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giovedì 7 aprile 2022

LOVETTE/CUNNINGHAM: UN CASO DI MUTILAZIONE


 

Il caso è uno dei più sconcertanti inerenti ad episodi di mutilazione umana avvenute in seguito a un incontro ravvicinato. Nell’incidente furono coinvolti il sergente dell'aeronautica Jonathan P. Lovette e il maggiore William Cunningham che, quel giorno, andarono in cerca dei resti di un missile sperimentale partito dal White Sands Missile Test Range e schiantatosi nel deserto, vicino alla base dell'aeronautica di Holloman, nel New Mexico.
Quando raggiunsero il luogo dell'impatto, il maggiore Cunningham sentì Lovette gridare lo raggiunse, di corsa, per vedere cosa gli fosse capitato. All'inizio pensò che fosse stato morso da un serpente, quindi oltrepassò la duna di sabbia che li separava per prestare aiuto al suo partner.
Fu allora che vide un oggetto, metallico, sospeso a 15-20 piedi sulla verticale di Lovette, dal quale calava un lungo braccio a serpentina che all’estremità avvolgeva una gamba di Lovette. Il braccio si ritrasse trascinando il sergente all'interno della navicella. L'oggetto volò via portando con se l’uomo appena catturato. Cunningham, che aveva assistito alla scena, rimase inerme. Immobilizzato dalla paura, riuscì a riprendersi solo dopo che il suo partner fu portato via.
Contattò, via radio, la base missilistica spiegando ciò che aveva visto. Dalla base dissero che avevano rilevato un eco radar riferibile a un oggetto sconosciuto che si muoveva rapidamente.
Sul luogo dell'incidente arrivarono altri militari. Rilevarono che Cunningham era ancora in stato di shock e lo condussero in ospedale per una visita medica. Intanto, conducevano un’accurata ricerca, che proseguì per i successivi tre giorni, ma che non permise di ritrovare la persona scomparsa. Pertanto, forti sospetti si concentrarono su Cunningham che continuava a riferire la sua storia, per quanto incredibile. Alla fine fu incolpato della scomparsa di Lovette e arrestato.
Tre giorni dopo, il cadavere di Lovette fu ritrovato a dieci miglia dal luogo del presunto rapimento. Il corpo era in pessime condizioni ed era nudo. Lovette era stato terribilmente mutilato e dal suo corpo era stato drenato tutto il sangue ma, sorprese la totale mancanza di evidenze di un collasso vascolare, generalmente associato alla morte per dissanguamento. La sua lingua era stata tagliata alla radice, gli occhi erano mancanti e pure l'ano era stato asportato, con precisione chirurgica. I medici dell'Air Force appurarono che i genitali e altri organi erano stati accuratamente rimossi.



L'incidente di Lovette-Cunningham è menzionato nel Project Grudge che riporta l’indagine avviata dall'Aeronautica, che già indagava sugli oggetti volanti non identificati. Questo caso era quindi noto come "Project Grudge Report 13": un fascicolo di seicento pagine.
Il problema è che non esistono informazioni ufficiali sul Rapporto 13 e il governo degli Stati Uniti nega la sua stessa esistenza, quindi i suoi dettagli sono conosciuti solo da fonti di seconda mano che affermano di aver visto e analizzato il documento. Un resoconto proveniva dal controverso teorico della cospirazione, William Cooper (1943–2001), il quale afferma di essere stato incaricato di analizzare una versione commentata di “Grudge Report 13” all'inizio degli anni '70. L'altro proviene dagli appunti di William English, un ex capitano dei berretti verdi il quale dice che anche a lui era stato chiesto di analizzare il documento, mentre era assegnato a un servizio di sicurezza statunitense in un'ex base della Royal Air Force a Chicksands, in Inghilterra.



L’incidente del New Mexico del 1956 offre parallelismi intriganti con altri casi di mutilazioni. Nel 1988, un cadavere fu ritrovato nel bacino di Guarapiranga, in Brasile. Secondo i rapporti, la vittima era morta da 48/72 ore, ma non c'erano segni di decomposizione. Gli occhi, le orecchie, la lingua e i genitali erano stati rimossi, così come gli organi digestivi. I funzionari furono in grado di identificare la vittima.
Altri rapporti riguardano casi di mutilazioni animali. Il contenuto di questi rapporti, nei dettagli, però è molto simile. Dall'inizio degli anni '70 sono stati registrati casi di bovini, pecore, cavalli, conigli, cervi, bisonti e alci mutilati. I corpi risultavano dissanguati, privi di mascella, occhi, orecchie, lingua, linfonodi e genitali. Nel 2009, il Denver Post ha riportato il caso di quattro vitelli ritrovati mutilati allo stesso modo. NPR ha riferito di un incidente avvenuto nel 2019 in Colorado, in cui cinque giovani tori sono stati, misteriosamente, trovati morti, privi del sangue e con parti del corpo asportati con precisione chirurgica.

