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giovedì 2 luglio 2026

IL CASO BUTA


Nel 1950 il Sig. Buta, di quarant'anni, lavorava per uno studio di ingegneria e architettura a Caracas. La società per cui lavorava lo inviò in Argentina per supervisionare un ambizioso progetto di costruzione nella zona di Buenos Aires.
Buta decise di raggiungere quella destinazione in auto. Era un viaggio piuttosto ordinario che lo portò ad attraversare una zona spopolata: non si vedeva altro che distese brulle e desertiche. Ma, all’improvviso scorse un enorme oggetto metallico posato direttamente a terra. Per lo stupore, fermò immediatamente la macchina, scese e si avvicinò all’oggetto. All'inizio pensò che si trattasse di un aereo che, per un’avaria, aveva avuto la sfortuna di dover effettuare un atterraggio di emergenza, ma poi si rese conto che quello non assomigliava in alcun modo a un aereo.
Alla vista, l’oggetto rotondo appariva metallico, ma toccandolo dava la sensazione di essere fatto di gommapiuma poiché era morbido come una spugna. Girando intorno a quel disco, Buta notò un buco scuro. Spinto dalla curiosità, vinse la paura e decise di ispezionare quella cosa dall’interno.
Il disco era sormontato da una cabina, sulla quale brillava una luce rossa lampeggiante. La cabina, trasparente, era piena di luci, pulsanti e di altri dispositivi sconosciuti e nel mezzo, c'era un divano semicircolare. Sedute su quel divano, c’erano tre creature umanoidi, basse, come dei bambini piccoli. Se ne stavano lì, immobili, sedute sul divano. Indossavano abiti grigi, molto aderenti.
Siccome non rispondevano alle sue domande, Buta fu spinto a toccarne uno. Lo toccò sulla spalla e senti che la consistenza della pelle, nella zona esposta intorno al collo, era "come carbonizzata”.
Sembrava ovvio che queste persone o qualunque cosa fossero, erano come morte. La scoperta bastò per farlo saltare fuori dal veicolo in preda al panico, recuperare l’auto e fuggire a tutta velocità.

Quando Buta arrivò all'hotel in cui alloggiava, disse a due suoi colleghi in cosa si era imbattuto. I tre decisero che sarebbero tornati sul posto la mattina dopo per constatare il racconto di Buta. Arrivati sul posto, a terra, non trovarono alcun che. Se non un enorme mucchio di qualcosa che sembrava cenere.
Uno dei suoi colleghi toccò quella cenere e inorridito, vide la sua mano diventare improvvisamente rossa. Nel cielo notarono tre oggetti non identificati: due più piccoli e uno grande, a forma di sigaro. Questi oggetti continuarono a stazionare sopra di loro per diversi minuti, poi si fusero improvvisamente in un sol corpo che, lampeggiando come un semaforo, si allontanò con una velocità tale da lasciare i testimoni esterrefatti.

Buta riferì che la mano del suo amico che volle toccare la cenere, rimase rossa per diversi giorni. L’uomo soffrì di febbre forte e gli spuntarono dei “brufoli” sulle mani, simili a scottature della pelle. I medici, consultati, non furono in grado di spiegare la natura di questi sintomi.
Questo caso rimase in segreto per molti anni, prima che Buta lo condividesse rivelando la storia ad un certo Horacio Gonzalez, che a sua volta l’ha riportò al ricercatore americano Leon Stringfield, che lo incluse nel suo libro "Situazione rossa: l'assedio degli UFO"

martedì 19 maggio 2026

L’ALIENO MARRONE DI BROOKSVILLE

Il 2 marzo del 1965 John Frank Reeves era a caccia di serpenti nel fondo antistante casa sua, a #Brooksville, Florida. Mentre vagava nella boscaglia, la sua attenzione fu attratta da un enorme oggetto circolare che, scendendo, si posò a terra. Il velivolo aveva un colore che tendeva al rosso e la sua grandezza fu stimata in circa nove metri di diametro. Motivato dalla curiosità, Reeves si avvicinò, lentamente e con prudenza, per dare un'occhiata più da vicino. Nell'avvicinarsi, intravide movimento sul lato nascosto del velivolo. Poi vide uno strano essere umanoide girare intorno alla navicella. Aveva la pelle scura ed era alto circa un metro e mezzo. Indossava un indumento di colore grigio argento, sottili guanti bianchi e stivali alti. I suoi occhi erano leggermente distanti (più spostati ai lati del volto) e il suo mento era più prominente di quello di una persona normale. L'individuo si girò verso di lui e iniziò ad avvicinarsi. Estrasse un piccolo dispositivo quadrato, simile a una macchina fotografica, l’ho alzò al livello del mento e premette un pulsante: ne scaturì un lampo molto luminoso.
Cercando di scappare, Reeves inciampò in un cespuglio e cadde, perdendo gli occhiali. Rimase perciò sorpreso quando vide la creatura raccogliere gli occhiali e restituirli prontamente, in un comportamento tanto umano quanto inaspettato.

Fatto ciò, l’individuo tornò al velivolo e salì a bordo servendosi di una scala. La scala fu ritirata rapidamente, il portello si richiuse e lo scafo iniziò a ruotare in senso antiorario a velocità crescente, abbinata a un suono che aumentava di pari passo con la rotazione.
In pochi secondi, il velivolo si alzò verticalmente ed emettendo una sorta di schiocco, svanì nel cielo sereno in meno di dieci secondi.
Reeves rimase a guardare la scena in silenzio.

Durante una successiva ispezione del sito, Reeves notò, sul terreno, tracce evidenti dell’atterraggio: precisamente, quattro fori proprio dove erano poggiati i supporti di atterraggio, tutta una serie di impronte e due sottili fogli piegati, simili a fazzoletti di carta, con impressi #codici in un alfabeto sconosciuto.

Il giorno dopo, una squadra investigativa dell'aeronautica americana arrivò sul posto. La squadra esaminò il luogo, poi intervistò Reeves e altri testimoni. Reeves consegnò i misteriosi documenti agli investigatori, ma quando gli furono restituiti, ebbe il dubbio che non fossero gli originali…

· L'indagine dell'Aeronautica Militare fu condotta da Marshall S. Cleaver, Robert M. Snyder e R.S. Carr, che lavoravano per il NICAP (National Investigations Committee on Aerial Phenomena) e collaborarono con l'Aeronautica Militare per indagare sul caso e raccogliere prove.
· Il caso è riportato nel libro "#Incontri umanoidi 1965-1969: Gli altri tra noi" di Albert S. Rosales

martedì 5 maggio 2026

CON CHI PARLAVANO?




















È il 19 gennaio del 1965, è sera (17:40) a Brand's Flats, Virginia (Brasile) William Blackburn è impegnato a tagliare legna da ardere. All’improvviso, nel cielo, appare un enorme oggetto a forma di cono che attira la sua attenzione. Vola silenziosamente, Wiliam stima il suo diametro in alcune decine di metri. Poco dopo, ne appare un altro. È uguale, ma più piccolo e più vicino al terreno. Questo secondo oggetto atterra a poca distanza (un tiro d’arco) dal nostro testimone, che può così osservalo meglio: ha una superficie metallica lucida ed è sormontato da una cupola trasparente.

Improvvisamente, una parte dello scafo si apre, come se fosse dotato di una porta scorrevole e dall'interno emergono tre piccole creature. Queste creature, grandi quanto un bambino, sono vestite con abiti stretti e lucidi, che ricordano lo stesso materiale dello scafo. Calzano stivali piuttosto spessi, di uno strano colore rosso o forse arancio. Una di queste creature è caratterizzata da un'apparente deformità della mano sinistra: un dito particolarmente lungo. I tratti facciali, invece, sono apparentemente umani.
Le entità si avvicinano e iniziano a emettere dei suoni. Appare chiaro che si tratta di un linguaggio, ma comunicavano tra di loro oppure si rivolgevano al nostro testimone?
Blackburn, non riuscendo a capirlo, rimane in silenzio.
Seguirono momenti di silenzio. Poi le creature sono ritornate nell’astronave e dietro di loro, il portello si è chiuso nello stesso modo in cui si era aperto.
Il secondo oggetto scomparve, seguito dall’oggetto più grande: così, come se non fossero mai esistiti.

In seguito alla pubblicazione del resoconto di Blackburn sulla stampa locale, il testimone affermò di essere stato contattato da membri di un'agenzia governativa (che non ha voluto rendere nota). Riferì di essere stato invitato a non rivelare ulteriori dettagli sull'avvistamento.
Un'indagine condotta da Richard Hall e da diversi membri dello staff del  #NICAP trovò prove concrete a sostegno della versione del testimone, secondo cui sarebbe stato messo a tacere. Nonostante ciò, gli investigatori riuscirono a ottenere ulteriori dettagli sull'avvistamento.
L'area dell'avvistamento si trova, precisamente, vicino a #Fishersville, in Virginia, luogo di un altro atterraggio (ma senza la presenza di occupanti) avvenuto meno di un mese prima.


