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martedì 15 agosto 2023

1965 – STENALEES (CORNOVAGLIA)




Joan Vincent non ricorda né il giorno né il mese, inizia il suo racconto con la frase: una sera del 1965. L’intervista fu a cura del quotidiano Cornish Guardian.
Al momento dell'avvistamento, Joan abitava a Stenalees, una zona rurale della Cornovaglia. Era sera tardi e stava tornando a casa insieme a Roy, suo marito, praticando strade di campagna in gran parte deserte. Erano in viaggio da circa quindici minuti quando, all'improvviso, fu come se fuori si fosse accesa una luce. Per miglia e miglia la campagna circostante era illuminata a giorno, tale era la luminosità. Mentre esaminavano l'ambiente circostante, continuando il loro viaggio, Joan notò un oggetto trasparente a forma di cupola che sembrava essere sospeso sopra una siepe in un campo vicino. Joan spiegherà trent'anni dopo che la siepe era così fitta che non sapeva se fosse sospeso o appoggiato sull'erba. Quel che è certo è che quella luce proveniva proprio dall’oggetto. Stimarono che la navetta fosse lunga tra i cinquanta e i settanta piedi e alta circa quaranta. Joan affermò che la cupola era perfettamente trasparente, come il vetro, tanto che poté scorgervi all’interno dei grandi pannelli dotati di quadranti. Il bordo dell’oggetto, invece, appariva più solido, quasi metallico. Era di colore grigioverde e mostrava diversi oblò. La coppia rimase immobile, fissando il fenomeno per quelli che a loro sembrarono diversi minuti. In realtà, tutto durò solo trenta secondi. L'area che stavano attraversando aveva la reputazione di essere un luogo in cui si potevano vedere i "dischi volanti". Molti studenti tenevano veglie notturne nella speranza di poterne vedere uno e questo i Vincent lo sapevano bene. Pertanto non rimasero particolarmente turbati dall’avvistamento, ma Joan era, comunque, in apprensione ed esortò suo marito ad andar via da lì.
Roy premette sull'acceleratore e così si allontanarono velocemente dal posto.
Una volta a casa, adottarono un approccio molto professionale: si recarono in stanze separate e disegnarono l'oggetto che avevano appena visto e una volta fatto, confrontarono gli schizzi. Non sorprende che rappresentassero lo stesso oggetto. Sebbene non sapessero spiegare cosa fosse, potevano almeno escludere che fossero rimasti vittima di una sorta di allucinazione. Tuttavia, decisero di non divulgare gli avvenimenti a cui avevano assistito. In realtà, la faccenda fu rivelata, ma solo a suo figlio e a sua madre che, purtroppo, morirono entrambi prima che la coppia rilasciasse l’intervista. Sfortuna volle che non fossero mai rintracciati altri testimoni. Quindi quella dei coniugi Vincent è l’unica testimonianza riscontrabile del fenomeno.
I Vincent tornarono al campo il giorno seguente, ma non vi trovarono alcun elemento di prova che confermasse ciò che avevano visto. Questo rafforzò in loro la loro convinzione di non divulgare i fatti.
Per inciso, il campo in cui avvenne l'avvistamento ora è un deposito industriale e anche la strada dalla quale i Vincent scorsero l’oggetto dalla loro macchina non esiste più, poiché fu deviata a causa dello sviluppo edilizio dei decenni successivi.