sabato 2 aprile 2022

IL CASO PÁTTERO



21 maggio 1973: era notte e Onilson Páttero stava tornando a casa dopo aver lavorato tutto il giorno. Con la sua Opel blu viaggiava da Osvaldo Cruz a Catanduva, situata nello stato brasiliano di San Paolo. Accese la radio e sentì che andava in onda il telegiornale sportivo: riportava notizie sull'imminente Coppa del Mondo. Mentre stava attraversando il ponte Salto de Avanhandava, a 150 km dalla sua destinazione, s’imbatté in un autostoppista. Spense la radio e chiese al giovane se avesse bisogno di un passaggio. Il ragazzo annuì: seppe che chiamava Alex e non aveva con se alcun bagaglio.
Páttero gli offrì una sigaretta ma lui rifiutò dicendo che non fumava durante il viaggio, però aveva con se una custodia di metallo che sembrava proprio un portasigarette. Alex era alto circa 1,75 m, con i capelli striati di giallo, la faccia tonda e grandi occhi azzurri. Páttero lo prese a bordo, si accese una sigaretta e insieme ripresero il viaggio verso Catanduva. Ebbero una conversazione piacevole, si scambiarono varie opinioni e Páttero gli riferì dove viveva.
Inizialmente, Alex disse di essere diretto a Catanduva, ma quando stavano per entrare in città, sull'autostrada Washington Luis, dichiarò che la sua destinazione, in realtà, era Itajobi. Páttero decise così di accompagnarlo fino a destinazione, poiché pioveva ed anche perché, data l’ora, non avrebbe trovato alcun mezzo di trasporto. Così, lo lasciò nella piazza centrale e Alex gli promise che, nei giorni successivi, sarebbe andato a trovarlo.
Erano già le tre del mattino: Páttero avviò la sua macchina per continuare il viaggio. Era a soli sette Km dalla sua destinazione quando la radio subì delle interferenze e contemporaneamente, il motore cominciò a perdere colpi. Mentre cercava di capacitarsi, un raggio di luce colpì il cruscotto dell’auto, spostandosi da sinistra verso destra. Quando la luce colpì il pannello, rese trasparente tutto ciò con cui veniva a contatto. Páttero, terrorizzato, poteva vedere il motore della macchina, l'albero a camme e l'albero motore che ancora giravano dentro di esso. Si chiese cosa stesse succedendo. Cercò di individuare la fonte della luce, ma la pioggia battente e la notte buia non glielo permisero. Presto, una linea di luce blu intensa, nitida e dritta lo accecò: pensò che provenisse da un veicolo che viaggiava in senso opposto. L'intensità della luce era forte e temendo uno scontro, si accinse ad arrestare la macchina. Notò che anche l'impianto elettrico dell'auto era in avaria, mentre la luce diventava sempre più brillante, come se il veicolo che aveva di fronte si stesse avvicinando molto velocemente. Tolse gli occhiali per proteggere gli occhi con le mani: era pronto per l'impatto. Ma non accadde nulla.
Abbassando le mani, vide un oggetto librarsi in aria a circa 20 metri di distanza. Si chiese se fosse un elicottero, ma non lo era. Aveva una forma circolare ed era di dimensioni maggiori. Per un po’ rimase in macchina ma poi decise di scendere e aprì la portiera. Appoggiando la gamba a terra, poté sentire l'energia che emanava da quella “cosa”. Poco dopo, un oggetto cilindrico emerse da quella cosa circolare e atterrò sulla strada. Páttero, si spaventò e vedendolo avanzare decise di abbandonare l’auto, ormai inutilizzabile, per scappare a piedi. Corse solo per trenta metri, poi qualcosa lo convinse a fermarsi. Si voltò e scoprì che, ora, tutta la sua macchina era divenuta trasparente come il vetro e quella cosa era lì, ferma accanto all’auto.
Fu raggiunto, catturato e portato nell'astronave aliena. A questo punto, perse conoscenza.
Alle ore 05:00 (circa), due passanti chiamarono la polizia per informarla che c’era, vicino a una Opel blu, un uomo a terra privo di sensi. Il poliziotto Clóvis Queiroz, che si trovava nelle vicinanze, intervenne per prestare soccorso. Trovò Páttero ancora sdraiato a terra e provò a svegliarlo. Lui si riprese, ma era spaventato e in evidente stato di shock. Queiroz gli domandò cosa gli fosse accaduto e lui rispose: - vogliono prendermi - e raccontò tutto al poliziotto.
Queiroz pensò che l’uomo avesse subito un trauma e che pertanto avesse bisogno di cure mediche. Fu portato all'ospedale di Catanduva e sottoposto a una serie di esami. I medici notarono strane macchie verdastre sullo stomaco e sua moglie notò che i suoi capelli erano diventati neri. Solo tre giorni dopo, quando ormai era a casa, i suoi capelli tornarono al loro colore naturale: marrone chiaro.