L'immagine è solo indicativa.

giovedì 23 aprile 2026

ERANO COME BRUCHI


Questo è uno dei post che mi piace di meno: le fonti non menzionano il nome del testimone ne quello del fratello e non ci sono notizie di stampa, nel 1947, che confermino l'incidente.
Questo incontro ravvicinato è menzionato in un report del ricercatore Albert S. Rosales: “#Humanoid Encounters 1930-1949 - The Others amongst Us”. La storia è rintracciabile anche in alcuni database UFO, in Canada, come l'archivio UFO di BC Canada, ed è stata successivamente ripubblicata in vari articoli ed elenchi che trattano di incontri con creature simili a insetti nella letteratura UFOlogica.


Avvenne nell'estate del 1947, di sera. Due fratelli stavano riposando sulla riva di un piccolo ruscello che scorreva nei pressi della casa di famiglia, nella zona di #Langley, nella provincia della Columbia Britannica (Canada) intenti nella lettura. Improvvisamente, sentirono un suono arrivare dall'alto. alzando la testa, videro un oggetto argenteo, discoidale, sormontato da una cupola più chiara.
L’oggetto atterrò rapidamente posandosi a poca distanza da loro. Subito dopo, nello scafo si aprì una porta e ne uscirono cinque creature dal aspetto strano, decisamente spaventoso. Secondo il testimone, queste creature assomigliavano a degli #insetti (bruchi?) essendo decisamente alte e sottili. Indossavano abiti argentei che coprivano tutto il corpo, rendendo i loro tratti poco intuitivi, tranne che per la testa, molto grande e gli occhi scuri. Uno dei ragazzi si alzò istintivamente quando una delle creature gli si avvicinò. L'alieno lo guardò dritto negli occhi, poi allungò la mano e prese il libro che stava leggendo. Gli mise l’altra mano sulla spalla e in quel momento il giovane avvertì chiaramente che i suoi pensieri venivano esaminati.
Pochi istanti dopo, la creatura restituì il libro e si ricongiunse ai suoi simili. Le cinque creature iniziarono quindi a girare intorno al disco, come se lo stessero ispezionando. Conclusa “l’ispezione”, salirono a bordo. Fu allora che il testimone avvertì, sotto forma di pensiero, un chiaro messaggio di allarme. Gli riferiva che stavano per andarsene, avvertendolo di non alzare lo sguardo.
Poco dopo questo messaggio, l’oggetto è decollato verticalmente, producendo un rumore forte. Si alzò velocemente e scomparve dal cielo in pochi secondi.
I ragazzi dichiararono che l’incontro li aveva lasciati assetati e che la sete persistette per un po' di tempo.

martedì 14 aprile 2026

LILLIPUZIANI IN MALESIA



Durante gli anni settanta, dalla #Malesia, giunsero una serie di notizie insolite, incentrate su avvistamenti di esseri umanoidi estremamente piccoli che, sembra, raggiunsero la Terra su astronavi in miniatura. C’è da dire che la maggior parte dei testimoni che assistettero a questi eventi erano bambini. Infatti, gli avvistamenti si verificarono, per lo più, nei pressi di edifici scolastici.

I racconti più datati risalgono al 1970, quando gli studenti di Johor Bahru riferirono di aver visto un piccolo oggetto d'argento a forma di disco, atterrare nel cortile della scuola. Secondo alcuni, diverse piccole creature, alte non più di pochi centimetri, uscirono dalla navicella. Calzavano stivali colorati. L’oggetto scomparve poco dopo, lasciando tracce di bruciature sull'erba.
Nello stesso anno, un altro incontro si verificò in una scuola elementare a Phuket Mercagam. Gli studenti affermarono di aver visto un piccolo disco atterrare. Si aprì una porta e ne uscirono dei piccoli esseri umanoidi dotati di “antenne”.
Un bambino tentò di afferrare uno di quegli omini, ma questo reagì colpendolo con un fascio luminoso alla mano, che gli provocò una lesione temporanea.
Quando gli insegnanti, attirati dal trambusto, arrivarono sul posto, l’oggetto era già sparito.
Nel 1970, rapporti simili giunsero da varie regioni. Descrivevano sempre oggetti molto piccoli, alcuni dei quali non più grandi di dieci centimetri (di diametro) e creature di piccola o piccolissima statura, con un’altezza che variava da pochi centimetri a circa 15 centimetri. Testimoni raccontano che sparavano raggi di luce verso chiunque si avvicinasse, causando lievi ustioni o danni temporanei alla pelle.

Nel 1973 il fenomeno riapparve, in quella che venne percepita come una "seconda ondata", a Gambang. Pare, che due studenti riuscirono a catturare un oggetto molto piccolo prima che potesse scappare. Uno degli insegnanti confermò di averlo visto, sia pur brevemente.
Nello stesso anno, si vide anche un piccolo disco atterrare nei pressi di un campo da calcio. Anche questo avrebbe “sparato” dei flash per tener lontani i bambini.
Varie relazioni provenienti da Iboh e Miri, raccontano di testimoni che videro una piccola creatura vestita di bianco portare uno strumento simile a un saldatore mentre cercava di tagliare una recinzione metallica. Anche da Merri, giunsero racconti di diverse piccole creature che camminavano insieme sulla riva del mare.

Nel 1976, un'altra storia racconta che, in una base aerea della Royal Malesiana vicino a #Kuantan, un bambino vide un esserino marrone, dotato di un corno sensoriale, che reggeva una barra di metallo. Sembrava avere anche una piccola arma agganciata alla cintura.

Verso la fine degli anni '70 alcuni rapporti assunsero una forma più inquietante. Descrivevano casi di cecità, seppur temporanea, come risultato dell’azione dei flash. Un bambino incorse in una paralisi temporanea al braccio dopo essere stato esposto dalle “luci” emesse da uno di questi oggetti. Insomma, le creature sparavano, a quanto pare, a scopo difensivo, ogni volta che qualcuno cercava di afferrarle o di avvicinarle.
L'ultimo incidente degno di nota di questa serie risale al 1985 a Baca, dove degli studenti riferirono di aver visto un gruppo di piccole creature muoversi vicino a una catasta di legna posto all'interno della scuola. Quando uno di loro provò a toccarne uno, questi gli sparò un flash che gli causò una forte irritazione alla mano. In seguito, le segnalazioni iniziarono a diminuire gradualmente e simili avvistamenti non furono più registrati.

Nella letteratura ufologica, questi episodi sono raccontati come "ondate" particolari, caratterizzate da dischi volanti estremamente piccoli, esseri umanoidi minuti e per testimoni quasi esclusivamente dei bambini, dato il ripetersi di questi incontri nei pressi di ambienti scolastici.
In conclusione, questi rapporti purtroppo rimangono nell'ambito del racconto popolare in quando non sono stati verificati o supportati da approfondite investigazioni. Ciò li rende oggetto di controversia.



Foto: puramente indicativa, fornita da Journal.com.ph



Varie fonti:
- Rapporti d'archivio sullo Straits Times sugli incidenti scolastici malesi negli anni '70.
- #MUFON UFO Journal, numero di novembre 1979.
- ufosightingsmalaysia.

giovedì 20 novembre 2025

I GIGANTI DI FERRO




All'alba di sabato 12 ottobre 1963, il nostro testimone, Eugenio Douglas, di 48 anni, camionista, era sulla strada regionale 11, di ritorno dalla città argentina di Santiago del Estero. Trasportava un carico di carbone ed era diretto verso Monte Mayes. La pioggia cadeva forte, la strada era fangosa, la visibilità era scarsa, ma doveva proseguire.

E mentre avanzava faticosamente, vide una luce rossa, molto intensa, davanti a sé, proprio in mezzo alla strada. Rallentò, credendo che fosse una macchina in panne, ma all’improvviso fu investito da un potente flash che lo accecò momentaneamente. Istintivamente, portò le mani agli occhi, abbandonando la presa sul volante. Così facendo, il camion si diresse di lato, verso il fossato che delimitava la carreggiata e vi finì dentro. Il motore si fermò e le luci si spensero. Douglas, sceso sotto la pioggia, avvertì uno strano calore sul corpo. Era come quando, d’estate, senti i raggi ultravioletti del sole provocarti l’abbronzatura. Gli abiti fumavano per effetto dell’acqua che evaporava. Notò, a una cinquantina di metri, un enorme #oggetto che bloccava la strada. L’oggetto, di forma ovale, aveva un aspetto metallico, con bordi scuri. Emetteva una luce blu intermittente e poggiava su corte gambe. Douglas ne stimò l'altezza in circa nove metri. Improvvisamente, una porta rettangolare si aprì su un lato e ne uscirono tre #giganti. Erano alti tra 3,5 e 4,5 metri, di aspetto umanoide, ma rigidi nei movimenti: ciò li faceva somigliare più a dei robot. Indossavano tute argentee e sul suo casco c'erano delle piccole antenne che emettevano dei flash, mentre altre luci rosse pulsavano sul loro petto alla stregua di cuori artificiali.
Douglas, terrorizzato, estrasse la sua pistola calibro 38 e sparò diversi colpi contro i giganti, ma la sua azione si rivelò inefficace. Nel mentre, una delle creature alzò il braccio, “sparando” un sottile raggio di luce che lo colpì sul viso. Sentì il raggio ustionargli la pelle e terrorizzato, fuggì attraverso i campi fangosi.
Mentre correva, si girò ed ebbe modo di vedere le tre creature tornare tranquillamente al #velivolo. La porta si chiuse e la navetta iniziò a salire lentamente, stazionando a pochi metri dal suolo. Dopo essere rimasta sospesa per pochi secondi, volò via e scomparve tra le nuvole.

