (questo dovrebbe farci riflettere perché, secondo i racconti classici, la stirpe di Noè fu l’unica che sopravvisse al diluvio). Lo pseudoepigrafico Libro dei Giubilei, che si pensa sia stato composto nel II secolo a.C. sulla base di materiale precedente, aggiunge l’informazione che Caino sposò sua sorella Awan e generò Enoch “alla fine del quarto Giubileo”. E nel primo anno della prima settimana del quinto Giubileo, vennero costruite case sulla terra e Caino costruì una città e la chiamò Fondazione, dal nome di suo  figlio.
Qual è dunque la fonte di tale informazione?
Chiaramente, i testi mesopotamici.
Al British Museum di Londra, è custodita una tavoletta (N° 74329) catalogata come “contenente un mito altrimenti sconosciuto”. In realtà potrebbe benissimo trattarsi di una versione assiro-babilonese, databile al 2000 a.C. di una fonte più antica e oggi perduta, sulla linea di discendenza di Caino. Il testo dell’iscrizione fu copiato da A.R. Millard e tradotto da W.G. Lambert. Parla di un gruppo di persone che lavoravano con l’aratro (anche caino, per la Bibbia lavorava la terra) il loro nome era Amakandu “persone che vagano senza posa”. Anche in questo caso vi è corrispondenza con la maledizione di Caino: “Che tu sia bandito dal suolo che ha ricevuto il sangue di tuo fratello … un nomade senza posa sarai sopra la terra”.
Non è tutto: cosa ancora più importante, il capo di questo popolo esiliato si chiamava Ka’in!
Inoltre, proprio come nel racconto biblico:
 
Egli costruì a Dunnu
una città con due torri gemelle.
Ka’in consacrò a se stesso
la signoria sulla città.
 
Il nome, in sumerico, significava “il luogo di riposo scavato”: molto simile, dunque, all’interpretazione biblica del nome come “Fondazione”.
Dopo la morte (o l’assassinio) di Caino, “egli fu posto nella città di Dunnu, che tanto amava”. Come nel racconto biblico, il testo mesopotamico parla di altre quattro generazioni, dopo questa: i fratelli sposarono le loro sorelle e uccisero i genitori, esercitando il dominio su Dunnu e andando a colonizzare altri luoghi, l’ultimo dei quali si chiamava Shupat (Giudizio).
Un’altra fonte che attesta una corrispondenza tra le cronache mesopotamiche e il racconto biblico di Adamo e di suo  figlio Caino sono i testi assiri. Scopriamo, per esempio, che secondo un’antichissimo elenco reale assiro, agli albori della loro civiltà, quando tutti vivevano ancora nelle tende (un’espressione che ritroviamo nella Bibbia a proposito della linea di Caino) il patriarca del loro popolo si chiamava Adamu: il biblico Adamo.
Tra gli eponimi tradizionali assiri dei nomi reali troviamo poi l’associazione Ashur-bel-Ka’ini (Ashur, signore dei Ka’initi”). Gli scribi assiri mettevano in relazione tale espressione con il sumerico ASHUR-EN.DUNI (Ashur è signore di Dum), partendo dunque dal presupposto che Ka’ini (“il popolo di Kain”) e Duni (“il popolo di Dun) fossero la stessa cosa. Richiamando cosi l’associazione biblica tra Caino e la terra di Nud o Dun.

mercoledì 11 marzo 2020

LA LEGGENDA DI CAVALLO BIANCO


I Nativi americani parlano di una misteriosa rete di grotte sotterranee risalente a migliaia di anni fa. Numerose leggende narrano dell’esistenza di mondi sotterranei abitati da esseri semidivini che, in qualche modo, influenzano le sorti dell’umanità, intesa come gli abitanti della superfice. La tribù dei Sioux tramanda del viaggio di Cavallo Bianco verso il centro della Terra.
Molte culture del nostro pianeta hanno perpetuato storie di misteriosi mondi posti sotto la superficie terrestre. Incredibilmente, molte di queste città sotterranee esistono realmente: basti pensare all’enigmatico sito sotterraneo di Derinkuyu. Anche in altre parti del mondo sono state scoperte intere reti sotterranee di tunnel scavate in epoche antiche, alcune delle quali lunghe diversi chilometri. Questo ha portato i ricercatori a credere che sotto la superficie della Terra  si annida un’enorme sistema di gallerie segrete e corridoi in grado di collegare città e persino continenti. Il problema è che conosciamo solo una piccola parte del mondo misterioso che si trova sotto i nostri piedi. Dunque, quando si parla di racconti di esplorazione di mondi sotterranei, ci troviamo sulla linea di connessione tra la leggenda e realtà.
 