domenica 13 agosto 2023

30 LUGLIO 1952 – W. GERMANIA


Durante un volo di addestramento sulla Germania Ovest, il trenta luglio 1952, il sergente pilota Roland Hughes notò un "disco scintillante, argentato e metallico" che si avvicinava al suo aereo a grande velocità. Avrebbe quindi volato a fianco del suo De Havilland Vampire per un momento, prima di superarlo, allontanandosi a un’incredibile velocità. Hughes non aveva mai visto niente di simile e neanche il personale a terra che monitorava, con i radar della RAF, l'oggetto misterioso che appariva sugli schermi. Anche loro avrebbero riferito che le velocità “era di gran lunga superiore a qualsiasi aereo conosciuto”. La navicella era così brillante “da assomigliare a una luce argentata". Sembrava fatta con un foglio di alluminio senza grinze, non si notavano oblò e neanche giunzioni: la carena era un pezzo unico. l'intera superficie era assolutamente liscia e senza soluzione di continuità, altamente riflettente e dall'aspetto decisamente metallico. Il diametro del disco fu valutato in circa cento piedi. Hughes, una volta a terra, avrebbe segnalato l'avvistamento facendo rapporto al suo ufficiale superiore, Duncan Sandys che, stando ai fascicoli dell'epoca, poi resi pubblici, prese la cosa molto sul serio, tanto che a Hughes fu orinato di partecipare a una riunione presieduta dal Ministro per l'aviazione.
Quando, infine, il rapporto arrivò sulla scrivania del Segretario alla Difesa, conteneva una sorta di avvertimento: per dirla in breve, asseriva che sarebbe stato "sconsiderato" archiviare tali avvistamenti senza effettuare ulteriori indagini.
Hughes, da parte sua, non ha mai parlato molto dell'incontro, ma quel poco che disse gli valse l’appellativo di Saucer Sam, nick affibbiatogli dai suoi colleghi piloti.

sabato 12 agosto 2023

9 DICEMBRE 1965 - KECKSBURG (PENNSYLVANIA)



Il nove dicembre 1965 è una data che rimarrà impressa nella memoria degli abitanti di Kecksburg. Nel tardo pomeriggio, proprio mentre si stava facendo buio, molti testimoni osservarono, in direzione della vicina città di Pittsburgh, un brillante oggetto infuocato cadere dal cielo. Dopo che ebbe sorvolato l'area metropolitana, le stazioni radio e TV diedero la notizia dell'avvistamento. Si seppe poi che l'oggetto era caduto in un'area boscosa vicino alla comunità di Mount Pleasant Township, di Kecksburg, nella contea di Westmoreland. Durante la serata, centinaia di curiosi si recarono in quella zona per cercare e vedere l'oggetto caduto. Anche gli inviati di giornali, radio e TV della zona arrivarono a Kecksburg per determinare cosa fosse successo. Quella sera le strade intorno al sito dell’atterraggio furono transennate e fu vietato l’accesso nei boschi dove si presumeva fosse caduto l'oggetto. Tuttavia, alcune persone erano andate nel bosco subito dopo l’avvistamento del bolide e avevano scoperto, semisepolto nel terreno, un oggetto metallico a forma di ghianda con su impressi strani simboli che facevano pensare a una forma di scrittura. Fu anche visto, a tarda notte, un camion militare, dotato di rimorchio a pianale piatto che trasportava un oggetto coperto da un telo, lasciare l'area. Anni dopo si apprese che l'oggetto fu portato inizialmente alla base aeronautica di Lockbourne vicino a Columbus, Ohio. Dopo una breve sosta nella base, il camion e il suo carico proseguirono fino alla base aeronautica di Wright-Patterson.
Nulla si sa di questo oggetto e sulla sua natura vengono riportate le più disparate teorie. Qualcuno ha fatto notare come la sua forma lo faccia assomigliare alla famosa Die Glocke (Cfr. die glocke: arma o macchina del tempo?)



