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lunedì 18 settembre 2023

LA TERRIFICANTE AVVENTURA DI CRISTA TILTAN


 

Crista Tiltan non aveva idea di cosa le fosse successo. Si rese conto, però, che non riusciva a ricordare nulla di un intervallo di circa tre ore, accorso in una notte di luglio del 1987. Col tempo, di quella notte, emersero strani ricordi: “due piccoli alieni” la trascinavano per le braccia, prelevandola dalla sua stanza per portarla in uno insolito velivolo. Poi perse conoscenza. Quando si svegliò, era su un tavolo all'interno della navetta, che si stava muovendo. Era estremamente intontita e disorientata. Una strana entità che lei percepiva come la sua "guida" le si avvicinò e le porse da bere, indicando che doveva farlo subito. Lei lo fece e quasi immediatamente l'intontimento la abbandonò. Fu poi condotta fuori dalla navetta che, ora, si era fermata alle pendici di un’altura. Era estremamente buio, ma c’era una debole luce proveniente da una caverna, verso la quale si stavano dirigendo. Mentre si avvicinavano a questa apertura, Crista poté vedere un uomo che indossava una tuta rossa, di tipo militare. Portava anche un fucile automatico. Camminarono per un po' all'interno del tunnel prima che un altro uomo li fermasse. Indossava la stessa uniforme militare dell’uomo all'ingresso.

Mentre la “guida” e l’uomo parlavano, lei notò un “grande solco”. Era una pista sulla quale si muoveva un veicolo che li avrebbe portati nel cuore della misteriosa montagna. Dal lato opposto si estendeva un corridoio lungo, solitario, quasi minaccioso che, a giudicare dal numero di porte, ospitava molte stanze o uffici. Fu fatta salire a bordo del veicolo che poggiava parzialmente sulla scanalatura e partirono per un viaggio che a lei sembrò molto lungo. Quindi il veicolo si fermò a un altro posto di blocco. Questa volta le fu chiesto di salire su un “dispositivo simile a una scala” posto di fronte a un grande schermo. Non appena lo fece, una frenesia di luci lampeggianti e di rumori interni le confermarono che il computer era entrato in funzione. Qualche istante dopo sporse una carta. Vi furono praticati due fori e fu data a Crista come documento di identificazione. A questo punto ripresero il viaggio all’interno della struttura. Quando chiese dove stavano andando, la sua guida le rispose che erano al "Livello Uno". Prima che potesse fare altre domande, salirono su uno strano dispositivo, del tutto simile a un ascensore, che scese fino al livello successivo. Lì altre due guardie aspettavano il loro arrivo, solo che avevano una divisa di colore diverso. Furono condotti lungo un altro corridoio. Mentre camminavano, lanciava occhiate all'interno delle stanze poste ai lati. Vide file di computer e dispositivi elettronici montati lungo le pareti. La cosa più strana, però, era l'illuminazione: non si riusciva a vederne la fonte. La luce sgorgava direttamente dalle pareti.

Crista cominciò ad accorgersi di tante altre persone che se ne andavano in giro. Poi individuò quello che sembrava essere il cuore della struttura: un grande spazio aperto. Un “gigantesco open space” che somigliava a un grande magazzino industriale. In questo spazio erano ubicati diversi “velivoli alieni”. Sotto di loro operavano alieni di tipo grigio che, apparentemente, eseguivano riparazioni o manutenzioni. Mentre saliva su un altro ascensore, notò le telecamere: erano posizionate in tutti gli angoli e scrutavano in tutte le direzioni. Quando scesero dall'ascensore un cartello indicava che si trovavano al livello cinque. Continuò a seguire la sua guida ma cominciò ad avvertire un sentimento di disagio e di paura. Come se lo percepisse, la guida la informò che finché fosse rimasta con lui non le sarebbe stato fatto alcun male. Nonostante questa rassicurazione, le guardie di quel particolare piano non erano per nulla gentili. Le porsero degli indumenti e con modi spicci, le chiesero di cambiarsi.

Mentre slacciava il fagotto, poté vedere che l’indumento era una sorta di camice da ospedale, solo che era allacciato su entrambi i lati lasciandola completamente coperta. Mentre si cambiava, notò che le guardie nella stanza facevano il saluto alla guida che l’aveva accompagnata: era chiaro che lì aveva una certa autorità. Mentre le guardie avevano un emblema o un'insegna sulle loro uniformi, la sua guida si adornava di un semplice abito verde. Le fu, quindi, chiesto di salire su un altro dispositivo simile a una bilancia. Ancora una volta, si attivò il suono e le luci lampeggianti. Questa volta, però, “i toni e le frequenze erano diverse” e i suoni risultarono fastidiosi. Quando l'attività s’interruppe, la guida le si avvicinò e le chiese ancora di seguirla: si avviarono lungo un altro corridoio. Più scendevano e più si avvertiva forte un odore di formaldeide. All'improvviso il corridoio si aprì in una grande stanza. Mentre Crista scrutava il nuovo ambiente notò immediatamente “grandi serbatoi dotati di indicatori digitali”. A questi serbatoi erano collegati dei tubi e c’era un “enorme dispositivo simile a un braccio”. Crista li stimò alti circa quattro piedi. C’era qualcosa al loro interno, ma dall'angolazione in cui si trovava, Crista non riusciva a vedere. Quando si avvicinò a quello più vicino, la guida improvvisamente la prese per il braccio e la tirò indietro. Affermò, minacciosamente, che avrebbe "complicato le cose" se avesse visto cosa c'era là dentro. Lasciarono frettolosamente la stanza e si avventurarono in un enorme laboratorio.

