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mercoledì 1 novembre 2023

L’UFO DI SANTA MONICA


Poco dopo le 23:30 del 19 aprile 1981 il dottor Barry Taff stava tornando a casa dalla zona di Palms, a Los Angeles, dopo una visita al suo caro amico Larry Brooks. Mentre, guidando, passava sotto il Santa Monica Freeway Bridge, notava una strana luce nel cielo sopra di lui. Sembrava provenire da un oggetto grande e solido, a circa 500 piedi da terra, vicino al parcheggio del Von's Market. Taff, inizialmente, credette che fosse un aereo a bassa quota ma dovette ricredersi. Escludendo che si trattasse di un aereo o di un elicottero della polizia, considerò che potesse trattarsi di un dirigibile o di un pallone aerostatico che si fosse liberato dal suo ancoraggio. Era lungo circa sessanta piedi e alto circa quindici. Tuttavia, più lo osservava, più si rendeva conto che stava vedendo qualcosa fuori dall'ordinario. Perciò decise di accostare per scendere dal veicolo e vedere meglio. L’oggetto era un “sigaro allungato e appiattito, senza coda né ali”. Stazionava a bassa quota e non emetteva alcun rumore. Vide delle “luci di posizione" di colore il blu e verde che si alternavano lungo il bordo superiore e inferiore dello scafo. Tra queste luci c'erano quelle che sembravano una fila di “finestre”: delle aperture rettangolari poste a uguale distanza l'una dall'altra. Da queste finestre proveniva una luce bianca, estremamente brillante.
L’oggetto appariva strutturato, con superficie metallica di color grigio carbone. Si muoveva, anche se molto lentamente. Non si notavano mezzi di propulsione. Sembrava sfidare sia la legge di gravità sia i principi della fisica. Continuò a farsi strada a passo lento in direzione nord-est sopra Los Angeles.
Solo allora Taff notò la completa assenza di traffico sulla strada: cosa insolita, vista l’ora tarda. L'intera area appariva inspiegabilmente silenziosa. L'oggetto rimase in vista per circa quarantacinque secondi prima di scomparire dalla vista: sparì rapidamente dietro i grandi edifici della città.

Purtroppo, sembra che Taff sia stato l’unico testimone della vicenda: strano, in una città gremita come Los Angeles! Ma, per quanto sembri impossibile, nessun altro si è mai fatto avanti per testimoniare e non credo che qualcuno si presenterà in futuro.
Non vi sono foto dell’oggetto in questione, ma questo caso somiglia in modo impressionante ad un altro, avvenuto nel 1942, sempre a Los Angeles (Cfr. La battaglia di Los Angeles). In breve: una cosa, che fu definita come un enorme insetto argenteo fluttuò su di una Los Angeles in preda al terrore e oscurata da un blackout in piena notte, proprio, al culmine della paranoia e della paura della Seconda Guerra Mondiale. Questa enorme astronave, presumendo che si trattasse di un qualche velivolo sconosciuto giapponese, fu attaccata mentre si trovava, quasi stazionaria, su Culver City e Santa Monica, da dozzine di batterie contraeree dell’esercito che le esplosero contro circa duemila proiettili sotto gli occhi attoniti di migliaia di cittadini. L’episodio è passato alla storia (dell’ufologia) come la Battaglia di Los Angeles.

lunedì 30 ottobre 2023

TRE EQUIPAGGI DELL’AMERICAN AIRLINES AVVISTANO DEGLI UFO SUL LAGO EIRE


Poco dopo le ore 20:20 del 24 febbraio 1959 nei cieli vicino a Williamsport, Pennsylvania, il capitano Peter Killian e il primo ufficiale James Dee erano in volo su un DC-6B dell’American Airlines. Partiti da Newark, erano in rotta verso Detroit, nel Michigan, a un'altitudine di 8.500 piedi. Il cielo notturno era limpido, senza luna, ma con una spruzzata di stelle scintillanti. Guardando alla sua sinistra, il Capitano Killian notò improvvisamente tre luci, molto brillanti. Inizialmente pensò che si trattasse della Cintura di Orione ma poi vide quella costellazione leggermente più alta nel cielo rispetto alle misteriose anomalie. Anche Dee aveva notato quelle strane luci e quando le luci cambiarono direzione, Killian si mise in contatto con altri due aerei dell'American Airlines che volavano nelle vicinanze. Entrambi gli aerei stavano sorvolando lo stato dell'Ohio. Il primo, che sorvolava le acque del Lago Erie, avrebbe visto le luci dirigersi a sud, su Cleveland. Il secondo, che era sopra Sandusky e si dirigeva verso Pittsburgh, le vide dirigersi a sud-est.