 
Uno di questi racconti, come dicevamo, è tramandato dalla tribù degli “indiani” Sioux. Il protagonista del racconto è Cavallo Bianco.
Un giorno, mentre partecipava a una caccia al bisonte in quella che oggi una delle aree della California, Cavallo Bianco trovò un insolito varco nella roccia. Incuriosito dall’anfratto, il vecchio sioux entrò nell’apertura, trovandosi poco dopo davanti a un tunnel molto lungo. Per nulla intimorito, decise di scoprire dove portasse la galleria. Cavallo Bianco s’inoltrò all’interno del passaggio,  fino a quando non notò, in fondo al tunnel, una luce verdastra molto debole. Fu lì che incontrò due sconosciuti: un uomo di pelle bianca e una donna dai capelli biondo oro, entrambi seduti nel mezzo di una grande sala. Guardandoli, il vecchio ebbe l’impressione di vederli addolorati. Facendosi forza, chiese il motivo della loro disperazione, scoprendo così che il figlio della coppia era stato ucciso da poco tempo.
Poi, i due si presentarono a Cavallo Bianco affermando di essere abitanti del mondo sotterraneo e che, nonostante sapessero dell’esistenza del mondo esterno, non avevano mai avuto occasione di vedere qualcuno della superficie. Da parte sua, il vecchio sioux spiegò loro di aver avuto accesso al loro mondo sotterraneo solo accidentalmente. Durante il lungo incontro, la coppia descrisse a Cavallo Bianco il  modo  in cui si svolgeva la vita nel mondo interno. Inoltre, gli rivelarono che gli antenati dei nativi americani provenivano proprio dal mondo interno e che sono in qualche modo legati a un’antica razza antidiluviana proveniente dal continente sommerso di Atlantide.
Quando Cavallo Bianco decise di tornare in superficie, i due donarono all’anziano sioux una sorta di talismano, un misterioso pezzo di ferro che aveva la capacità di emettere un’insolita luce in grado di fondere le rocce, tagliare gli alberi e cambiare la sabbia in pietra!
L’anziano uomo non volle mai separarsi dal suo prezioso talismano, il quale lo accompagnò per tutta la vita. Quando morì, l’incredibile oggetto fu seppellito insieme a lui.
 
 
A prima vista, l’avventura di Cavallo Bianco sembra essere nient’altro che una leggenda. Tuttavia, come dico sempre, sovente le leggende fanno riferimento a un qualche evento realmente accaduto. L’intrigante storia dei Sioux presentava molte somiglianze con le storie tramandate dalle altre tribù native americane.
Tra gli Shoshone e Apache, per esempio, vi è la credenza comune dell’esistenza di un’antica rete sotterranea, piena di grotte e cunicoli segreti. Anch’essi credono che il luogo di origine dei loro antenati sia nel sottosuolo.
Si pensa che, per sfuggire al cataclisma globale che cancellò, tra l’altro, il grande continente al centro dell’Atlantico, i nostri antenati  si ripararono nel sottosuolo delle terre rimaste emerse, scavando dei rifugi che divennero vere e proprie città sotterranee. Dopo alcuni anni, quando le condizioni climatiche e geologiche della Terra si normalizzarono, alcuni dei superstiti tornarono in superficie per dare inizio a una nuova storia (di cui noi siamo gli eredi). Gli altri sopravvissuti, ormai abituati alla vita nel sottosuolo, continuarono a vivere e a prosperare sotto terra.
Anche se molti studiosi relegano Atlantide nel mondo della leggenda e del mito, per i nativi americani il continente perduto è realmente esistito, e realmente credono che i loro antenati siano, in qualche modo, legati ai superstiti del mondo antidiluviano andato distrutto. Il primo occidentale a parlare di Atlantide è stato Platone, raccontandone gli splendori e l’improvvisa scomparsa. Tuttavia, pensare ai nativi americani che, intorno al fuoco, leggono le opere di Platone, mi riesce assai difficile.