Crista si guardò intorno stupita. C’erano “macchine che non aveva mai visto prima”. Inoltre, accanto a un tavolo c'era un alieno grigio che le dava le spalle. Sentì il rumore di oggetti metallici che venivano sistemati sul tavolo. Il tintinnio metallico le ricordava qualcuno che preparava degli “strumenti chirurgici” per prepararsi a un intervento. La guida le disse di sedersi sul tavolo vicino all'entità grigia, ma lei, questa volta, rifiutò di farlo. Allora la guida, assumendo un atteggiamento minaccioso, la informò che sarebbe stato "molto più facile" se avesse collaborato. Poi, un'altra persona entrò nella stanza: era un uomo vestito da chirurgo. Lei, cominciò ad avere davvero paura! La guida si avvicinò al nuovo arrivato. Crista vide che aveva una carta d'identità come quella che era stata rilasciata a lei. Mentre osservava, con orrore sempre crescente, la guida si voltò verso di lei e affermò che avrebbe aspettato fuori. Fu allora che notò quanto facesse freddo nella stanza. Il dottore chiamò e un altro alieno grigio arrivò nella stanza. Senza rendersi conto di come o perché, Crista cominciò ad avvertire sonno: era l’effetto di un sedativo. Poi, tutto diventò nero.

Riprese conoscenza mentre era ancora sdraiata sul tavolo operatorio. Quando tentò di sollevare la testa, vide due grandi occhi neri che la fissavano: appartenevano a uno degli alieni grigi. Avvertì un dolore lancinante e si voltò per vedere il medico accanto a lei che stava eseguendo un intervento sul suo addome, completamente insensibile al suo dolore. Lei non si rendeva minimamente conto di quello che le stavano facendo, ma il dottore e gli alieni grigi erano veloci e precisi nel fare il loro lavoro. Quando ebbero finito, le fu detto di andare in una piccola stanza laterale dove avrebbe trovato i suoi vestiti. Fece come le era stato detto e dopo essersi vestita ritornò nella stanza. Anche la sua misteriosa guida era tornata e ora parlava tranquillamente con il dottore. Mentre si avvicinava a lei, liquidò ogni cosa affermando semplicemente che la procedura "era necessaria". Crista seguì la sua guida che la condusse lungo un altro corridoio dove incrociarono un gruppo di alieni grigi diretti nella direzione opposta. Mentre procedevano porse alla guida molte domande, ma non ottenne alcuna risposta. Salirono su un veicolo come quello con cui era entrata nella base e si diressero verso un'altra parte della struttura. Crista dirà più tardi: “Fu lì che vidi le cose più inquietanti”.

Quando entrò nella parte successiva della struttura, si trovò di fronte a uno spettacolo al quale semplicemente non era preparata. Lungo i lati del muro c'erano file e file di camere mediche alte e chiare, ciascuna contenente una persona. Le persone erano in piedi e immobili, sembravano statue di cera. Alcune camere contenevano degli animali. Eppure, ne era certa, anche se sembravano tali, non erano affatto statue di cera: erano vive!

Salirono su un ascensore che era già in attesa. Questa volta, mentre salivano, lei rimase in silenzio. La sua mente, prossima al punto di rottura, cercava disperatamente di dare un senso a ciò che aveva visto. Ben presto fu a bordo di uno dei velivoli alieni che la riportò a casa.

Questi particolari affiorarono durante una seduta di ipnosi regressiva alla quale Crista si sottopose dopo i primi vaghi ricordi. Ricordò pure che questi eventi erano accaduti anche prima e non solo quella volta: era successo molte altre volte. Affermò che, dopo questo incidente, continuò ad avere incontri con “entità extraterrestri”, ma furono comunque meno traumatici.

Per gli esperti questi racconti, resi sotto ipnosi, sono veri. Nel senso che il soggetto non mente: è fermamente convinto che ciò che sta testimoniando sia vero. Per chi, invece, raccoglie la testimonianza, resta il beneficio del dubbio. Tuttavia, questa storia è simile a molte altre. Sono storie che si riallacciano a una base sotterranea, quella di Dulce (Cfr. Base di Dulce) e di un accordo stipulato tra gli alieni e gli umani…


L'immagine è solo indicativa

martedì 12 settembre 2023

1965 - SHREWSBURY SHROPSHIRE (REGNO UNITO)


 
Mentre guidava sulla A5 verso casa, proveniente da Shrewsbury, la 20enne Diane Foulkes fu testimone di eventi affascinanti e ultraterreni. Erano circa le 02:00 e mentre si avvicinava al ponte Montford Bridge che si estendeva sul fiume Severn, all'improvviso, l'intera area intorno a lei si illuminò. La fonte di questo improvviso bagliore di luce era un oggetto circolare che si trovava quasi sulla sua verticale. Osservò l'oggetto solo per un secondo, prima che la paura e l'adrenalina entrassero in azione. Premette con forza sull'acceleratore: ora, non vedeva l’ora di giungere a casa. Ma, quell'oggetto brillante la seguì. Mentre inseguiva il veicolo, rimase sempre alla stessa altezza e distanza. Quando finalmente arrivò a casa, scese dall'auto e allertò i suoi genitori. Sia sua madre che suo padre ebbero modo di vedere lo strano velivolo a forma di disco dal giardino di casa loro. La navetta non emetteva alcun suono e brillava di un colore giallo pallido. Dopo trenta minuti cominciò rapidamente a diventare sempre più piccola. Mentre lo faceva, cominciò a cambiare colore in arancione e poi in rosso finché alla fine scomparve. Tutti e tre i testimoni presunsero che l’oggetto non si fosse rimpicciolito e che quello fosse solo un effetto ottico dovuto al fatto che si era allontanato velocemente da loro. Diane e i suoi genitori avrebbero preferito tenere per sé l'avvistamento ma, come vedremo in seguito, credendo di aver visto volare un prototipo della Difesa, decisero di interpellare i militari.

Quasi esattamente due anni dopo, l'otto novembre 1966, Diane incontrò quella che sembrava essere la stessa navetta e per di più, l'incontro ebbe luogo quasi nello stesso luogo. Poco prima di mezzanotte, mentre si avvicinava allo stesso ponte, l'oggetto rotondo e luminoso apparve nel cielo sopra di lei. Questa volta, però, era molto più in basso rispetto a prima. Diane, in seguito, riferì di aver potuto distinguere dei “raggi di luce” emanati dal veicolo. Come aveva fatto due anni prima, anche se con più calma, proseguì il viaggio verso casa. E come prima, l'oggetto la seguì, mantenendosi sempre alla stessa distanza. Ma, dopo diversi minuti, lo strano velivolo si avvicinò improvvisamente all'auto in movimento. Mentre la sorpassava, le sue luci penetrarono il veicolo. Diane avvertì “l’urto contro la fiancata dell'auto”, mentre nello stesso momento sentì una sensazione simile a una scossa elettrica sul collo. Contemporaneamente, si spense anche il faro anteriore sinistro. L'oggetto si allontanò per riposizionarsi a distanza, per poi svanire definitivamente.
Quando arrivò a casa, però, Diane iniziò a sentirsi male ed il malore persistette fino al mattino seguente.