Douglas continuò a camminare per lunghe ore sotto la pioggia, esposto al freddo, fino alle prime luci dell'alba, quando raggiunse la città di Monty Mayes. Lo trovarono bagnato, col viso rosso coperto di piccole bolle, nella mano stringeva ancora la pistola. Gli diedero una coperta e ascoltarono i suoi discorsi farfugliati su una strana macchina e su dei giganti che avevano cercato di prenderlo. Chiamarono la polizia che si recò sul posto indicato, trovandovi il camion impantanato nel fango, ed evidenti tracce di pneumatici. C’erano pure altre tracce: enormi impronte lunghe tra i 45 e i 50 centimetri che la pioggia aveva in parte cancellato.
Il dottor Francisco Davolos lo esaminò, riscontrando lievi ustioni sul volto.
Nei giorni seguenti Douglas spiegò nel dettaglio cosa gli era successo, affermando che quelle creature non potevano essere biologiche, erano macchine: uomini di ferro dagli occhi luminosi. Aggiunse di aver sentito il calore della luce e il suono del veicolo. Suono che gli rimase in testa per molto tempo.
La storia si diffuse rapidamente sui giornali (El Litoral - Santa Fe, 2018 - L'incredibile caso di Monty Mayes) attirarono l’attenzione di ricercatori come Fabio Zerba (che citò il caso ne’: El Quinto Hombre) e del gruppo Visión #OVNI, che indagarono il caso considerandolo uno dei primi rapporti aventi ad oggetto entità robotiche legate a OVNI del Paese.



L’immagine a corredo dell’articolo è solo evocativa.

giovedì 30 ottobre 2025

LA DONNA VOLANTE


 
Nel cuore del Brasile, c’è lo stato del Minas Gerais che abbiamo imparato a conoscere in ragione dei tanti casi ufologici avvenuti sul posto. Questo stato, noto per la sua ricca storia coloniale e le sue antiche miniere, nel tempo, si è trasformato in uno dei punti focali riguardo al fenomeno. I suoi abitanti, abituati all'isolamento delle fattorie e delle montagne, si sono ritrovati, più volte, in presenza di quelli che i ricercatori chiamano "visitatori dal cielo”.
Era una notte tranquilla nel sud del Minas Gerais (non conosciamo la data*) l'agricoltore Joaquim Antonio Luiz stava tornando a casa in bicicletta. Percorreva una strada di campagna, tra colline e pascoli silenziosi, illuminati solo dal chiaro di luna. Tutto sembrava normale, fino a quando non svoltò una curva. Vide una figura femminile in piedi sul ciglio della strada. All'inizio pensò che fosse una ragazza del posto. Vestiva di bianco: gonna corta e camicetta, una cintura blu intorno alla vita larga circa cinque centimetri, una sciarpa che pendeva sul lato sinistro. I suoi capelli erano biondi e brillavano al chiaro di luna, la sua pelle chiara spiccava nel buio della notte. Joachim rallentò, sorpreso che fosse da sola in un luogo così deserto. Spinto dalla curiosità e forse dall’ammirazione si apprestò a porgerle un saluto: - e allora? (Espressione dal tono confidenziale). Ma la ragazza non rispose. Rimase ferma, poi si voltò lentamente, si chinò leggermente in avanti e alzò le braccia sopra la testa. Poi accadde qualcosa di incredibile: con un gesto elegante, si lanciò in avanti e cominciò a volare. La sua gonna bianca svolazzava. Spinta da un vento leggero, il suo corpo si alzava in aria con facilità e leggiadria. In pochi secondi era a più di cinquecento metri: un puntino luminoso che scomparve nel buio del cielo.
Joaquim rimase di stucco, la bici gli sfuggì dalle mani è quasi cadde a terra. Tremando, non riusciva a crederci: una donna volante non l’aveva mai vista prima. Arrivò a casa, in preda a un misto di paura e stupore e quella notte non riuscì a dormire.

L'incidente venne investigato dall’ufologo Antonio Faleiro il quale ammise che diversi altri testimoni avevano segnalato di avvistamenti simili: corpi luminosi con caratteristiche umane, visti aleggiare o muoversi silenziosamente nei campi.
Il rapporto è liberamente tratto dal libro Ufos in Brasile - Misteriosi e millenari. Autore: Antonio Faleiro.
È apparso su UFO Magazine – Edizione speciale 057: “Chi sono loro”, pubblicato nel gennaio 2011. 
Ed è documentato nel libro: Humanoid Encounters 1980–1984: The Others Among Us) di Albert S. Rosales.


* - Secondo Giovanna Borriello di Experience Ufo insights, il caso ebbe luogo il giorno 08 maggio 1983, alle ore 20:30, c/o Farm Morro da Stone, Campi Gerais, Minas Gerais - Brasile

giovedì 23 ottobre 2025

L’OMINO DI BUENOS AIRES



"La tranquilla città di Las Pippinas, a Buenos Aires, Argentina, si trasformò nel teatro di un incontro ravvicinato. Testimone della vicenda è Abel Landchevery, alias El Vasco, di origini basche e proprietario di un piccolo ristorante.
Non sono riuscito a trovare, nel web, un’analoga versione di questo incontro, il che è molto strano. Comunque, abbiamo l’anno, il posto e l’ora. Per i patiti delle immagini, diciamo subito che non vi sono foto ne tantomeno dei video: pertanto, l’immagine a corredo dell’articolo è puramente evocativa."
In una fredda notte di agosto del 1991, intorno alle 21:00, Abel Landchevery era in soggiorno con sua figlia, entrambi seduti accanto alla stufa a legna a guardare la tv. Improvvisamente, la figlia notò due “fari” dirigersi verso il cancello della fattoria, a circa un centinaio di metri dalla casa. All'inizio pensarono che si trattasse di un veicolo, forse un camion, ma le due luci si arrestarono al cancello, proiettando i loro fasci luminosi su un lato della casa.
A quel punto, El Vasco decise di uscire a controllare, mentre sua figlia rimase in casa, pur mostrando un certo nervosismo. Mentre l’uomo si avvicinava alla sorgente luminosa, uno spesso strato di nebbia iniziò improvvisamente a formarsi, avvolgendo il luogo. Abel chiese ripetutamente e ad alta voce se c'era qualcuno, ma non ottenne risposta. Poco dopo la nebbia lo inghiottì completamente.
Poi accadde qualcosa: a circa un metro da terra, un piccolo corpo scuro iniziò lentamente ad emergere dalla nebbia. Una piccola creatura a forma umana galleggiava nell'aria.
Abel asserì che l'intruso aveva proprio un aspetto umano, ma di dimensioni ridotte. Si muoveva come se scivolasse, in perfetto silenzio. Quando arrivò a due metri da lui, El Vasco gli tese la mano. Ma, la sagoma rimase ferma, impassibile. Per qualche secondo lo fissò dritto negli occhi.
Aveva due occhi piccoli e neri, il naso era liscio. La bocca era una serie di puntini e capelli erano lisci, spazzolati, lunghi sulla schiena. Il suo corpo era sottile, coperto da un vestito aderente di materiale indefinibile, diverso da qualsiasi tessuto conosciuto.
Improvvisamente il tempo sembrò congelarsi. Il silenzio regnava sovrano e Vasco non fu più in grado di muoversi. Poi, questo piccolo individuo iniziò lentamente a ritirarsi fino a quando non scomparve di nuovo nella nebbia. Un attimo dopo, le due potenti luci si spensero improvvisamente e tutto tornò alla normalità.
El Vasco rientrò in casa in stato di shock. Per tutto il tempo, non aveva udito sua figlia che gli gridava di tornare: lui, non aveva sentito nulla. In quanto a sua figlia, non vide l'omino, ma solo le luci e la strana nebbia generatasi sul posto.

Nei giorni successivi, Vasco riflettendo sull'accaduto, ricordava di simili eventi accaduti nella regione: narravano di luci multicolori che apparivano, sul vicino fiume, muovendosi silenziosamente e scomparendo rapidamente. Nulla, a confronto con la sua esperienza. Tuttavia, né quelle luci né quella creatura sono riapparse: così ciò che avvenne quella notte rimase un’esperienza unica e misteriosa.

domenica 19 ottobre 2025

SI PUO’ ALTERARE IL PASSATO?


 
All'interno dei forum misterici/ufologici emerse, nella seconda metà degli anni ‘80 un nome che suscitò l'interesse dei seguaci: Elon Hawk. Si diceva che l’uomo avesse preso parte a un programma segreto chiamato Project Kronos. Questo progetto, a quanto pare, fu un primo tentativo di controllare il tempo o addirittura di viaggiare nel tempo.
Elon Hawk era una persona reale?