Killian e Dee continuarono ad osservare le luci ancora per quarantacinque minuti prima di configurare l’aereo per la discesa a Detroit. A volte si spostavano leggermente, ma tornavano sempre nella loro posizione originale: appena sotto la cintura di Orione. Anche la luminosità degli oggetti cambiava costantemente, passando da estremamente brillante a quasi spente. Inoltre, anche i colori di questi oggetti cambiavano: fluttuavano da una brillante luce blu a un più caldo bagliore giallo-arancio. Killian pensò che si trattasse di oggetti individuali poiché, almeno una di loro, occasionalmente, si allontanava dalle altre che, invece, rimanevano ferme. L'aereo iniziò la sua discesa verso Detroit alle ore 21:15. A quell’ora. gli oggetti erano ancora visibili ma, poco dopo scomparvero.

Nel frattempo, ad Akron, Ohio, i piloti dell'aereo dell'American Airlines che avevano visto gli oggetti sul lago Eire, avevano riferito dell'avvistamento. Un "contatto" della filiale di Akron del Comitato di ricerca sugli UFO avrebbe rivelato il loro rapporto telefonando a George Popowitch.
Popowitch, che aveva già ricevuto diverse segnalazioni da parte dei cittadini al riguardo di un UFO, si sarebbe accordato, con discrezione, con i due piloti per poterli intervistare.

Il Capitano Yates e l'Ingegnere Baney affermarono di aver rintracciato gli oggetti misteriosi tra le 20:40 e le 21:10 mentre volavano da Lockhaven, in Pennsylvania, a Youngstown, nell’Ohio. Yates vide chiaramente gli oggetti provenire da sud, superare il suo aereo per poi scomparire verso nord-ovest.
Ci furono diverse indagini, effettuate sia dai militari, sia dall’aviazione civile, a cui si aggiunsero quelle di numerosi gruppi di investigazione sugli UFO.
L'Air Force cercò di convincere i piloti di linea: avanzò l’ipotesi che avessero assistito a una missione di rifornimento in volo. Tuttavia, quegli ufficiali, essendo ex piloti militari, smentirono categoricamente questa ipotesi, in quanto ben consapevoli di come si svolge una missione di rifornimento e questa, dichiararono, sicuramente non lo era.

giovedì 26 ottobre 2023

L’INCIDENTE DI SERRANIA - COLORADO (ARGENTINA)


 



Mentre pranzava, intorno alle 13:45 del pomeriggio soleggiato del 17 agosto 1995, Tony Galvano fu testimone di uno strano evento. Vide un disco volante che brillava sotto il cielo azzurro che sovrastava la regione di Serrania. Quando l’oggetto passò sopra la piccola comunità di Joaquin V. Gonzalez, molti altri testimoni lo notarono. Fu seguito da altri due oggetti (missili?) che si schiantarono contro di esso. La navicella, colpita, precipitò poco dopo. Dopo qualche secondo, si udì una potente esplosione a cui seguì un movimento sismico. Secondo il testimone, la scossa fu avvertita fino a duecento miglia di distanza. In effetti i rapporti suggerirebbero che i residenti di città lontane, come Gaona, El Quebrachal ed El Galpon l’avrebbero avvertita. Nelle piccole comunità si diffuse panico. I residenti affermarono di aver visto una colonna di fumo denso e nero che si alzava, alta, nel cielo senza nuvole.
Galvano, in seguito dichiarerà di “non aver mai visto niente di simile” e che si trattava sicuramente di un oggetto strutturato. Mentre molti residenti correvano verso la zona dell’impatto, Galvano raggiunse la vicina pista di atterraggio, dove c’era il suo aereo, un Flystar e decollò immediatamente. Ma, a causa del fumo nero e denso, non riuscì a localizzare la navicella abbattuta. Dopo diversi giri, volando in mezzo al fumo decise che era meglio desistere e tornò al campo di atterraggio.

Intanto, le radio cominciarono a trasmettere le interviste di persone che avevano assistito al fenomeno. Tutti concordavano sul fatto che l’oggetto, qualunque cosa fosse, era stato abbattuto intenzionalmente.
Galvano, preoccupato, organizzò, insieme ad altri residenti una ricognizione del territorio. Tuttavia, trattandosi di una zona molto vasta, non riuscirono a individuare il luogo dello schianto.
Due giorni dopo, però, Galvano riprese il volo. Questa volta individuò una spianata sulla quale si vedevano segni di impatto. Il sito dello schianto si estendeva per circa tre miglia con una larghezza di seicento metri e presentava un solco centrare ricoperto da una polvere bianca. Era ovvio che su quell’area bruciacchiata era impattato un oggetto grande e pesante. Scendendo di quota, poté chiaramente vedere gli alberi spezzati o sradicati, scaraventati sui lati. Stranamente, questi alberi apparivano corrosi, “come se fossero stati spruzzati con l’acido”. Della navicella, però, non c’era più traccia.
Ora che sapevano dove andare, raggiunsero, via terra, il sito dello schianto, Su posto Galvano raccolse un campione di quella "strana polvere" sulla quale gli specialisti dell’Università di La Plata condurranno delle analisi. Risultò composta da potassio puro al 98%, contaminato per il restante 2% da un materiale sconosciuto. Ulteriori ricerche nell'area non avrebbero prodotto ulteriori reperti.