Due giorni dopo, il dieci novembre 1966, suo padre contattò il tenente Williams, pilota della RAF, di base a Shrewsbury. Voleva sapere se i militari potevano far luce su di un oggetto volante che, lungo la A5, aveva spaventato sua figlia. Avrebbe riferito, anche di "segni di bruciatura" sul lato sinistro del veicolo per dimostrare che, quella sera, qualcosa aveva realmente interferito con l’auto della figlia.
La RAF rispose con una lettera, datata 11 novembre: sinteticamente, affermava che “nessun aereo stava volando in quella zona al momento dell’incidente”.

Esclusa la pista militare, Diane cominciò a sospettare che la vicenda avesse qualche collegamento con Mr. Griffin. Secondo alcune voci, a cui Diane sembrava credere, si diceva che il signor Griffin fosse entrato in contatto con gli alieni. Altri, addirittura, sostenevano che fosse entrato in uno di questi strani velivoli. I contatti del signor Griffin, si diceva, erano avvenuti sullo stesso ponte dove Diane aveva assistito al fenomeno luminoso.





La fonte di questo incidente è da ricercarsi nei Provost and Security Services della Royal Air Force britannica, un braccio d'élite della RAF che fino al 1998 aveva il suo quartier generale presso la base di Rudloe Manor e che, per molti anni, è stata il presunto hub per le indagini ufficiali sugli UFO.
In un rapporto minuziosamente dettagliato, un certo caporale R. A. Rickwood della sezione investigativa speciale della P&SS, riferì ai suoi superiori:

"Il 10 novembre 1966 fu ricevuto un messaggio telefonico dal tenente Williams, pilota della RAF a Shawbury. Ci informava che un certo signor Foulkes, di Shrewsbury, si era lamentato che sua figlia era stata spaventata da un oggetto nel cielo. Ciò era avvenuto mentre era alla guida della sua auto lungo la A5, vicino a Great Ness, alle 23:55 dell'8 novembre 1966.
Questo oggetto aveva emesso luci brillanti e fasci di radiazioni. Al suo arrivo a casa sua figlia era in condizioni di disagio e aveva scoperto segni sull'auto, che considerava segni di bruciatura.
Il 14 novembre 1966, la signorina Diane Foulkes, di 22 anni, una dattilografa impiegata a Shrewsbury, fu interrogata a casa sua alla presenza dei suoi genitori. Dichiarò di aver ricevuto una lettera datata 11 novembre 1966 dalla RAF Shawbury firmata dal tenente Penny che la informava che nessun aereo di servizio stava volando in quella zona al momento dell'incidente.
Ora è convinta che l'incidente non sia in alcun modo collegato alla Royal Air Force o alle Forze Armate.
Ha poi continuato raccontando le sue esperienze legate a questa indagine. C'erano stati due incidenti simili. Il primo avvenne due anni fa, nel novembre del 1964, mentre stava guidando da Shrewsbury a casa sua lungo la A5…"

Il rapporto continua descrivendo l’incidente così come sopra esposto. Poi aggiunge:

"La signorina Foulkes ha inoltre affermato di ritenere che gli oggetti potessero essere associati a un certo signor Griffin che viveva nella zona e che si ritiene abbia preso contatto con questi oggetti, sia effettivamente entrato in uno di essi e abbia incontrato uno degli occupanti.
Si presume anche che abbia stabilito contatti con loro a Montford Bridge.
La polizia non ha informazioni o segnalazioni di avvistamenti di oggetti nel cielo. Non ci sono prove per associare gli incidenti lamentati alla Royal Air Force e la denunciante, Miss Foulkes, è ora convinta che gli incidenti siano inspiegabili e non siano in alcun modo collegati alle Forze Armate."


L'immagine è solo indicativa. 

sabato 9 settembre 2023

AGOSTO 1993 – BELGRAVE (AUSTRALIA)


Nell'agosto del 1993, la 27enne Kelly Cahill, suo marito e i suoi tre figli, stavano tornando a casa dopo una visita a un amico. Il loro viaggio li avrebbe presto portati al cospetto di strani esseri inconsistenti. Le colline di Dandenong, vicino a Belgrave, Victoria, Australia, sarebbero state lo scenario di uno degli avvistamenti più insoliti tra tutti quelli presenti negli archivi di ufologia. Ma procediamo con ordine.