Il suo nome iniziò a comparire su internet in particolari forum che prestano attenzione a misteri scientifici e teorie del tempo. Siti del tipo: www.reddit.com
Esistevano già degli articoli inerenti a un fisico teorico americano che, in un laboratorio del Dipartimento della Difesa, negli anni ottanta, rivelavano di un progetto chiamato "Kronos", un progetto presumibilmente volto a studiare le distorsioni temporali derivanti da campi elettromagnetici estremi. Secondo alcuni, il progetto "Kronos" faceva parte di un programma di ricerca segreto seguito dal Governo degli Stati Uniti durante la guerra fredda, con un obiettivo ambizioso: sfruttare l'energia quantistica per controllare il flusso del tempo. Alcune teorie suggeriscono che fosse un'estensione del più noto "Philadelphia experiment", degli anni quaranta, quando avrebbero usato onde elettromagnetiche per rendere invisibile una nave da guerra.
L'ultima apparizione di Elon Hawk pare sia avvenuta nel 1987, dopo di che scomparve. L’unica traccia di sé fu un quaderno contenente equazioni fisiche, datato fino al 15 marzo 1987, alle ore 02:43, il momento in cui alcuni credono che l’uomo sia entrato in un portale temporale.
Insomma, si tratta solo di una leggenda o c’è qualcosa di vero?

Uno degli elementi che contribuì alla sua diffusione fu una fotografia, diventata virale online, scattata nel 1987. Mostra un uomo in piedi, di fronte a una tomba, con una macchina fotografica. L’uomo fu identificato come Elon Hawk. Sul retro della foto, un messaggio scritto, a quanto pare, a mano: - Ho provato a fermarlo, ma è inevitabile.
In seguito apparve una seconda foto, con data 2025, in cui lo scienziato, con un aspetto invecchiato, posava, sempre di fronte alla stessa tomba. In seguito fu rinvenuta ancora un’altra foto, con data 2045.

Dunque, è vero? Il tempo non è lineare ma ciclico? Il mistero, a dire il vero, resta ancora vivo e fitto. Tuttavia affascinante.
Però, una ricerca effettuata sulla prima immagine, dimostrò che fu pubblicata per la prima volta sul blog The Kronos Loop, solo nel 2009 col titolo: A Lost Experiment without an stabilid sour.

Molti blogger ritengono che la storia rifletta semplicemente il nostro desiderio di viaggiare nel tempo, argomento che, se ben utilizzato nei contenuti digitali può attirare molteplici like.
In effetti, non è stato trovato alcun documento accademico o governativo di una persona chiamata "Elon Hawk", né un progetto chiamato "Kronos" è mai stato registrato negli archivi del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, della NASA o dei Laboratori dell'Energia.
Tutti i segnali portano solo a fonti inaffidabili?
Io, tanto per dire, ne ho trovato traccia su Terranauta.it

Insomma, quella di Elon Hawk è una figura leggendaria, un paradigma moderno del mondo perduto che appare sempre nelle storie che legano la scienza alla fantascienza. La leggenda continua a vivere solo perché affronta i nostri desideri più profondi: la possibilità di correggere il passato.
É possibile che qualcuno ci abbia provato, che ci sia riuscito e sia, per questo, scomparso lasciando dietro di se sporadiche tracce?

lunedì 13 ottobre 2025

I VISITATORI PROVENIENTI DA ZOTORN



Il caso è liberamente tratto dal libro di Jack Vallet "Passport to Magonia".


Joseph Maliszevsky, nato a Boltava, Ucraina, nel 1900, partecipò alla prima guerra mondiale nei ranghi dell'esercito tedesco. Dopo la guerra si stabilì in Danimarca, dove, verso a metà del XX secolo iniziò a lavorare presso una stazione di servizio a Sunderburg, vicino al confine tedesco. Joseph è stato descritto come un uomo serio e pacato: un filosofo amante della natura.

La mattina del 19 luglio 1951, alle 02:30, Joseph si svegliò per andare in bagno. Quando tornò, sentì un fischio. Scoprì che il suono proveniva da una grande nave a forma di piatto che atterrò in un campo vicino. Spinto dalla curiosità, corse verso il velivolo ma, a 50 metri dal suo obiettivo fu fermato da un campo di forza invisibile. Rimase paralizzato, ma riusciva comunque a sentire e vedere tutto. Notò che i cavalli e le mucche, presenti nel campo, non riuscivano più a muoversi e anche gli uccelli tacevano. Maliszewski temeva che il veicolo fosse venuto a prelevare il bestiame, ma udì una voce nella sua testa che gli diceva: - Stai tranquillo, non li prenderemo!
Fu allora che Joseph vide otto piccoli oggetti rotondi uscire dai lati del veicolo e alzarsi in alto per poi rimanere fermi a mezz’aria. Poi si aprì una porta e ne uscì una scala da cui scesero giù quattro uomini alti. Questi andarono subito sul lato destro del veicolo e iniziarono ad armeggiare, come per aggiustare qualcosa. Maliszewski li descrisse come molto alti (m. 2,10), di carnagione scura e “molto belli”. Portavano caschi trasparenti che facevano intravvedere una dotazione simile a maschere per l'ossigeno. Indossavano abiti blu scuro, lucidi, che coprivano tutto il corpo e a quanto pare, avevano con se degli oggetti che sembravano contenitori. Joseph intravide anche delle sagome dietro ai finestrini del velivolo: c’erano altri uomini a bordo.
Dopo circa 15 minuti, quegli individui tornarono all’interno della navicella e la scala fu ritratta. Joseph ricevette un ultimo messaggio telepatico, contenente un messaggio di commiato e una promessa: - ci incontreremo di nuovo.
Il disco volante volò via. Maliszewski scoprì di non essere più paralizzato e vide che anche il bestiame era in grado di muoversi. Gli uccelli erano tornati e cinguettavano come se niente fosse successo.
Intanto Joseph Maliszewski, mentre stava lì a guardare il velivolo che scompariva, pensò qualcosa del tipo: - Che stupidi che siamo su questa terra!
Inaspettatamente, ricevette una risposta alla sua domanda. Il messaggio riferiva che non eravamo più stupidi degli altri abitanti dello spazio, ma eravamo entrati nell'era atomica e loro erano venuti ad avvertirci, perché noi non eravamo più in grado di controllare la situazione.
L'orologio di Joseph era rimasto fermo alle 02:30 e in seguito, scoprì che il velivolo aveva lasciato delle tracce sul campo. Tracce di ruote e grandi impronte di piedi tra le ruote. Ma, una folla di curiosi si recò sul campo per vedere il luogo del presunto sbarco e tutte le tracce vennero confutate.
Nei primi giorni dopo l’incontro, Joseph stette male: avvertiva un sapore amaro in bocca, aveva la diarrea e non riusciva a dormire.

Joseph Maliszewski asserì di aver incontrato di nuovo visitatori, come gli era stato predetto. Il 18 maggio 1954 incontrò per la seconda volta gli spaziali. Stava pescando tranquillamente sulla sua barca, di prima mattina, quando una piccola navicella passò a bassa quota sull'acqua. Accostò, si aprì una porta e ne uscì un astronauta. Per tranquillizzarlo, lo spaziale gli offrì una bevanda (un tranquillante?) e si spartirono qualcosa di molto simile al pane. Fu in quell’occasione che il visitatore dichiarò di provenire da un pianeta chiamato Zotorn.

Due settimane dopo, racconta Maliszewski, era su un volo interstellare con gli stessi astronauti ed ebbe modo di incontrare una delle loro donne. La descrisse come "la donna più bella che io abbia mai visto”. Indossava una camicetta lucida, una gonna corta e portava un mantello sulle spalle. Lei parlava danese. Maliszewski affermò: - Mi ha baciato su entrambe le guance e infine sulla fronte, poi ha detto: “Tu sei mio fratello e io sono tua sorella. Non dovete pensare di essere i soli qui, l’Universo è tanto grande".

Nel corso degli anni, Joseph continuò a raccontare tante altre storie sui suoi incontri con visitatori del pianeta Zotorn. Forse troppe. Aggiungeva, via via, sempre più dettagli e molti di questi erano stravaganti. Ciò portò la comunità degli ufologi a diffidare di lui: molti erano ormai convinti, che quei particolari fossero semplicemente inventati per tenere alta l’attenzione su di se.

Passarono gli anni e Joseph Maliszewski si ammalò: diventò un uomo completamente debilitato. Incolpava della sua malattia l’esposizione ai raggi della navicella spaziale. Nel corso degli anni, i giornali danesi lo hanno preso in giro a causa delle sue storie stravaganti e a dir poco, esagerate. Rendendolo, nei suoi ultimi anni di vita, un individuo schivo e depresso.
Joseph Maliszewski si è spento all'età di 63 anni il 26 ottobre 1963.

L'immagine è puramente indicativa.

giovedì 9 ottobre 2025

UN INCONTRO RAVVICINATO DECISAMENTE NOCIVO


 
"A differenza di altri, questo caso si è dimostrato deleterio per lo sfortunato protagonista. A riprova di quanto spesso affermo: gli incontri ravvicinati sono pericolosi. Devono essere sempre affrontati, per quanto è possibile, con estrema cautela.
Il caso è liberamente tratto dalle pagine del libro "UFO Danger Zone" di Bob Pratt.
Pratt apprese la storia di Geraldo Da Costa attraverso la testimonianza del professore in psicologia "Holvio Brant Alexo" di Belo Horizonte, che aveva investigato l'incidente. Alexo gli fornì i certificati, i documenti medici e tutti i dettagli sul caso, che l'autore poi inserì nel suo libro."


