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sabato 15 agosto 2020

L’AUTOSTRADA PER LE VACANZE


Milioni di italiani, quest'anno più ancora che in passato, stanno partendo per le vacanze in automobile, rinunciando agli spostamenti in treno o in aereo per paura di assembramenti turistici: l'ennesima eredità ricevuta dalla pandemia. Hanno incontrato cantieri stradali che perdurano anni e non scompaiono nemmeno nei periodi di esodo. Perché in Italia i lavori stradali non si sa mai esattamente quanto costano né quando finiscono?
Cosa li rende opere eterne, quando potrebbero essere smantellati in tempi ragionevoli?
Lavori uno dietro l'altro: la rete autostradale è costellata di barriere e interruzioni. C'è, in media, un cantiere ogni 15 chilometri. Avviene nelle tratte in concessione, la maggior parte delle quali gestite da Autostrade per l’Italia (Aspi, che fa capo ai Benetton, con 3.020 chilometri) e Astm (della famiglia Gavio, 1.423 chilometri). Sulla rete Anas, il principale gestore stradale, che fa capo al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, c'è invece un cantiere ogni 46 km.
A maggio (2020) risultavano attivi 1.039 cantieri sulla viabilità principale italiana: 633 su rete Anas, 406 sulle autostrade in concessione.
Di sicuro chi ci rimette sono gli automobilisti, costretti a fare la coda e a pagare su strade che, proprio perché a pagamento, dovrebbero garantire una percorribilità fluida. Purtroppo i guai non finiscono qui. Un altro problema è la minore sicurezza che la presenza di cantieri porta con sé. La circolazione è meno sicura, in particolare se c'è una riduzione di carreggiata. Altri tipi di lavori in genere non determinano particolari problemi di sicurezza. Gli incidenti stradali che avvengono in presenza di cantieri sono causati dal fatto che gli utenti tendono ad assumere comportamenti poco sicuri. Cambia la guida che, per insofferenza, diventa meno prudente:  c’è poco rispetto della riduzione di velocità, e la distanza di sicurezza è inappropriata.


Dopo aver percorso, per vari motivi, più di 220 km di autostrada in lungo e in largo per la Campania è facile capire quali sono i problemi legati alla presenza di cantieri.
Gli scenari sono quelli tipici: cantieri infiniti, limitazioni di carico e riduzione carreggiata, rappresentano la fotografia della realtà locale.
Partiamo dalla riduzione di carreggiata, il disagio più diffuso. Sulla A16, in direzione Napoli-Bari,  c’era un cantiere lungo circa 600 metri, la velocità consentita era di 40 km/h (senza cantiere sarebbe 110 km/h). Davanti a me, un'auto e un camion viaggiano quasi a 80 all'ora. Ho assistito allo scenario tipico di pericolo che si verifica in queste condizioni: il mezzo che precede, il camion, si sposta velocemente sulla corsia libera
di sorpasso e costringe il veicolo che segue a un brusco rallentamento, dato che non viaggiava a distanza di sicurezza. Di fronte a un cantiere, infatti, si tengono distanze ridotte, nell'illusione di recuperare il ritardo dovuto al rallentamento. Questa insofferenza è svelata dal fatto che l'automobile, appena superato il cantiere, si riappropriava della corsia veloce superando il camion. Si creava così una colonna di veicoli molto ravvicinati, dove una minima distrazione poteva innescare un tamponamento a catena. La presenza del cantiere, tra l’altro, avrebbe reso difficoltoso pure l’arrivo dei soccorsi!
I progettisti lo sanno: la larghezza delle strade e il numero di corsie è frutto di un complesso studio della viabilità. Quando si rende necessario chiudere una o più corsie questo delicato equilibrio salta e le ripercussioni sul traffico sono immediate. Il rallentamento del flusso di veicoli provoca una guida nervosa, fatta di continue frenate e accelerazioni fino al blocco del traffico e alla creazione di una coda. Quanto più è esteso il cantiere o i più cantieri in successione ravvicinata tanto più la circolazione ne risentirà: l'ingorgo potrà estendersi fino a diventare un'unica coda, portando alla paralisi di lunghi tratti di autostrada.
Un rischio concreto, perché di cantieri ravvicinati ce ne sono. Sulla A16, è stato rilevato che il 25% del tratto Baiano-Benevento (la Napoli-Bari) è occupato da cantieri che riducono a una sola corsia per senso di marcia (pari a 10,7 km verso Bari e a 9,7 km verso Napoli).
Praticamente un cantiere ogni 3,5 km in entrambi i versi. Sul tratto del raccordo RA9 che collega Benevento alla A16, c’erano due cantieri per senso di marcia: si tratta del 13% verso l'A16-Benevento, del 6% nel percorso di ritorno).