martedì 10 marzo 2020

KATHARINA WILSON - IL MONDO ALIENO


Il libro 'The Alien Jigsaw' (Il rompicapo alieno) copre i primi 32 anni della vita di Katharina Wilson e termina nel Dicembre 1992. La Wilson ha avuto contatti con molti esseri, tra cui anche i classici Grigi, è una “voce” eloquente e intelligente nel campo delle abductions. Nel suo "Supplemento di Ricerca" ha parlato di altre trenta esperienze di abduction accadute, a lei personalmente, nel 1993 e di ulteriori 14 casi nel 1994. Negli ultimi 14 casi documentati, uno, in particolare implicava visioni di un "Essere" che le impartiva lezioni sul tempo e le dimensioni. Si comportava da "Guida" e le dimostrò che alcune persone (non tutte) esistono in più di una dimensione e in più di un tempo. La guida le permise di guardare attraverso un limpido cristallo di smeraldo, che in realtà era un portale dimensionale. Quando guardò, vide se stessa: un’altra Katharina. Aveva i capelli lunghi, indossava una maglia viola e una gonna nera. Fu colpita dal fatto che stava organizzando una conferenza sul fenomeno UFO.
“Anche là sono coinvolta nel fenomeno UFO – pensò - Riuscirò mai ad uscirne?”
Nel 1995 si presentò un nuovo fenomeno: i "messaggi". Era  come se nella sua stanza ci fosse un’altra persona che non poteva vedere, ma che riusciva a sentire: quando voltava la testa nella direzione da cui proveniva la voce, non vedeva il suo interlocutore. Eppure la voce veniva da un punto preciso della stanza! Ebbe esperienze sempre più intense e, racconta, abbia imparato a teletrasportarsi, usando i pensieri per muoversi attraverso “altri spazi".
Tuttavia, come molti addotti, non crede di essere speciale, al contrario, dice: “è un fardello. E invece di credermi una prescelta, so che è mio dovere aiutare a educare la gente su questo fenomeno.”
Nel Dicembre 1994 ebbe una visione mentre dormiva. Vide un asteroide che colpiva il suolo; nonostante l’impatto, tremendo, provocava pochissime vittime. Nel 1995 ebbe la visione di un conflitto nucleare, in cui la Cina attaccava sia la Russia, sia gli Stati Uniti con armi nucleari. Non ha idea del perché riceve tali informazioni, né sa quando queste cose avverranno. Sa, però, che in passato si sono avverate alcune visioni che la riguardavano personalmente. Una possibile spiegazione è che noi esistiamo in altre dimensioni, quello che vede potrebbe essere vero in un altro posto, in un mondo parallelo.
Katharina non crede di avere poteri psichici anche se, a volte, sogna avvenimenti che si realizzano, di solito di natura personale. Ha sempre posseduto quella che io definisco intuizione: a volte, in presenza di altre persone, riesce a percepirne i pensieri, le sensazioni. 
 

“Moltissima gente mi ha ringraziato per aver parlato di questo tipo di esperienze – dice - per quanto ne so', il programma di ibridazione è reale, ma è solo la punta dell’iceberg. Il fenomeno è talmente grande che nessun ricercatore è in grado di occuparsi di tutto il processo.
Ho avvistato numerosi UFO e durante le abductions ho sperimentato tutte le esperienze del caso: la levitazione, il "missing time", l’apparizione improvvisa di cicatrici insolite, senso di paralisi e la sensazione di presenze nella mia stanza. Durante quegli “esami” ho subito visite ginecologiche, graffi sulla pelle e tagli di capelli, nonché procedure laparoscopiche (possibile rimozione di ovuli), un’operazione al cuore, l’inserimento di apparecchi di stimolazione della memoria e di aste nelle giunture.
A dieci anni ero già un’ambientalista. Una delle cose che mi colpiva di più era il fatto che i nativi paragonavano i boscaioli americani alle termiti: avevano la pelle bianca e pallida e andavano nella foresta e la radevano al suolo, proprio come fanno le termiti con il legno. Il nostro futuro appare triste, perché negli ultimi cinquant’anni abbiamo avvelenato e distrutto il pianeta. A me sembra chiaro: un giorno un asteroide colpirà la Terra e il mondo ricomincerà daccapo. Quello che trovo triste è che, nell’intervallo di tempo tra queste catastrofi, gli esseri umani abbiano dovuto causare tanto dolore e sofferenza a tutte le altre forme di vita con cui condividiamo il pianeta. Questo aspetto dell’umanità per me è inconcepibile. Se gli alieni stanno provando a liberarsi di noi per il bene dell’ambiente, come abbiamo sentito dire, allora sono 50 anni in ritardo. Vedo la gente fare la fila davanti ai fast food  per soddisfare il proprio appetito. Nessuno cerca di capire o prova a pensare positivamente. Sono contenti di mangiare carne animale ed esistere solo per lavorare. Quello che per me è inaccettabile, è tutto ciò che le anime di quelle persone sono in grado di concepire. Io non sono parte di loro, non sono connessa all’umanità.
 
 
Informazioni fornitemi da altri addotti di Portland sembrano annunciare una missione futura dei bambini ibridi.
Lo scorso giugno, a una donna di nome Doreen fu mostrato un gruppo di bambini ibridi: le dissero che sarebbero stati portati su un altro pianeta. Per arrivarci avrebbero dovuto restare in animazione sospesa per 40 anni. Le fu mostrata la sua bambina. Bambina che aveva perso in una misteriosa "gravidanza isterica" cinque anni prima. Le fu detto di stabilire con lei un forte legame emotivo, perché l’avrebbe vista di nuovo.
Un’altra addotta, di nome Kendra, mi disse che recentemente aveva ricevuto la visita di un "Essere" che le parlò delle dimensioni. Era pienamente cosciente e la donna (ibrida) le disse: "il nostro mondo pentadimensionale emergerà e coesisterà con il vostro mondo quadridimensionale". Le dissero anche che i bambini ibridi fanno parte di un processo di fusione che avverrà in un prossimo futuro. 
 