In una calda notte di maggio del 1977, nella campagna di Minas Gerais (Cfr. l'incidente di Varginha), in Brasile, Geraldo da Costa, un umile contadino, stava tornando a casa. Nella strada buia e silenziosa solo il rumore degli zoccoli del suo cavallo rompeva quella quiete. Improvvisamente, sopra di lui apparve una luce così intensa da illuminare a giorno tutta la strada. Il cavallo, spaventato, tentò di scappare, mentre un oggetto di forma ovale e dall'aspetto metallico, scendeva lentamente emettendo, al contempo, luci colorate e intenso calore. Atterrò pochi metri più avanti. Subito dopo, Geraldo notò la presenza di due piccole creature accanto al veicolo. Avevano grandi occhi lucidi, capelli lunghi e lineamenti, tutto sommato, umani. Uno sembrava indicare qualcosa: come se chiedesse aiuto. L'altro si avvicinò e toccò Geraldo sulla spalla. In quel momento, lui sentì che il suo corpo era diventato così leggero da staccarsi da terra.
La mattina dopo, fu ritrovato privo di sensi in una foresta di bambù a pochi chilometri dal luogo dell’incontro. Era confuso, non proferiva parola e aveva degli strani segni sul corpo. Si trattava di una cicatrice rossa sul braccio, lunga circa quindici centimetri e di cinque piccoli fori: due su ogni lato del petto, uno alla vita e un altro sulla spalla. Quest’ultimo, era circondato da bordi d'argento che riflettevano la luce.
Geraldo rimase in coma per tre giorni. Quando riprese conoscenza, non era in grado di parlare. Le analisi cliniche, effettuate a Bello Orizzonte, evidenziarono un piccolo tumore alle corde vocali, prontamente rimosso. Tuttavia, non riacquistò mai più la voce.
Da quel giorno, Geraldo non fu più lo stesso: divenne un individuo apprensivo, poiché era certo che le creature sarebbero tornate. Ogni suono, anche il semplice bussare alla porta, lo intimoriva.
Visse così fino alla morte, senza mai riacquistare la voce e senza mai dimenticare l’incubo che aveva vissuto, quella notte in cui fu toccato da un essere di un altro mondo.

martedì 11 febbraio 2025

OLTRE LA MORTE


Julia Fischer (di Vienna) alla tenera età di sei anni, ebbe una straordinaria esperienza di pre-morte. Correva l’anno 2023: racconta di essersi svegliata con un forte mal di testa e di come è collassata subito dopo a causa di un'emorragia cerebrale, potenzialmente letale, che la costrinse in terapia intensiva per due settimane. Fu proprio durante quel ricovero che Fisher sperimentò l'esperienza di pre-morte.
Ebbe la netta sensazione di "scivolare fuori" dal corpo. Si ritrovò, quindi, a fluttuare a circa due metri sopra il letto, mentre osservava il suo corpo disteso e gli strani tubi collegati alla testa. Inizialmente, non capì cosa stesse succedendo, ma presto si rese conto che qualcosa non andava. Questa consapevolezza la portò alla conclusione che poteva essere morta. Osservava se stessa o meglio, il suo corpo e l'attrezzatura medica con un senso di distacco e di leggerezza. Non riusciva a vedere i suoi piedi e neanche le mani, il che potrebbe sottolineare la natura disincarnata di questa sua esperienza.

- La parte più impressionante - ha rivelato - era il silenzio. Un silenzio assoluto che non è possibile sperimentare in questo mondo. Era come premere il pulsante di pausa, click: più nessun rumore. Vedi tutto al rallentatore, è così che l'ho percepito. Ripeto: era un silenzio che non possiamo sperimentare su questa Terra.

Fisher ricorda di essersi diretta verso lo stipite della porta che era inondato di luce. Una luce che aveva una frequenza unica, diversa da qualsiasi luce sulla Terra. Come una falena, si sentì attratta da quella luce, ma all'improvviso fu fermata da una voce che le chiedeva se davvero voleva andare oltre la soglia. La “persona” che avanzò la richiesta non era visibile, il che aggiunge qualcosa di mistico all’intera vicenda. Mentre rifletteva su quella domanda, il pensiero corse ai suoi genitori e questo la riportò al suo corpo con grande impeto.

- Ebbi la sensazione che fosse di un tono leggermente bluastro, un mix di luce bianca e blu. Ne fui attratta: era qualcosa che non avevo mai visto prima. Mi sono mossa lentamente verso questa luce, molto lentamente. Poi ho sentito una voce, una voce che mi chiedeva: "vuoi andare oltre?" Mi fu posta questa domanda, ma non vidi nessuno, udivo solo una voce che chiedeva: "vuoi andare?" Fu davvero emozionante. In quel momento, ho riflettuto, ci ho pensato e ho avuto un solo pensiero: i miei genitori. Ho pensato immediatamente ai miei genitori: mamma e papà. Mentre avevo questo pensiero, fu come se una forza mi tirasse indietro, come se il pensiero di mamma e papà mi stesse riportando indietro, nel mio corpo, ad una velocità incredibile. Ecco, questa è stata la mia esperienza di pre-morte.

Fischer descrisse la luce come un'evocazione di sentimenti di amore e sicurezza: si sentiva in buone mani. La decisione di tornare nel suo corpo sembrò influenzata solo dai suoi pensieri: non avvertì alcuna pressione da parte di una forza esterna a restare o ad andare.
Dopo aver trascorso due settimane in terapia intensiva e altre due settimane in reparto, Fisher scelse di non condividere immediatamente la sua esperienza, tantomeno con i suoi genitori, troppo fragili emotivamente in quel momento. Ci vollero due anni per elaborare l'evento prima di parlarne con la madre, che reagì in modo aperto e solidale.
Fischer ha descritto l'esperienza di pre-morte e di come abbia influenzato il resto della sua vita. Tuttavia non ne parla molto: comprende che la gente potrebbe non capire. L'esperienza ha portato Fisher a esplorare argomenti spirituali: è profondamente interessata al significato della vita. Crede che le anime vengano sulla Terra per sperimentare vari aspetti dell'esistenza, come il perdono, vivendo eventi di vita specifici. È diventata più sensibile alle energie che la circondano e prova emozioni nuove. Questa sensibilità accresciuta, influenza le sue interazioni con le persone. Ormai, il suo orientamento spirituale influenza anche le sue scelte professionali, portandola a formarsi come kinesiologa, anche se cerca di integrare al massimo la spiritualità nel suo lavoro.


C'è sicuramente qualcosa dopo la morte. In questo campo, un pioniere è stato il Dott. Raymond Moody Jr.(Cfr. dopo la morte) un medico, inizialmente scettico ed in seguito, fermamente convinto della realtà della vita dopo la morte. Il suo primo libro, Life After Life (La vita dopo la vita) del 1975, è considerato l'opera classica che ha aperto questo campo alla ricerca moderna.

giovedì 16 gennaio 2025

NOI E GLI "ALTRI"


    L’ingenuità e la gentilezza con cui l’umanità guarda l’Universo rivela una strana contraddizione: sulla Terra, gli uomini possono sbarcare su un altro continente e senza pensarci due volte, distruggere civiltà affini con guerre ed epidemie. Guardando le stelle, invece, diventano sentimentali, si convincono che, se gli extraterrestri esistono, vivono all’insegna di nobili principi morali e che curare e amare altre forme di vita fa parte di un indubitabile codice di condotta universale.
Io ritengo che debba essere esattamente il contrario: dovremmo rivolgere la bontà che mostriamo nei confronti delle stelle ai nostri simili sulla Terra e costruire quei legami di fiducia e comprensione con i diversi popoli e civiltà che compongono l’umanità. Ma per quanto riguarda l’Universo fuori dal Sistema Solare, dovremmo stare sempre in guardia ed essere pronti ad attribuire le intenzioni peggiori a quegli “Altri” che potrebbero esistere nel cosmo. Per una forma di vita fragile come la nostra, questo è senza dubbio l’atteggiamento più responsabile.

