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domenica 11 marzo 2012

Il Maestro



Avevano cercato di sorprendere e derubare quelli che credevano due mercanti stranieri; ma si erano trovati di fronte degli individui imbattibili, uno dei quali era dotato di un potere simile a quello della folgore. Il vecchio e il ragazzo intanto, continuavano a raccontare di aver visto quegli esseri apparire dal nulla, avvolti in una nube, appena fuori dalla città; mentre tutt’intorno si udiva un forte rumore, simile a quello prodotto da una cascata. 
Capii ben poco di quel discorso, ma quando vidi, quelli che sembravano i più remissivi, cadere in ginocchio, chiedendo perdono e compassione; tutto mi fu più chiaro. Altri, forse non del tutto convinti, si limitarono ad una specie d’inchino a testa bassa, in segno di sottomissione. Il bambino che avevo visto scappar via, mi riportò il sacchetto contenente il trysduttore, poi si butto ai miei piedi supplicando. La folla rimaneva in silenzio, come se tutti fossero in attesa di una punizione, peraltro meritata.
- Andiamo via. – Dissi rivolto a Serel.
Lo strumento era stato manomesso e non funzionava, lo riavviai regolandolo sulla giusta frequenza.
- Sono angeli mandati da Dio! – Disse il vecchio.
Ora ricevevo le sue parole in modo comprensibile.
- Signore, continuò con gli occhi rivolti al cielo, frena la tua collera, non scagliare i tuoi strali su di noi! Faremo penitenza, vestiremo di sacco e ci cospargeremo il capo di cenere. 
- Siete pentiti? – chiesi loro con voce ferma. Ma il trysduttore non tradusse la frase.
- Avete udito? Parlano la stessa lingua del Maestro!
- Il Maestro? – Chiesi con interesse.
- Sì, verrà qui e potremo portarvi da lui se volete. – Disse uno.
- Faremo qualsiasi cosa vogliate. Se vorrete onorarmi di questo privilegio, sarete ospiti in casa mia, vi prego, rifocillatevi e quando il Maestro arriverà vi condurremo da lui. – Disse un altro dall’aria severa, molto ben vestito.
Serel mi guardò scuotendo la testa in segno di diniego.
- Qual’è il tuo nome. 
- Mi chiamo Zaccheo. 
- Zaccheo! Saremo tuoi ospiti. 
Fece un profondo inchino e con un elegante gesto del braccio, ci indicò la via per raggiungere casa sua.