Dopo la mezzanotte, i Cahill erano in viaggio verso casa quando notarono le luci di un oggetto rotondo dotato di finestre. Si librava silenziosamente, proprio sopra la strada. Sulla parte inferiore dell'oggetto erano chiaramente visibili delle luci di diversi colori. L'UFO era così vicino al suolo che Kelly pensava di poter vedere delle persone attraverso le aperture delle finestre. Urlando, iniziò a descrivere a suo marito quello che vedeva. Nel contempo, l'oggetto sfrecciò alla loro sinistra, scomparendo rapidamente.
I testimoni ripresero il viaggio verso casa con un occhio particolarmente attento al cielo. All'improvviso si imbatterono in una luce così brillante da esserne praticamente accecati. Proteggendosi gli occhi con le mani, Kelly chiese a suo marito: - Cosa hai intenzione di fare?"
Suo marito, spaventato a morte, rispose: - Non ho intenzione di fermarmi.
Tutto sembrò durare per un secondo o due. Kelly, ora, era ora molto rilassata: si era improvvisamente calmata. La sua paura fu sostituita da una strana calma che poi sfociò in una sensazione di torpore. Un attimo dopo, le luci si affievolirono e scomparvero a est di Melbourne, a quel punto Kelly si riprese.
- Cos'è successo – disse - ho perso conoscenza?
Suo marito non rispose poiché, pur avendo vissuto la stessa esperienza, non ricordava più nulla. Per quanto ne sapeva, aveva solo guidato e continuò a farlo finché non arrivarono a casa. Al loro arrivo, Kelly percepì un odore sgradevole, come di vomito e avvertì che mancava qualcosa. Guardando l'orologio, Kelly ebbe un'ulteriore conferma dei suoi sospetti, rimase infatti sconvolta nell'apprendere che era passata un'ora in più di quanto pensasse.
La sera stessa, Kelly cominciò a perdere sangue dall'area vaginale (il suo ciclo mestruale era finito una settimana prima) tanto copiosamente da dover lavare i propri vestiti. Mentre si svestiva, si accorse con stupore di avere un segno triangolare rosso proprio sotto l'ombelico (il segno scomparve dopo alcuni mesi, ma la cicatrice è tuttora presente). Cominciò a sospettare che fosse tutto connesso all’avvistamento ma, dato che aveva sofferto di problemi ginecologici fin dall'età di sedici anni decise, per il momento, di non rivolgersi al proprio medico. L'emorragia tuttavia continuò, al che, Kelly decise di andare in ospedale. Grazie a ulteriori analisi alla fine conclusero che aveva un'infezione uterina. Anche il marito, Andrew, era turbato sebbene continuasse a insistere che non fosse accaduto nulla.

Poco tempo dopo, ripercorrendo casualmente la stessa strada che era stata teatro dell'avvistamento, Kelly ebbe dei flashback. La sua mente si sbloccò e poco dopo iniziò a ricordare tutto spontaneamente, ricostruendo l'accaduto.
Quella notte Andrew accostò la macchina al lato della strada e Kelly scese, cominciando a camminare verso l'UFO che era atterrato in un campo vicino.
L'oggetto aveva un diametro di circa 50 metri e emanava una luce blu. A quel punto, Kelly notò due persone che attraversavano la strada provenienti da una macchina posteggiata. Dopo pochi secondi, dall'UFO uscì un essere scuro, emaciato, alto circa due metri e dalla testa insolitamente grande. Non era nero: fu descritto come una sagoma vuota. Kelly pensò che fosse possibile comunicare, in qualche modo, ma qualche secondo dopo udì una frase che suonava come "uccidiamoli" e fu presa dal panico. Arrivarono sette o otto altri esseri simili al primo e Kelly avvertì delle ondate di energia in tutto il corpo. Cominciò ad urlare: "loro... Non hanno l'anima!" E solo allora almeno gli occhi di quegli esseri divennero visibili: erano grandi, rotondi e rossi.
Le entità "scivolarono" velocemente sulla strada e si divisero in due gruppi: il primo si diresse verso gli altri testimoni, il secondo, si mosse in direzione di Kelly e Andrew. All'improvviso, lei avvertì un forte colpo allo stomaco e cadde supina sull'erba. Si mise seduta e prese a chiamare Andrew ad alta voce, scoprendo allibita di aver perso la vista. Cominciò a vomitare e avvertì dei fastidiosi fischi nelle orecchie.
A quanto pare, le entità informarono Kelly che non le avrebbero fatto del male, al che, Andrew replicò: - e allora perché l'avete colpita?
Dopo qualche istante svenne e quando riprese i sensi era ancora cieca.
La paura cedette il posto alla rabbia e si mise ad urlare…
L'ultima cosa che rammenta fu quella di essere seduta nuovamente in macchina.

Nell’intento di capirne di più, nel mese di Ottobre Kelly riuscì a contattare John Auchettl, uno dei ricercatori UFO più stimati di tutta l'Australia. Quando si incontrarono, la donna gli espose l'accaduto.
Le ricerche seguenti di Auchettl stabilirono che il luogo dell'abduction si trovava sulla statale Belgrave-Hallam. In quella zona furono eseguiti test chimici e fisici del suolo. Vennero riscontrati dei segni sul terreno, lasciati probabilmente dal carrello dell'oggetto. Inoltre, i livelli di magnetismo sul luogo del presunto atterraggio erano superiori alla media e il suolo risultava compattato. Auchettl scoprì che il terreno in questione aveva subito una forte disidratazione, forse dovuta al calore.
Kelly era più che sicura che, sul posto, fossero presenti anche altre persone al momento dei fatti. Così, Auchettl mise degli annunci sui giornali, invitando tutti quelli che credevano di aver visto un UFO a telefonargli.
Ricevette molte chiamate, ma nessuna connessa al caso di Kelly, fino al 17/11/1993, quando gli giunse conferma che altre tre persone si trovavano lì, quella notte. I coniugi Jane e Bill (di cui non è noto il cognome) e la loro amica Glenda, affermarono di aver viaggiato sulla statale Belgrave-Hallam l'otto Agosto 1993 e di aver visto un oggetto simile a quello segnalato da Kelly. Fermarono la macchina e videro numerose entità nel campo e un'altra macchina dietro la loro. Si scoprì che anche questo gruppo arrivò a casa con circa due ore di ritardo, un vuoto temporale di cui non avevano alcun ricordo.
Glenda e Jane ricordarono di aver visto un UFO nel campo, la macchina di Kelly e un'altra vettura dopo la loro (la terza), con un uomo alla guida.
Una volta scesi dalla macchina, Bill, Glenda e Jane si incamminarono verso l'UFO.
Descrissero un grande oggetto poggiato a terra su tre sostegni e diverse entità scure tutte intorno. Si poteva sentire un forte ronzio.
Poi, il nulla: le donne ricordavano solo di essersi risvegliate in macchina.
Bill, invece, come Andrew, aveva pochissimi ricordi dell'avvenimento. Fu lui che non volle rivelare la propria identità ai giornalisti (nel timore di perdere il lavoro).