Secondo rapimento

Il 28 aprile dell'anno successivo, Pàttero dichiarò di essere stato rapito una seconda volta. Successe, a suo dire, nelle vicinanze di Guarantitã (423 km a nord-ovest di San Paolo). Questo episodio attirò l’attenzione dei media, soprattutto negli USA, in Germania e in Francia.
Fu ritrovato, sei giorni dopo, in stato confusionale, da un contadino, su una collina a Colatina, Espírito Santo, a più di mille chilometri da dove era stato catturato. Raccontò che stava guidando il suo maggiolino, quando notò le stesse luci individuate nel primo rapimento. Non aveva ricordi del suo viaggio, però riferì che, sulla navicella, aveva rivisto Alex, il misterioso autostoppista. Alex gli confidò che era venuto sulla Terra per rimuovere dal pianeta alcuni materiali che potrebbero risultare pericolosi anche per noi umani, poiché furono letali per delle navicelle da trasporto (non schermate) che, in passato, visitarono la Terra. Sotto ipnosi, in seguito riferì di essere stato risucchiato in una sorta di tappeto di luce ed esaminato da uomini incappucciati. Ricordò ciò che aveva visto all'interno della navicella, la quale aveva la forma di due piatti sovrapposti. Aggiunse che fu rinchiuso in una capsula a forma di sarcofago attaccata con catene e anelli d'acciaio alle pareti di una stanza ad alto contenuto tecnologico. Al colonnello Luiz Sérgio Aurich, capo della polizia e al giudice Arione, ha precisato che dopo essere stato esaminato, fu abbandonato nella cava nei pressi della quale fu poi ritrovato.
Il giornalista Paulo Maia fu il primo ad intervistarlo. Successe nella stazione di polizia. Il giornalista finse di essere un detenuto e si fece rinchiudere nella cella dove Páttero era in custodia protettiva, dato che rischiava il linciaggio da parte di una folla terrorizzata dalla notizia che i marziani stavano invadendo la città. Maia vedeva Onilson come un uomo consapevole e convinto che gli fosse successo davvero qualcosa di straordinario.


“Mi ha descritto chiaramente cosa ha visto all'interno della navicella spaziale. Nonostante abbia perso la cognizione del tempo, ha detto di aver visto un laboratorio sbalorditivo, una meraviglia tecnologica tale che non immaginava potesse esistere. Non riusciva a ricordare quante volte è stato esaminato dalla testa ai piedi da esseri dall'aspetto umano. Ha confidato pure che si è trovato al cospetto di un essere uguale a lui: un clone di Onilson, perfetto nei minimi dettagli, compresi gli abiti che indossava il giorno del primo rapimento”


Il rapito Catanduva raccontò che non appena fu messo in quella lunga cassa, si addormentò e si risvegliò sulla terra. L'UFO volò via in pochi secondi. Per un po’ rimase sveglio, perché pioveva. Camminava, ma era completamente disorientato poiché non conosceva quei luoghi. Riusciva a distinguere le stelle, la luna e poteva sentire le macchine in lontananza. Continuò a camminare finché s’imbatté nel signor César Menelli che gli prestò i primi soccorsi.
Singolare è la descrizione del rapito che diede il colonnello della riserva, Luiz Sérgio Aurich, allora capitano, che accolse e protesse Onilson quando la folla iniziò a inveire.

“Vidi un uomo pulito, ben rasato, vestito con una giacca sportiva e abiti da lavoro, che arrivava da un luogo impervio, sotto la pioggia. Sembrava fosse caduto dal cielo, ma non è possibile che sia arrivato si qui in aereo. Le strade erano fatiscenti, in pessime condizioni, non può essere giunto neanche con la corriera. Il caso è intrigante. Non è pazzo: è una persona normale, una bella persona. La mia impressione è che abbia detto la verità."

Ad indagare su questa storia furono anche gli investigatori del Dipartimento dell'Ordine Politico e Sociale (DOPS), Max Berezovski e Willi Wirtz, che nell’ottobre del 1974 stilarono il rapporto finale.
Per quanto ne sappiamo, Berezovski considerava vero il racconto del primo incontro ravvicinato, ma percepiva il secondo come falso. Wirtz, invece, non credeva a Pàttero e considerava come falsi entrambi gli “incontri”. Come al solito le conclusioni dell’indagine, condotta in modo ufficiale da un organo di polizia che dovrebbe occuparsi di dissidenti politici, non sono esaltanti.
Il sogno del libraio Onilson Páttero di Catanduva (SP) era quello di ritornare a Colatina, dove 47 anni prima comparve in modo misterioso dopo essere stato catturato e portato a bordo di un disco volante. Morì, all'età di 75 anni, nell'agosto 2008, senza riuscire ad esaudire quest’ultimo desiderio.