“La percezione della spiritualità dell’essere umano mi sfugge: ho imparato che la spiritualità e la religione non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra. Le persone che ho conosciuto all’interno delle comunità religiose non hanno mai seguito i principi che predicano. Battisti, luterani o mormoni che fossero. Se la spiritualità può essere messa sullo stesso piano dell’evoluzione dello spirito, allora suppongo che si possa dire che ci sono delle implicazioni spirituali con il fenomeno delle "abductions". Se la gente crede che io sia stata scelta dagli alieni a causa del mio credo o se le mie convinzioni sono nate dalle mie esperienze di "abductions", a me non interessa. Per molto tempo, non sono stata neanche consapevole delle mie esperienze di "abductions". I paradigmi sono qualcosa che gli addotti e coloro che sperano di comprendere quello che sta succedendo, devono fronteggiare. C’è qualcuno là fuori che è decisamente più intelligente di noi: non è né Dio, né Satana. Bisogna accettare il fatto che il controllo che pensavamo di avere sul nostro piccolo mondo è un’illusione.  Solo dopo aver finalmente compreso questo, inizieremo a vedere il mondo in maniera differente. Ritornando all’evoluzione dello spirito, si dice che cresciamo e impariamo dalle avversità. La mia anima è passata attraverso molte cose, non posso fare a meno di credere che questo fenomeno abbia lasciato delle tracce indelebili su di essa".

venerdì 6 marzo 2020

NOSTRADAMUS - L'ARRIVO DEGLI EXTRATERRESTRI

















“Quand le poisson terrestre et aquatique
Par force vague au gravier sera mis,
Sa forme estrange suave e horrifique,
Par mer aux murs bien tost les ennemis.”




“Quando il pesce terrestre acquatico
Da forte onda sulla spiaggia sarà posto,
La sua forma strana soave e orrenda,
Dal mare alle mura molto presto i nemici.”
 
            Con queste parole Michel De Notre Dame, più conosciuto come Nostradamus, fa riferimento a degli esseri strani, non terrestri o almeno così, sono stati considerati dalla maggior parte dei suoi studiosi. Non c’è alcun riferimento al periodo o al luogo in cui questi esseri faranno la loro comparsa. L’unica cosa che il profeta ci dice è che essi si mostreranno in un posto di mare. La loro cospirazione contro gli umani verrà organizzata nel profondo degli abissi, così da cogliere di sorpresa i terrestri. 


Un richiamo evidente agli extraterrestri lo fa anche un profeta vissuto nell’ottocento, Jakob Lorber, che parlò, nella sua profezia, dell’arrivo dei “Fratelli del cosmo” che verranno sulla Terra non per distruggere ma per aiutare l’uomo. Egli afferma che fosse stato Gesù ad affidargli i messaggi da trasmettere al genere umano, pertanto, nelle sue profezie, lascia che Gesù parli in prima persona dicendo:



“Verrà un tempo in cui dischiuderò agli abitanti dei pianeti più grandi la vista della Terra… Le forze del cielo saranno scosse e da tutte le parti si leverà un possente richiamo agli abitanti della Terra.”   

lunedì 2 marzo 2020

I DIAVOLI



"Negli antichi carteggi vaticani si accenna espressamente a "diavoli" che rapiscono la gente e ad altri strani effetti secondari: navi volanti, cerchi nel grano, mutilazione degli animali. Insomma Vatican UFO files ci svelano le stesse cose viste dai moderni contattisti.
Secondo Alfredo Lissoni, è possibile che i "diavoli" di cui parlano le antiche cronache medievali e rinascimentali, nonché i carteggi della santa Inquisizione, in alcuni casi fossero in realtà visitatori extraterrestri impegnati in un'operazione di sequestro di donne terrestri.
Se lo era già chiesto, nel libro Passport to Magonia, l'informatico franco-americano Jacques Vallée, con queste parole: "Il diavolo non ha corpo. Allora, come può avere delle relazioni sessuali con uomini e donne? Come possono avere, le donne, dei bambini da tali unioni, esprimendone semplicemente il desiderio?"
A questo punto è più che lecito chiedersi se, in alcuni resoconti dell'epoca, il misterioso demonio non fosse una creatura venuta dallo spazio o dei violentatori che perpetravano dei veri e propri abusi mascherati da demoni.
 