Vi furono numerosi testimoni per questo incidente, alcuni sono ancora in vita e possono riferire ciò che hanno visto. Un uomo, che poté osservare l'oggetto nel cielo, quel giorno del 1965, riferì che lo aveva visto passare sulla sua fattoria, non lontano da Pittsburgh. Disse che quel giorno, mentre giocava, guardò in alto e lo vide. Non sembrava essere così in alto e stava scendendo, non cadendo. Lo colpì il fatto che "si muoveva lentamente, come se scivolasse". Entrò in casa e raccontò alla sua famiglia quello che aveva visto. Quella sera guardarono il telegiornale locale sulla loro TV in bianco e nero e c'era un notiziario sull'area di Kecksburg riguardante l'oggetto caduto lì vicino. Il testimone ricorda di aver visto immagini di persone che si muovevano nel bosco, di personale armato e di individui che recintavano il luogo con del nastro, in modo da tenere fuori i curiosi. Un altro testimone, che ricorda bene gli eventi di quella notte, è Robert Gatty, che all'epoca era reporter per il Greensburg Tribune-Review. Gatty ha recentemente scritto della sua esperienza di quella notte sul suo blog.

venerdì 11 agosto 2023

NOVEMBRE 2004 – IN VOLO SUL PACIFICO



Gli ufficiali della Marina statunitense, David Fravor e Jim Slaight, ai comandi di un caccia F/A-18 Super Hornet, erano in missione di addestramento sul Pacifico, a circa 160 chilometri dalla costa Californiana, quando ricevettero un messaggio radio. Un ufficiale della U.S.S. Princeton gli chiese se avevano armi a bordo. Due CATM-9, rispose Fravor, riferendosi ai missili da addestramento (con motore a razzo ma con testata inerte, oppure, come nel nostro caso, senza neanche il motore) che non potevano essere lanciati. Chiaramente, era un volo da addestramento e nessuno si aspettava una minaccia al largo delle coste della California.
- Bene – disse l’operatore - abbiamo un vettore per te.
La U.S.S. Princeton seguiva con un certo interesse, già da due settimane, uno strano contatto. Il radar segnalava diversi 'oggetti' che apparivano improvvisamente ad alta quota (24.000 m.) e sparivano altrettanto rapidamente. Così, mandarono il caccia ad intercettarli. Fravor e Slaight, quindi, si misero alla ricerca dell'oggetto volante non identificato. Non vedevano ancora nulla quando il controllo li informò che erano in posizione, neanche il radar dell'F-18 segnalava alcun bersaglio. Poi, Fravor vide, in basso, un oggetto ovale che lasciava dietro di sé una scia. L'oggetto misurava circa dodici metri e volava su e giù in modo irregolare. Aveva un aspetto biancastro che ricordava la schiuma o l'acqua bollente. Cauto, l'equipaggio del cacciabombardiere iniziò una discesa poco accentuata, dirigendosi verso l'oggetto. Ma, la “cosa” prima iniziò a salire verso di loro poi, abbandonata questa traiettoria, accelerando in modo repentino, seminò il veloce caccia a reazione.
Subito dopo aver perso il contatto, la U.S.S. Princeton diede loro un nuovo punto d'ingaggio: il cap point (in gergo aeronautico) era a quasi cento chilometri di distanza. Secondo Fravor, l'oggetto aveva impiegato meno di un minuto per percorrere quei cento chilometri! Quando raggiunsero il punto, non c'era più traccia dell'UFO. Fravor e Slaight non poterono far altro che tornare alla loro portaerei, la U.S.S. Nimitz. Secondo quanto affermò il pilota, i loro superiori non aprirono alcuna inchiesta su quanto accaduto, tuttavia gli altri piloti iniziarono a deriderlo quando seppero dello strano incontro. Quando qualcuno gli chiese cosa avesse visto quel giorno, Fravor rispose: - Non ne ho idea. Non aveva piume, ali o rotori ed era molto più veloce del nostro jet – poi aggiunse – qualunque cosa fosse, vorrei tanto averne uno.