martedì 29 marzo 2022

L’ATTERRAGGIO DI VORONEZH



Il 27 settembre 1989, al Parco sud, in Via Mendeleev, a Voronezh, in Russia, molte persone videro atterrare un UFO. Diversi bambini stavano giocando nel parco e alla fermata dell'autobus c'era un gruppetto composto da una ventina di adulti. Improvvisamente videro una luce rosa nel cielo della sera, da cui emerse un oggetto di colore rosso scuro. All'inizio sembrò fluttuare, come sospeso nell’aria, poi lentamente scese giù.
Ci volle circa un minuto prima che l'UFO si abbassasse dolcemente a un'altezza di quindici metri, sorvolò il parco, dopodiché, volò via.
Ma, pochi minuti dopo, un altro UFO apparve sul posto. Contemporaneamente, procedeva nel parco un alieno gigante. Indossava un abito d'argento, mentre le scarpe sembravano di bronzo. Non aveva una vera testa, solo una sorta di gobba separava le due spalle.
La “gobba era dotata di tre occhi e quello centrale sembrava particolarmente mobile e attento. La creatura rientrò nella nave attraverso un portello che, una volta chiuso, permise alla navicella di poggiarsi a terra. Producendo un forte ronzio, la nave si fermò a circa un metro da terra e oscillando, estese quattro supporti che uscirono dalla base dell'oggetto.
I testimoni la descrissero di forma ovale. Un “uovo” lungo circa quindici metri e alto sei. Dopo l'atterraggio, un portello si aprì lentamente e ne uscirono due cupe figure (una delle quali era alta tre, forse quattro metri). Questi alieni si muovevano come dei robot. Furono descritti come delle “scatole” munite di braccia e gambe. Sul petto erano visibili dei pulsanti luminosi.
Un ragazzo che giocava nelle vicinanze, preso dal panico, iniziò a urlare. L'alieno alto, senza muovere la testa, lo inquadrò con l'occhio centrale dal quale uscì una luce che colpì il ragazzo e lo immobilizzò per diversi minuti.
A questo punto, le creature tornarono alla loro macchina volante e la gente pensò, con un certo sollievo, che il fenomeno volgesse al termine: si sbagliava. Pochi minuti dopo, sono tornati. Ora il gigante maneggiava una sorta di tubo d'argento lungo più di un metro e lo puntava contro un ragazzo di sedici anni che aveva osato avvicinarsi troppo.
Con orrore, i testimoni videro il ragazzo scomparire improvvisamente. A questo punto, le creature si voltarono e salirono, senza fretta, sulla scaletta per rientrare nella loro navicella. Una volta dentro, chiusero il portello e la nave si alzò. Si spostò di lato, passò sopra un edificio residenziale e scomparve nel cielo molto rapidamente. I testimoni confermarono che, esattamente nel momento in cui l'astronave scomparve, il ragazzo di sedici anni riapparve nel parco.





Il 9 ottobre 1989, l'agenzia di stampa russa TASS riportò l’episodio avvenuto a Voronezh. Il giornalista Vladimir Lebedev riferì di aver intervistato molti testimoni, tra cui tre bambini (Zhenya Blinov, Vasya Surin e Yulia Sholokhova). Ai bambini fu anche chiesto di disegnare l'UFO. Nei loro disegni, tutti uguali, l'oggetto mostrava avere la forma di una banana. Lebedev ha anche affermato che ci furono complessivamente tre sbarchi nel periodo tra il 23 e il 29 settembre e che l'incidente di Voronezh si configurava come il secondo atterraggio.

mercoledì 23 marzo 2022

L’ANELLO D’ORO


 
C’è un libro: "UFO Contact From Itibi-Ra" di Ludwig Pallman. Volendo, lo si può comprare su Amazon, in lingua inglese (non credo che qualcuno si sia preso la briga di tradurlo in italiano). Narra l’incredibile storia vissuta dal suo autore, il quale ci racconta di come, casualmente, incontrò alcuni esponenti di una lontana civiltà extraterrestre. Il libro non ha avuto una grande diffusione, non è entrato a far parte degli annali dell’ufologia, anche perché Pallman non è stato né un contattista, né un divulgatore. Non fu fautore di strane teorie: raccontò semplicemente ciò che gli era capitato. In effetti, il libro sembra un romanzo. Proprio per questo, temeva che la gente non lo avesse creduto. Tuttavia, riuscì a scovare un piccolo editore disposto a pubblicarlo. Sono certo che l’editore contasse molto sulla sua disponibilità per riuscire a venderlo ma, poco dopo averlo dato alla stampa, Pallman scomparve misteriosamente.