Quindici giorni dopo l’evento Galvano segnalò dei fatti strani, degli individui che lui non aveva mai visto prima, in abito nero, a bordo di un 4×4 sembrarono interessarsi al caso e lo esortarono a lasciare perdere. Le minacce continuarono sotto forma di telefonate notturne, fino a quando Galvano decise di desistere.
I fatti accaduti ventotto anni or sono rimangono avvolti nel mistero. Lasciano più domande che risposte: si parla di tanti testimoni, ma chi erano?
Cosa cadde al suolo?
Si parla di due missili, chi li lanciò?
Dove sono le foto dell’oggetto volante che qualcuno afferma di aver scattato?
Chi rimosse l’oggetto dal sito dello schianto?
E infine, erano davvero dei man in black quelli che minacciarono il nostro testimone?

sabato 21 ottobre 2023

L’INCIDENTE DI LA ROCHELLE



Poco dopo le 18:00 del 15 agosto 1981, sotto il cielo grigio e coperto di La Rochelle (vicino a Mutare, nello Zimbabwe) venti braccianti agricoli, guidati dal loro caposquadra, Clifford Muchena, stavano tornando alla tenuta per passarvi la notte. All’improvviso, videro una “palla di fuoco” di circa un metro di diametro che si muoveva velocemente rimbalzando sugli immensi prati verdi. I testimoni assistettero singolarmente a una parte dell'incidente in quanto, dislocati in varie posizioni, poterono vederlo da diverse angolazioni. In effetti, molti di loro lo trovarono così spaventoso che con le loro famiglie abbandonarono la casa e cercarono rifugio nella foresta. Erano convinti che si trattasse di fantasmi: degli spiriti dei loro antenati o forse, di uno spirito perduto che aveva smarrito la sua strada.
Alcuni di loro affermarono di aver visto tale palla arrampicarsi sulle mura della torre di osservazione per poi entrare nella stanza in alto. Muovendosi al suo interno, dava l'impressione che l'edificio fosse in fiamme. Altri affermarono, addirittura, di aver visto delle vere fiamme uscire dalla finestra. Dopo pochi secondi le fiamme parvero ricomporsi in una palla che lasciò la torre rotolando giù e attraversando il prato, si diresse verso le sale da tè della tenuta. I testimoni notarono che non lasciava segni di bruciature dietro di se.
Pure la torre, esaminata successivamente, non riportò alcun danno.

Muchena racconterà dell'incontro a Cynthia Hurd, del MUFON UFO Journal, nel maggio 1983. Ammise di non aver assistito all’ingresso della palla luminosa nella torre, ma affermerà di aver visto una palla di luce vicino alla sala da tè. Corse subito verso il campanello per dare l'allarme, ritenendo imminente un incendio e mentre suonava con forza il campanello, la strana palla gli rotolò accanto e si arrampicò sul muro dell'edificio. Ancora una volta entrò all’interno e si ebbe l'impressione che la stanza prendesse fuoco.
Mentre osservava le "fiamme" in cima all'edificio, notò tre figure che gli davano le spalle. Sembravano guardare anche loro. Inizialmente pensò che uno di loro fosse il signor Andrew Connolly, il suo supervisore, che era venuto a vedere quale fosse il problema. Era così sicuro che lo chiamò per nome, ad alta voce: le tre figure si girarono lentamente. Indossavano tute biancastre così lucenti che non riusciva a vedere i loro volti. Splendeva così tanta luce che dovette proteggersi gli occhi con le mani. Improvvisamente, cadde in ginocchio. Si sentì paralizzato e oltremodo spaventato: era in loro potere.
A causa dell’estrema luminosità teneva gli occhi coperti e chiusi e quando finalmente trovò il coraggio di riaprirli, i tre individui e la sfera di luce erano già spariti.