domenica 6 agosto 2023

CHIEDO SCUSA, MA NON RIESCO PIU' A SCRIVERE


Ho perso mia moglie due mesi fa, dopo nemmeno otto settimane di malattia. Malattia che gli fu diagnosticata quasi per caso e annunciata con leggerezza, come se fosse una semplice unghia incarnita. Ma io ho visto con i miei occhi il trasformarsi di quella donna forte in una bambina impaurita eppure dignitosa. Aveva, avrà per sempre, 64 anni. Una vita di lavoro, di fatica, di sacrificio, solo per accudire me e creare un futuro migliore ai figli che, ormai, sono grandi, ma per lei sempre dei bambini.
Ho cercato l’aiuto di un Dio latitante, ma avrei fatto ogni cosa per salvarla: le ho sempre detto che sarebbe guarita. Ora mi sento in colpa per non aver mantenuto la promessa. Ma io ci credevo, io credevo che si sarebbe salvata, che questa era solo l’ennesima sciagura e che, come le altre, l’avremmo poi superata.
Sono stato con lei fino all'ultimo respiro, all'ultimo battito, incredulo. Non avrei mai voluto lasciarla andare, ma soffriva tanto.
Dopo aver passato il primo mese dalla sua morte nella totale negazione della cosa (non potevo nemmeno pensare a quello che era successo per non impazzire) ora, mi ritrovo con una montagna crollata addosso. Non riesco più a fare nulla. Non c’è nulla che possa riempire quel vuoto. Faccio di tutto per non farmi vedere a piangere ma, a volte, il dolore è più forte di me.
Mi rendo conto della sciocchezza della cosa, ma continuo a cercare un modo per farla tornare in vita, come se esistesse una magia così potente da riportarmela.
Sono tormentato dal pensiero di quello che avremmo desiderato fare in futuro (ero appena andato in pensione) e che non si potrà più fare. Ma, soprattutto, tormentato dal pensiero che lei non ci sarà più nei momenti difficili né in quelli belli della mia vita.
Mi sento come se avessi una voragine, un vuoto nel petto, un peso sul cuore e io, sinceramente, non riesco più a fare nulla.

giovedì 27 luglio 2023

1951 – TRIANGOLO DI FERRO (Corea)



Questo testo è il riassunto di un'intervista rilasciata a Chicago, Illinois, da Francis P. Wall, che durante la guerra di Corea era in servizio nell'esercito degli Stati Uniti. L’intervista fu condotta, nel gennaio 1987, da John Timmerman, un esponente del J. Allen Hynek Center for UFO Studies (CUFOS). Il noto ricercatore Richard F. Haines, in seguito, ebbe modo di controllare i registri militari, rilevando che il signor Wall era schedato come combattente in un'unità di fanteria dell'esercito: 25° divisione, 27° reggimento, 2° battaglione, compagnia "Easy". Haines ricevette dal signor Wall un disegno dell'oggetto che affermò di aver visto. Il disegno raffigura un tipico "disco volante".