Arrivati, fummo invitati a fare delle abluzioni, tra l’altro volle lavarci personalmente i piedi, uno strano rituale a cui non potemmo sottrarci. Rimase estasiato quando tolse le calzature a Serel, quella donna aveva dei piedi veramente perfetti! Imbacuccata nel suo largo abito etnico, con la testa fasciata dal turbante, Serel aveva tutto l’aspetto di un adolescente troppo cresciuto. Inspiegabilmente almeno per loro, attirava più l’attenzione degli uomini che delle donne. Provocava un evidente turbamento che erroneamente, era attribuito alla sua essenza soprannaturale. 
Le donne dovevano avere un ruolo sociale del tutto marginale, in questa società primitiva, ma con tutta probabilità si prendevano le loro rivincite nella sfera del privato. La seduzione doveva essere la loro arma vincente.
- Perché siete scesi sulla terra? – Domandò Zaccheo, mentre mangiavamo.
- Terra? 
- Sì siete venuti dal cielo, non è così? 
- E’ una parola che significa: suolo. – Mi suggerì Serel.
- Sì, sì dal cielo, è da lì che veniamo, siamo qui per... scavare... in profondità... nel vostro... animo!
Serel scosse la testa e alzò gli occhi al cielo con un gesto che era fin troppo eloquente.
- Devi ancora spiegarmi da dove hai tirato fuori quell’arma così piccola e potente. – Mi domandò sottovoce.
- E’ la fibbia di una cintura. 
- Che cosa?
- Shhh! Non ora, avremo modo di riparlarne. 
- Non capisco i vostri discorsi, il Maestro, ecco lui si esprime così! Sono sicuro che lui sarà in grado di capirvi.
- Parlami ancora di questo Maestro. 
- Oh! E’ un uomo molto saggio, vengono da tutte le parti per ascoltarlo. 
- Come mai tutto questo interesse per... un uomo. – Chiese Serel.
- Pronuncia parole meravigliose, tiene discorsi che scaldano il cuore e poi... 
Si interruppe, come se avesse il timore di dire qualcosa che potesse offenderci. Evidentemente si attribuivano a costui doti soprannaturali o addirittura divine; anche se il nostro interlocutore non sembrava troppo convinto e non voleva che lo scoprissimo.
- E’ un valido guaritore? – Chiesi, per invitarlo a terminare il suo discorso.
- Sì, si dice che sia in grado di guarire gli infermi. Anche per questo la gente si reca da lui. 
- Dicono che sia stato capace di... 
La donna che ci stava servendo delle vivande avrebbe voluto intervenire, ma il padrone di casa l’aveva zittita con un semplice sguardo.
- E’ solo una schiava – disse per giustificarsi – avrà udito delle sciocchezze mentre si recava al mercato. 
Era ben chiaro che anche lui credeva non poco a quelle “sciocchezze” ma la paura di dire qualcosa di blasfemo in nostra presenza lo bloccava. Non avremmo saputo più niente da lui.
- Sarà meglio andar via. – Disse, si è radunata una folla di curiosi, vogliono vedervi e i miei servi non riescono più a trattenerli.
- Sono d’accordo. – Risposi senza aggiungere altro, meglio essere prudenti.
- Farò caricare delle tende e anche delle provviste, nel caso vogliate accamparvi all’aperto. 
Aveva paura, ma ci teneva a non farlo apparire. Evidentemente temeva che la ressa avrebbe attirato l’attenzione delle guardie; poteva nascere un tumulto e ciò poteva significare solo guai.
Caricarono, velocemente, il tutto su dei piccoli equini, più bassi e più adatti alla soma, di quelli che avevo visto montare dagli armigeri. Uscimmo da una porta secondaria.



La piccola carovana si diresse verso una località desertica, ai piedi di un altura. Qui una gran folla si era radunata per ascoltare qualcuno che dall’alto del colle, predicava. Abbandonai gli altri per avvicinarmi e ascoltare meglio.
- Nella casa del padre mio vi sono molte dimore; se non fosse così, ve l’avrei detto. Vado a preparare un posto per voi e quando sarò andato e avrò preparato un posto, tornerò e vi accoglierò presso di me affinché dove sono io siate anche voi. 
- Che vorrà dire? – Chiese Serel che mi aveva seguito.
- Non lo so, non posso capire un discorso da una sola frase. 
- Quell’uomo non sembra uno loro, ha un aspetto diverso.
- Ho sentito dire da Zaccheo che non segue affatto le loro usanze: non rispetta il sabato, né il digiuno, si esprime in una lingua ormai morta; insomma, si comporta come se le tradizioni di questa gente non lo riguardassero. 
- Uno straniero, dunque. Aspetta! I nostri strumenti subiscono delle interferenze. 
- Impossibile. Su questo pianeta non hanno nemmeno la radio, non ci sono radiazioni artificiali. 
- E’ una frequenza modulata, ne sono certa; proviene da quella direzione... dannazione! Hai notato cosa porta appeso al collo quell’uomo?
- Un sacchetto molto simile a quello che portiamo noi. Stai pensando a quello che penso io? 
- Cosa vuoi fare? 
- Non lo so, ma dobbiamo saperne di più! Guarda risale il colle, insieme a tre dei suoi, ha congedato la folla e ora si allontana. 
- Facciamo rapporto, se è arrivato qui con una nave, sarà meglio stare in guardia! 
- Zaccheo e i suoi ci staranno cercando, approfittiamo della confusione per allontanarci senza che ci vedano. Al calar delle tenebre ci faremo portare sul monte. 
- Non ci vorrà molto, su questo emisfero il sole sta già tramontando.




Stralcio tratto dal capitolo XXXIX del romanzo " I FABBRICANTI DI UNIVERSI"

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