Quando gli fu chiesto se pensava si trattasse di persone provenienti da un altro mondo, Clifford rispose che credeva fossero degli spettri. Disse a Hurd: - Penso che potrebbe trattarsi degli spiriti dei miei antenati.
Antenati che indossavano abiti lucenti? Fu il commentò della giornalista. A cui rispose: - i tempi cambiano, si saranno adattati.
Si tratta certamente di una percezione particolare e soggettiva dell’incontro. Il personaggio, africano, aveva una concezione della vita (della morte) e dell’ambiente, diversa da quella di un europeo. Tuttavia se, per assurdo, accettiamo la teoria che, in un remoto passato, sia esistita una civiltà avanzata, allora quegli abiti “futuristici” parrebbero adatti alla teoria ancestrale di Clifford.

giovedì 5 ottobre 2023

L’UFO DI POLONIA (MAINE)


Erano le ore 03:00 del 27 ottobre 1975. Il ventiduenne David Stevens e il suo amico Glen Gray stavano guidando lungo una tranquilla strada di campagna, appena fuori Oxford, nel Maine. Il loro, era l'unico veicolo sulla strada, i suoi fari fendevano solitari la fitta oscurità della notte fino a quando non comparve un oggetto luminoso “grande quanto un campo da calcio”. Lo strano oggetto si diresse direttamente verso l’auto posizionandosi, per qualche istante, direttamente sopra il veicolo in movimento. Fu a questo punto che vennero colpiti da un raggio di luce. Il veicolo sbandò lateralmente, fermandosi una quindicina di metri più avanti. Gli automobilisti, probabilmente, rimasero privi di sensi, poiché si risvegliarono nel veicolo fermo, rendendosi conto che erano passate diverse ore.
Tornarono a casa, entrambi confusi e consapevoli che era successo qualcosa fuori dall'ordinario. Ma, non sapevano cosa. Dovettero passare diverse settimane prima che Stephens si decidesse a vedesse un medico e si sottoponesse a una regressione ipnotica: ne venne fuori una storia inquietante in parte avvalorata da un agente di polizia che avrebbe segnalato un UFO simile, nello stesso momento e nella stessa area.



Le stranezze parvero iniziare ben prima dell’avvistamento dell'enorme oggetto luminoso. Intorno alle 2:30, mentre si dirigevano verso il lago Thompson, la loro macchina fu “afferrata” da una forza esterna che ne prese il controllo. L’auto deviò, da sola, verso una strada secondaria che portava a Oxford. Ebbero l’impressione che le ruote non toccassero più l’asfalto. Stephens ricorda che dopo una curva, improvvisamente, vide delle luci colorate. Rimasero visibili solo per pochi attimi, poi due grandi bagliori li accecarono.

Stephens si ritrovò a guardare la macchina dalla finestra di un ambiente dove, subito dopo, entrò una strana creatura. Descrisse questo essere come basso (circa quattro piedi e mezzo) e con la pelle estremamente pallida. La sua testa aveva una forma a fungo, due occhi senza sopracciglia e al posto del naso c'erano "due puntini". Era coperto da una sorta di tunica. Nella sua testa risuonò un messaggio che gli diceva di non aver paura, suggerendo agli investigatori una sorta di comunicazione telepatica. La creatura lo guidò verso un altro vano, nel quale c'erano altri individui alieni. La stanza aveva una chiara impostazione medicale: c’era persino quello che sembrava un tavolo operatorio sul quale gli fu detto di stendersi. Quindi, furono prelevati campioni di sangue. Poi gli fu chiesto di spogliarsi, ma invece di obbedire, Stephens, nel tentativo di sottrarsi a quello che sembrava il preludio di una visita medica, si scagliò contro uno di loro. Non ottenne l’effetto sperato: le creature si limitarono ad allontanarsi dal tavolo. Infine, rassicurandolo, hanno insistito, convincendolo a spogliarsi: la natura surreale di quell'esperienza stava già indebolendo la sua volontà.
C'era un grosso dispositivo con un braccio, simile a una macchina a raggi X, che si muoveva sopra di lui. Quando il dispositivo veniva spostato, si sentiva un chiaro "clic". Prelevarono campioni di capelli e dei ritagli di unghie. Questi campioni finirono in una sorta di tubi.

Non sa come, ma si ritrovò improvvisamente in un'altra stanza a guardare di nuovo fuori da una finestra. Successivamente, allo stesso modo, si ritrovò in macchina, al posto di guida, con Glen seduto accanto a lui. Entrambi si stavano riprendendo e il veicolo era ancora fermo, accostato al lato della strada. Ma la cosa più inquietante era che la nave spaziale rimaneva sopra di loro. Stephens accese il motore e si allontanò rapidamente.
L’oggetto li seguì fin sopra la città di Polonia, poi scomparve dalla vista. Così, invertirono il senso di marcia per tornare verso Oxford. Ma l’avventura non era finita: dopo un po’, l’auto ritornò sotto il controllo di una forza esterna e i due amici si ritrovarono in una strada buia, affacciata sul Tripp Pond. Fu allora che il motore si spense e davanti a loro apparve una nave ancora più grande!
L'enorme scafo si trovava a non più di 300 piedi dal tetto dell'auto. Mentre osservavano con ammirazione l'incredibile spettacolo, notarono due scafi più piccoli emergere dall'acqua. Si alzavano in alto poi si tuffavano di nuovo in l'acqua. Lo fecero più volte poi, insieme alla grande nave rimasta in bilico sopra l'auto, schizzarono in aria e scomparvero. L'incontro durò una ventina di minuti. Quando riavviarono l'auto e si avviarono verso la casa di Stephens, il cielo sopra di loro cominciava a schiarirsi. Uno sguardo all'orologio rivelò che erano appena passate le ore 07:00. I due giovani andarono subito a letto: non parlarono con nessuno dell'incontro poiché temevano di essere presi per pazzi.