Da anni le barriere di alcuni viadotti dell'autostrada A16 sono state sequestrate dalla magistratura, che sta indagando ancora sull’incidente del viadotto Acqualonga del 2013. L’approfondimento delle indagini sta evidenziando un problema diffuso sulla nostra rete, ovvero l’esistenza di strutture poco sicure che potrebbe richiedere il sequestro anche di altre aree della rete italiana. Sembrerebbe infatti che l'incidente sia dovuto alla scarsa manutenzione di alcuni bulloni che ancorano al suolo le barriere di bordo ponte. I tempi di intervento si prevedono lunghi: ecco un'altra causa della cattiva viabilità della nostra rete. Inoltre, negli ultimi anni, dopo l'incidente di Genova, sono stati intensificati i controlli e si stanno aprendo molti nuovi cantieri per fare accertamenti.
Un altro caso di cantiere infinito, che caratterizza la viabilità italiana, è quello dello svincolo della tangenziale di via Campana all'altezza di Pozzuoli (A56). Non si tratta di un interventi di manutenzione, ma del completamento di un'opera che ha origini nel 2006 e che a oggi deve essere ancora ultimata. Un iter durato 14 anni, fatto di lungaggini amministrative, piani di finanziamenti e indagini tecniche che lo hanno trasformato in un'italica fabbrica del duomo. A maggio, l'ingresso verso Napoli era impedito, con ripercussioni evidenti sul traffico locale.
A creare problemi di viabilità si aggiunge la limitazione di lungo periodo al traffico dei mezzi pesanti. Sulla A56, lungo il percorso da Napoli verso l'aeroporto di Capodichino, c’era un tabellone elettronico che indicava il divieto permanente di transito per i camion di peso superiore a 3,5 tonnellate. Si tratta di un provvedimento preso dopo alcune ispezioni di sorveglianza che hanno evidenziato la necessità di lavori di manutenzione al viadotto “Capodichino”, che sovrasta per 1,2 km una delle zone più densamente abitate di Napoli. Oggi il divieto riguarda solo i mezzi di peso superiore a 26 tonnellate, ma questo non ha ridotto i disagi per l'utenza, visto che la circolazione dei camion continua a essere dirottata dalla tangenziale verso la città.


Una soluzione a questi problemi sarebbe la prevenzione: il monitoraggio mediante sensori elettronici consente una manutenzione costante delle infrastrutture. È una prerogativa imprescindibile di un corretto sistema di gestione, perché permette di individuare i problemi sul nascere e quindi di risolverli con interventi di modesta entità e di facile attuazione. In questo modo si possono anche minimizzare i disagi a carico dei cittadini.
Altro discorso sono i pericoli dovuti a carenza di manutenzione (pensiamo ai i crolli in galleria in Liguria di solo pochi mesi fa), che sono un grave rischio per gli automobilisti di passaggio, ma anche un danno per tutti quelli che non potranno utilizzare l’infrastruttura per lungo tempo. Purtroppo la vita di un cantiere nasce già piena di insidie, per la maggior parte legate a vicende che poco hanno a che fare con le difficoltà tecniche di realizzazione delle opere. I rallentamenti sono quasi sempre dovuti a ostacoli burocratici. La ricostruzione del ponte Morandi in meno di due anni dimostra che quando si vuole le procedure possono rispettare i tempi. Ma, nel caso di Genova, si tratta di procedure superveloci, attuate da Commissari straordinari. Con il decreto Sblocca Cantieri sono state introdotte novità nel settore dei lavori pubblici, a partire dalla riforma del Codice degli appalti, che ha velocizzato l’iter di realizzazione delle opere.
L'iter ordinario delle opere stradali purtroppo è ben diverso e ancora troppo complicato. Non si trovano i finanziamenti in tempo o non li si sfrutta. Non si riesce a distinguere le imprese inaffidabili: il meccanismo delle aste è viziato, ci sono imprese che fanno ribassi impossibili pur di vincere le gare d'appalto e che poi falliscono o ritardano i lavori. C'è un sistema di norme che si automodifica in continuazione e anche questo rallenta i cantieri. Le autorizzazioni per arrivare ci impiegano anni e poi basta che qualcuno si metta di traverso e bisogna ricominciare daccapo, provocando chiusure a riaperture dei cantieri. Tanti ritardi sono dovuti dalle autorizzazioni che devono rilasciare i Comuni, la Provincia, le Regioni, il ministero dell'Ambiente, dei Beni culturali; poi ci sono i ricorsi degli ambientalisti e le prescrizioni. Insomma non c'è mai un responsabile, la burocrazia degli appalti è autoassolutoria, la colpa è collettiva. Così si non riescono mai a individuare le sacche di inefficienza.