Auchettl sottopose allora i tre testimoni a ipnosi regressiva.
Le donne ricordarono di essere state legate a un tavolo, alla presenza di un'entità che le osservava. Poi, delle creature le sottoposero a un esame vaginale con l’ausilio di particolari "strumenti".
Bill non fu in grado di fornire alcuna informazione, sebbene ricordasse che attorno a lui ci fosse "molta attività".
Dopo l'evento, Glenda scoprì un brutto ematoma da legaccio sulla caviglia e decise di andare dal medico. Le due donne riscontrarono tre punti rossi all'interno delle gambe e un segno triangolare rosso sotto l'ombelico, Mentre Bill notò la perdita di un cerchio di capelli sulla nuca.

Kelly e la sua storia attirarono l'interesse della stampa australiana.
Tra i ricordi di Jane emergeva spesso quello di un "drago rosso fluorescente passatole vicino nell'oscurità". Auchettl tenne questo particolare segreto fino all'Ottobre 1996 e inoltre, non fece incontrare i vari testimoni fino al Giugno 1994.
Ma, il primo Ottobre 1996, durante un'intervista al periodico australiano Who, Auchettl e Kelly fecero cenno alla terza macchina e all'uomo alla sua guida.
Dopo qualche tempo, il giornalista ricevette una lettera dalla moglie del presunto conducente dell'auto in questione, contenente dettagli sul caso che andavano oltre la semplice coincidenza. Tra l'altro, la signora (rimasta anonima) diceva: - So che non c'è modo di provare la presenza di mio marito sul luogo, ma posso fornire un particolare: sulla parte posteriore della sua macchina (un fuoristrada) è montata una ruota di scorta protetta da una copertura di tela, su cui spicca il disegno di un drago rosso. L'ho fatto io, a mano e non si trova in commercio: è unico. Potrebbe chiedere ai testimoni se l'hanno notato?
È chiaro che si trattava proprio dello stesso drago visto da Kelly Cahill, un dettaglio che allora non era ancora noto. L'automobilista non si fece mai vivo.
Benché la maggior parte dei casi di incontri ravvicinati del quarto tipo, riguardano soggetti prelevati dalle loro camere da letto, le esperienze notturne, per strada o a bordo di veicoli sono alquanto frequenti. Vale rammentare, che i casi di Barney e Betty Hill (Cfr. Il caso dei coniugi Hill), di Travis Walton (Cfr. Il caso Walton), o dell'italiano Fortunato Zanfretta, sono avvenuti in condizioni simili.

Kelly pubblicò un libro nel quale raccontò la sua esperienza: “Encounter”, che è stato accolto con favore nel suo paese. Da allora Kelly iniziò a occuparsi di UFO.

lunedì 4 settembre 2023

1973 - DOUGLASVILLE (GEORGIA)



Il testimone oculare che chiameremo "WA" (ha voluto restare anonimo) riferisce di un incidente avvenuto nel lontano 1973 a Douglasville, in Georgia.

Una sera, verso il tramonto, WA, seduto sul sedile posteriore dell'auto di sua madre con suo fratello, stavano viaggiando sulla Powder Springs Highway diretti a Douglasville, Georgia. Cominciarono a notare le auto che li superavano che guidavano in modo alquanto spericolato: un'auto finì fuori strada per arrestarsi in un campo vicino. I ragazzi guardando fuori, attraverso il lunotto, osservarono un enorme velivolo a forma di disco che si librava dietro di loro: la madre premette sull'acceleratore. Arrivati a casa, in Hickory Rd, nelle Hickory Estates, a Douglasville, scesero rapidamente dall'auto e si precipitarono dentro. La madre disse loro di andare al piano di sopra e di restarci. Poi chiamò la polizia per denunciare l'accaduto. La polizia risultò impegnata a gestire molteplici chiamate che segnalavano un velivolo volante sopra il quartiere.
Quando riattaccò, udì forti rumori provenire dal tetto. Gridò ai ragazzi di scendere giù, temendo che potessero essere in pericolo. Riunitosi, tutti e tre corsero fuori e videro, in piedi sul tetto, tre individui di bassa statura vestiti con tute spaziali bianche "simili a quelle della NASA", ma senza caschi. WA affermò che questi esseri sembravano "perfettamente umani", con tratti facciali regolari e "occhi a mandorla". Questi individui rimasero immobili: si limitarono a fissare WA e la sua famiglia, mentre questi ultimi si rifugiarono in casa, aspettando la polizia.

Quando arrivò la polizia, gli agenti chiesero agli abitanti del quartiere di rimanere in casa mentre loro svolgevano le indagini. A quanto pare, gli agenti avrebbero riferito alla madre del ragazzo di aver visto i tre esseri e di aver allertato le autorità federali.
Nel frattempo WA e suo fratello, che si erano rinchiusi nella loro camera, videro uno degli esseri "attraversare il muro della camera da letto". Non disse nulla, ma WA riferì di aver percepito una strana sensazione. I fratelli rimasero paralizzati e durante l'incontro non poterono reagire. Quando l'essere uscì, riattraversando il muro, lui si riprese e urlando, corse giù per raggiungere la madre e la polizia al pian terreno. Uno degli agenti salì rapidamente le scale, ma non trovò nulla.

Poche ore dopo, le autorità federali arrivate sul posto iniziarono a interrogare tutti gli abitanti del quartiere. WA ricorda che suo padre, che era al lavoro e non aveva assistito all'incidente, fu infastidito da questo fatto: era convinto che l'intera faccenda fosse una sorta di isteria di massa. Nel tempo, continuò a punire i suoi figli quando menzionavano l'incidente.
WA riportò una ferita all'orecchio che non guariva e anzi, col tempo, iniziò a peggiorare finché, un anno dopo, il suo organismo espulse un "piccolo oggetto simile a una scheggia". Mostrò quella strana scheggia a suo padre, ma questi lo gettò subito nella spazzatura e alle rimostranze del figlio, lo punì severamente perché collegava l’oggetto a quella storia che lo irritava tanto.
Più o meno nello stesso periodo (WA ricorda che era estate), lui e suo fratello passarono la notte fuori, coricati nel retro del camioncino del padre. Quella notte, videro la stessa navicella a forma di disco scendere dall'alto e librarsi sopra di loro. A suo dire, questi incontri occasionali con gli UFO si sono ripetuti nel corso degli anni.