Mr. Wall racconta la sua esperienza come segue: - Questo evento ebbe luogo all'inizio della primavera del 1951, in Corea. Eravamo in quello che, sulle mappe militari, era noto come Triangolo di Ferro, vicino a Chorwon. Era notte. Ci trovavamo sulle pendici di una montagna, all’ombra della quale c'era un villaggio. Avevamo già inviato degli uomini in questo villaggio per avvertire la popolazione che lo avremmo bombardato con l'artiglieria. Quella notte, per l’appunto, era in corso il bombardamento. Improvvisamente notammo alla nostra destra quella che sembrava una sorta di lanterna che scendeva dalla montagna. La “cosa” continuò a scendere arrivando fino al villaggio dove, in quel momento, imperversavano le esplosioni. Aveva una luce arancione e pareva non curarsi delle continue esplosioni dalle quali rimaneva illeso. Poi, questo oggetto si è avvicinato a noi mentre la luce, da arancione mutava in verde. La luce pulsava: questo rendeva impossibile definirne forma e dimensioni. Chiesi al Tenente Evans, il nostro comandante, di poter sparare su quell’oggetto, cosa che feci con il fucile M-1 adottando dei proiettili perforanti e lo colpii. Doveva essere metallico perché sentii il proiettile schiantarsi contro lo scafo. È possibile che quell’unico proiettile potesse danneggiare un velivolo che era uscito indenne dai colpi di artiglieria?
Forse, in quel momento, aveva abbassato il campo di forze che lo proteggeva poiché, dopo il colpo, l'oggetto impazzì. La luce cominciò a lampeggiare ad intermittenza e si udì un’esplosione. Cominciò a muoversi in modo irregolare, oscillando da un lato all'altro e pareva dovesse schiantarsi al suolo. Si udiva un suono - non avevamo sentito alcun suono prima – come di una locomotiva diesel spinta al massimo dei giri.
Poi, siamo stati attaccati. Sì, fummo colpiti da un raggio che veniva emesso a impulsi. Potevi vedere il raggio solo quando puntava direttamente su di te. Se ti colpiva, avvertivi una sensazione di bruciore e un formicolio in tutto il corpo: come se qualcosa ti stesse penetrando. Il tenente Evans diede l’ordine di rifugiarsi nei bunker. Questi erano cunicoli dotati di spioncini da cui si poteva guardare fuori e sparare al nemico. Non sapevamo cosa sarebbe successo. Avevamo paura. Dal bunker, sbirciai fuori e vidi questa cosa. Per un po’ rimase sospesa sopra di noi, illuminando l'intera area e poi la vidi schizzare via con un angolo di 45 gradi. Così è sparita.
Tre giorni dopo l'intera compagnia fu evacuata in ambulanza: gli uomini soffrivano di dissenteria ed erano troppo deboli per camminare. Quando i medici li visitarono, riscontrarono in loro un numero estremamente alto di globuli bianchi: i dottori non se lo spiegarono.
Nell'esercito, ogni giorno si presenta un rapporto. Ci siamo consultati e abbiamo deciso all’unanimità di non includere questi fatti nel nostro rapporto: temevamo di essere presi per pazzi. Erano altri tempi: allora nessuno parlava di UFO, non sapevano nemmeno cosa fossero!
Infatti, non sono in grado di dire cosa fosse ma, da quel momento, ho percepito sintomi di disorientamento, perdita di memoria e sono dimagrito tantissimo: sono passato da 180 a 138 libbre e tutt’ora ho grandi difficoltà a mantenere il mio peso. Adesso sono in pensione e sono un disabile. –

sabato 10 giugno 2023

VIAGGI NEL TEMPO


 

Charlotte Anne Moberly, la preside del St. Hugh’s College di Oxford e la sua assistente Eleanor Jourdain, viaggiarono nel passato durante una visita alla Reggia di Versailles, il 10 agosto 1901.Le due donne raccontarono di essersi incamminate attraverso i giardini fino a giungere al Petit Trianon, un castello in stile neoclassico costruito nel parco del Grand Trianon, residenza reale situata nella parte nord-est di Versailles. Dopo aver raggiunto il Grand Trianon e aver scoperto che era chiuso al pubblico, hanno iniziato a percepire una forte sensazione di tristezza e oppressione che Moberly descrisse così: - “Everything suddenly looked unnatural, therefore unpleasant; even the trees seemed to become flat and lifeless, like wood worked in tapestry. There were no effects of light and shade, and no wind stirred the trees.

“Tutto sembrava improvvisamente innaturale, sgradevole; anche gli alberi sembravano piatti e senza vita, come il legno lavorato degli arazzi. Non c’erano effetti di luce e ombra, e il vento non agitava gli alberi”.