sabato 8 agosto 2020

ESTATE COVID FREE


Quest’estate è un po’ diversa: c’è voglia di vacanza, ma anche timore per la propria salute. Quali precauzioni dobbiamo seguire per la prevenzione dei contagi? Tutti noi e in particolare i bambini, abbiamo un gran voglia di vivere questa ‘nuova’ estate. Per i più piccoli è fondamentale socializzare, mantenere i rapporti di amicizia con i coetanei e scoprirne di nuovi. Ma, anche in spiaggia, bisogna continuare a rispettare le norme anti contagio: distanziamento, igiene e mascherina nei luoghi chiusi. Nei centri estivi, se si svolgono giochi che non possono garantire un’adeguata distanza tra i bambini, è opportuno fargli indossare le mascherine. Non bisogna, quindi, rinunciare alla socialità: bambini e ragazzi potranno continuare a frequentare i loro coetanei, ma è meglio che lo facciano in gruppi omogenei, sempre gli stessi amichetti, in modo da ridurre la possibilità che vi sia qualche portatore del virus. In caso di contagio, inoltre, sarà più facile risalire ai contatti. Poi, l’igiene. È importante non trascurare la pulizia delle mani che vanno lavate spesso. Soprattutto ai più piccoli bisogna insegnare di non portare le mani alla bocca, né a stropicciarsi gli occhi quando si sono toccate più cose. Bambini e ragazzi devono essere consapevoli di quel che succede. La situazione che stiamo vivendo ci accompagnerà per molto tempo, anche durante il rientro a scuola e il futuro inverno. È dunque utile che i genitori infondano consapevolezza e diano messaggi chiari ai figli, naturalmente senza esagerare. Per quanto riguarda le mascherine (e l’obbligo o meno di portarle) meglio contare sulla distanza sociale invece di far leva solo sul senso di sicurezza che questa infonde. Attenzione alle fake news: non è vero che faccia male. Chi la indossa, anche per più ore al giorno, non rischia una carenza di ossigeno. La mascherina non indebolisce il sistema immunitario e non altera la flora intestinale. Nessuna controindicazione ad andare al mare, anzi, durante i periodi estivi le forme virali come quelle del coronavirus hanno modalità di trasmissione meno pericolose rispetto ai periodi autunnali o invernali, quando si vive in ambienti chiusi e c’è più umidità. Stare all’aperto, con un clima caldo e secco, rende più difficile la trasmissione attraverso le goccioline di saliva. Stessa cosa per la montagna e per i centri estivi. Dobbiamo prepararci ad affrontare il prossimo autunno, quanto è fondato il rischio di una recrudescenza del virus. Non lo sappiamo per certo, ma è possibile che tra novembre e gennaio prossimo ci sarà una recrudescenza e dunque, una seconda ondata di SarsCoV-2: le condizioni meteo favoriranno una nuova diffusione di questo virus che, tra l’altro, potrà nascondersi tra i casi delle varie forme respiratorie virali. Sono ottimista e penso che non sarà grave come la prima ondata, non tanto perché il virus sia diventato più buono, ma perché lo conosciamo meglio e sappiamo più cose su come gestirlo. Tuttavia, ricordate che il rischio di una seconda ondata dipenderà soprattutto da voi: da quanto saprete rispettare le misure chiave per contrastare il virus.