Attualmente, WA vive a Fort Lauderdale, in Florida. Ha assistito, in diversi momenti, all’emersione dall'oceano di grandi "navi” a forma di imbuto capovolto. Riferisce anche che sono stati avvistati "umanoidi" in tutta la zona di Fort Lauderdale.

giovedì 31 agosto 2023

21 OTTOBRE 1963 - TRANCAS (ARGENTINA)


L'evento di Trancas è uno degli incontri UFO più intriganti. Per inciso, parte della storia fu usata per la trama di un film di successo: 'Incontri ravvicinati del terzo tipo'. Una delle testimoni, Jolie Moreno, autorizzò personalmente Steven Spielberg a utilizzare questa storia.

Il 21 ottobre 1963, a tarda sera, due sorelle, Argentina e Jolie Moreno, stavano sistemando i bagagli poiché arrivate di recente a casa dei genitori. Venivano dalla città di Rosario. Entrambe avevano con sé i figli piccoli ed entrambe erano sposate con un militare dell'esercito argentino. Con gli uomini lontani da casa, le sorelle avevano deciso di recarsi a Trancas dai loro genitori e incontrare, così, anche l'altra sorella, Yolanda. Dopo il pasto serale (consumato un po' prima del solito a causa dell'improvviso guasto del generatore elettrico) l'intera famiglia confidava di potersi ritirare nelle proprie camere per andare a dormire. Erano circa le 21:00 quando la collaboratrice domestica, che viveva nella stessa casa, Dora Guzman, quindicenne, apparve nel salone cercando di allertare qualcuno. Affermò di vedere “strane luci” muoversi lungo la ferrovia. I genitori si erano già addormentati e Jolie stava dando da mangiare al suo bambino. Furono quindi Argentina e Yolanda a parlare con Dora per capire quale fosse il problema. Entrambe notarono quanto fosse preoccupata la ragazza, la qual cosa che era completamente estranea al suo carattere. Disse che c'erano delle "macchine" la fuori, vicino ai binari. Temendo che potesse trattarsi di attività di guerriglia, che si verificavano con una certa frequenza, decisero di indagare. In silenzio, aprirono la porta di casa e si avventurarono fuori nella notte.

Una delle sorelle portò con se una torcia mentre l'altra prese la pistola. Insieme a Dora si avviarono in direzione della ferrovia, cercando di non farsi notare. Potevano vedere le strane luci in lontananza. Di tanto in tanto diversi "raggi" venivano sparati in aria. Tutto ciò le indusse a supporre che ci fosse stato un incidente ferroviario. Magari provocato: il treno era stato l'obiettivo dei guerriglieri?
Rimasero a una certa distanza per diverso tempo, vedendo degli individui che si muovevano, in lontananza. Poi, la curiosità ebbe la meglio sulla paura e le tre donne decisero di avvicinarsi. Man mano che si avvicinavano, tutte e tre potevano vedere le luci più chiaramente: erano divise in due serie da tre. Più da vicino, poterono vedere che ogni serie di luci era la parte inferiore di un piccolo velivolo a forma di disco. Tra i due dischi correva un raggio di luce verde che creava un effetto “tunnel”.
Decisero di avvicinarsi ancora.
All'improvviso si trovarono di fronte un paio di luci “fioche e verdastre” che, sembrava, si stessero dirigendo verso di loro. Una di loro chiese ad alta voce se per caso quello fosse il camioncino di Rodriguez (uno dei braccianti agricoli). Ma, una luce verde le avvolse completamente e si resero conto che quelle luci non potevano essere quelle di un camion. Non sembravano affatto appartenere a questo mondo.

Un enorme disco si librava sopra di loro. Erano investite dal bagliore verde delle luci di quell’oggetto. Qualunque cosa fosse, non era come i due piccoli dischi che avevano visto prima. Girava lentamente su se stesso mentre si librava nell'aria. Diverse finestre rettangolari, che emettevano una luce verde, erano chiaramente visibili ai testimoni. Così com'erano visibili diversi oblò similmente illuminati, sul lato inferiore. Mentre il trio osservava, con stupore, questa nave cosmica, un raggio di “luce solida” emerse lentamente da un punto centrale sul lato inferiore dello scafo, raggiungendo infine il suolo. Le descrizioni della luce, fornite successivamente dalle tre donne, suggeriscono un qualche tipo di laser, sebbene tutte insistettero sull’aspetto "solido" di tale luce. Yolanda si sporse in avanti e mise lentamente la mano nella misteriosa trave luminosa. La luce non si fermò sulla mano, come farebbe una luce normale, gettando un’ombra a terra: sembrò attraversarla. Anche se, in seguito, la giovane donna avrebbe riferito di poter avvertire una sensazione di calore quando espose la mano alla luce, ammise che non era né fastidiosa, né dolorosa. Questo caso mi riporta alla mente un evento simile avvenuto a Taizè qualche anno dopo (Cfr. L'avvistamento di Taizè).
Quindi, il raggio di luce si ritrasse lentamente e una nebbia cominciò ad apparire dal nulla raccogliendosi sotto lo scafo. Le particelle di nebbia brillavano di un fantastico colore verde alla luce di quell’oggetto. Fu allora che le due sorelle notarono che Dora sembrava essere preda di uno stato ipnotico: fissava, con sguardo assente, la strana nebbia che diventava sempre più fitta.
Mentre Dora continuava a guardare, come incantata, la strana nebbia, le due sorelle lottavano per non cadere anch’esse in uno stato di trance.
La luce verde si trasformò improvvisamente in una calda tonalità arancione. Al centro della parte inferiore del velivolo, una serie di luci gialle cominciarono a girare. Le donne le avrebbero poi descritte come un anello di sfere rotanti. L'oggetto stesso iniziò a oscillare vistosamente. All'improvviso, una fiammata fuoriuscì dalla sua parte inferiore facendo cadere le tre donne all'indietro. Si rialzarono prontamente e temendo di essere sotto attacco, fuggirono via. Di tanto in tanto guardavano indietro. Sebbene l'oggetto fosse ancora lì, non sembrava che le stesse inseguendo. Tuttavia, pareva muoversi come se le osservasse. Poi, proprio mentre erano già vicine a casa, la luce e l'oggetto svanirono all’improvviso. Le tre donne fissarono incredule il posto che solo pochi secondi prima era illuminato da quelle luci ultraterrene dove, ora, regnava solo il buio e la tranquillità della notte, come se nulla fosse accaduto.