Ludwig Pallmann nacque il 20 agosto 1928. Negli anni '60 si recò in India per un viaggio d'affari. Era un commerciante di macchinari, macine nella fattispecie e voleva aprire una filiale a Mumbai oppure a Chennai. Non riuscendoci, decise comunque di continuare ad esplorare il paese come un semplice turista.
Il 10 ottobre 1964 acquistò un biglietto per andare, in treno, fino a Madaras (ora Chennai). Nel suo libro, racconta di come su quel treno incontrò un signore di nome Satu-Ra che, forse a causa di una malattia o di un incidente, riusciva a parlare solo servendosi di un dispositivo applicato sul petto. Pallmann era tedesco, ma conosceva diverse lingue: notò che Satu-Ra parlava correttamente l'inglese.
Fu sorpreso dal comportamento gentile e premuroso di questo individuo, avendo notato che somministrava a dei poveri infermi delle pillole che li guarivano immediatamente. Pallmann ce lo descrive di tipo eurasiatico, con enormi occhi scuri, una bocca piuttosto piccola e un'insolita linea del mento: la parte inferiore della mascella sembrava leggermente deforme. Portava sempre dei guanti, che non toglieva mai, nonostante facesse molto caldo.
A Madras, fu invitato a visitare una vicina galleria d'arte. Qui incontrò di nuovo Satu-Ra, il quale gli mostrò alcuni artefatti raffiguranti gli antichi dei dell'India e delle macchine volanti. In seguito, riconobbe quelle stesse divinità raffigurate in artefatti precolombiani dove le macchine volanti erano più simili agli UFO. In quell’occasione, ricevette da Satu-Ra un anello d'oro.
Il giorno successivo, Satu-Ra gli presentò la sua bellissima sorella Xiti. Anche lei portava sempre con sé una sorta di unguento, miracoloso, che usava per guarire i poveri.




Pallmann lasciò l'India il 27 ottobre 1964. Due anni dopo era a Lemu, in Perù, impegnato, ancora una volta, in un viaggio d’affari. Purtroppo fu colpito da una grave malattia e trasportato a Lima, in ospedale, temette seriamente di poter morire. Mentre giaceva nel suo letto l’anello d’oro, che Satu-Ra gli aveva regalato, si illuminò e nel cuore della notte, si accorse che Xiti era al suo capezzale. Lei gli somministrò alcune di quelle pillole e queste gli procurarono una pronta e completa guarigione.
In seguito, Palman ci dice di essersi recato, insieme a Xiti e Satu-Ra, in un posto segreto, nascosto nel folto della giungla. Un luogo nei pressi di Huancayo, vicino al lago Junin, in Perù (l’ambientazione ricorda un po’ Gli Apuniani - N. d. r.). Quando fu buio, vide una navicella scendere sulla superficie del lago e tutti e tre salirono a bordo.
Pallmann racconta che, durante il volo, si sentiva completamente a suo agio: sicuro e rilassato. Non aveva idea di quanto fosse durato. All'interno della navetta si udiva un ronzio discreto: un suono ritmico, associabile a quello di un trasformatore o di una turbina. Durante il volo, apprese che Satu-Ra e Xiti erano visitatori extraterrestri provenienti da un pianeta chiamato "ITIBII-RA 2". Visitò la nave interessandosi a un dispositivo che proiettava immagini dal loro pianeta natio. Vide i loro mezzi di trasporto, gli impianti di lavorazione, i macchinari “biologici” e molti altri strumenti. Apprese anche che i visitatori alieni stavano eseguendo vari test biologici con la vegetazione terrestre.
Ha scritto nel suo libro:

“…per coltivare nuovi frutti e nuove essenze vegetali, i nostri amici hanno portato con sé gli esemplari più interessanti della loro vegetazione e sono vere meraviglie biologiche! Alcuni di questi esemplari vengono incrociati e trapiantati dando origine a piante completamente diverse. Le piante del nostro pianeta e di altri, vengono utilizzate per produrne altre in grado di appagare i loro gusti…”

Il 15 gennaio 1969, il suo anello ritornò a brillare e lui capì che la nave di Itibi-Ra II era nelle vicinanze. Satu-Ra era tornato per comunicargli la morte di sua sorella: Xiti era deceduta in un tragico incidente. Il suo ultimo incontro con i visitatori di Itibi-Ra II attirò l’attenzione di molti testimoni. Dissero di aver osservato uno strano oggetto che atterrò nei pressi della sua abitazione. Furono pure avvistati, in tutta la zona, molteplici UFO e un grande disco di metallo, presumibilmente, l’astronave madre.
Come abbiamo già detto, Pallman risulta disperso, ma ci piace pensare che, adesso, sia con loro.

venerdì 11 marzo 2022

IL CASO VALDÉS



L'incidente avvenne nel 1977, in una delle zone “calde” del Cile, nella regione montuosa delle Ande, vicino al villaggio di Putre. Armando Valdés e altri sette soldati erano di pattuglia a Pampa Lluscuma dove l’esercito cileno aveva una scuderia, quando Rosales, un soldato di guardia, li avvisò dei due oggetti luminosi.
Armando intervenne per indagare e insieme ad altri soldati, notò due grandi sfere luminose che scendevano rapidamente dalla collina. Hanno descritto quegli oggetti di forma ovale e uno di loro emanava così tanta luce da illuminare l'intera area.
Sull’area calò un profondo silenzio. Forse la fauna selvatica percepiva come pericolosa quella insolita situazione. Il cane si nascose dietro ai soldati e gemette. I militari sono addestrati ad affrontare ogni situazione inerente ai pericoli di un combattimento ma non erano preparati a questo. Armando gridava ai suoi e intanto sperava che l'oggetto si allontanasse.
Poiché i soldati, per riscaldarsi, avevano acceso falò, Armando credette che avesse attratto quegli oggetti, così ordinò di spegnerlo. Dopodiché il caporale Armando, letteralmente, scomparve.
In un'intervista all'Agenzia France Presse nel novembre 1978, Armando disse di aver fatto sei o sette passi, dirigendosi verso la luce, ma non aveva idea di cosa fosse successo dopo.