Alcuni uomini, descritti come giardinieri di palazzo, fecero loro cenno di proseguire. Incontrarono poche persone, tra cui una che attirò la loro attenzione: un uomo dal volto butterato dal vaiolo e l’espressione antipatica che, in seguito, identificarono come il conte de Vaudreuil, un amico di Maria Antonietta. Dopo aver attraversato un ponte per raggiungere i giardini di fronte al palazzo, Moberly disse di aver notato una donna che le osservava. Aveva i capelli chiarissimi e indossava un abito estivo leggero e un cappello bianco. Inizialmente Moberly pensò fosse una turista, ma l’abito pareva “antiquato”. Più tardi si convinse che la donna fosse nientemeno che Maria Antonietta.
Moberly e Jourdain non parlarono dell’accaduto per una settimana, finché non confrontarono i loro appunti di viaggio, credendo entrambe che il Petit Trianon fosse infestato dagli “spiriti del passato”.
Visitarono i giardini del Trianon in altre occasioni, ma non riuscirono a ritrovare il cammino percorso quel 10 agosto del 1901. Mancavano vari punti di riferimento, come il chiosco e il parco, a differenza di quel giorno, era pieno di persone. Cercando di trovare una spiegazione logica, pensarono di essersi imbattute in una festa privata, ma dalle loro ricerche emerse che non era stato prenotato nulla quel pomeriggio.Le due donne, convinte di aver assistito a eventi avvenuti il 10 agosto 1792 (sei settimane prima della fine della monarchia francese) decisero di pubblicare la loro storia nel libro “An Adventure“, con gli pseudonimi di Elizabeth Morison e Frances Lamont. La loro identità non fu rivelata fino al 1931, quando la Jourdain era già morta.

 

 

 



Paul Amadeus Dienach è stato davvero un viaggiatore del tempo vissuto nel 3906? Così si evince dai suoi diari, pubblicati dal suo studente e amico Georgios Papachatzis cinquant’anni dopo averli ricevuti in regalo proprio da Dienach.
Paul soffriva di una misteriosa malattia, l’encefalite letargica, conosciuta anche come “malattia del sonno”. La sindrome è caratterizzata da una prolungata e anormale alterazione del sonno: il paziente può dormire per giorni, mesi o addirittura anni, come successe a Dienach nel 1921, prima di trasferirsi ad Atene dove insegnò francese e tedesco all’università.
Proprio al suo studente Georgios Papachatzis, Dienach consegnò i suoi diari nel 1924. Papachatzis, divenuto in seguito professore di diritto e giurista del Consiglio di Stato greco tradusse i diari e scoprì un racconto che definire fantastico è poco.
Dienach, nel corso del suo stato comatoso, si risveglia nell’anno 3905 dentro il corpo di Andeas Northam, uno scienziato italiano ibernato in seguito a un incidente avvenuto nella sua linsen, una macchina volante.
I medici gli parlano in una strana lingua nordica che lui non conosce, cercano di sottoporlo a varie tecniche per il recupero della memoria ma lui non riconosce i suoi amici e familiari. Viene allora portato in una clinica specializzata dove poter recuperare la sua coscienza: qui Dienach ricorderà tutti gli eventi successi durante i secoli precedenti.
Secondo il racconto di Dienach, l’umanità del XX e XXI secolo è devastata dalle guerre mondiali. I valori subiscono un forte mutamento: la coscienza degli esseri umani viene distrutta dallo smodato consumismo e dalla mancanza di rispetto per la natura (un po’ vago, però ci ha azzeccato).
Il dominio economico e politico nell’era buia dell’umanità è detenuto da un “Nuovo Ordine Mondiale” (esatte parole di Dienach). Violenza e povertà aumentano, la sovrappopolazione dilaga e Marte diventa la meta di una colonia terrestre, distrutta da un evento catastrofico insieme ai suoi venti milioni di abitanti. Guerre nucleari e migrazioni attanagliano il pianeta, ma il rinascimento avrà inizio nel 2894 grazie a una nuova spiritualità e a una nuova forma fisica umana.
Dopo una distopia durata due secoli, quindi, l’uomo sembra pronto a ripartire. Dienach dipinge un futuro utopistico, in cui è lo stato a prendersi cura dei bisogni umani e in cui le relazioni sono libere e gioiose, mentre la procreazione deve essere autorizzata per evitare la sovrappopolazione. L’uomo lavora soltanto dai 19 ai 21 anni in imprese per l’energia rinnovabile, dopodiché può dedicare la sua vita a ciò che più lo aggrada. Esiste un unico credo: il tempo e lo spazio compresi nel tutto.
La diffusione dei testi di Paul Amadeus Dienach suscitò ampio clamore e furono considerati come farneticazioni di un pazzo. Oggi possiamo affermare che molteplici elementi della sua storia combaciano in modo preoccupante con la nostra realtà.