Ma, poco dopo, entrambi iniziarono a sentirsi male. Stephens, in seguito, affermò che si sentivano storditi, tanto da non riuscire a camminare, a vedere bene e a malapena a parlare. La madre di Stephens testimoniò che i due giovani avevano mani e piedi gonfi ed entrambi sudavano copiosamente ma lamentavano un freddo intenso. Nonostante, li coprisse, non riuscì a tenerli al caldo. Alla fine della giornata, circa dodici ore dopo l’incidente, cominciarono a sentirsi meglio, ma tornarono in piena forma solo dopo diversi giorni.

venerdì 29 settembre 2023

LO STRANO AVVISTAMENTO DI PUDDY MAUREEN



"Le adduzioni possono variare a seconda della razze extraterrestri che le conducono, ma fondamentalmente si distinguono in due tipi principali: l’Adduzione Fisica e Olografica.
Nell’Adduzione Olografica, l’Alieno rimane dentro l’astronave e in qualche modo, cattura l’addotto."





La sera del 5 luglio 1972, dopo aver lasciato il Royal Children's Hospital di Melbourne, dove era stata in visita a suo figlio, vittima di un incidente avvenuto a scuola (gli era caduto un armadio addosso) Maureen Puddy si stava recando a casa di sua madre, a Frankston, per aggiornarla sulle condizioni del nipote e prendere una tazza di tè, necessaria, prima di poter affrontare il tragitto verso casa. Verso le 21:15, Puddy salutò la madre e partì. Poco dopo, notò un improvviso bagliore blu che proveniva dall’alto. Pensando che fosse un elicottero della polizia, pensò che era meglio fermarsi e accostò l'auto sul lato della strada. Si aspettava di ricevere delle istruzioni, magari tramite un altoparlante e invece vide un enorme oggetto blu e rotondo. Aveva la forma di “due piatti sovrapposti”. Stimò che si trovasse a un’altezza pari a quella di “due pali del telefono”. Era indecisa: non sapeva se doveva uscire dalla macchina. Tuttavia, si spostò sul sedile del passeggero per vedere meglio. La struttura dell’oggetto era metallica, non aveva giunture ed era perfettamente liscia. Allo stesso modo, non notò porte o finestre di alcun tipo. Un "intenso bagliore blu" avvolgeva la navetta che proiettava la sua luce brillante su tutta l'area circostante. L'oggetto, sebbene immobile, emetteva un ronzio.



Dopo alcuni secondi, Puddy tornò in sé e si riposizionò rapidamente al posto di guida. Avviò il motore e si allontanò velocemente. Guardando indietro, però, notò che l'oggetto la stava seguendo. Per lo spavento, premette di più sull’acceleratore. Ma, per quanto corresse, lo strano velivolo blu si tenne sempre alla stessa identica distanza. Continuò a guidare per diverse miglia, prima che l'oggetto scomparisse improvvisamente, emettendo una scia di "luce molto brillante" che rigò il cielo notturno.
Tornò a casa confusa per ciò che aveva visto, ma sicura che non si fosse trattato di un sogno o di un'illusione di qualche tipo, tanto che decise di sporgere denuncia alla polizia anche se, sicuramente, non le credettero. La stessa cosa successe quando raccontò la sua esperienza ad amici e parenti. Così, da quel momento in poi, decise di tenere quell'incontro per sé.
Tuttavia, la sera del 25 luglio, mentre tornava dall’ospedale dove si era sottoposta ad alcuni esami, quasi alla stessa ora e più o meno nello stesso punto, ricomparve il grande disco blu. Questa volta, però, decise di non fermarsi: strinse il volante e premette forte sull'acceleratore. Ma l’auto si fermò placidamente sul ciglio della strada. Attraverso il parabrezza, vide l'oggetto sospeso davanti a lei. Poi, sentì una voce direttamente nella sua testa.
- Non aver paura, non intendiamo farti del male. - Queste furono le parole che le passarono per la mente.
A questo seguì: - i tuoi esami saranno negativi. Di ai media che ora hai il controllo.
Cosa intendesse dire con quest’ultima frase rimane un mistero. Quindi il motore dell'auto si avviò da solo. Lei rimase immobile per un attimo, poi si allontanò a tutta velocità.
Denunciò, ancora una volta, l'avvistamento alla polizia, anche se il poliziotto sembrò riluttante.
Quando le chiesero se ci fossero dei testimoni, lei rispose: - pensò che ce ne fosse almeno uno, perché mentre mi stavo avvicinando a un passaggio a livello, ho visto un uomo con una torcia che conduceva una mucca su una delle strade laterali. Sicuramente l'UFO gli sarà passato molto vicino. Successivamente, ebbi modo di parlare con la moglie di quell'uomo e anche con una signora che abitava sul crinale, non lontano dall'autostrada: entrambi avevano visto quella luce!