 
 
Un primo indizio a favore della nostra tesi lo troviamo proprio in certe leggende italiche, ove il demonio, una volta messa a nudo la sua natura non umana (infatti  si sarebbe mostrato in abiti talari per corrompere i credenti), si sarebbe poi trasformato in un "globo di fuoco".
Infatti, in una leggenda senese raccolta da Idilio Dell'Era si racconta del "demonio mascherato da prete" che si aggirava attorno al castello delle Moiane in Siena, all'epoca della contessa Dorilla in pieno Medioevo. Scoperto dai monaci mentre stava celebrando una messa blasfema in chiesa, il demonio sarebbe svanito in un globo di fuoco che devastò il tetto della chiesa. È altresì curioso il fatto che per secoli la comparsa e scomparsa del demonio sia stata associata all'odore dello zolfo (nel Cinquecento le streghe erano definite "foetentes", maleodoranti) e che in molti casi di avvistamenti UFO questi abbiano prodotto un forte odore di aria ionizzata (ozono) che sotto certi aspetti è simile allo zolfo.
É parimenti insolito notare, nelle leggende cristiane, la presenza, in Olanda, della credenza nella "nave di Satana" che percorreva il mare la notte per carpire anime e che sarebbe stata incendiata e distrutta da S. Elmo protettore dei marinai. Il rogo della nave, secondo i racconti olandesi, fu in passato la motivazione del perché "il fondo del mare talvolta fa luce di notte". Come non associare questa ulteriore manifestazione al fenomeno degli UFO subacquei segnalati in tutto il mondo?
 
 
 
Quanto al diavolo vero e proprio, se leggiamo i verbali dell'Inquisizione scopriamo come, incredibilmente, le descrizioni dell'essere "materiale", quale che ne fosse l'età, fossero tutte perfettamente coincidenti ai quattro angoli del mondo. Nelle testimonianze più affidabili ricorreva la presenza di un demone basso e macrocefalo, simile ai moderni Grigi, noto come "Puck" o "Pechs" nelle leggende anglosassoni. Il demone basso ricorreva anche nel trattato di demonologia del francese Jean Bodin, che, sotto il nome di Xafan, presentava una creatura macrocefala e dalle braccia lunghe, antesignano dei Grigi. Altri "diavoli" presenti nelle cronache del Nord Europa riferiscono di creature dall'aspetto umano ma nerissimi di pelle e con uno o entrambi i piedi flessi.
Quei racconti ci dicono che essi scendevano da una "nube nera" (un UFO?) e "ballavano" in maniera devastante: danzavano nei campi di grano ove, a testimonianza del loro passaggio, la gente trovava strane figure geometriche (fenomeno paragonabile ai più moderni di crops circe). Dove passavano, sparivano mucche (come nel caso delle mutilazioni animali), che si credeva fossero servite da pasto ai satanisti danzanti. Questi esseri, spesso, penetravano nelle camere da letto di uomini e donne (con le sembianze corrispondenti all'altro sesso) e vi si accoppiavano. A suggello di quell'unione, sul corpo degli umani veniva lasciato un marchio, detto dalla Chiesa "il segno del demonio", ma oggi noto come "cicatrice da impianto".
Uomini e donne, poi, potevano essere rapiti in cielo, passando attraversi camini o muri (sensazione oggi ricorrente nei rapiti dagli UFO). lo studioso Grillot de Givry ha dichiarato assai enfaticamente che "lo stregone evocato al sabba era intrattenibile, capace persino di uscire dal buco di una serratura..."
I testimoni dicevano di avvertire l'aria fredda sulla pelle e di vedere la terra dall'alto (come i rapiti) quindi venivano portati al sabba e infine abbandonati, a volte in stato semiconfusionale e talvolta dopo diversi giorni, anche in luoghi assai lontani dalla loro abitazione. Ugo d'Heury ha testimoniato nella sua Historia del conte di Macon, "sparito in aria come Romolo" di un processo in Germania ove il magistrato accusatore venne "rapito in cielo dal diavolo". Nelle miniature quattrocentesche di Johannes Tinctor, facenti parte del Tractatus contra sectum valdensium, si notano diavoli "volanti" che rapiscono a forza, in cielo, ignari viandanti, afferrandoli per la vita.
In definitiva, fatte salve le differenze culturali dell'epoca, tutto quanto abbiamo sinora letto, l'intero apparato scenico e fantasmagorico delle apparizioni del diavolo sembrava anticipare, in chiave popolare, quello che oggi è lo scenario dei rapimenti UFO.
 
 
 