Cixin Liu

sabato 29 giugno 2024

TRUMBULL (OHIO): LA POLIZIA INSEGUE GLI UFO

Una serie di eventi insoliti si verificarono il 14 dicembre 1994 nella contea di Trumbull, nell'Ohio.
Subito dopo la mezzanotte gli operatori del 911 ricevettero una serie interminabili di chiamate. Tutte riguardanti avvistamenti di UFO a bassa quota. La maggior parte di queste chiamate furono accolte dal centralinista Roy Anne Rudolph.
Le segnalazioni riguardavano per lo più oggetti sconosciuti o luci che si muovevano velocemente e che sembravano scendere a terra. Naturalmente, in un primo momento, gli operatori del 911 pensarono che le chiamate interessassero un pallone, un aereo, un elicottero o un altro tipo velivolo convenzionale. Ma, le chiamate si susseguivano, tanto che Rudolph decise di allertare i poliziotti di Liberty Township.
La prima unità di polizia contattata ritenne che le segnalazioni, probabilmente, non fossero nulla di preoccupante: forse era un aereo che volava a bassa quota.
Ma il sergente Toby Meloro decise che valeva la pena di dare un’occhiata. Fu il primo poliziotto ad arrivare sulla scena e mentre procedeva lungo Samson Drive, venne informato da un passante che le luci c’erano e che si stavano spostando verso sud. Meloro, quindi, si diresse verso sud seguendo la Samson Drive ma, improvvisamente, la sua auto si fermò.
Mentre tentava di riavviare il suo veicolo, fu investito da una luce intensa proveniente dall'alto. Sorpreso e spaventato, scese dall’auto e rimase a guardare un grande oggetto di forma circolare, intensamente luminoso, specie nella sua sezione centrale.
Dopo circa trenta secondi, il grande oggetto si allontanò senza mai emettere alcun suono.
Quando scomparve alla vista, le funzioni dell'auto della polizia tornarono alla normalità.
Cercando di capire cosa aveva appena visto, Meloro partì all'inseguimento dell'UFO. Non riuscì a tenere il passo. Chiamò la Centrale informandoli di ciò che aveva visto e fornì la direzione dell'oggetto volante. Ben presto, queste informazioni furono trasmesse a tutte le unità delle forze dell'ordine attive nell'area e i rapporti sulla direzione dell'oggetto furono usati per triangolarlo e consentire alle unità di spostarsi per intercettarlo.
Rudolph dichiarò, in seguito, che almeno 14-15 agenti avevano visto l'UFO. I loro rapporti sull'oggetto e sui suoi movimenti furono oggetto di discussione tra di loro, poichè facevano apertamente uso della radio.
Fu interpellata la Torre di Controllo dell'aeroporto locale per chiedere se avessero qualcosa di insolito sul loro radar. La torre di controllo dichiarò che non vedevano nulla di insolito nel raggio di 60 miglia intorno a Youngstown.




Il ricercatore Kenny Young ha condotto uno studio approfondito sugli avvistamenti della contea di Trumbull. Richiese i documenti riguardanti il caso appellandosi al Freedom of Information Act, ma le sue richieste furono respinte. Però, ebbe modo di intervistare gli agenti coinvolti nel caso: la sua opinione era dicessero la verità.
Il tenente James Baker, del dipartimento di polizia di Brookfield Township, era uno degli agenti che monitorava le chiamate. Decise di dare un'occhiata di persona. Si arrampicò su una torre radar in disuso per avere una visuale migliore. Quando raggiunse la cima della torre, rimase scioccato da ciò che vide: non uno, ma tre UFO. I tre oggetti erano disposti a triangolo, con l'oggetto centrale leggermente più in alto dei due laterali. Baker affermò che gli oggetti cambiavano colore simultaneamente: rosso, giallo, blu e verde. Questo è quello che riferì agli altri poliziotti in servizio.
Banalmente, gli avvistamenti furono spiegati dai soliti “esperti” come semplici stelle che apparivano basse nel cielo e sembravano cambiare colore.
Questo però non spiega come quelle stelle potessero bloccare i veicoli della polizia, come spiegare le luci che si muovono o gli oggetti solidi che furono visti e inseguiti dai poliziotti.
Alcuni teorizzarono che l'oggetto fosse un velivolo sperimentale top secret proveniente dalla base della riserva aerea di Youngstown. Tuttavia, il capitano John Keytack smentì in modo categorico queste teorie: dichiarò che non c’erano aerei, sperimentali o meno, in volo quella notte.

venerdì 21 giugno 2024

L’OMINO DI RUWA


 

Venerdì 16 settembre 1994, intorno alle 10:15, sessantadue bambini della Ariel School, una scuola elementare privata di Ruwa, a circa 20 km da Harare (Zimbabwe) erano nel loro campo da gioco per la pausa di metà mattinata. All'improvviso videro tre palline d'argento nel cielo sopra la scuola. Queste sparirono in un lampo di luce per poi ricomparire altrove. Ciò accadde per tre volte, poi iniziarono a scendere verso la scuola e una di loro atterrò (o si librò) su un terreno accidentato, con alberi, cespugli spinosi e dell'erba da cui spuntavano germogli di bambù.
I bambini non potevano accedere a quest'area, nonostante fosse adiacente al loro campo da gioco e non fosse recintata, a causa della presenza di serpenti, ragni e altre creature velenose. Il campo incolto era attraversato da una stradina utilizzata dai trattori che, di tanto in tanto, cercavano di ripulire quella zona. Nel sito corre una linea elettrica supportata da tralicci e secondo un ragazzo, l'oggetto seguì questa linea prima di atterrare. Tuttavia, non è chiaro se l'oggetto sia veramente atterrato o sia rimasto sospeso a mezz’aria.

Martedì 20 settembre si recò sul posto una piccola squadra di cui faceva parte anche un giornalista della BBC con la loro attrezzatura televisiva e un tecnico, Gunter Hofer. Avevano in dotazione un contatore Geiger, un metal detector e un magnetometro. Strumenti che furono utilizzati per capire se l'oggetto aveva lasciato tracce della sua presenza. Il preside della scuola, il signor Colin Mackie, fu molto collaborativo e sebbene non credesse negli UFO, ammise di credere che i bambini avessero visto quello che descrivevano. Furono intervistati circa 10 o 12 bambini, i più grandi e il tutto fu registrato per il canale televisivo della BBC.

Un testimone oculare, identificato solo come Barry D., disse di aver visto tre oggetti volare là sopra. Avevano luci rosse lampeggianti. Sono scomparsi e sono riapparsi quasi subito da un’altra parte. Ciò è accaduto per tre volte. Poi atterrarono nei pressi di alcuni alberi della gomma. Barry riferì che l’oggetto principale aveva le dimensioni apparenti dell'unghia del suo pollice tenuto a distanza di un braccio. Il resoconto fu confermato dagli altri bambini. Secondo loro, l’oggetto scese nella zona indicata, a circa 100 metri da loro, al confine del campo sportivo della scuola.
Poi, un piccolo uomo (alto circa un metro) apparve sopra l'oggetto. Scese, camminò per un po' sul terreno accidentato e quando si accorse dei bambini, scomparve. Lui o un suo simile, poi riapparve sul retro dell'oggetto. Questo, decollò molto rapidamente e scomparve.
L'omino indossava un abito nero attillato che, secondo una ragazza, era "lucente". Aveva un collo lungo e magro e occhi enormi a forma di palloni da rugby. Aveva un viso pallido con lunghi capelli neri che gli arrivavano fin sulle spalle.

Fu suggerito al signor Mackie, prima di visitare la scuola e prima che i bambini venissero intervistati, di invitarli a disegnare ciò che avevano visto. Furono raccolti circa 30-40 disegni, alcuni dei quali molto espliciti e chiari. La maggior parte dei disegni sono simili, ma alcuni velivoli sembrano effettivamente dei "dischi volanti". C’è da chiedersi quanti di questi bambini siano stati influenzati dai media.
Sappiamo che i bambini più piccoli, quelli con un’età compresa tra i 5 e i 7 anni, di fronte al fenomeno, erano molto spaventati e correvano gridando: "Aiutatemi, aiutatemi". I bambini più grandi cercarono di tranquillizzarli e chiesero loro del perché fossero così spaventati. La risposta fu: - Viene a mangiarci. - C’è da credere che questo ragionamento possa applicarsi maggiormente ai bambini africani che conoscono le leggende dei tokoloshies, che mangiano bambini.

I loro insegnanti erano in riunione e non sono usciti. Il preside, ha riferito che i bambini urlavano e gridavano sempre durante il gioco per cui nessuno pensò che stesse succedendo qualcosa di insolito. L'unico altro adulto disponibile in quel momento era una delle madri che gestiva il negozio di dolciumi. Quando i bambini vennero a chiamarla, lei non ci credette e non volle uscire: non era disposta a lasciare il negozio incustodito, visto che c’era tanto cibo e del denaro.

Gunter e gli uomini esaminarono attentamente il terreno attorno al punto in cui i bambini avevano visto l'oggetto, ma non riuscirono a ottenere alcuna lettura sul contatore Geiger o su qualsiasi altra attrezzatura. In effetti, se l'oggetto non fosse atterrato, non ci sarebbe stato nulla da rilevare. Camminando con cautela sotto i tralicci, tra cespugli spinosi e tane di serpenti, non fu trovato alcun segno di un punto di atterraggio.


L'immagine è solo indicativa.

martedì 18 giugno 2024

IL RAPPORTO DEL CAP. JEAN CHARLES DUBOC


Un altro capitolo della serie: i piloti vedono gli UFO, degnamente introdotta dal post “Piloti” (Cfr. Piloti) pubblicato verso la fine del 2015.
Il 28 gennaio 1994, all'inizio del pomeriggio, l'equipaggio del volo Air-France AF-3532 (Nizza-Londra) osservò un fenomeno insolito. UFOCOM iniziò un’indagine interrogando, in primis, il comandante Jean-Charles Duboc.

Di seguito, l’intervista.

Comandante, lei il 28 gennaio 1994 si è imbattuto in un fenomeno insolito mentre era in volo sulla tratta Nizza-Londra. Potrebbe raccontarci a cosa ha assistito?