Passarono diversi mesi prima che i ricercatori UFO, Paul Norman e Judith Magee, si interessassero al caso. Puddy parlò coi ricercatori ma, su loro consiglio, non rivelò niente a nessuno. In verità, Puddy aveva già tentato di contattare i media ma poi, temendo il ridicolo, aveva deciso di lasciar perdere.
Comunque, continuava a ricevere messaggi. Una sera, dopo aver di aver ricevuto per l’ennesima volta il messaggio di “tornare sul luogo dell'incontro”, contattò Magee e Norman perché aveva deciso di andarci, ma aveva paura e non voleva farlo da sola. Così stabilirono di vedersi, alle 21:00, vicino a una sottostazione elettrica, fuori dall'autostrada. Magee e Norman arrivarono un po’ prima, pertanto, videro Puddy arrivare in macchina. Non appena parcheggiò, corse immediatamente dai due ricercatori e li informò che aveva corso il rischio di andare fuori strada! Magee e Norman scesero dalla macchina e tutti insieme si avvicinarono alla station wagon di Puddy, chiedendole di raccontare cosa le fosse successo.
Magee entrò nell'auto e avvertì una strana sensazione: era come se qualcosa non quadrasse anche se non capì bene cosa. Puddy li informò che, mentre stava andando da loro, una strana figura con un abito laminato d'oro le apparve dal nulla nell'auto. Lo shock per l'improvvisa apparizione le fece quasi perdere il controllo. Entrambi i ricercatori notarono quanto fosse scossa.
Arrivarono al luogo dell'incontro, un posto tranquillo fuori dalla strada principale e fermarono la macchina. Mentre erano seduti e discutevano, Puddy, all'improvviso, allungò la mano e afferrando il braccio di Magee esclamò: - Eccolo! Non lo vedi?
I due ricercatori guardarono nella direzione indicata, ma non videro nulla. Puddy, invece, sembrava essere caduta in una sorta di trance e affermava che si stava avvicinando. Secondo lei, l’entità arrivò così vicino che se qualcuno avesse allungato la mano sarebbe riuscito a toccarla. Adesso era in piedi accanto al faro anteriore. Quindi Judit chiese a Paul di fare un giro intorno alla macchina. Quando arrivò al punto in cui si trovava l'entità, questa si spostò indietro per consentirgli di passare tra lui e l'auto. A questo punto, l'entità fece cenno a Maureen di seguirlo, ma lei dichiarò categoricamente che non lo avrebbe fatto. Judit le disse che sarebbe andato con lei e cercò di farla uscire delicatamente dalla macchina, ma lei si aggrappò al volante e non si mosse. L’essere le stava dicendo di seguirlo, ma lei non voleva. Rimase al suo posto, nell'auto, vedendo qualcosa che i ricercatori non riuscivano a scorgere. Poi, rimanendo al suo posto e ancora in una sorta di trance, iniziò a descrivere l'interno della navicella spaziale.
Si trovava – disse - in una grande stanza circolare. L'entità era di fronte a lei e le indicava un "oggetto simile a un fungo" posto al centro della stanza. Questo oggetto era alto circa tre metri e oscillava “come se fosse fatto di gelatina”. Alla base di questa forma a fungo c'erano dei simboli simili a numeri romani. All'improvviso divenne estremamente agitata e sbottò: - Non riesco ad uscire. Non ci sono porte o finestre: non posso uscire.
Magee poi affermò che per tutto il tempo Puddy aveva pianto lacrime vere: se si trattò di un’allucinazione, fu molto realistica. Preoccupato, il ricercatore chiese all’entità di avere pietà di quella povera ragazza.
- Vuole che chiuda gli occhi - disse Puddy all'improvviso.
Magee le disse di farlo e lei lo fece: sembrò rilassarsi immediatamente. Puddy, intanto, continuava a descrivere ciò che vedeva dentro la navicella. Poi, sembrò destarsi ma, prima che potessero prendere fiato, lei tornò in trance affermando: - Sono di nuovo lì. Riprese a descrivere l’interno della navetta ma, questa volta, con più calma, prima di affermare: - Se n'è andato. Questa volta se n'è andato davvero. Posso raccontare.
Puddy è “ritornata”, si fa per dire, in macchina. Adesso sembrava del tutto normale, così ne approfittarono e decisero di mangiare qualcosa mentre discutevano del "fungo" e cercavano di capire cosa fosse. Le fu chiesto se potesse trattarsi di un giroscopio, ma Maureen non aveva familiarità con quel termine, quindi le chiesero se potesse essere una bussola. Allora lei prese un piccolo gadget dal cruscotto della macchina e rispose che quello era simile al "fungo": una piccola bussola su una ventosa.
Non se la sentirono di farla tornare a casa da sola, né lei lo desiderava. Così la accompagnarono fin lì.