Il misterioso "diavolo" rapitore veniva descritto "nero come un etiope" nei verbali dei primi processi per stregoneria, di cui si ha notizia in Irlanda, nel 1324. La testimonianza è stata resa da una nobildonna, Lady Alice Kyteler, che disse che il demonio le si era qualificato come "Robin figlio di Artis". Il nome di Robin ritorna in maniera sospetta, tre secoli dopo e a molte miglia di distanza, nei verbali dei processi delle streghe del Somerset e come Robin Goodfellow compare nei disegni satirici rinascimentali e nella Natural History of Staffordshire del 1686, del naturalista inglese Robert Plot, che riferisce di crops lasciati da Robin ad Assen in Olanda. Nel 1664 Elizabeth Stile disse di avere un demone "famiglio" (servitore) in forma di gatto nero con il nome di Robin. Ales Hunt dell'Essex disse nel 1582 che la sorella aveva due spiriti infernali, uno dei quali chiamato Tom e l'altro Robbyn.
Nel 1576 Bessie Dunlop di Lyne, Scozia, descrisse il demonio come "un vecchio onesto dalla barba grigia e un berretto nero in testa stretto davanti e largo dietro" (la presenza del copricapo è curiosamente ricorrente anche nei rapimenti UFO.
Dai processi del Renfrewshire (Scozia, 1696) risulta che tutti i nipoti della signora Fulton (presunta strega) avevano visto la stessa persona, identificata dagli inquisitori nel diavolo tentatore. Elizabeth Anderson a sette anni "vide un uomo nero entrare in casa della nonna";
James Lindsay, di quattordici anni, "incontrò la nonna con un uomo nero";
una notte la nonna fece alzare il piccolo Thomas Lindsay dal letto e "lo fece prendere per mano da un Uomo Nero".
Era un essere con la parte superiore del corpo "luminosa", ruvido e peloso dai fianchi in giù il "diavolo" che si manifestava agli adepti della "società segreta di Stendinger", scomunicati da papa Gregorio IX con la bolla Vox in Rama del 1233;
era un "monaco grigio" che ricorda gli alieni incontrati dal rapito americano Whitley Strieber il demone Chorozon evocato entro un cerchio nel 1909 dallo gnostico Aleister Crowley nella foresta di Mangeall presso Wittemberg, secondo quanto testimoniato dal suo amico Victor Neuburg;
ed era un essere macrocefalo in tutto e per tutto simile ad un Grigio il "demone" Lam evocato sempre da Crowley nel 1919.  - Il cui aspetto fisico - ha scritto Roberto Pinotti - desumibile da un disegno dello stesso Crowley poi esposto, in quello stesso anno, a una mostra allestita al Greenwich Village di New York, risulta assolutamente identico a quello delle entità animate calve, glabre, macrocefale e di piccola statura così frequentemente descritte in tanti incontri ravvicinati del terzo tipo, tipici dell'odierna fenomenologia UFO.  È singolare che nel 1919 nessuno parlava di UFO né di piloti alieni e tanto meno dei Grigi: il collegamento al fenomeno UFO non può dunque essere ignorato.
 
 
 
Abbiamo già citato il fatto secondo cui il diavolo potesse apparire collegato alla "nera nube", ne testimoniò la strega Margaret Nin-Gilbert di Thurso nel 1719, in uno degli ultimi processi per stregoneria. Il passaggio della "nube volante" poteva produrre pericolosi effetti fisici su cose e persone, come i moderni UFO che rilasciano radioattività al suolo dopo un atterraggio. Le cronache francesi riferiscono della "strega" Reine Percheval di Bazuel, un paesino della regione di Cambrésis, che nel 1599 venne condannata perché una delle sue vacche aveva partorito "un vitello nato morto e mostruosamente deforme". La deformità poteva in effetti ricordare l'esposizione alle radiazioni che oggi noi ben conosciamo, ma che all'epoca, evidentemente, valse alla donna l'accusa di essere un'amante del demonio. Due anni dopo nella stessa città venne identificata un'altra strega, la cui fama era ben nota, Aldegonde de Rue, sul cui corpo venne trovato il marchio del diavolo: cinque puntini insensibili al dolore, sulla spalla sinistra.
In effetti, il "marchio di Satana" è troppo simile alle moderne cicatrici presenti sul corpo dei rapiti per non adombrare coincidenze sospette. Gli inquisitori francesi lo descrivono come "un segno minuscolo, insensibile al dolore, spesso evidenziato da una callosità o da una verruca o da un piccolo graffio". Per quelli inglesi era, invece, un capezzolo in più. Curiosamente anche in un episodio di rapimento UFO verificatosi a Puebla, in Messico, nel 1971, il rapito di turno si trovò sul corpo, a seguito dell'esperienza, molti capezzoli. Scrisse la stampa: "Un giovane tredicenne di Puebla sarebbe stato a bordo di un UFO comparso nell'ora della siesta accanto alla propria casa. L'uomo, che dopo l'incontro ravvicinato sostiene di essersi trovato sul corpo sei capezzoli, aveva avvertito degli strani rumori nella casa vicina e andato a curiosare, aveva incontrato un essere alto più di due metri che lo invitava a bordo del disco. A bordo dell'UFO altri alieni lo hanno sottoposto a un test medico, estraendogli del sangue dal pollice con un apparecchio. Dopo questa operazione gli alieni avrebbero comunicato telepaticamente, dicendogli: - Adesso tu sei dei nostri. Dopodiché l'uomo si è ritrovato a casa, con il pollice sanguinante e ancora frastornato. Per quattro mesi ha avvertito degli intensi dolori renali di origine sconosciuta. Sottopostosi a una visita medica, comprendente un esame sanguigno, avrebbe scoperto che il suo sangue non corrisponderebbe ad alcun tipo conosciuto".
L'estrazione del sangue ricorre in diversi moderni casi di abductions (Cfr. Il caso di burzaco): il 16 giugno 1980 a Rosario quattro nanerottoli di mezzo metro rapirono il falegname Juan Gomez, lo avrebbero sequestrato per due settimane su un disco e scrisse la stampa - lo avrebbero "rilasciato lontano da Rosario e con un punto nero sull'indice destro, come se qualcuno gli avesse prelevato del sangue.
Sempre in Argentina, a Winifreda, nell'agosto 1983 il trentaquattrenne Julio Platner raccontava di essere stato rapito da alcuni alieni che gli avrebbero estratto del sangue per delle analisi. Platner stava rientrando dalla sua tenuta in camioncino quando era stato investito da un violento fascio di luce.