Nel 1935, l’ufficiale della Royal Air Force Victor Goddard visitò l’aerodromo di Drem, in Scozia ed ebbe modo di verificarne lo stato di completo abbandono. Alcuni giorni dopo, durante il volo di ritorno, il suo aereo finì all’interno di una violenta tempesta con forti lampi e strane nuvole gialle.
Sir Goddard sapeva di essere sulla verticale di Drem, ma ciò che vide quando cercò di orientarsi non assomigliava per niente al luogo che aveva visitato giorni prima. L’aerodromo era in piena attività e inoltre, gli aerei e le tute dei meccanici che vi lavoravano erano del tutto diversi da quelli ordinari. Una volta superato l’aeroporto, Goddard piombò di nuovo nella tempesta.
La sua convinzione di aver viaggiato nel tempo si rafforzò qualche anno più tardi, quando gli aerei della RAF iniziarono a essere dipinti di giallo mentre le divise marroni degli addetti furono sostituite con tute blu, proprio come nella sua visione.
Victor Goddard era un forte sostenitore del soprannaturale: fu lui, nel 1919, a scattare la foto di gruppo del cosiddetto “Goddard Squadron“, una delle più famose foto di fantasmi della storia, in cui compare l’immagine di un meccanico morto alcuni giorni prima.







La storia di Andrew Basiago è una delle più incredibili che si possano trovare sui viaggi nel tempo. L’avvocato statunitense afferma di aver viaggiato nel tempo decine di volte, all’interno del progetto Pegasus della Darpa, durante gli anni della Guerra Fredda. Il progetto coinvolgeva anche il padre e lui venne reclutato quando aveva solo sette anni.
Non solo: Basiago sostiene anche di aver viaggiato su Marte, in alcune basi strategiche costruite appositamente nel futuro perché restassero segrete. Svela inoltre di aver partecipato, negli anni Settanta, a un pranzo in cui George Bush e il figlio furono informati delle loro future presidenze, una pratica comune secondo la quale le persone importanti del futuro venivano preparate già anni prima.
Secondo Basiago, gli Stati Uniti sarebbero in possesso della tecnologia per viaggiare nel tempo tramite ologrammi spazio-dimensionali già dalla fine degli anni Sessanta e la CIA avrebbe addestrato negli anni gruppi di studenti dotati per formare squadre di esploratori dimensionali e viaggiatori nel tempo: bambini e ragazzi sarebbero i candidati ideali per via delle loro giovani menti, mentre gli adulti subirebbero invece controindicazioni anche pesanti, fino a rischiare la pazzia.
La tecnologia necessaria per i viaggi nel tempo sarebbe stata sviluppata, secondo Basiago, sulla base delle conoscenze e degli studi di Nikola Tesla a proposito del teletrasporto e della misteriosa “energia radiante“, che secondo lo scienziato permea l’universo ed è in grado di piegare lo spaziotempo.
Sebbene sia difficile credergli, Basiago afferma di avere molti testimoni a sostegno della sua storia, tra cui il principale è l’avvocato Alfred Webre, il quale conferma l’esistenza del progetto sui viaggi nel tempo, tenuto segreto per evitare rischi bellici.