Aggiunse: - qualcosa di terribile stava richiamando la mia attenzione. Quella cosa mi attirava. Era come una voce che proveniva dalla luce.

Secondo gli altri soldati, Armando riapparve solo 15 minuti dopo. Spuntò fuori dal nulla e non sembrava in grado di riconoscerli. Il caporale continuò a mostrarsi frastornato fino a quando l'UFO non lasciò il posto. Questo avvenne alle 06:35. Hanno pure riferito le parole che ha pronunciato in uno stato di semi coscienza: - non sai chi siamo né da dove veniamo ma, ti dico, che torneremo presto.
Inoltre, non riuscivano a spiegarsi come potesse il caporale Armando, che si era rasato il giorno prima, avere la barba lunga, come se non si fosse rasato da cinque o sei giorni. Fu singolare notare che il calendario del suo orologio da polso indicava il 30 aprile invece del 26 e che le lancette erano indietro di 15 minuti.




Le autorità militari cilene imposero il silenzio e impedirono qualsiasi comunicazione tra i media, il caporale e il suo gruppo. La storia uscì fuori poiché un insegnante di nome Pedro Araneda rese nota l’intervista (registrata) con i soldati presenti quella notte. Ammise di essere rimasto sorpreso dall'aspetto trasandato del caporale. Aveva la barba lunga e sapeva che i soldati sono obbligati a radersi ogni giorno. Era convinto che i soldati avevano vissuto un’esperienza straordinaria. Due o tre ore dopo l'accaduto, erano ancora in stato di shock, quasi in preda al panico. E tutti gli uomini gli hanno raccontato la stessa storia.
Pertanto, il 19 maggio 1977, la storia apparve sulla prima pagina del quotidiano cileno “El Mercurio”.
È interessante notare che Armando non fu esonerato: si congedò nel 1999 col grado di sergente. In un'intervista con la TVN, accennò all'incontro con dei misteriosi "Men In Black". Durante un'indagine del 2002, al giornalista Patricio Abusleme e al suo collega scettico, Diego Zúñiga, disse che, in effetti, aveva visto l'UFO, ma la sua scomparsa era solo frutto di uno scherzo: mentre i suoi commilitoni erano intenti ad osservare quell'oggetto, lui si era allontanato per urinare. Cercò di spiegare anche il motivo per il quale aveva una barba lunga: ammise, semplicemente, che non si era rasato per diversi giorni e sostenne che il suo orologio da polso non funzionava bene.
Insomma, forse infastidito dai giornalisti che non gli davano tregua, ritrattò su più punti. Ma, è risaputo che una severa regola militare impone ai soldati di radersi ogni giorno. Se poi sapeva che il suo orologio da polso non funzionava, perché lo avrebbe indossato in servizio?
D'altra parte, gli altri soldati non hanno mai cambiato la loro versione dei fatti.

mercoledì 9 marzo 2022

LA PROPOSTA VENNE RIFIUTATA


 

Jose Antonio Da Silva non era in servizio quando pianificò di andare a pesca. Il 3 maggio 1969 il militare prese un autobus e raggiunse un lago a Bebedouro, nel distretto di Matozinhos, in Brasile. Si accampò sulle sue rive e quando si fece buio, si addormentò tranquillamente. Il giorno seguente, appena sveglio, iniziò a pescare. Verso le 15:00 gli sembrò di notare dei movimenti sospetti tra i cespugli alle sue spalle. All'inizio, pensò che si trattasse di un animale, ma poi udì come dei sussurri e si apprestò a controllare che genere di creature potessero emettere tali suoni. Fu allora che venne colpito, all’improvviso, da un raggio di luce che proveniva dagli arbusti. L’emissione lo intorpidì fin quasi a paralizzarlo.
Cadde a terra e subito dopo, due esserini dalle fattezze umane, ma alti solo quattro piedi, usciti di soppiatto, lo afferrarono per le braccia e lo trascinarono su una navicella a forma cilindrica. Indossavano bizzarre tute, con caschi grigi dotati di maschere che gli nascondevano il volto.