- Ho visto prima un essere piccolo che parlava senza muovere le labbra, e poi altri tre. Improvvisamente mi sono trovato dentro una nave spaziale con il mio camioncino. Essi mi hanno tranquillizzato toccandomi il braccio, mentre anch'io volevo toccarli, notando che sembravano di gommapiuma. Sebbene non abbiano parlato, ho capito quello che essi dicevano, forse in forma telepatica. Così mi hanno comunicato che non mi avrebbero fatto del male e mi avrebbero soltanto estratto del sangue per studiarlo. E subito dopo non ho sentito più niente; mi sono risvegliato come se fossi stato addormentato nel mio camioncino, in una strada vicina - ha raccontato l'uomo.
In Brasile, a S. Francesco di Sales, 15 ottobre 1957 il giovane agricoltore Antonio Villas Boas veniva portato a bordo di un disco da quattro esseri in tuta grigia e casco. Svestito e lavato, gli venne prelevato un campione di sangue dal mento e poi fu costretto ad accoppiarsi con un'aliena. L'incredibile resoconto, così simile agli incontri notturni delle cronache dell'Inquisizione, potrebbe essere interpretato come una fantasia sessuale del ragazzo, se questi non si fosse in seguito sottoposto a una visita medica altamente specialistica che evidenziò che qualcosa di anomalo era effettivamente accaduto. Il dottor Olavo Fontes, che esaminò il giovane, disse che questi era stato esposto a radiazioni che gli causarono, per molti mesi, insonnia, dolori in tutto il corpo, mal di testa, disappetenza, bruciore agli occhi con lacrimazione permanente, lesioni cutanee provocate da contusioni e macchie giallastre. Le lesioni che rimasero per qualche mese avevano l'aspetto di piccoli noduli arrossati, duri, ondulati in superficie, dolorosi se schiacciati.
Il sangue era talvolta estratto dal corpo delle streghe direttamente dal "diavolo" in persona (quello che appariva alla strega Joan Wallis di Keiston si faceva chiamare Blackman, uomo nero). Anne Desborough (Huntingtonshire 1646) confessò che mentre dormiva nel suo letto, il famiglio la punse e la destò dal suo sogno dicendogli che doveva avere parte della sua anima.
 
 
 
Un altro effetto del passaggio del diavolo sarebbe, per la credenza popolare, il fatto che non cresca più alcun tipo di vegetazione (come a volte accade con gli atterraggi UFO). Alle apparizioni del "diavolo mietitore", secondo una Cronaca del 1678 intitolata The Mowing-Devil, or strange news out of Hartfordshire erano attribuite le formazioni improvvise di crop circles, i cerchi nel grano che da decine di anni compaiono misteriosamente nei campi della Gran Bretagna e non solo, disegnando incredibili figure tra le spighe piegate. É presumibile che la comparsa di questi crops, documentate a Lione già nell'anno 810, venisse inteso nell'Europa postmedievale, dalle streghe, come un invito da parte del diavolo a recarsi nottetempo nel campo per un sabba. Le autorità ecclesiastiche diedero più volte la colpa degli strani fenomeni che "danneggiavano i campi" ai "tempestarii" (ne parla Agobardo di Lione, nell'840) particolari streghe e stregoni ritenuti capaci di suscitare tempeste con sortilegi, per distruggere i raccolti. L'arcivescovo descrisse l'episodio nel suo Contra insulsam vulgi opinionem de grandine et tonitruis, raccontando di come avesse rimproverato severamente i contadini francesi per la loro credenza nei "sollevatori di tempeste", nei demoni scorrazzanti per il cielo e nelle creature ultraterrene provenienti dall'aerea Magonia.
La comparsa dei crops, nel corso dei secoli, poté forse dunque essere strettamente associata al demonio, a maggior ragione quando, allora come ora, essi si formavano accanto a cromlech (complessi megalitici pagani), come è accaduto ad esempio nei tempi moderni accanto al celebre sito di Stonehenge, in diverse occasioni. Di questa idea si è detto convinto il prof. Terence Meaden, che ritiene che i monumenti eretti nel Neolitico altro non fossero che il tributo dedicato ai crop circles dell'epoca.
 