 

La foto rappresenta Puddy Maureen accanto alla sua macchina, nel luogo esatto dell’incidente. 

sabato 23 settembre 2023

7 AGOSTO 1968 - LAKE CHAMPLAIN (VERMONT)


 

Nel tardo pomeriggio del 7 agosto 1968, due dipendenti del campo estivo di Buff Ledge, il sedicenne addetto alla manutenzione, Michael Lapp e la diciannovenne maestra di sci d’acqua, Janet Cornell, si stavano rilassando sul bordo del molo delle barche guardando il sole che tramontava lentamente rispecchiandosi sull'acqua. Il campo estivo si trovava sulle rive del lago Champlain, nel Vermont, appena a nord di Burlington dove, quella sera, la maggior parte dei campeggiatori partecipava a una gara di nuoto. Quindi il campeggio era quasi deserto. Mentre il sole salutava il giorno e la notte prendeva il sopravvento, Michael notò una strana luce in lontananza. All'inizio, pensando che fosse una stella o addirittura il pianeta Venere, rimase a guardare appagato. All'improvviso, però, la luce si mosse: scese molto più in basso, poi iniziò a spostarsi verso di loro a una velocità impressionante. Mentre i due osservavano il fenomeno luminoso, tre luci si staccarono dal primo, grande bagliore. Queste tre luci si diressero verso il lago, mentre la luce più grande sembrò risalire piuttosto rapidamente e scomparire. Le tre sfere luminose zigzagavano e danzavano tra loro sopra le acque scintillanti, eseguendo manovre che nessun velivolo convenzionale era in grado di compiere. Sotto il loro sguardo, i tre oggetti luminosi si avvicinarono ancora di più. Poi formarono i vertici di un triangolo e rimasero immobili per un secondo prima che due di loro si allontanassero leggermente. Mentre lo facevano, si udì un suono “simile al diapason”, ma molto forte che infastidì i ragazzi. L'oggetto rimanente balzò improvvisamente verso l'alto prima di tuffarsi direttamente nel lago e svanire sotto la superficie. Riapparve e scivolò sull'acqua, dirigendosi dritto verso di loro.

Mentre l'oggetto continuava ad avvicinarsi, Michael notò che aveva una "cupola trasparente". All'interno di questa cupola poteva distinguere "due piccole creature" con colli allungati e teste grandi. Notò anche i loro grandi occhi che si estendevano fino ai lati della testa. Emerse dall'acqua e librandosi direttamente sopra gli adolescenti spaventati, scagliò un raggio verso di loro. Michael afferrò Janet trascinandola a terra: rotolarono via per sottrarsi a quella strana luce. In seguito avrebbe riferito di aver gridato all'oggetto "Non vogliamo venire!" mentre paura e storie di rapimenti alieni gli riempivano la mente. Ricordò anche che poté vedere le ossa delle sue mani come se osservasse una radiografia, tale era la luminosità del raggio. I due ricordano che il passaggio del raggio provocò in loro la sensazione di fluttuare: come se fossero immersi in una luce “liquida”. Poi, si ritrovarono seduti tranquillamente sul molo delle barche. La luce intensa era scomparsa e lo strano oggetto, ora, era molto più lontano e si stava allontanando da loro. Il cielo, adesso, era completamente nero, suggerendo ai due che era molto più tardi. Quando Michael si rivolse a Janet, lei sembrava essere in trance. Ma, anche lui si sentiva alquanto disorientato e confuso. Quando lo strano oggetto finalmente scomparve dalla vista, i due riuscirono a sentire gli altri campeggiatori che tornavano dalla gara di nuoto.