Quando rientrarono, Dora era tutt'altro che calma. Probabilmente in stato di shock, iniziò a urlare affermando di essere stata ustionata. Non era così, ma riuscì comunque a svegliare tutti gli altri.
Guardando l'orologio, le sorelle calcolarono che l'incidente era durato poco meno di un'ora.
Sebbene alcuni giornalisti abbiano messo in risalto lievi discrepanze nei loro racconti (con riferimento alla descrizione dell'oggetto) la loro testimonianza venne giudicata attendibile. Inoltre, furono rintracciati altri testimoni: i loro racconti avvalorarono la storia.

martedì 29 agosto 2023

OTTOBRE 1972 - ISLA DE LOBOS (URUGUAY)




L’incontro ravvicinato ebbe luogo sull'Isola De Lobos, una piccola isola al largo della costa dell'Uruguay, situata all’intersezione del Rio della Plata con l'Oceano Atlantico. L'isola è quasi deserta, ad eccezione di un faro operato dalla marina militare uruguaiana. L’episodio avvenne durante un controllo di routine. Erano da poco passate le 22:00 del 28 ottobre 1972. Cinque membri del personale della marina: il caporale Juan Fuentes, Jose Gomez e Hector Gimenez, insieme a un ufficiale, Francisco Cascudo e all'operatore telegrafico, Jose Lima, ingannavano il tempo giocando a carte, dopo il pasto serale. Fuentes guardò l'orologio e si alzò: doveva andare ad ispezionare i generatori. Il locale dei generatori era posto nelle immediate vicinanze, di fronte agli alloggi del personale. Ma quando Fuentes uscì dal faro si accorse di strane luci sospese a circa sei metri da terra sulla verticale del locale generatori. Le luci sembravano i fari di un'auto. Preoccupato, ritornò dentro e senza avvisare nessuno, visto anche che gli altri erano dall'altra parte dell'edificio, andò a recuperare la sua pistola. Una volta armato, tornò fuori e si diresse verso il locale dei generatori. Qualunque cosa fosse, quell'oggetto, era dotato di luci di molteplici colori: giallo, bianco e viola. Fuentes continuò ad avanzare, ma con una certa cautela. Poteva vedere una "figura" sotto l'oggetto, che si muoveva. Poi, notò una seconda figura che, calandosi da quell’oggetto, scendeva sul il tetto del locale. Subito dopo emerse una terza figura. Quest’ultima era più alta delle prime due. Stimò che misurasse intorno al metro e ottanta mentre le prime due sembravano essere sul metro e mezzo. Tutti e tre gli individui si voltarono improvvisamente verso Fuentes, che si stava avvicinando: lui, si fermò immediatamente.

Era a una trentina di metri dal locale quando le tre figure si voltarono verso di lui. Il suo primo istinto, vuoi per paura, vuoi per l'addestramento militare, fu quello di alzare la pistola in posizione di tiro. Ma, mentre stava per estendere completamente il braccio, qualcosa lo bloccò impedendogli di completare il movimento.
Fuentes, in seguito, non avrebbe saputo spiegare cosa gli avesse impedito di farlo. Descrisse una sensazione di “vibrazione” nel braccio che lo aveva paralizzato e reso incapace di sollevare l'arma. Ricordò anche una strana comunicazione, quasi telepatica, che gli disse di non sparare perché era inutile. Quindi rimase dov'era, notando che le figure si muovevano in modo lento e goffo, come se le loro tute fossero estremamente rigide e pesanti. Questo dettaglio ci riporta alla mente gli alieni del caso “Facchini” (Cfr. Il caso Facchini) avvenuto oltre vent'anni prima proprio in Italia. Affermò pure che le figure avevano “teste allungate”: un particolare che si adatterebbe più alla descrizione di alieni grigi. Ma è più probabile che sia stato tratto in inganno da una sorta di copricapo che, probabilmente, faceva parte della tuta.

Circa un minuto più tardi, gli esseri iniziarono a rientrare nel velivolo che, ora, appariva come un oggetto strutturato e metallico. Mentre risalivano, Fuentes, rilevando i movimenti, ebbe l’impressione che stavano usando una scala che, in ogni caso, non era visibile. Quindi la porta si chiuse con un movimento laterale e l’oggetto cominciò a salire direttamente verso l'alto. Quando ebbe superato di poco la cima del faro, s’illuminò nella sua parte inferiore e partì a una velocità vertiginosa.
Fuentes rimase lì, a guardare il cielo. Nonostante la velocità con cui il velivolo si era innalzato, l’azione era stata piuttosto silenziosa: aveva prodotto soltanto un basso “ronzio”.
Ritornato all'interno, Fuentes raggiunse gli altri che stavano ancora giocando a carte. Tutti notarono quanto fosse pallido il giovane caporale e che aveva ancora la pistola tra le mani. Riferì a tutti ciò che aveva visto, ma il suo racconto suscitò scettiscismo e ilarità: solo Cascudo lo ascoltò con molta attenzione. Tuttavia, non sappiamo se l’ufficiale fece rapporto a un superiore.