sabato 18 luglio 2020

SENZA TEMPO: RECENSIONE DI FRANK IODICE



È un peccato che questo romanzo sia rimasto per trent'anni in un cassetto e soltanto adesso Franco Cacciapuoti lo abbia tirato fuori. È un peccato per diverse ragioni, non soltanto perché da molto tempo l’autore avrebbe potuto ricevere le nostre lodi, ma perché in questi trent’anni sono stati scritti molti altri libri simili (ricordiamo Hopkinson, Matheson, o il più vicino Burgio) e girati diversi film (come “Star Wars”, “Man in black” o il più recente “Outlander”), libri e film con i quali “Senza tempo” potrebbe egregiamente competere.
Ex pilota professionista, l'autore ha saputo trasmettere attraverso il non detto, il suo amore per il volo oltre alla sua passione per il genere fantastico. A tratti sembra che egli stesso abbia viaggiato in una dimensione parallela e abbia parlato di persona con il popolo degli urani. Ciò non può che dimostrare l'abilità di un buon scrittore, capace di immergersi ed immergere noi in un mondo tanto sconosciuto quanto familiare, esplorato e immaginato, o semplicemente inventato. Non importa, purché nella finzione narrativa i personaggi giochino bene il loro ruolo.
Nota di merito anche ai dialoghi tra il protagonista, Adam, e gli urani; dialoghi che a un buon ritmo danno forma al romanzo, forse ancor meglio della parte narrata, a volte troppo scarna ed essenziale laddove avrebbe potuto rilassare un po’ la lettura prima di un colpo di scena ad esempio.
Un'ottima alternanza tra i capitoli scritti in terza persona e quelli nei quali è Adam stesso, personaggio dalla scaltrezza aliena e dal cuore terrestre, a narrare con passione e paura, binomio che da sempre ha delineato il carattere di un buon eroe.
Gli abitanti dei diversi pianeti colonizzati, immersi in una pace apparente e raggiunta in un tempo a noi sconosciuto, vedono avvicinarsi un’entità per la quale nessuno ha ancora trovato un nome, che viene definita “la Cosa”. Una delegazione del Governo Federale con sede sulla luna, presieduta dal Re in persona, convocherà il giovane umano per affidargli il compito più difficile sin da quando esiste l'umanità: salvarla.
I personaggi, abilmente inseriti nella storia, ricorderebbero i più noti protagonisti di “Star Trek”, ma si caratterizzano per un aspetto in particolare: la loro umanità. Il loro rapporto con la religione e, soprattutto, i loro sentimenti, conferiranno al romanzo di Cacciapuoti l’appartenenza a un nuovo sottogenere letterario la “fantascienza romantica”.
Infatti, se da un lato “Senza tempo” è un libro che potrebbe essere catalogato come l'ultimo di una lunga serie (anche se, come abbiamo detto con rammarico, avrebbe potuto essere uno dei primi) ed essere facilmente riposto in uno scaffale sotto la “F” di Fantascienza, dall’altro, l’aspetto romantico che caratterizza la vicenda di Adam ci farà cambiare idea.

mercoledì 15 luglio 2020

SENZA TEMPO ESCE IN LIBRERIA


C’era una volta un Re e c’era un epoca felice, un’età dell’oro della quale l’umanità serba ancora il ricordo. Questo libro potrebbe iniziare così. Badate bene: ho detto potrebbe! E in quest’epoca felice, due ragazzi che si amano. Ma allora, direte, è una storia romantica? Anche! E come tutte le grandi storie d’amore, si tratta di un amore travagliato.
Una terribile minaccia che nessuno riesce a definire e che viene chiamata la Cosa, distrugge la Galassia. Gli astronomi osservano che, dopo il passaggio della Cosa, il firmamento collassa subendo una radicale trasformazione. Tuttavia, rilevano, il cosmo sembra più funzionale: per certi versi, anche migliore. Ma, la nascita di una farfalla è, per il bruco, la fine del mondo! Tutti gli esseri viventi temono la morte e la sfuggono. Così, per sfuggire la minaccia, si organizza un esodo di proporzioni galattiche. Adam, il protagonista di questa storia, intravvede in questa pur triste vicenda l’occasione per realizzare un sogno: comandare una nave stellare di classe Ultralux. Ritorna perciò fiducioso su Luna, il grande pianeta dove sorge La Capitale, un’immensa metropoli che aveva lasciato qualche anno prima per dedicarsi all’agricoltura. Nonostante l’immane catastrofe, il racconto non è ammantato di pessimismo e aleggia continua la speranza di scampare al pericolo. Apprendiamo che il giovane era votato al successo: la sua mente sveglia, le sue grandi capacità deduttive, avrebbero fatto di lui un uomo di scienza su di un mondo dove il potere è appannaggio dei grandi inventori. A trarre vantaggio dalle sue scoperte è stato, invece, il suo precettore, che ha ottenuto fama e onori. Sarà quest’ultimo a candidarlo per una pericolosa missione. Adam, in un primo momento, declina la generosa offerta, ma quando una delegazione del governo federale, presieduta dal Re in persona, lo convoca per affidargli il compito, accetta. Non per desiderio di avventura, ma per un innato senso del dovere a cui proprio non riesce a sottrarsi. Lascia l’amata Eva per intraprendere un viaggio il cui ritorno sarà irto di ostacoli. Inizia così la sua personale Odissea nello spazio: un viaggio in cui scoprirà che il suo destino è nelle mani di misteriose entità, capaci finanche di costruire universi.  