Si ritrovò in una stanza molto luminosa che aveva una sedia al centro. Il pavimento era grigio scuro e non riusciva a individuare la fonte di luce. Gli umanoidi gli misero in testa un elmo simile al loro e si sedettero su una sorta di panchina vicino alla porta. Decollarono e durante il volo, poteva udire i loro discorsi: la conversazione avveniva in una lingua sconosciuta e incomprensibile ma, a suo parere, appariva aggressiva.
Il viaggio non fu confortevole perché non riusciva a respirare bene e provava un forte dolore al collo a causa del casco. Inoltre la luminosità della stanza lo accecava. Alla fine, dopo un po’ di tempo, la nave atterrò e fu condotto in una stanza più grande. Ad attenderlo c’erano degli individui vagamente umani: avevano lunghi capelli rossi che arrivavano fino alla vita, sopracciglia molto folte, enormi occhi verdi e bocche più larghe di quelle umane. Notò anche che erano sdentati e avevano il naso appuntito.
Il più alto tra loro, quello che sembrava il capo, si avvicinò e intavolò con lui una conversazione fatta di gesti. In un linguaggio simbolico riuscì a fargli capire che non correva alcun pericolo. Gli alieni lo rifocillarono offrendogli del cibo che sembrava una poltiglia verde. Gli venne servita in un recipiente a forma di cubo. Sebbene non volesse bere quel liquido viscoso, ebbe l'impressione di non avere altra scelta e così trangugiò l'amaro intruglio sorpreso di scoprire che, in realtà, lo faceva sentire meglio e più vigile. Vide gli alieni frugare tra le sue cose, rimando sorpresi per alcuni oggetti che appartenevano alla sua attrezzatura da pesca. Notò pure che prelevarono alcune cose. Poi si accorse che, adagiati su dei basamenti di pietra, c’erano degli esseri umani nudi. Rimanevano immobili: sembravano morti! C'erano alcune immagini di animali sulle pareti. Riconobbe un giaguaro, una scimmia, un elefante e diverse giraffe, oltre a raffigurazioni di città, case, automobili e aerei.
Aiutandosi anche con un disegno, il capo gli fece intendere che voleva formulare una proposta: gli fu offerto di rimanere altri tre anni sulla Terra. Durante questo periodo avrebbe dovuto raccogliere esemplari e informazioni per loro. Quindi gli davano l’opportunità di trascorrere sette anni con loro, sul loro mondo, dopodiché lo avrebbero riportato sulla Terra. Da Silva rifiutò l’offerta; la qual cosa non piacque agli alieni. Dedicò la sua attenzione a quei cadaveri: toccandosi un crocifisso che teneva al collo, dedicò loro una preghiera. Questo fatto parve irritare il capo che, forse privato della sua attenzione, afferrò il crocifisso, glielo strappò dal collo e se lo mise in tasca.



Da Silva fu quindi condotto in uno strano congegno, bendato e tenuto in uno stato semi-cosciente fin quando non arrivò a destinazione. Trascinato fuori dall'astronave, fu scaricato senza troppi preamboli nella foresta. Riprese conoscenza al mattino quando fu colpito dai primi raggi del sole, ritrovandosi a circa 200 miglia dal luogo in cui era stato prelevato. Notò che aveva la barba lunga: segno che era stato via per tre o quattro giorni. In qualche modo riuscì a trovare la strada e raggiunse una città, dove raccontò la sua disavventura a un poliziotto che, vedendolo in cattive condizioni, gli prestò soccorso.
In seguito la sua storia fu ampiamente diffusa dai media.

martedì 1 marzo 2022

L’AVVISTAMENTO DI ATWATER: LA POLIZIA INSEGUE L'UFO

 

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Sono innumerevoli i casi di avvistamenti UFO, in tutto il mondo. Molte persone che hanno sentito la necessità ed hanno avuto il coraggio di testimoniare, hanno poi dovuto affrontare un enorme disagio. Cinquantacinque anni fa, un poliziotto dell'Ohio, tale Dale Spaur incappò in un avvistamento: l’episodio rovinò la sua vita. 
Dale Spaur, aveva prestato servizio in aviazione. Operò come cannoniere su un B-51 nella guerra di Corea. A guerra finita, divenne il vice sceriffo di Portage County, nell’Ohio. Il 17 aprile 1966 intorno alle ore 05:00, vide una grande navicella a forma di piatto alzarsi fino alle cime degli alberi, inondando il lato della strada con un’intensa luce bianca. Spaur e il suo partner Wilbur Neff erano stati chiamati per rintracciare un veicolo abbandonato nei pressi della città di Atwater. Scesero dall'auto per indagare e fu quello il momento in cui Spaur si avvide di un tale oggetto luminoso. Aveva un diametro di 40 piedi ed era solo 150 piedi sopra di loro.

"Mi guardo sempre alle spalle: è un’abitudine. E quando mi sono voltato ho visto questa cosa. Avanzava volando poco sopra le chiome degli alberi. Veniva proprio verso di noi. Ho guardato Neff ma lui stava ancora ispezionando la macchina ma, l'oggetto è diventato più luminoso e tutta l'area si è illuminata. Gli dissi di guardare alle sue spalle e lui lo fece. Rimase lì, immobile, con la bocca aperta. La luce era così intensa che ci costrinse a distogliere lo sguardo. Quando si è fermato, proprio sopra di noi, abbiamo udito un ronzio, come il suono emesso da un trasformatore sovraccarico."