Sì, ero ai comandi del volo AF-3532 quel 28 gennaio del 1994, il copilota era Valerie Chauffour e avevamo imbarcato ventiquattro passeggeri. Conservo copia dell'OCTAVE, che è il seguito informatico del volo e posso precisare che sopra la zona parigina, a quota 11.700 metri (FL 390), la temperatura esterna era di meno 59 gradi centigradi, il vento proveniva da Nord-Ovest. La visibilità era di oltre 300 km (150 Nm) e la copertura nuvolosa era costituita da altocumuli. Il volo non riscontrò alcun problema, la navigazione si svolse in ottime condizioni meteo nonostante il vento contrario (triangolato) a quasi 130 km/h (70 kts). Ciò ci dava una velocità al suolo di 650 km/h (350 kts). L'ora di decollo da Nizza, era alle 00:56 UT e l'ora prevista per l’arrivo a Londra era alle 14:13 UT.
Come dicevo, fu un volo particolarmente tranquillo, senza particolari problemi. Quando arrivammo sopra Coulommiers, uno steward notò un oggetto che pensava potesse essere un pallone meteorologico. Questo oggetto fu poi visto dal copilota e da me, pochi istanti dopo.
Sembrava avere una forma variabile e attraversò molto rapidamente la nostra diagonale. L'ho identificai dapprima come un aereo, era di fronte a noi, a circa 45 km (25 Nm) a una quota di circa 10.500 metri (25 Nm) e con un assetto molto cabrato, vicino ai 45°. Ho trovato questo assetto assolutamente anomalo perché a questa quota gli aerei non si inclinano oltre i 30 gradi senza rischiare di andare in stallo. Quest'oggetto ci sembrò assolutamente anomalo per le sue dimensioni che ci parvero immense, per il suo colore rosso scuro e per i bordi sfocati. Ebbi l'impressione di osservare una gigantesca lente in evoluzione. Non assomigliava a nulla che avessimo già visto, nella nostra carriera.
Questo oggetto, questo fenomeno, è rimasto immobile mentre lo lasciavamo alla nostra sinistra, sempre a una distanza di circa 45 km. L'abbiamo osservato per circa un minuto, consapevoli che stavamo vedendo qualcosa di assolutamente anomalo. Abbiamo continuato ad osservarlo mentre si fondeva gradualmente con l'ambiente. L'abbiamo visto diventare traslucido, trasparente, diluirsi nello spazio. Fu assolutamente fantastico.
Dopo, abbiamo contattato il centro di controllo di Reims per annunciargli la presenza di questo oggetto non identificato, come richiesto dalla regolamentazione del trasporto aereo.

Questo “oggetto” è stato tracciato dai suoi strumenti? E la scatola nera del volo 3532 ha registrato le comunicazioni tra il vostro aereo e il centro di controllo di Reims?

I nostri strumenti di bordo non sono predisposti per localizzare altri aeromobili. Il radar (meteorologico) dell’aereo serve esclusivamente a localizzare i temporali per poterli, eventualmente, evitare. Caratteristici di questi fenomeni atmosferici sono i cumulonembi. Durante questo evento il radar non era in funzione, poiché è necessario solo nel volo strumentale (IFR).
Allo stesso modo la scatola nera non può in nessun caso rilevare velivoli o fenomeni esterni. Sull'Airbus 320 è presente un primo registratore che è il Quick Access Recorder (QAR). Registra solo i parametri di volo, velocità, altitudine, meccanica, motori, impianto elettrico, ecc. Viene analizzato dal servizio di manutenzione.
Il secondo registratore, il DFDR, ha le stesse funzioni, ma deve sopportare i carichi estremi di un incidente. Questo registratore viene analizzato solo in caso di incidente o su richiesta dell'equipaggio. Poiché non risultava alcun pericolo e quindi nessun parametro del nostro volo fu modificato, le registrazioni non sono state analizzate poiché sarebbe stato inutile.
L'UFO si trovava a circa 45 km dal nostro aereo e non si sono verificati disturbi elettrici o magnetici.
D'altra parte questo UFO era a circa 10 km sopra Parigi. Se ci fossero stati i disturbi elettromagnetici, qualche milione di persone se ne sarebbe accorto. Le comunicazioni sono sempre state regolari e così anche per i principali programmi televisivi e radiofonici!

Quali sono stati i proseguimenti di questa vicenda a livello professionale e personale? È stato intervistato dalle autorità civili o militari?

Nell'immediato non fu preso alcun provvedimento, anche perché non presentai una relazione scritta. L’ho feci per evitare di essere ridicolizzato. Fu tre anni dopo, mentre leggevo un articolo di Paris Match, che descriveva come un UFO fosse stato rilevato sopra Parigi, che stabilii il collegamento tra quell’UFO e ciò che avevo visto. Ho quindi presentato un rapporto alla polizia francese, la Gendarmerie Nationale, che dispone di una Standard Operating Procedures (SOP) per la raccolta dei rapporti sugli UFO.

giovedì 6 giugno 2024

AVVISTAMENTO RADAR/VISUALE SULL’AEROPORTO DI CASELLE



Il 30 novembre 1973, il pilota Riccardo Marano si stava preparando a far atterrare il suo aereo, un Piper Navajo, all'aeroporto di Caselle, a Torino, quando notò una “palla di luce multicolore” sospesa proprio sulla pista. Lo strano oggetto “cambiava colore, passando dal viola, al blu, al rosso scuro”.
Mentre si avvicinava, l’oggetto si stava già muovendo e all'improvviso è decollato "in modo molto irregolare". Fece dei movimenti che il testimone “non aveva mai visto fare a nessun aereo”, come “improvvisi salti avanti e indietro”. Marano stimò che l'oggetto si era allontanato viaggiando a circa 900 miglia all'ora.

In seguito all'avvistamento di Marano arrivò una relazione confermativa da parte del colonnello Rustichelli, della base militare di Caselle. Il quale disse di aver visto l'anomalia sullo schermo radar della base. Un altro testimone, il comandante Tranquillo che era al comando di un DC-9 Alitalia diretto a Roma. Affermò che quello era decisamente un oggetto “solido” che “appariva come un aereo, sul radar”. Il pilota lo descrisse come “una cosa brillante che emetteva lampi di luce intermittenti”.
Anche un altro pilota lo vide: il comandante Mezzalami. Affermò di aver visto “qualcosa di davvero molto strano”. Anche se non aggiunse altro.

Secondo un articolo apparso sul Washington Post , il 4 dicembre, mentre la notte prendeva il sopravvento sui cieli di Torino, migliaia di persone sarebbero state testimoni di un enorme oggetto sospeso sopra le loro teste. E ancora una volta, come per l’avvistamento di quattro notti prima, la conferma arrivò dalla vicina struttura militare: i militari lo avevano visto sul radar. Ma l'oggetto era chiaramente visibile ad occhio nudo. Rimase sospeso in alto per diversi minuti, in piena vista, per chiunque avesse alzato lo sguardo al cielo. Dobbiamo dire che, per una volta, la polizia, spronata da numerose segnalazioni, trattò l'incidente con serietà. Tanto che inviò non meno di sei unità di pattuglia per indagare il fenomeno. Gli agenti arrivarono fin quasi sotto l’oggetto, ma il misterioso velivolo compì un repentino balzo verso l'alto e scomparve nell’oscurità.

mercoledì 5 giugno 2024

AVVISTAMENTO CON SPAVENTO



Alle 11:15 del 17 giugno 1977, Jose Francisco Rodrigues stava sfrecciando sulla pista della base aerea di Tancos a bordo di un aereo dell'aeronautica portoghese: un Dornier 27. Il 23enne era già un pilota esperto, con oltre 800 ore di volo alle spalle. Ben presto si alzò da terra e si diresse verso il cielo nuvoloso e grigio sopra di lui. Le nubi sembravano destinate a disperdere il loro carico di pioggia da un momento all'altro.
Dopo circa 45 minuti di volo, iniziò a sorvolare la diga del Castelo de Bode, un impianto idroelettrico.
Mentre il pilota scrutava l'ambiente circostante, notò un oggetto scuro che usciva da un banco di nuvole proprio davanti a lui. Credette che l'oggetto fosse un altro aereo, quindi cambiò rotta prima di contattare, via radio, la base per avere conferma della presenza di altri aerei nell'area. Tuttavia, la base affermò di non avere nulla sui propri schermi radar a parte il suo Dornier.
Decise di inseguire l’oggetto, in modo da poterlo vedere meglio. La torre di controllo lo sentì gridare in modo allarmato, come se fosse sorpreso, evidenziando che stava accadendo qualcosa di straordinario.
Dritto di prua, davanti al giovane pilota, c'era un oggetto scuro e rotondo, diverso da qualsiasi altro velivolo.
Ora, sapeva che non era un aereo, anche se non sapeva cosa fosse. Rodrigues cercò quindi di ricordare quanti più dettagli possibile. Affermò, successivamente, che la parte superiore dell'oggetto era nera, compatta ed uniforme, mentre la parte inferiore era assemblata con diversi pannelli. Rimase fermo dov'era: "a non più di 6 metri" dal suo aereo prima di svanire improvvisamente in lontananza a una velocità fantastica.
Fu a questo punto che il suo aereo cominciò improvvisamente a vibrare mentre la bussola iniziò a girare in tondo. In pochi secondi, nonostante il motore funzionasse, l'aereo precipitò in caduta libera. Rodrigues vide le cime degli alberi terribilmente vicine. Diede massima potenza e proprio mentre sfiorava le cime degli alberi, riprese il controllo dell'aereo. Riuscì così a far ritorno e ad atterrare alla base.