SENZA TEMPO, il romanzo di Franco Cacciapuoti esce, oggi, con questo titolo, edito da Articoli Liberi. Lo potrete trovare anche sui maggiori book store - Clicca qui -
Questo romanzo, davvero fantascientifico, sa trasmettere attraverso l’arte del non detto, il mio amore per il volo oltre che la mia innata passione per il genere fantastico.
Leggendolo, avrete l'impressione di viaggiare in una dimensione parallela e di parlare di persona con il popolo degli Urani. I protagonisti, infatti, come per magia, sembrano uscire in carne e ossa dalle pagine del libro. Abilmente inseriti nella storia, ricorderebbero i più noti interpreti di “Star Trek”, ma la loro umanità e soprattutto i loro sentimenti, sembrano conferire al romanzo l’appartenenza a un nuovo sottogenere letterario il “fantascientifico romantico”.
La storia denota con quanta facilità, in questo caso, la scrittura sia capace di  far immergere i lettori in un mondo tanto sconosciuto quanto conosciuto, esplorato, immaginato in ogni più piccolo particolare, eppure semplicemente inventato. Il finale è una sorpresa che vi spingerà a ripercorrere, con il senno di poi, tutto l’intreccio della vicenda alla ricerca di quei piccoli dettagli, precisazioni, suggerimenti e rivelazioni che erano sapientemente sparsi lungo tutto il racconto.

lunedì 13 luglio 2020

CONSIDERAZIONI SEMI SERIE SUL MATRIMONIO, L’AMORE E LA SCOMPARSA DEGLI ZII


Molti sono portati a riflettere su criteri e valori di un’unione, sancita o di fatto, non dall’inevitabile attaccamento ai tempi passati. Semplicemente perché la modernità, che oggi rifiuta, era già presente ai quei tempi, quando si lasciava conquistare da quella leggerezza che portava, allegramente, a votare per il divorzio e l’aborto. Divorzio che ha superato se stesso e che oggi agisce in modo preventivo, contribuendo alla rarefazione dei matrimoni.
Il tema di oggi, è quello della crisi del matrimonio, partendo dalla leggerezza di certe scelte. Come la scelta di quelle coppie che preferiscono andare a convivere per sperimentare, prima e con una certa continuità, la dimensione sessuale. Statisticamente, queste coppie hanno una probabilità di divorziare due volte più alta, rispetto a quelle che non hanno convissuto prima del matrimonio.
In Svezia, il mitizzato paese dei progressisti, paese che si pone oltre la modernità, la patria di elezione del politicamente corretto, la solitudine delle persone raggiunge vertici allarmanti. Più del 50% degli uomini e delle donne vivono soli e più di un quarto delle donne che vogliono diventare madri lo fa acquistando lo sperma su Internet, perché è più “semplice”.
Cosa ne pensano i benpensanti, i politicamente corretti della pratica dell’utero in affitto, della maternità surrogata o gestazione, per altri, (le parole hanno l’obbligo di edulcorare ciò che in natura non può essere accettato) e qui  mi pare lecito parlare dell’orribile pratica adottata dai gay più ricchi e famosi, che basano la loro genitoriale felicità sulla disperazione di una donna, anonima o no.  È inaccettabile che il cosiddetto “progresso” faccia passare le posizioni a favore della famiglia, della natalità, della possibilità di scelta della donna e contrarie all’aborto, al divorzio e a nozze omosessuali come posizioni attribuite a schieramenti confessionali, bigotti e fondamentalisti.