Era pietrificato, quindi provò a spostare il piede destro e ci riuscì. Pensò che l’auto gli avrebbe offerto un qualche tipo di protezione e diresse verso di essa: il suo partner lo seguì. Quindi si sedettero in auto e rimasero lì a guardarlo.
Videro l'UFO volare a est e poi fermarsi. Spaventato, Spaur chiamò la centrale e l'operatore radio riferì al sergente di turno che avevano avvistato una navicella che emetteva uno strano ronzio: il sergente gli ordinò di rintracciare l'UFO. Ciò che successe da lì a poco, fece da spunto alla scena di un film famoso.
Alle prime luci del mattino l'oggetto iniziò a salire verso l'alto. L'agente di polizia Wayne Huston stava monitorando le trasmissioni radio e apprese ciò che stava accadendo. Stabilì che si trovava sulla strada percorsa da Spaur e Neff. Infatti, non appena avvistò l’UFO, vide anche i due agenti che lo inseguivano a bordo della loro auto di servizio.
Spaur, intanto, chiedeva rinforzi. Ad un certo punto notò che non erano loro a inseguire l’UFO, ma era questi che si lasciava seguire: quando, per errore, imboccarono la strada sbagliata, anche l'oggetto si fermò e tornò indietro riposizionandosi davanti a loro. Ad un certo punto dovettero fermarsi perché erano a corto di carburante, ma l’UFO era ancora lì, immobile, con quattro agenti di polizia che l’osservavano.
Poi sentirono alla radio che stavano arrivando i jet dell’aereonautica per intercettarlo e fu come se l’UFO lo avesse intuito:




"Quando hanno iniziato a parlare di aerei da combattimento, fu come se quella cosa ascoltasse ogni parola. Filò via. Psssssshhew: volò dritto in alto!"

Dopo questo evento, Spaur ebbe a che fare con diversi giornalisti e la sua storia diventò virale. Sebbene all’evento avessero assistiti altri tre agenti di polizia, Spaur fu il solo a testimoniare: gli altri si chiusero in un rigoroso silenzio.
L’US Air Force, Tramite il Project Blue Book, si interessò al caso. Il tenente colonnello Hector Quintanilla, di base a Wright-Patterson a Dayton, nell’Ohio, in quel periodo (dal 1965 al 1967) era a capo del Progetto Blue Book. Si occupava di almeno tre avvistamenti al giorno: Il caso di Spaur era solo uno in più, ma stava ricevendo forti pressioni dai mas-media. L’indagine rispecchiava appieno i canoni del Blue Book: si cercava in tutti i modi di screditare il testimone. Quintanilla insinuò che l'ufficiale di polizia avesse visto un miraggio. Controllando i registri astronomici, scoprì che quel giorno tre satelliti e il pianeta Venere erano presenti nel cielo notturno. Così chiuse frettolosamente il caso scrivendo nel suo rapporto che Spaur aveva inseguito il pianeta Venere.
Spaur non sapeva cosa aveva visto ma, di certo, non era Venere! Continuò a difendersi affermando la sua versione dei fatti, forse esortato dal NICAP che era molto interessato alla sua storia. Tutto ciò portò a gravi conseguenze: la sua stretta interazione con i giornalisti gli causò un esaurimento nervoso. Pochi mesi dopo, la sua vita era già un disastro: Dale Spaur non era più lo stesso uomo. Perse il lavoro, la famiglia, gli amici e finanche il rispetto dei vicini. Sua moglie lo accusò di aggressione e se ne andò.
Spaur era un uomo distrutto. Si trasferì in West Virginia e lavorò in una miniera di carbone dove ebbe un terribile incidente. Rimase in coma per diversi giorni.
James Evans Spaur, suo figlio, riferì di uno strano episodio: un'infermiera, che avrebbe dovuto accudirlo per tutto il tempo, dopo solo un paio d'ore uscì di corsa dalla stanza, urlando: - Quest'uomo è posseduto da un alieno! - Aggiunse:

"Non credo fossero alieni in visita sul nostro pianeta, però credo che esistano altre forme di intelligenza: vi sono miliardi di galassie e in ogni galassia, milioni di pianeti abitabili. Suppongo che mio padre e gli altri abbiano visto un aereo sperimentale, qualcosa di top secret e magari Quintanilla lo sapeva, ma non poteva dirlo. Forse è per questo che ha dovuto screditare mio padre insinuando che aveva inseguito una stella (Venere). Per tutto questo mio padre è stato male. Non mi piaceva quello che gli stava succedendo, ma non ero in grado di aiutarlo."

- Se potessi cambiare qualcosa della mia vita, cambierei solo quella notte in cui inseguimmo quella dannata cosa: quel piattino - disse Spaur.
Morì di polmonite il 4 aprile 1983. James riferì che c’erano troppe persone al suo funerale e non aveva la più pallida idea di chi fossero. Dichiarò anche che Spaur e Neff avevano scattato diverse foto di quella navicella, ma non furono mai rese note.