 
 
 
Da quando seguo l'ufologia, tutte quelle storie di vendere l'anima al diavolo o di evocare il diavolo che ascoltai da ragazzo, hanno preso tutt’altra piega.
Se ciò che espongono questi documenti fosse vero, c’è da chiedersi con quale faccia potrebbero, oggi, gli occupanti degli ufo manifestarsi a noi; dopo i rapimenti, le menzogne, i danni da irradiazione che l'umanità ha dovuto subire?
C'è gente che è morta per mano dell'inquisizione, solo per avere avuto a che fare con loro.
Che considerazione hanno di noi?
Esistono solo alieni insensibili o tra loro c'è anche chi prova a proteggerci, magari senza riuscirci?
O per loro, per tutti loro, siamo solo cavie per gli esperimenti?

domenica 1 marzo 2020

IL CASO DI BURZACO


Burzaco, 4 ottobre 1972.

Gilberto Gregorio Cossioli, un signore argentino di mezza età, si svegliò, insospettito da strani rumori. In realtà aveva una cagnolina a guardia del suo giardino che aveva l’abitudine di uscire di notte per farsi un giro intorno al quartiere. Al ritorno, però, non rientrava attraverso un varco nello steccato ma, abbaiando, “pretendeva che il suo padrone gli aprisse il cancello. Accese la luce e vide che l'orologio indicava le 3:15 del mattino. Credendo che fosse l’animale, si alzò dirigendosi verso la porta. Sua moglie continuò a dormire, sapendo come andavano le cose. Arrivato alla porta, armeggiò con il lucchetto per aprirne lo stipite destro. Nel farlo, fu investito da una luce molto intensa che lo abbagliò e gli fece perdere istantaneamente conoscenza: non ebbe modo di capire cosa fosse successo alla sua cagnolina.
 
 
Si risvegliò in un piccolo ambiente, dall'apparenza metallica, nel quale non si vedevano né porte né finestre, né alcun tipo di varco. Notò, sulle pareti, delle tubature di forma poligonale, mentre il soffitto appariva di color argento, molto brillante, illuminato da luci così forti che era impossibile guardarle. Forse proprio a causa si quell’intensa luminosità, il senso della vista gli parve offuscato, tanto che non riuscì a distinguere bene i colori. Attorno a lui c’erano parecchi esseri: non riuscì a capire quanti erano.
Stimò che erano alti più di due metri, mente la loro larghezza, esigua, fu stimata sul 20 cm. Lo fecero stare davanti a un banco la cui altezza era regolabile su di un sedile circolare. Il banco emetteva luci di vari colori. Con un apparecchio a forma di ventosa, senza alcun ago, gli prelevarono un pò di sangue. Il volto di quegli esseri era rigido, lo sguardo forte, tanto che non poté guardare i loro occhi vuoti e profondi. Il naso era largo e schiacciato e le labbra sottili. Erano vestiti con una sorta di muta da sub: un’uniforme color verde oliva. Le loro facce erano molto lunghe. L'inespressività' dei volti lo indusse a pensare che portassero una maschera. Indossavano anche un cinturone con quadretti dotati di luci intermittenti.
La comunicazione si stabilì verbalmente. L'essere col copricapo (gli altri non l'avevano) gli disse: “State tranquillo, non vi succederà niente”. In realtà era molto spaventato e quella frase contribuì a calmarlo. furono gentili e le loro voci erano molto dolci. Il primo che udì parlare sembrava essere il capo poiché, oltre al copricapo, indossava una specie di giubbotto con bavero. Mentre era lì, sentì dei bambini piangere e chiamare la mamma. Non seppe dire da dove provenisse quel pianto, poiché non vide bambini.
Guardandosi intorno vide delle pietre ammucchiate sul pavimento e chiese se poteva prenderne qualcuna. L’individuo con cui interloquiva gli rispose di no poi, dopo uno sguardo d’intesa con un altro essere, si chinò, raccolse una pietra e gliela diede. Gilberto, preoccupato, gli domandò se era radioattiva, ma lui rispose che poteva prenderla tranquillamente: non gli sarebbe successo niente. La pietra, in seguito esaminata, si dimostrò un minerale di pirite da cui si estrae il ferro. Quando ebbe la pietra, Gilberto chiuse la mano e si ritrovò di nuovo a casa. 

“Ero tranquillo – disse - in piedi e con la pietra in mano. Se non avessi avuto quella pietra, quell’episodio mi sarebbe parso come un sogno. La mia cagnolina è strana – aggiunse – è diversa, spaventata, mangia pochissimo: non so cosa gli sia accaduto ma, con la sensibilità propria della sua specie, deve aver avvertito il pericolo.” 


Il giorno dopo soffrì di capogiri e continuò a soffrirne per altri due o tre giorni.
La sua testimonianza fu raccolta, dieci giorni dopo, dagli ufologi argentini del SADIE (Servizio Argentino Da Investigaciones Extraterrestres).