L’AMORE

Che cos’è l’amore? Viviamo in un’epoca che fa dell’amore la chiave di volta delle relazioni affettive: l’amore che giustifica tutto, quando poi, spesso, lo si confonde con l’innamoramento. Ma l’innamoramento termina e lascia al suo posto un vuoto abissale. Per cui oggi succede, con una frequenza impressionante, che una coppia si separi dopo poco tempo perché: è finito l’amore.
L’idea dell’amore non è stata sempre la stessa nel corso della storia. Oggi, nell’epoca del dio denaro e della frammentarietà, questa idea è completamente diversa da quella che era invece la base di un legame inossidabile che si rinnovava nell’impegno comune a perpetuare la famiglia. L’amore coniugale, oggi, non vive più di solidità, abnegazione, solidarietà, comprensione e tolleranza mentre, al contrario, un tempo l’amore coniugale teneva uniti, specialmente nei momenti più duri e disperati. L’amore odierno è spesso un amore globalizzato, omologato, persino omogeneizzato. Un amore che si tiene unito col moccio (ci sono amori per i quali basta uno starnuto per mandarli via) amori fatti solo di profondo egoismo. E due egoisti che s’incontrano non fanno nascere un grande amore e né mai una grande famiglia. L’amore non vive di se stesso, vive di quella robusta e difficile realtà che porta la coppia a sentirsi uniti specialmente nei momenti più duri e disperati.


L’ESTINZIONE DEGLI ZII

L’atto procreativo, se ci riflettiamo, avviene ormai in un contesto di innaturalità che lo rende raro, ritardato e pianificato. In questo contesto, dove, per forza di cose, i figli unici sono uno su quattro, ci sono altissime possibilità che una coppia sia formata da due figli unici. La loro prole, sfortunatamente, non potrà più contare neanche sull’aiuto di zii  e zie. Stiamo insomma assistendo alla nascita di un mondo in cui il termine stesso di zio potrebbe scomparire.
A questo contribuirà, sicuramente, lo stesso capitalismo che, per lo stesso motivo che l’ha portato a dichiarare guerra al sindacato, è ora in guerra con la famiglia. Desidera che le sue vittime siano individuali, desidera che siano isolati. Pertanto, se esiste un legame familiare, questi despoti lotteranno per scioglierlo e/o per controllarlo secondo la moda liberale. E… Senza più la famiglia, saremo indifesi.

giovedì 9 luglio 2020

SENZA TEMPO



A breve sarà disponibile la nuova versione del mio romanzo, che ritorna in un'edizione economica (come avevo promesso) e col titolo originario. Vi farà volare a bordo dell’Ultralux, alla scoperta di un pianeta talmente lontano da non rendervi conto, se non alla fine, che ce l’avevate proprio sotto il naso!
Benché Articoli Liberi sia registrata come casa editrice (non ci credete? Guardate qui
) lo spediremo alle librerie (sì, lo troverete anche nelle librerie) ma lo regaleremo anche ai bambini che non possono permettersi di comprare libri.
SENZA TEMPO è un romanzo fantastico che gli amanti di Star Trek e Star Wars ameranno di sicuro. L'idea è quella di diffonderlo tra i piccoli, ma è un libro che piacerà a quei grandi che sognano di diventare di nuovo bambini.







Gli umani non hanno ancora una loro terra. Popolano la Luna e altri grandi pianeti. Una civiltà molto simile alla nostra, a causa di una sensazionale scoperta e delle sue applicazioni in campo astronautico, è in grado di viaggiare nel cosmo a velocità di curvatura. Hanno scoperto e colonizzato nuovi pianeti e sono entrati in contatto con un’etnia di alieni. Anche gli alieni, nativi del pianeta Uro, hanno costruito, tramite numerose colonie, un impero di dimensioni cosmiche. L’Impero e la Federazione si fronteggiano da decenni senza mai entrare in un vero conflitto. Questi mondi antagonisti, in apparente equilibrio, vengono scossi dall’arrivo della Cosa. Nessuno ne conosce l’origine, nessuna ipotesi sembra convincente. Si rinuncia persino a darle un nome. Gli urani la attaccano, perdendo gran parte della loro flotta astrale. Gli umani non tentano neanche di avvicinarla. Intanto, la Cosa avanza, inesorabile, ingloba e distrugge l’impero urano. I profughi cercano rifugio negli avamposti federali. Il giovane Adam è costretto, suo malgrado, a imbarcarsi sotto falso nome su un’astronave aliena, e scopre che le loro navi sono in grado di navigare nello spazio parallelo: in definitiva, in altre dimensioni. Gli urani sono decisi a utilizzare il loro vantaggio non solo tecnologico, ma anche tattico, a scapito della Federazione. La scoperta fa saltare il debole equilibrio e la guerra scoppia all’improvviso, prima che Adam possa abbandonare la nave nemica. La sua avventura sta per cominciare. 