Poco dopo l'incidente, Fuentes ricevette l'ordine di presentarsi a un ufficiale di alto rango. Questa volta il racconto di Fuentes fu ascoltato con più serietà e venne redatto un rapporto dettagliato. Si seppe pure di due “agenti speciali” dell'ambasciata americana che avrebbero parlato, in privato, con l'alto ufficiale subito dopo il suo colloquio con Fuentes. Gli avrebbero mostrato diversi disegni di UFO e gli fu chiesto di evidenziare quale, secondo lui, somigliasse di più all'oggetto che Fuentes aveva visto. Esaurito l’interesse da parte dei militari (e dell’ambasciata americana) il caso venne definitivamente archiviato.
Fuentes ebbe ancora modo di raccontare l'accaduto poiché l'incidente sarebbe stato indagato da diversi ricercatori UFO. Ovviamente, il fatto che l’ambasciata americana sia interessata a un avvistamento a cui ufficialmente il governo americano non ha alcun interesse è, di per sé, di particolare interesse.

giovedì 17 agosto 2023

25 NOVEMBRE 1964 – NEW BERLIN (NY)


 

Avvenne la sera del 25 novembre 1964, appena a nord del piccolo villaggio di New Berlin, NY (Contea di Chenango) la signora Kathy Hatzenbuhler e sua suocera, assistettero all’evento che si manifestò a circa quattro Km dalla loro casa. Delle figure umanoidi pare fossero intente a riparare un UFO a terra. Secondo la descrizione della signora Hatzenbuhler: "sembravano vestiti con qualcosa di simile a una muta da sub”. Era di colore scuro e le loro mani sporgevano dalle maniche. Così si poteva vedere la loro pelle che era più chiara del loro abbigliamento. Sembravano esseri umani, ma erano decisamente più alti: tra 6,5 piedi e gli 8 (da 2 ai 2,4 m.) sembravano avere dei capelli, come noi. Poi, è arrivato un secondo UFO, che è atterrato a poca distanza dal primo. Ne uscirono altre cinque figure che si unirono all'equipaggio che già lavorava sul primo oggetto. La signora Hatzenbuhler, per osservare meglio la scena, prese il suo binocolo e vide che lavoravano di buona lena. Sembravano intenti a tagliare lunghe sezioni di un "cavo scuro e pesante". Hazenbuhler si sentiva al sicuro osservando la scena da remoto, ma sua suocera, invece, era molto spaventata. In un primo momento, pensarono anche di avvertire le autorità, ma non lo fecero poiché ritenevano che la polizia o lo sceriffo finissero per maltrattare gli alieni. Ma anche perché e questo venne fuori durante gli interrogatori, le due donne furono intimidite dal fatto di sentirsi costantemente osservate.
Per quattro ore, gli alieni, lavorarono senza sosta per rimontare un congegno che avevano rimosso dal velivolo in (apparente) avaria e dopo tre tentativi infruttuosi, lo rimisero in posizione. La signora Kathy racconta: - Potevo vederli raccogliere tutto il materiale e vedevo gli “uomini” che erano scesi dal veicolo poggiato sopra la collina correre avanti e indietro carichi di materiali per portarli lassù. Trasportavano attrezzature estremamente pesanti. C’erano delle cassette così pesanti, che richiedevano due uomini per essere trasportate. Altri sembravano raccogliere quei pezzi di cavo che erano rimasti a terra. Infine, quelli che risalirono la collina non tornarono più.
Verso le 4:55, l'intero episodio finì bruscamente. Il veicolo sulla collina si alzò per primo.
- È andato dritto verso l'alto scomparendo quasi istantaneamente nella direzione da cui era venuto - sud/sud-ovest ha ricordato Hatzenbuhler - Un minuto dopo, anche l'altro veicolo è decollato dirigendosi sulla cresta della collina. È salito ancora un po' e poi si è allontanato, dirigendosi nella stessa direzione, con la stessa incredibile velocità.
Il giorno dopo spinta dalla curiosità e con la complicità di suo marito (un ingegnere chimico) si sono diretti verso l'area dell’atterraggio. Lì trovarono due serie di depressioni triangolari equidistanti, larghe quattordici pollici e profonde diciotto. Ma c’era dell’altro! Lì per terra era rimasto un pezzo di quel cavo.





Hatzenbuhler, in seguito, così lo descrisse agli investigatori: - la parte esterna era un involucro, somigliava a un tovagliolo di carta marrone, solo che non era carta. All’interno, invece - era stato tagliato longitudinalmente - si poteva vedere una striscia, larga circa un pollice, che sembrava di alluminio. Sembrava alluminio, ma non lo era: il foglio di alluminio si accartoccia, ma questa striscia larga e sottile non si accartocciava, non era neanche possibile sgualcirla. Si poteva rimuovere dall’involucro esterno perché questo era stato tagliato per tutta la lunghezza. Raccolsero quel pezzo e lo portarono a casa con l’intento di esaminarlo meglio. Sfortunatamente, lo persero. Così nessun investigatore ebbe modo di vederlo.
Inizialmente, la signora Hatzenbuhler, suo marito e sua suocera non raccontarono a nessuno degli eventi incredibili di quella notte. Col passare del tempo, però, cominciarono a porsi delle domane e non trovando le risposte iniziarono a chiedere discretamente in giro se qualcun altro avesse intravisto qualcosa di strano, in quella zona, quella sera (alcune automobili erano effettivamente transitate sulla ruote 80).
Alla fine si sparse la voce e tre organizzazioni civili di investigazioni sugli UFO: NICAP (National Investigations Committee on Aerial Phenomena), APRO (Aerial Phenomenon Research Group) e CSW (Civilian Saucer Watch) fecero delle indagini per approfondire la vicenda. Intervistarono i testimoni ed analizzarono le tracce sul terreno.
Alcuni anni dopo, un eminente psichiatra proveniente da New York (City) il dottor Berthold Schwarz, che aveva un interesse per il paranormale, chiese di incontrare la signora Hatzenbuhler che, nel frattempo si era trasferita in Pennsylvania. Lì la intervistò (anche sotto ipnosi) e la sottopose a una serie di test psicologici [tra cui il Cornell Medical Index Questionnaire e il Minnesota Multiphasic Personality Test (MMPT)]. I test dimostrarono che era "sana di mente, aperta e schietta".
Nel suo rapporto il Dr. Schwarz scrisse che rimase fedele alla sua storia e che presentò un resoconto ben circoscritto e organizzato: il suo racconto, messo a confronto con quanto rivelato dagli altri testimoni, non presentava incongruenze. In privato, Schwarz aggiunse che, secondo lui, la testimone era sincera: - aveva veramente avuto un incontro ravvicinato.


L'immagine è solo indicativa.