Michael e Janet non riferirono dell'avvistamento e dopo l’estate i due testimoni tornarono a casa loro e alle loro abitudini. Tuttavia, nel corso degli anni, Michael iniziò a soffrire di incubi sempre più intensi. Erano sempre gli stessi: venivano rapiti e “non volevano andare con loro”. Alla fine, questi sogni ricorrenti gli fecero pensare sempre di più all'incidente di Buff Ledge finché, dieci anni dopo l'incontro, contattò il Centro Studi UFO per fare un rapporto. Il ricercatore UFO, Walter Webb, si occupò del caso.
Suggerì la regressione ipnotica per sondare quegli incubi e scoprire cosa fosse successo sul molo, quell'estate del 1968. Sotto ipnosi, i ricordi emersero con facilità: Michael ricordò immediatamente l’incidente. Webb non era estraneo a questo tipo di indagini, aveva già una certa esperienza poiché, come abbiamo già detto, lavorava per il Centro studi sugli UFO di J. Allen Hynek al momento della prima chiamata di Lapp. Tuttavia, era scettico riguardo al suo resoconto, venuto fuori dieci anni dopo l’avvistamento e che si presentava come il più classico dei casi. In altre parole: la storia sembrava troppo bella per essere vera.
Michael affermò che la luce li afferrò entrambi e li sollevò fino a portarli a bordo della navetta. Ricordava "flussi di luci colorate" e un lamento che diventava più forte man mano che si avvicinava alla navetta. Una volta all'interno, poté vedere Janet sdraiata su un tavolo operatorio: molte piccole entità la stavano esaminando. Le puntarono delle luci negli occhi e prelevarono campioni di pelle, di capelli e di sangue. Vide tutto questo da una sorta di "ponte superiore" con una delle creature aliene che gli stava accanto.

Guardando in alto, verso la cupola trasparente, poté vedere chiaramente la Terra, la Luna e alcune stelle sullo sfondo scuro dello spazio. Notò anche un'enorme vascello “a forma di sigaro” che presumeva fosse una “nave madre”. Quelle creature erano tutte uguali e i loro corpi avevano un aspetto "umido e viscido". Stimò che fossero alti circa un metro e mezzo con braccia e gambe lunghe e sottili. La loro pelle era di uno strano “blu-verdastro”, un colore simile avevano i loro abiti attillati che li facevano sembrare nudi. Avevano “dita sottili, tridattili, simili a ragnatele”. Durante questo tempo, l'entità gli comunicò telepaticamente che la loro missione era “portare la vita in altri posti”. La definizione di questa frase, secondo Michael, era che volevano far diventare la Terra come il loro pianeta: un posto pacifico, senza violenza. Ricorderebbe anche che l'entità era “sorpresa” dal fatto che fosse vigile e facesse domande. Con un certo rammarico o forse per puro cinismo, la creatura gli comunicò che questo “gli avrebbe reso più difficile metabolizzare questa esperienza”. Per ragioni che non capiva, Michael affermò di avere una “grande affinità” con questa particolare entità. La creatura condusse Michael giù per una serie di gradini al livello che alloggiava il tavolo su cui giaceva Janet. Quindi, lo condusse su un altro tavolo, lo inclinò leggermente per permettergli di sdraiarsi e poi riportò il tavolo in posizione orizzontale. Michael ricordò che era rimasto, con lo sguardo rivolto verso l’alto, a guardare fuori dalla cupola trasparente: poteva vedere la grande nave a forma di sigaro, ora molto più vicina. Poi perse conoscenza.

Nel corso delle indagini, che durarono ben cinque anni, Webb riuscì a rintracciare Janet (ormai ventinovenne e sposata) e a convincerla a sottoporsi a regressione ipnotica. Sotto ipnosi non fece altro che confermare la versione di Michael, descrivendo gli stessi eventi. Ricordava di essersi sdraiata sul lettino chirurgico: la cosa le provocava una sensazione di freddo interiore. Ricordava anche qualcosa che le tirava i capelli e le pizzicava il collo. Inoltre, come Michael, ricordava di aver seguito una particolare entità che lei chiamava la sua "guida" e che rimase, durante tutta l’esperienza, “la sua unica fonte di conforto”.

Webb condusse indagini approfondite: interrogò numerosi ex dipendenti del campo estivo e alcuni degli ospiti presenti nel campo in quell'estate del 1968. Venne fuori che alcuni dipendenti di Buff Ledge avevano assistito a strane luci e visti oggetti misteriosi sul lago Champlain la stessa sera in cui Michael e Janet avevano affermato di essere stati rapiti. Inoltre, due di quei dipendenti riferirono di sospettare che anche loro sarebbero stati vittime di rapimento, all'inizio dell'estate, diverse settimane prima dell'incidente di agosto accorso a Michael e Janet. I loro racconti erano quasi speculari a quelli dei nostri due testimoni: iniziavano con l’avvistamento di strane luci sull’acqua seguite dall'apparizione di una navetta a forma di disco. Webb eseguì anche delle valutazioni psicologiche dei vari testimoni. Per quanto concerne Michael e Janet, li ritenne credibili: non avevano alcun motivo di inventarsi una storia del genere. C’è da aggiungere che, nei dieci anni successivi i due non erano rimasti in contatto e quindi, secondo Webb, "non avevano avuto alcuna possibilità di accordarsi”: avevano realmente vissuto un evento fuori dal comune di origine sconosciuta.



Nel 1994 Webb pubblicò un libro, che non ebbe un grande successo. Racchiudeva il risultato della sua lunga e accurata indagine quinquennale, un dossier di 300 pagine relative all’avvistamento di Buff Ledge Camp.