 

SENZA TEMPO
Autore: Franco Cacciapuoti
Copertina flessibile: 299 pagine
Lingua: Italiano
ISBN: 978-2-491229-08-5
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Franco Cacciapuoti nasce in Francia sotto il segno dei Pesci. Attualmente è impiegato, con un ruolo nelle politiche sociali. Pilota, per hobby, vola ancora su piccoli aeroplani monomotore. Ama lo sport, la buona musica, il cinema e naturalmente ama scrivere. Oltre a Senza Tempo, è autore di diversi racconti, tra i quali ricordiamo: La soglia, L’ultima spiaggia, Siduri, Nato il dodici aprile e Operazione Locusta, pubblicati in varie antologie.

giovedì 2 luglio 2020

IL DIAVOLO



A una tavola rotonda sul diavolo, tenutasi molti anni or sono, nel corso del dibattito con il pubblico, un interlocutore — visto che eravamo sicuri del fatto nostro - chiese se fosse possibile evocarlo con una seduta per poi scacciarlo in maniera che stesse per un po' alla larga da noi! 
Avrei voluto mandare lui al diavolo, ma mi ritenni perché il maligno avrebbe potuto offendersi per l’atteggiamento di certi visitatori inopportuni e ritenni che non fosse così improbabile che ricambiasse la cortesia, venendo egli stesso o mandando qualcuno la sua infernale coorte. Che poi, per allontanare fosse necessario esorcizzare: e poteva trattarsi sia di persone, sia di case. 
Altri tempi! Psicologicamente mi sembra fin troppo comodo, oggi, attribuire tutte le colpe al diavolo e affidarsi a qualcun altro per sconfiggere il male. Anche se la possessione diabolica pare sia un fatto innegabile e un tema suggestivamente contagioso! 
Se il nostro fosse un Paese in cui si legge di più, il successo dell'Esorcista sarebbe esploso nel '72 tre anni prima della versione cinematografica. Ma quando il romanzo di William Peter Blatty (Cfr. Il caso Roland Doe) uscì, passò del tutto inosservato, o forse il Diavolo non era ancora tornato di moda. Oggi il fenomeno non è più cinematografico, semmai sta diventando un fatto di costume. Si riallaccia all'innato fascino per il soprannaturale più occulto. Certi psicologi moderni poi, arrivano a riscoprire nel Diavolo: 



“la porzione di una parte del nostro io, angosciata davanti all'irruzione della scienza nei nostri istinti di violenza: ovvero qualcosa che fa parte di noi, a tratti più forte della nostra personalità, difficile da contenere, ma con cui è possibile venire a patti.” 


Chi non ha pensato, almeno una volta nella vita, di fare un patto col Diavolo?
Anche perché in cambio dell'anima si può chiedere tutto: denaro, bellezza, successo, eterna giovinezza e così via. Ma vale la pena di mettere in guardia che nei suoi patti d Diavolo bara fino all'inverosimile. Ad esempio uno chiede la ricchezza e anche se la ottiene, subito dopo si ammala: cosicché non può godersi quel denaro. Il patto, onde evitare di essere sciolto, doveva venir scritto col sangue. Si dice che nell'antichità tali contratti abbiano avuto l'autorevole firma di Gaideo Galilei, Giordano Bruno, Giacomo Casanova, Rasputin e tanti altri ancora. Oggi le anime sembrano interessare meno al maligno che, con i tempi che corrono, forse ritiene ci sia soltanto da aspettare e se interviene, tenta di prendersi (subito) anche il corpo: è il caso degli indemoniati. Ma quando, anziché di una persona, è una casa ad essere infestata, la vita lì dentro diventa davvero un inferno. In Italia le località “del Diavolo” non si contano, ma anche all'estero succedono fatti misteriosi. 