Dopo essersi sottoposto a una visita medica (che superò senza problemi) fece rapporto ai suoi superiori. Fu notato, tuttavia, quanto fosse angosciato a causa di quell’esperienza. Il suo stato di agitazione fu accertato sia dai medici sia dai suoi superiori: con ogni evidenza, non era incorso in un semplice “guasto al motore”.

In effetti, l’aeronautica portoghese indagò a fondo sul caso e finì per cooperare con investigatori UFO “indipendenti”.
Furono rintracciati anche due testimoni oculari, che non videro l’UFO, ma dissero che avevano notato l’aereo perdere il controllo. I due pastori notarono il Dornier piombare all'improvviso proprio sopra la diga per poi livellarsi all’ultimo istante. Avrebbero persino affermato di aver sentito il forte rumore del motore prima che l'aereo uscisse da una caduta “a foglia morta”.
Infine, i tecnici che operavano nella struttura della diga, sebbene non potessero vedere né l’aero, né il bizzarro oggetto, notarono, sui loro strumenti, un improvviso calo di pressione ed energia, come se il bacino fosse rimasto a secco. Fu appurato che ciò avveniva nello stesso momento in cui l'aereo iniziava ad avere problemi. L'anomalia durò solo pochi secondi, molto probabilmente si protrasse solo per il tempo in cui l’aereo cadeva. Nondimeno, la cosa destò grande preoccupazione a coloro che in quel momento lavoravano nell’impianto.
Potrebbe essere stata una strana coincidenza?
Solo una mente scettica respingerebbe la probabilità che esista una connessione tra i due incidenti.

sabato 25 maggio 2024

UNA SCENA SURREALE




La casa mobile di James Richards si trovava nella più assoluta periferia della città di Columbia, nello stato del Missouri. Non poteva essere più isolata di così, era posta alla fine di un sentiero senza uscita, a circa 300 metri dalla prima strada percorribile. Stava in una radura, tutto intorno c'erano alberi sparsi. Dire che Richards e sua figlia Vanea di 16 anni, così come suo figlio di 3 anni, Jamie, fossero tagliati fuori dal mondo era un eufemismo. Quella sera, poco dopo la mezzanotte del 28 giugno 1973, Vanea stava andando verso il frigorifero per riporvi un biberon. La musica, proveniente da un giradischi, riempiva la casa di note, ma la finestra era aperta e le permise di sentire il “rumore” all'esterno.

Vanea descrisse quel rumore come il suono di una "percussione" che sembrava provenire dagli alberi attorno alla casa mobile. Abbassò la musica riuscendo a distinguere quello che sembrava essere il suono di qualcosa che "scuoteva un grande albero". Rimase dov'era ancora per qualche istante, ascoltando attentamente l'attività misteriosa e inquietante che avveniva là fuori. Poi, volgendosi verso l’interno della casa, chiamò suo padre.
Richards, seduto in soggiorno con Jamie, udì sua figlia che lo chiamava dalla cucina. A causa dell'ora e del fatto che fosse stanco, fece un po' fatica ad alzarsi  e ad avvicinarsi alla finestra.
Quando vi arrivò, vide sua figlia chiudere in gran fretta la zanzariera che proteggeva la porta d'ingresso. Lei lo raggiunse un attimo dopo.
Mentre entrambi fissavano l'oscurità della notte estiva, all'improvviso divennero visibili due raggi di luce. Si stagliavano tra gli alberi e il recinto. Richards stimò che fossero a circa 50 piedi dalla finestra e che avessero un aspetto "conico". Nulla di strano, se non fosse che la sezione più ampia era nella parte superiore.
Provenivano dall’alto, ed erano particolarmente chiari e brillanti. Non riuscì a scorgere la fonte di quella sorgente luminosa. Scomparvero all'improvviso, così come erano apparsi. Fu allora che Richards e sua figlia poterono vedere l’oggetto ovale che li aveva prodotti.

Padre e la figlia rimasero dov'erano, davanti alla finestra della cucina, entrambi affascinati e allarmati dalla scena che si svolgevano sotto i loro occhi. L’oggetto, del diametro di circa 15 piedi, sembrava essere a soli pochi piedi da terra. Era così luminoso che i due avevano difficoltà a guardarlo. Per un raggio di 100 piedi, la zona circostante era illuminata a giorno. In questa luce diurna artificiale, i due potevano vedere gli alberi muoversi come se fossero scossi da un forte vento arrivato all’improvviso. La tempesta che imperversava si abbatteva su tutti gli alberi, ma sembrava che alcuni di essi subissero una sorte peggiore. Vanea assistette addirittura a un albero che veniva trascinato per terra.
Per tutto il tempo, l'unico suono che udirono fu quello che inizialmente aveva attirato l'attenzione di Vanea: lo strano rumore di colpi. Nonostante la tempesta, nessun altro suono o rumore proveniva dall'esterno, il che dava alla scena un'atmosfera surreale. Poi, improvvisamente, il rumore cessò, anche se gli alberi continuarono ad agitarsi. Un attimo dopo, si udì uno "schiocco" e solo allora gli alberi che si fermarono.

Ora, erano avvolti dal silenzio. Padre e figlia avvertivano un forte disagio. Fu allora che Richards si rese conto che i cani, che normalmente abbaiavano a qualsiasi cosa si muovesse, erano completamente immobili e silenziosi. spostandosi da una finestra all'altra, vide che si nascondevano, spaventati da qualcosa, qualunque cosa fosse, che era accaduta solo pochi istanti prima.
Da buon americano, pensò di andare in camera per recuperare le armi. Tornò nella cucina con armi e munizioni, caricò le pistole e le tenne a portata di mano.
Quando tornò alla finestra, dove era sua figlia, poté vedere che lo scafo luminoso era rimasto dov’era. Richards disse, in seguito, che la parte centrale era molto brillante mentre i bordi erano decisamente più scuri. Vanea, invece, affermò che i bordi dell’oggetto erano un po’ “sfocati”.
I due erano in apprensione e non distoglievano lo sguardo nemmeno per un momento. Tuttavia, Richards decise che era giunto il momento di chiedere aiuto.
Intanto l'oggetto, forse consapevole della sua decisione, si allontanò improvvisamente spostandosi sopra un campo vicino, a circa 200 piedi dalla casa mobile.
Ora potevano distinguere altri dettagli. Ad esempio, notarono che lo scafo era circondato da una "fascia di luce blu", mentre un bagliore arancione si estendeva tutto intorno a questo bordo esterno. Richards e sua figlia osservarono l'imbarcazione ritornare nella posizione precedente, con un movimento “fluido e lento”. Richards, intanto, si allontanò dalla finestra per effettuare la chiamata d’emergenza.

La signora che rispose alla chiamata è identificata solo come “Mrs. AB”. Affermò che Richards era “molto eccitato e sembrava spaventato” sebbene parlasse normalmente e descrivesse con chiarezza l’evento. Le chiese di allertare la polizia, l'FBI o chiunque potesse aiutarlo!
Lei riuscì a tranquillizzarlo un po' e gli assicurò che avrebbe contattato subito un operatore che lo avrebbe richiamato. Invece, fu lei stessa a richiamarlo e parlò con Richards ancora per diversi minuti. Concluse dicendogli, ancora una volta, che un operatore lo avrebbe contattato.
Durante questo colloquio, le luci della casa mobile si abbassarono più volte.
L’operatore, però, incontrò delle difficoltà: non riusciva a chiamare Richards. Invano, digitò il numero per ben cinque volte.
Durante questo periodo, Richards iniziò a preoccuparsi e visto che nessuno lo richiamava, sollevò il ricevitore senza che il telefono squillasse. Stranamente, dopo aver udito il segnale telefonico, improvvisamente sentì il suo interlocutore. Dopo aver riferito all'operatore quanto accaduto, affermò di essere decisamente spaventato e che era preoccupato per i suoi figli. Continuava a ripetere la sua storia, ancora e ancora. Di tanto in tanto si fermava e chiedeva a sua figlia, se lo strano oggetto fosse ancora fuori.
Lo misero in contatto con il personale della Torre dell'aeroporto regionale di Columbia. Qui, una signora, molto gentile, gli assicurò che avrebbe contattato la polizia e avrebbe denunciato, per lui, l'avvistamento. Inoltre, lo informò che erano a conoscenza dell’avvistamento di un oggetto simile avvenuto il 24 giugno: solo due settimane prima.

Richards e Vanea avevano osservato, con un crescente senso di paura, l'oggetto avvicinarsi. Richards era sopraffatto da una “sensazione di freddo” sentiva che qualcosa di imminente e terribile stava per accadere e non aveva idea di cosa fare.
La situazione di stallo durò diversi minuti. Quindi, lo scafo si mosse ancora una volta. attraversò gli alberi col solito “movimento fluido e lento” e si fermò a una distanza di circa 200 piedi. Come prima, da questa distanza, era visibile il bagliore dei bordi esterni del velivolo e il bagliore argentato della sezione centrale era più definito.
L'oggetto sembrò svanire. Non si allontanò, semplicemente svanì. Nel giro di pochi minuti l'oggetto non fu più visibile.



L'immagine sopra non è attinente al caso. Fu ripreso da una telecamera di sorveglianza, a New York, il 09-02-2009.