Nel 1959, a Patrasso, in Grecia, venne alla ribalta della cronaca che in una vecchia casa, in Via Dasyllion n. 51, si diceva fosse andato ad abitare il diavolo. II 31 gennaio in quel'abitazione morirono, a distanza di poche ore uno dall'altro e per cause ritenute del tutto naturali, Christine Arvanitis di 56 anni, suo marito George di 60 e una sua sorella, Panoraia Lixouroitis di 59 anni. I tre decessi furono attribuiti a un collasso cardiocircolatorio, ma il fatto non passò inosservato. 
La casa passò in eredità a una vecchia parente la quale, prima di prenderne possesso, pensò bene di esorcizzarla. Così sgozzò un coniglio e ne fece gocciolare il sangue in tutte le stanze. 
La mattina dell'undici febbraio, verso mezzogiorno, mentre si accingeva a preparare un frugale pranzo, la donna fu colta da un malore e morì. La gente del luogo, questa volta, senza tergiversare, identificò nel Diavolo (a causa dell'esorcismo, forse, mal riuscito) l'autore del maleficio. Questi chiacchiericci dovevano essere il tema delle tre vicine che, nella notte, vegliavano la salma. Ma furono colte da un improvviso malore: due morirono istantaneamente e la terza, ancora delirante sul Diavolo, fu trasportata all'ospedale ove giunse cadavere. 
Le autorità aprirono un'inchiesta, che però rimase senza esito. 
Nessuno ebbe più il coraggio di tentare altri esorcismi contro un nemico tanto forte, perché avrebbe potuto ritorcersi contro. La casa rimase abbandonata, ma attirava tanti curiosi. Uno di questi, il fisico tedesco, Dr. Fritz Hahn, trovò quella che, forse, era la soluzione dell’enigma. A suo dire, il luogo, a causa di un corso d'acqua sotterraneo, era sottoposto allo sprigionarsi di micidiali radiazioni, capaci di colpire a morte un essere umano. L'evento risultava imprevedibile (i coniugi Arvanitis e la sorella di lei avevano abitato nella casa, senza inconvenienti, per oltre venti anni), ma poteva verificarsi e ripetersi più volte, anche a breve scadenza. 


Si crede che il modo più comune di “invasare” una persona consista nell'evocare appositamente il Diavolo e farlo entrare in una mela, che viene poi fatta mangiare alla vittima designata. Scherzo: è una superstizione. Tuttavia, anche oggi, si sente di persone che hanno avuto bisogno di un esorcismo. Come se fosse una malattia: così come si può curare il fisico, in teoria, si può curare anche lo spirito. Sovente la scienza ha tentato di ridurre le manifestazioni degli indemoniati a disturbi nervosi, ma non sempre ci è riuscita. Per riconoscere l'origine demoniaca di certi fenomeni si cerca, cautamente, di appurare se l'invasato riesce a parlare una lingua prima sconosciuta, oppure a scoprire fatti lontani e segreti, o anche a dare prova di forze superiori alla sua età e alle sue condizioni. Una volta sicuri dell'esistenza del fenomeno diabolico e soltanto se la medicina tradizionale è impotente, si procede all'esorcismo, che deve essere fatto da persona dotata di qualità particolari, altrimenti il Diavolo potrebbe ritorcersi contro di lui, magari in modo indiretto. 
Forse è proprio quello che accadde negli anni ‘70, in Russia, a un certo “compagno Dimitri” che praticava l'esorcismo non con gli scongiuri, ma a colpi di frusta. I risultati così ottenuti in diversi anni di attività furono notevoli, per cui la fama dell'uomo si era sparsa. Ma una delle indemoniate, per sfuggire — non si sa se a lui o all'esorcismo — si gettò dalla finestra, rimanendo uccisa sul colpo. L'uomo fu arrestato dalla Polizia sotto l'accusa di omicidio. 
È innegabile che il Diavolo eserciti ancor oggi un'attrazione, che invece di essersi estinta nel tempo si è rinnovata ed è tornata d'attualità. Perché la gente crede nel progresso della scienza, ma crede anche nel Diavolo e forse, per questo si aggrappa alla parapsicologia, che avanza ipotesi coraggiose e verifica fatti che nessuno vuole prendere in considerazione.